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DOSSIERUmberto Eco

L’IRONIA METAFISICA Dl UMBERTO - 4

di Alessandro Scurani

  

Umberto Eco

Letture n. 534 febbraio 1997 - Home Page

Alla ricerca del punto fisso

Il problema del punto fisso e del tempo costituisce anche il tema del terzo romanzo, L'isola del giorno prima (1994). Il giovane Roberto de la Grive naufraga su di una nave abbandonata, la Daphne, di fronte a una delle isole Salomone. Un giorno scopre di non essere solo: sulla nave si è rifugiato anche un vecchio gesuita tedesco, il padre Caspar Wanderdossel, il quale sta facendo una ricerca sul punto fisso, cioè sul punto del primo meridiano, dove un giorno si congiunge col seguente, per poter spiegare il Diluvio Universale. Il quale punto fisso non può essere che presso le isole Salomone, come vuole la Bibbia. I due uomini rappresentano le due scuole della scienza secentesca: quella ecclesiastica, basata unicamente sulla Scrittura; e la nuova scienza sperimentale, scettica, talora fantasiosa, che scandalizza e indigna padre Caspar. Il quale, nella sua ingenuità, studia le soluzioni a tavolino e pretende che siano applicabili alla realtà.

Dopo vari tentativi per sbarcare nell'isola, difesa da una vasta barriera corallina, padre Caspar costruisce una specie di scafandro per attraversare a piedi, sotto le acque, il braccio di mare. Egli però muore nel tentativo. Roberto, nuovamente solo, immagina un modo fantasioso per risolvere a suo favore la situazione e la storia di un amore che crede d'aver intessuto a Parigi. Sciogliendo dall'ancora la Daphne, la corrente la porterà oltre la linea del giorno prima, quando egli potrà ancora condizionare il seguito della sua vicenda. Una soluzione che ha ben poco di sperimentale e di scientifico, ma piuttosto di romanzesco e di fantascientifico. Il racconto, infatti, procede sul duplice piano della realtà e dell'immaginazione quasi ad affermare l'identità e l'indifferenza del tempo come categoria del pensiero.

Menzogna e verità

Dicevano gli antichi: "Timeo hominem unius libri". Egli rischia il fanatismo. Ma anche l'eccesso di erudizione ha i suoi rischi: la perdita del senso della gerarchia dei valori, l'indifferentismo gnoseologico. Che è più una presa di posizione a priori che una argomentazione in senso stretto.

Abbiamo l'impressione che Eco stesso contraddica talora le sue teorie. Scrive in una nota a pagina 368 del Trattato di semiotica generale: "Non ci sono regole oggettive di trasformazione da ideologia a ideologia. La sconnessione dello spazio semantico permette solo di vedere come diversi angoli visuali producono diverse organizzazioni semantiche. Non esiste teoria semiotica delle ideologie capace di verificarne la validità o di permetterne il miglioramento. C'è solo una tecnica di analisi semiotica che permette di mettere in crisi una ideologia mostrandone la relatività rispetto a un'altra opposta. La scelta del punto di vista non riguarda la semiotica. La semiotica aiuta ad analizzare le diverse scelte, ma non aiuta a scegliere". Non è già questa una scelta? E con che diritto Eco fa una affermazione così assoluta? A pagina 17, come abbiamo visto: "In tal senso la semiotica, in principio, è la disciplina che studia tutto ciò che può essere usato per mentire". Ma come si può parlare di menzogna se non si suppone l'esistenza di una verità?

La conoscenza dei mistici

Molte delle difficoltà conoscitive di Eco erano già state anticipate dai grandi mistici medievali, i quali avvertivano come la loro conoscenza delle cose create non fosse esaustiva. Solo Dio conosce perfettamente ciò che ha creato, solo Dio è la verità delle cose. L'uomo può solo conoscerle in qualche modo, secondo quella classica procedura logica: per affirmationem, per negationem, per excellentiam, riconoscendo che le cose partecipano delle perfezioni divine; negando che siano messaggeri adeguati di tale perfezione; affermando che in Dio tale perfezione è totale e assoluta. Insomma, il mistico sa di non poter contare sulla sua conoscenza naturale delle cose create per poter conoscere Dio, però è sicuro che Dio ci ha dato uno strumento di conoscenza limitato, ma non ingannevole. Perché il mistico crede in Dio, che fornisce all'uomo ciò che serve al suo vivere, stabilendo un rapporto tra conoscenza e oggetto della conoscenza. Per il mistico Dio è il punto fisso. Ma evidentemente la fede uno non può darsela.

   

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