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Alla
ricerca del punto fisso
Il problema del punto fisso e
del tempo costituisce anche il tema del terzo romanzo, L'isola del giorno prima
(1994). Il giovane Roberto de la Grive naufraga su di una nave abbandonata, la Daphne,
di fronte a una delle isole Salomone. Un giorno scopre di non essere solo: sulla nave si
è rifugiato anche un vecchio gesuita tedesco, il padre Caspar Wanderdossel, il quale sta
facendo una ricerca sul punto fisso, cioè sul punto del primo meridiano, dove un
giorno si congiunge col seguente, per poter spiegare il Diluvio Universale. Il quale punto
fisso non può essere che presso le isole Salomone, come vuole la Bibbia. I due uomini
rappresentano le due scuole della scienza secentesca: quella ecclesiastica, basata
unicamente sulla Scrittura; e la nuova scienza sperimentale, scettica, talora fantasiosa,
che scandalizza e indigna padre Caspar. Il quale, nella sua ingenuità, studia le
soluzioni a tavolino e pretende che siano applicabili alla realtà.
Dopo vari tentativi per
sbarcare nell'isola, difesa da una vasta barriera corallina, padre Caspar costruisce una
specie di scafandro per attraversare a piedi, sotto le acque, il braccio di mare. Egli
però muore nel tentativo. Roberto, nuovamente solo, immagina un modo fantasioso per
risolvere a suo favore la situazione e la storia di un amore che crede d'aver intessuto a
Parigi. Sciogliendo dall'ancora la Daphne, la corrente la porterà oltre la linea
del giorno prima, quando egli potrà ancora condizionare il seguito della sua vicenda. Una
soluzione che ha ben poco di sperimentale e di scientifico, ma piuttosto di romanzesco e
di fantascientifico. Il racconto, infatti, procede sul duplice piano della realtà e
dell'immaginazione quasi ad affermare l'identità e l'indifferenza del tempo come
categoria del pensiero.
Menzogna e verità
Dicevano gli antichi:
"Timeo hominem unius libri". Egli rischia il fanatismo. Ma anche l'eccesso di
erudizione ha i suoi rischi: la perdita del senso della gerarchia dei valori,
l'indifferentismo gnoseologico. Che è più una presa di posizione a priori che una
argomentazione in senso stretto.
Abbiamo l'impressione che Eco
stesso contraddica talora le sue teorie. Scrive in una nota a pagina 368 del Trattato
di semiotica generale: "Non ci sono regole oggettive di trasformazione da
ideologia a ideologia. La sconnessione dello spazio semantico permette solo di vedere come
diversi angoli visuali producono diverse organizzazioni semantiche. Non esiste teoria
semiotica delle ideologie capace di verificarne la validità o di permetterne il
miglioramento. C'è solo una tecnica di analisi semiotica che permette di mettere in crisi
una ideologia mostrandone la relatività rispetto a un'altra opposta. La scelta del punto
di vista non riguarda la semiotica. La semiotica aiuta ad analizzare le diverse scelte, ma
non aiuta a scegliere". Non è già questa una scelta? E con che diritto Eco fa una
affermazione così assoluta? A pagina 17, come abbiamo visto: "In tal senso la
semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato
per mentire". Ma come si può parlare di menzogna se non si suppone l'esistenza
di una verità?
La conoscenza dei
mistici
Molte delle difficoltà
conoscitive di Eco erano già state anticipate dai grandi mistici medievali, i quali
avvertivano come la loro conoscenza delle cose create non fosse esaustiva. Solo Dio
conosce perfettamente ciò che ha creato, solo Dio è la verità delle cose. L'uomo può
solo conoscerle in qualche modo, secondo quella classica procedura logica: per
affirmationem, per negationem, per excellentiam, riconoscendo che le cose partecipano
delle perfezioni divine; negando che siano messaggeri adeguati di tale perfezione;
affermando che in Dio tale perfezione è totale e assoluta. Insomma, il mistico sa di non
poter contare sulla sua conoscenza naturale delle cose create per poter conoscere Dio,
però è sicuro che Dio ci ha dato uno strumento di conoscenza limitato, ma non
ingannevole. Perché il mistico crede in Dio, che fornisce all'uomo ciò che serve al suo
vivere, stabilendo un rapporto tra conoscenza e oggetto della conoscenza. Per il mistico
Dio è il punto fisso. Ma evidentemente la fede uno non può darsela.
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