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Alessandro Ceni. Nato
a Firenze nel 1957. Poeta, pittore e traduttore di classici
angloamericani. Tra i volumi di poesia si
ricordano: I fiumi, Marcos y Marcos, 1985 (2ª ed. 1990); La natura
delle cose, Jaca Book, 1991; Il pieno e il vuoto (antologia delle
poesie dal 1976 al 1995), Marcos y Marcos, 1996. È in preparazione un
volume che raccoglierà le ultime tre plaquette ("Nel
regno", "La realtà prima", "Ossa incise e
dipinte"), cioè il lavoro poetico dal 1991 al 1998. Tra le
traduzioni: J. Milton, Sansone agonista, Studio Tesi, 1987; E.A. Poe,
Eureka, Mondadori, 1993; S.T. Coleridge, La ballata del vecchio
marinaio, Feltrinelli 1994; R.L. Stevenson, Il ragazzo rapito,
Bompiani, 1996; R.L. Stevenson, I racconti, Einaudi, 1999.
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Perimetro
La fede del bimbo piegato dalla preghiera della sera
disegna contro la ruvida cruna della carta una matita
che disegna comignoli che affumicano la carta
in perenne dominio di un cane giallo
che esce dal margine
della cuccia del foglio e abbaia a una faccia
che si affaccia e dice è tardi, è la sera,
e i buoni ora riposano.
Nel buio della stanza-bambina entra una stella
e il senso del passato e i teschi e le tibie
e uno che già presagisce la rovina
dei suoi lombi perfetti
mentre il battito rallenta, la testa buca la membrana
e si inietta una dose di sonno, e la madre
lo asperge di una lacrima.
Ma il bimbo mette incinta tutto ciò che si muove,
il vento nell’orto, la prua nel flagello,
il cristallino azzurro nell’occhio dell’annegato e
tutto ciò che è bello per le sue anomalie di forma,
ed egli strofina la grafite del sesso
per concepire la pentola che bolle.
IL COMMENTO DELLAUTORE
È
una poesia di un anno fa e insieme ad altre tre o quattro segna l’uscita
da un lavoro quasi decennale, svolto come una discesa nel Maelstrom, sopra e
dentro l’uomo, quasi sempre colto nell’ineluttabile tragedia dell’esistenza.
La figura del bimbo, creatura che con l’animale costituisce l’estremo
baluardo della possibilità del mondo, del bimbo-concepitore (la realtà che
dovrà germinarsi), assorbe e rilascia come una spugna marina l’energia
che si annida nelle cose, ma che solo a lui è manifesta in quanto
possessore del "genoma" dell’innocenza, ovvero stato di grazia
dell’infanzia.
a.c. |