 |
La paura per
eccellenza, anche quella soggiacente alle profezie di sventura, altro non è che il timore
dellinadeguatezza. E il Millenarismo, nel suo andamento patologico, diviene una
minaccia alla vita comunitaria. Esistono potenziali utenti di millenarismi e
catastrofismi. Il tempo che intercorre tra la
notizia di un evento futuro e il suo verificarsi diviene frequentemente terreno di
conquista di paure interne o di "poteri" esterni. Proprio in omaggio a tale
regola, lansia di attesa è solita tormentarci assai più dellaltra, quella
che subiamo durante levento, il quale ultimo, una volta dispiegatosi, mostra nella
maggior parte dei casi un modesto potenziale di insidia, certamente inferiore a quello
temuto. Con logica analoga, culti involuti creano millenarismi senza svolte e grotteschi
avventismi senza avvento.
Per una forma di retaggio antico e inestricabile,
refrattario a ogni tentativo di rassicurazione, luomo ha un vitale bisogno di
"prevedere", di scandagliare la strada che ha davanti per poter procedere con
sicurezza. Un bisogno di prevedere che è tanto maggiore quanto più insicuro è
losservatore, non è un caso infatti che il nevrotico, ansioso di anticipare e
schivare possibili smacchi, possieda una capacità predittiva piuttosto spiccata. Se
analizziamo i sogni e le fantasie degli individui, ci sorprenderemo nel verificare come
essi non siano altro che un laboratorio di ipotesi per il tempo che verrà,
allinterno delle quali verranno poi selezionate quelle più favorevoli, quelle che
più si prestano a salvaguardare il sentimento di personalità...
Su questo terreno ricco di predittività nascono le paure
nevrotiche, le cosiddette fobie, condizioni interiori ricche di angoscia, ma povere di
materia probatoria. Non tutte le paure, ovviamente, sono nevrotiche. Se temiamo di essere
attaccati dal feroce cane dei vicini di casa, magari noto per la sua gratuita
aggressività, non rientriamo nella nutrita schiera dei fobici. In tal caso, infatti, la
paura è ben motivata ed è persino utile poiché tiene allertata la nostra attenzione e
ci evita brutte sorprese.
Langoscia immotivata
dellindividuo
Le paure che in clinica hanno rilevanza sono quelle
irragionevoli, quasi sempre prive di un sufficiente supporto logico. In queste, oltre alla
presenza di una cospicua quantità di angoscia immotivata, riscontriamo che loggetto
temuto non è dotato di una pericolosità propria, obiettiva, ma si alimenta di
impressioni assolutamente personali, generanti dai vissuti dellindividuo. Proprio a
partire da questa semplice considerazione potremmo affermare che esistono potenziali,
predestinati utenti di millenarismi e catastrofismi, individui con una base predisponente
a coloritura fobica. Costoro, già nel loro privato, colmano i tempi di attesa lasciandosi
invadere da una miriade di micromillenarismi e di microcatastrofismi interiori, dove alle
piccole e grandi quotidiane paure oppongono condotte di evitamento e rituali
rassicuratori.
Noi sappiamo che i comportamenti degli individui hanno una
direzione finalistica, ossia puntano verso uno "scopo", che coltivano, non di
rado inconsapevolmente, una precisa strategia la cui trama si può cogliere non solo nella
complessa articolazione dello stile di vita di ognuno, ma anche nelle sue singole
manifestazioni, quindi anche nei sintomi patologici, anchessi al servizio delle
finalità prevalenti. Le fobie, allora, come un qualunque sintomo ci conducono per mano
nel cuore del piano di vita della persona, disvelandoci la sua tensione "verso"
una meta sicura. Nelletà evolutiva, di solito, esse agiscono come richiesta di
protezione indirizzata al mondo adulto, e marcano una certa frequenza, essendo il minore
per sua natura ampiamente esposto al sentimento di inferiorità, quotidianamente
comprovato dalla sua dipendenza nei confronti delladulto. Linnesco del
fenomeno fobico è in qualche modo collegato a un difetto di autovalutazione che finisce
per ingigantire la portata del compito o delloggetto che si ha davanti. Meno ci
stimiamo, infatti, e più grande ci appare lostacolo che dovremmo affrontare, e
ancora più stringente diviene la necessità di sottrarsi a esso.
Queste manifestazioni della psiche, quindi, rappresentano
un tentativo di autorassicurazione, una finzione socialmente accettata, capace di fornire
un alibi convincente, una via duscita onorevole, quando ci si vuole sottrarre al
temuto collaudo sociale. Se un bambino, timoroso dellambiente scolastico, asserisce
di non voler andare a scuola perché teme di non rivedere mai più la mamma e il papà,
noi saremo portati a giudicarlo con più indulgenza di quanto faremmo se ci dicesse che
non vuole andare a scuola perché non sopporta di fare brutte figure a motivo delle sue
temute incapacità. Egli conosce bene questo paradosso e sceglie, guidato dalla sua
impalcatura profonda, la strada più onorevole.
I sofisticati mascheramenti
nelletà adulta
Nelletà adulta le cose non vanno in modo troppo
diverso, data la continuità del piano di vita, accade solo che il quadro diviene più
complesso e i mascheramenti si fanno più sofisticati. Anche qui, però, la fobia, ha una
chiara funzione di evitamento e, qualche volta, di espiazione volta a contenere il senso
di colpa per uninfrazione avvertita come grave. Sovente ho incontrato donne con
interruzioni volontarie di gravidanza alle spalle, interessate da manifestazioni fobiche
di natura espiatoria. Ma il finalismo di evitamento rimane comunque il più frequente. Una
giovane signora, la cui unica sorella era affetta da malattia genetica, presentava sintomi
fobici preoccupanti da quando il marito, dopo qualche anno di matrimonio, le aveva
proposto di mettere al mondo un figlio. La terapia aveva rivelato che la manifestazione
patologica era al servizio di un disegno astensionistico, ispirato dal terrore di
partorire un figlio segnato da problemi genetici, come la sorella. Il ripiegamento nella
patologia consentiva alla signora di differire allinfinito uneventuale
gravidanza, fidando anche sulla comprensione del marito.
