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La ripresa del Millenarismo in campo religioso (Testimoni di Geova,
Mormoni, Avventisti del 7° giorno, eccetera) e anche, secondo alcuni, in campo politico e
sociale, propone in termini urgenti il riesame della questione se il Millenarismo sia
derivato dallApocalisse, oppure se sia penetrato nel messaggio cristiano,
provenendo da fonti giudaiche, e si sia sovrapposto al libro per la grande autorità di
cui esso godeva, essendo ritenuto opera dellapostolo Giovanni. Ho cercato di
dimostrare nel mio saggio (Apocalisse prima e dopo) non soltanto che è questa
seconda ipotesi la più plausibile ma che, anzi, lintento di Giovanni nel comporre
il suo libro era quello di combattere le concezioni millenaristiche che circolavano nel
suo ambiente. Il famoso
capitolo sullangelo forte
Vediamo brevemente come stanno le cose. Si
tratta del famoso capitolo XX in cui si parla del legamento di Satana ad opera di "un
angelo forte" per mille anni; durante questo periodo un gruppo di eletti rivive e
regna con Cristo. Il primo di cui siamo a conoscenza che si sia richiamato allApocalisse
per parlare di regno millenario in senso materiale è lapologeta Giustino (morto
martire a Roma tra il 163 e il 167). Prima di Giustino era stato un millenarista convinto
ed entusiasta, Papia, vescovo di Gerapoli verso la fine del primo e linizio del
secondo secolo; ma, per quanto ne sappiamo, egli non si rifaceva allApocalisse
ma a una "tradizione orale". Prima ancora di Papia un Millenarismo di carattere
ancora più materiale era professato da un certo Cerinto che le fonti antiche mettono in
rapporto con la setta giudeo-cristiana, anchessa di carattere millenaristico, detta
degli ebioniti (cioè "i poveri") e in contrasto con lapostolo Giovanni
nella città di Efeso. Dopo Giustino il Millenarismo, con riferimento esplicito allApocalisse,
è ripreso con convinzione e precisazioni anche maggiori da Ireneo, originario
dellAsia minore e vescovo di Lione verso la fine del secondo secolo.
Dopo di lui il Millenarismo viene accolto da numerosi
scrittori cristiani (Melitone di Sardi, Tertulliano, Metodio di Olimpo, Lattanzio,
Vittorino di Petovio, autore del primo commento allApocalisse che noi
possediamo, eccetera) e da certi movimenti di carattere più popolare, tra cui va
segnalato il montanismo, sorto in Asia Minore e propagatosi ben presto in Occidente,
specialmente a Roma e nellAfrica romana. In questi movimenti popolari, accanto a
motivazioni religiose agivano anche (come nei già ricordati ebioniti) istanze di
carattere economico, sociale e politico che li portavano ad assumere atteggiamenti ostili
verso lImpero romano e a interpretare lApocalisse, diventata il loro
manifesto, in senso esclusivamente antiromano, a vedere cioè nellImpero
lunico vero avversario di Cristo che egli avrebbe distrutto al suo ritorno. Per
questo motivo, ancor più che per la sua avversione al Millenarismo, Eusebio di Cesarea,
consigliere di Costantino e fautore del suo progetto di Impero cristiano, accumulò sul
libro di Giovanni tutti i dubbi e i sospetti tra cui si dibatte fino a tuttoggi la
ricerca sullApocalisse.
Ridotta ai suoi elementi essenziali, la fisionomia del
regno millenario, quale risulta dalle fonti e testimonianze antiche, è la seguente: 1)
Esso
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Limbourg: Il Giudizio universale |
si colloca alla fine dei tempi, come periodo intermedio
prima del giudizio finale e dellinizio delleternità. Il millennio della sua
durata corrisponde allultimo dei sette millenni in cui le speculazioni sul racconto
della creazione avevano fissato la durata del mondo. 2) Si svolge sulla terra e ha
carattere materiale (abbondanza di cibo e di beni; Cerinto pare che aggiungesse anche i
piaceri del sesso). 3) Avrà la sua sede in Gerusalemme, ricostruita, abbellita e
ampliata.
Giovanni parla di regno spirituale
Ora, è piuttosto sorprendente osservare come nessuno di
questi elementi si trovi in Giovanni. Nei brevi versetti dedicati allargomento egli
non precisa né il tempo (alla fine della storia o nel corso di essa?) né il luogo (nel
cielo o sulla terra, a Gerusalemme o altrove?); e, quanto ai contenuti, si limita a dire
che i partecipanti alla "prima risurrezione" (di cui, tra laltro, non
precisa le modalità, dal momento che parla di "anime") "saranno sacerdoti
di Dio e di Cristo e regneranno con lui per mille anni" (Ap 20,6). È abbastanza
evidente che si tratta di una raffigurazione del regno millenario in chiave spirituale.
Una domanda, a questo punto, sorge spontanea: questo Millenarismo "spirituale"
deriva dal fatto che lautore ignorava i contenuti di quello materiale oppure è
frutto di una scelta consapevole?
