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TV DEI RAGAZZI O DELLA PUBBLICITA'? - 2

IL PICCOLO SCHERMO IN FORMATO LIBRO

di Guido Michelone e Chiara Valmachino

   

Letture n. 534 febbraio 1997 - Home Page Se la "Tv dei ragazzi" oggi non sembra mostrare solerte attenzione verso la cultura letteraria, viceversa la recente narrativa si è talvolta spinta a inventare storie in cui protagonista è il piccolo schermo, o meglio il rapporto tra quest'ultimo e il mondo infantile o adolescenziale. In tal senso il caso forse più noto è Il cerchio magico (Mondadori, 1995) di Susanna Tamaro, una sorta di favola ecologista, dove il piccolo Rick, con un gruppetto di amici animali, lotta contro un potere mediatico totalizzante che trasforma gli altri bambini in pallidi automi con gli occhi a forma di monitor televisivo. In La Tv in testa (Paoline, 1996) di Chiara Taverna è invece proprio la testa di un dodicenne, Stefano, a trasformarsi in un monitor con tanto di antenna e pulsanti, a causa del troppo esporsi alle immagini in scatola: sarà l'amore di genitori, compagni di classe e di alcuni insegnanti a guarirlo, quasi ad avvalorare la tesi che l'istituzione scolastica e soprattutto quella familiare possono fare molto su questo problema.
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Ed è anche in fondo il discorso del vecchio maestro Mario Lodi con La Tv a capotavola (Mondadori, 1994) in cui, forse autobiograficamente, immagina i danni del televisore collocato nel bel mezzo della sala da pranzo a coprire o persino azzerare la comunicazione tra i commensali: spetterà all'anziano e ai suoi nipotini trovare la forza per reagire positivamente all'ospite ingombrante o indesiderato.

Più inquietante lo spagnolo Miguel Angel Mendo con Per un maledetto spot (Piemme, 1993), che descrive un romanziere, copywriter per necessità, testimone del lavaggio del cervello a cui vengono sottoposti i minori utilizzati nelle campagne pubblicitarie.

Al di là della varietà di scrittura o di approfondimento, i quattro testi indicati mettono comunque in evidenza la comune esigenza di reagire contro i pericoli che s'insinuano in un uso molto spregiudicato e poco critico del mezzo televisivo da parte di un pubblico che a sua volta va reso edotto, razionalmente, su quanto succede davanti e dietro il piccolo schermo.

   

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