Tale finalismo di evitamento del collaudo sociale è
implicitamente presente, e in modo massiccio, in tutti i tipi di cultura che sentono la
suggestione del millenarismo. Lattesa di una svolta radicale, più o meno prossima,
si tratti di eventi catastrofici, di fine del mondo o di instaurazione di un ordine
superiore, dispone a un abbandono dellimpegno temporale, interrompe la
progettualità verso un futuro avvertito ormai come troppo precario, e in definitiva
spinge alla fuga dalle responsabilità sociali, divenendone il pretesto di copertura. Non
è un caso che taluni movimenti religiosi, a forte inclinazione millenaristica,
considerino limpegno nel civile una perdita di tempo, al punto da prevedere, vedi il
caso dei Testimoni di Geova, sanzioni pesantissime, come la disassociazione, per coloro
che esercitano, ad esempio, il diritto di voto. La gestione "maliziosa" dei
tempi di attesa aumenta a dismisura il potere di suggestione dei movimenti che si muovono
in questarea culturale. Chi teme il presente rinvia volentieri la competizione a un
futuro indefinito, sperando in regole più favorevoli per sé. Così le aspirazioni
individuali si fondono con quelle dei profeti delle svolte future, innescando una paralisi
assoluta.
 |
| Harrison Ford in una scena di Blade Runner |
Ora, dando per scontato che il millenarismo e il
catastrofismo mancano di validi agganci logici, debbono considerarsi a tutti gli effetti
paure irrazionali, quindi fobie in senso clinico, ricche di contiguità con quelle
strutture patologiche, che perseguono la segreta finalità di spingere i soggetti fuori
dai percorsi del sentimento comunitario e della cooperazione intraspecie. In ultima
analisi una riedizione su larga scala delle fobie personali, magari ammantata di pretesti
filosofici e messianici, che sottrae i seguaci allimpegno per la costruzione del
mondo, che non procede certo sulle ali del magismo, ma si alimenta piuttosto della dura
fatica di uomini solidali.
Vediamo di definire la ragione per la quale il
millenarismo, nel suo andamento patologico e patologizzante, diviene una minaccia alla
vita comunitaria. Noi sappiamo che luomo, data la sua fragilità, non avrebbe
potuto, né potrebbe sopravvivere isolato, per questo egli ha sempre sentito il bisogno di
accrescere la propria forza aggregandosi ai propri simili. Non possedeva, né possiede,
strumenti naturali di difesa, né tantomeno poteva vantare una velocità tale da
consentirgli di sfuggire ai pericoli che popolavano lambiente circostante, così la
formazione del gruppo sociale si è affermata come una vera e propria necessità di
sopravvivenza. La divisione dei compiti ha fatto conoscere ai nostri progenitori i grandi
vantaggi pratici della cooperazione, che alleviava la fatica inumana del lavoro singolo e
non specializzato.
Preparazione alla vita sociale e
sentimenti di inferiorità
Col trascorrere del tempo la predisposizione alla
consociazione si è evoluta fino ad attingere forme sempre più fini di scambio, sfocianti
nella compartecipazione, ossia nella capacità non solo di cooperare ma di sapersi
identificare profondamente con i propri simili, avvertendone le vibrazioni interne, le
gioie e le sofferenze. Tale inclinazione si è talmente saldata nella natura umana da
divenire, quando è carente, la causa stessa della cattiva salute mentale. Una cattiva
preparazione alla vita sociale accentua i naturali sentimenti di inferiorità che ci
portiamo dentro, istillandoci continui sospetti di inadeguatezza, facendoci ritenere
conveniente una fuga strategica dalla prova, possibilmente senza rischi per la nostra
immagine. Come accadeva a uno studente universitario che si lamentava di non riuscire a
dare gli esami perché incapace di concentrarsi sullo studio per più di dieci minuti. In
questo caso la finzione prevedeva proprio una sconfitta senza lonta
dellumiliazione, poiché il percorso sottostante era più o meno il seguente:
"Se studio e mi bocciano, tutti mi daranno dello stupido, ma se mi bocciano perché
il mio problema mi impedisce di studiare, nessuno avrà mai la prova che non valgo
niente".
La malattia, in generale, e la fobia, in particolare, si
pongono come finzione estrema di evitamento, un tragico autoinganno, che, promettendoci
una facile rassicurazione, prima ci porta ai margini della vita sociale e poi ci fa
cogliere in questa esclusione, artificiosamente creata, la conferma della nostra ipotesi
autosvalutativa. Un grottesco percorso circolare che alla fine si salda impedendoci di
cogliere ogni distinzione tra causa ed effetto. Quindi, la paura per eccellenza, potremmo
dire "la madre di tutte le fobie", comprese quelle soggiacenti alle profezie di
sventura, non è altro che il timore dellinadeguatezza, che poi si specifica in
mille classificazioni nosografiche dando luogo a nomi suggestivi, capaci di riempire testi
e dizionari di psicologia, ma che alla fine ci conducono sempre alla medesima strategia.
Suggestiva e perdente.
|