La prima ipotesi è difficilmente sostenibile dopo quanto
sopra si è detto circa la diffusione delle credenze millenaristiche nellambiente
contemporaneo a Giovanni. Daltra parte, gli elementi costitutivi del Millenarismo
"materiale" su elencati trovano precisi riscontri nellapocalittica
giudaica anteriore (Primo libro di Enoc, Libro dei giubilei, Testamento di Levi)
e contemporanea allApocalisse (Quarto libro o Apocalisse di Ezra,
Apocalisse di Baruc). E noi sappiamo che uno dei centri di maggior diffusione di
queste credenze era appunto lAsia Minore, dove si era rifugiata una consistente
diaspora giudaica dopo la distruzione di Gerusalemme a opera dei Romani nel 70 d.C.
Se, dunque, Giovanni non poteva ignorare le tematiche
millenaristiche, la sua rappresentazione in chiave spirituale risponde a una sua precisa
intenzione di contrapporsi alle concezioni correnti del regno millenario, servendosi dei
moduli stessi dellapocalittica giudaica e giudeocristiana. Ciò appare evidente
anche da altri indizi. Egli, rifacendosi alle speculazioni sui sette millenni della durata
del mondo, interpreta in senso non cronologico ma simbolico i sette millenni, e
distribuisce il contenuto del suo libro (che è la narrazione dei fatti salienti della
storia della salvezza dalla creazione fino alla venuta, alla morte e alla risurrezione di
Cristo) in quattro settenari (lettere, sigilli, trombe, coppe). Lintervento di
Giovanni non si limita a questo; il settimo millennio il regno messianico nel
Millenarismo corrente viene incluso nella serie dei precedenti che esso conclude in
maniera repentina e, in qualche modo, negativa, e che comunque, prelude a qualcosa che non
è né il regno millenario, né, ancora, leternità.
Uno dei temi centrali del Millenarismo, abbiamo visto, è
la ricostruzione di Gerusalemme per essere la sede del regno. Esso è assai presente nelle
apocalissi giudaiche, soprattutto dopo la distruzione del 70. Ma esso è ben presente
anche nellApocalisse. I capitoli finali sono dedicati alla descrizione
della "nuova Gerusalemme", una descrizione molto concreta fatta con immagini
(pietre e metalli preziosi, luce e colori) che sono tratte (come del resto avviene nelle
apocalissi giudaiche, in Giustino e Ireneo) dalla grande tradizione profetica ebraica,
Isaia ed Ezechiele in primo luogo. Ma al di là delle apparenze, è chiarissima la
volontà dellautore di affermare che la "nuova Gerusalemme" rappresenta
una realtà di natura spirituale. Essa "scende dal cielo e da Dio, pronta, come una
sposa adorna per il suo sposo" (Ap 21,2).
Unallegoria della salvezza
In essa Dio è venuto ad abitare in mezzo allumanità
diventata di nuovo "i suoi popoli" mentre egli è diventato il
"Dio-con-loro" (Ap 21,3). Al centro di essa sgorga "un fiume dacqua
di vita" e sulle due sponde del fiume è piantato "lalbero della vita che
fruttifica dodici volte" (Ap 22,1.2), cioè tutto lanno. Si tratta di una
allegoria dellazione salvifica operata dal Messia-Gesù che con il suo sacrificio ha
redento lumanità, lha riconciliata con Dio e lha riportata alle
condizioni di innocenza e di perfezione in cui Dio laveva creata e collocata
nellEden (in questa direzione accennano chiaramente le immagini del fiume e
dellalbero della vita).
Ma perché Giovanni parla di "nuova Gerusalemme"?
Nuova rispetto a che cosa? Abbiamo visto in precedenza come allinterno
dellapocalittica giudaica e del Millenarismo cristiano primitivo il tema della
ricostruzione di Gerusalemme fosse acutamente sentito: la "nuova Gerusalemme",
riedificata e restituita a una condizione di splendore e di opulenza, suonava come
compensazione delle umiliazioni, delle oppressioni e delle distruzioni (soprattutto quella
del 70) subite dalla Gerusalemme "antica". Ma cè anche nellApocalisse
una Gerusalemme "antica", che è stata distrutta o che, comunque, non esiste
più e che la "nuova" viene a sostituire? Sì, risponde Giovanni: è quella che
ha interpretato in senso mondano le promesse messianiche, come assicurazioni di dominio
politico universale, abbondanza di prosperità, di ricchezze e di beni materiali. Lo
stravolgimento delle promesse messianiche da parte di un certo giudaismo, accecato dai
sogni temporalistici, è denunciato da Giovanni nella famosissima visione della
"grande prostituta" del capitolo XVII. La metafora della prostituzione, da
intendersi prevalentemente nel senso di cedimento allidolatria, è corrente nella
letteratura profetica dellAntico Testamento per bollare il comportamento di
Gerusalemme e del popolo dIsraele: abbandonandosi al culto degli idoli essi venivano
meno a un patto di alleanza con Jahveh, presentato anchesso correntemente nella
letteratura veterotestamentaria come un patto nuziale tra sposo (Jahveh) e sposa
(Israele). Rinnovando laccusa di prostituzione a Gerusalemme, Giovanni, oltre
allidolatria, ha in mente il comportamento di un certo giudaismo che ha soffocato,
spesso nel sangue, ogni tentativo di interpretare in senso spirituale il contenuto della
Legge e del messaggio dei profeti. È unaccusa che troviamo anche altrove nel Nuovo
Testamento, per esempio nellinvettiva contro gli scribi e i farisei che leggiamo nel
vangelo di Matteo (23,29ss). Così facendo, Gerusalemme si è identificata
"spiritualmente" (Ap 11,8) con i persecutori storici dIsraele e del suo
capostipite Abramo: Sodoma,
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La Gerusalemme celeste |
Egitto (Ap 11,8) e Babilonia (Ap 17,5). Laccusa è
formulata da Giovanni in termini drammatici: "Vidi la donna ubriaca del sangue dei
santi e del sangue dei testimoni di Gesù" (Ap 17,6). Si tratta, appunto, di coloro
che richiamavano a unosservanza rigorosa della legge ("santi") e di coloro
che annunciavano la venuta di un Messia che avrebbe realizzato il contenuto vero della
promessa fatta da Dio ai protoparenti, cioè la liberazione dellumanità dalla
schiavitù di Satana e la restituzione della vita divina ("testimoni di Gesù",
i profeti). Per questo essi venivano perseguitati e uccisi.
Giovanni relegato a Patmos
Queste considerazioni ci riportano alla rappresentazione
del regno millenario in chiave spirituale fatta da Giovanni. Al regno infatti sono
ammessi, a esclusione di "tutti gli altri morti (o uomini)", soltanto "gli
uccisi a causa della testimonianza di Gesù e della Parola di Dio" (Ap 20,4). Non si
tratta dei giusti e dei martiri cristiani. Anchessi, certamente, sono perseguitati,
e anche uccisi, a causa dellosservanza della "Parola di Dio" e per la
testimonianza che rendono a Gesù: è per questo motivo infatti che Giovanni è stato
relegato a Patmos (Ap 1,9). Ma i seguaci di Gesù, in virtù del suo sacrificio,
partecipano fin da ora alla sua vita divina, al sacerdozio e al regno (Ap 1,6.9; 5,10).
Per ottenere questi beni non necessariamente essi devono subire il martirio. Questa è,
invece, la condizione per lammissione al regno millenario. Ciò è indizio di una
situazione che precede il sacrificio di Cristo sul piano storico. Ma poiché Cristo è
Dio, il valore del suo sacrificio è operante fin "dalla creazione del mondo"
(Ap 13,8). In virtù di esso Michele e i suoi angeli hanno potuto scacciare dal cielo
Satana e gli angeli suoi seguaci (Ap 12,11), e hanno potuto strappare al suo dominio di
morte "i servi di Dio" del popolo dIsraele, applicando sulle loro fronti
al posto del marchio infamante della bestia "il sigillo del Dio
vivente" (Ap 7,3).
Il regno millenario dellApocalisse quindi,
è lallegoria della salvezza accordata, in deroga alla condanna comminata a tutta
lumanità, dopo la caduta, a un ristretto gruppo di eletti che avevano reso
testimonianza a Gesù e al vero significato della sua missione, annunciando ma soprattutto
prefigurando il suo sacrificio redentore con la propria morte cruenta. In questo senso, il
regno millenario concepito da Giovanni dura dalla caduta originale fino alla morte di
Cristo, comprende cioè tutta la cosiddetta economia antica nella quale Giovanni include
non soltanto la vicenda del popolo ebraico bensì anche quella di tutta lumanità
che con Adamo ed Eva è coinvolta nella condanna ma anche nella promessa del salvatore. In
questa prima fase della storia della salvezza mediatori tra Dio e lumanità sono gli
angeli rimasti fedeli: nel governo del mondo e della storia umana (i ventiquattro anziani
e i quattro esseri viventi del capitolo IV), nel culto (la liturgia del capitolo IV e
langelo officiante di Ap 8,2-6) e nella rivelazione (langelo con il
"piccolo libro" del capitolo X).
La missione degli angeli buoni, insieme con il regno
millenario, finirà con la venuta e con la morte di Cristo. Con essa egli diventerà
lunico mediatore, il "re dei re", il sommo sacerdote, il rivelatore per
eccellenza. In virtù della sua morte, soprattutto, avrà inizio il giudizio di Dio sul
mondo. Distruggendo Satana e il suo dominio sullumanità e ristabilendo il rapporto
di questa con Dio, diventa possibile il giudizio per "tutti gli altri morti"
(lumanità antica), che vengono ora giudicati "secondo le loro opere" (Ap
20,12). Un giudizio che da quel momento continua, essendo da allora possibile la scelta
tra la città dellodio e della morte (che continua lopera di Satana, ormai
definitivamente sconfitto) e la città dellamore e della vita, la "nuova
Gerusalemme".
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