RINO
CAMMILLERI, scrittore
Buongiorno, sono Rino Cammilleri, non scrivo best-seller anche
se ogni tanto scrivo qualche libro, mi sto organizzando. Ho notato una
cosa: ogni volta che, per esempio, il mio amico Messori risponde a un’intervista
su un nuovo libro viene chiamato «quello che ha scritto il famoso Ipotesi
su Gesù», e tutti tornano a comprare Ipotesi su Gesù. Anche
per quanto riguarda la Tamaro viene detto, per chi non lo sa, che è
quella che ha scritto Va’ dove ti porta il cuore, e tutti tornano
a comprare il libro. Così Umberto Eco ancora oggi è quello che ha
scritto Il nome della rosa. È un aspetto da sottolineare: il long-seller
dipende anche da un’immagine che rimane nella testa della gente.
CARLA TANZI,
direttore editoriale della Sperling & Kupfer
Lavoro in una casa editrice e vorrei introdurre un’altra parola: il
magnetismo del best-seller. Noi editori siamo dall’altra parte,
quando questi scrittori non sono ancora autori di best-sellers. Adesso
li abbiamo lì schierati intorno al tavolo, li conosciamo e sono
chiaramente autori di best-sellers, ma l’editore quando li vede,
vede della carta, delle bozze, vede magari un tascabile qualunque se
arriva dall’estero, ma prevalentemente è un dattiloscritto. Quanti
dattiloscritti ci sono? Tantissimi, siamo sommersi. Come il dattiloscritto
diventa best-seller?
Questa è una specie di magìa. È tutta una vita che
uno insegue una risposta a questa domanda. Il convegno si è dato
veramente un obiettivo molto ambizioso. Io ho avuto la fortuna di lavorare
con due grandissimi editori, Mario Spagnol e Tiziano Barbieri, purtroppo
entrambi scomparsi, e una cosa che ho appreso è la passione della
ricerca, cioè l’inseguimento della balena bianca.
Non è che voglia considerare gli scrittori delle prede,
perché alla fine si diventa anzi complici nella creazione dei best-sellers.
Ma l’inseguimento è la ragione della nostra vita, quindi la parte
passionale non è solo nella scrittura, ma è anche nella ricerca. Il
magnetismo che sta dentro nei libri porta a questi incontri, che sono
qualcosa di straordinario. A riprova di questo, nella mia esperienza di
vita ho visto dei libri che sono diventati best-sellers dopo anni.
Faccio un esempio: L’amico ritrovato di Fred Uhlman è diventato
un best-seller dopo cinque anni di vendita a 300 copie. La magìa
del rapporto editore-autore-libro sta anche nel credere fermamente in ciò
che si fa.
GIULIANO VIGINI,
direttore editoriale dell’Editrice Bibliografica
Penso che il discorso sul best-seller sia molto complesso e non
si possa ridurre a un denominatore comune, tanto è vero che poi i best-sellers
sono pochi. Io penso anche che, come ingredienti, la passione, la
competenza, contino poco, nel senso che ci sono stati romanzi scritti con
passione e competenza che non sono riusciti ad arrivare a vendite
significative. Penso invece che il primo ingrediente sia la fortuna. Mario
Spagnol diceva che il segreto dell’editore è «programmare il caso»:
intendeva dire che la fortuna passa anche nell’editoria e bisogna
organizzarla.
Il secondo elemento che ritengo importante è il gioco
dei sentimenti, la capacità dell’autore di inserire questi sentimenti
in una trama narrativa. Il terzo elemento è l’editore, perché non ci
sono nelle classifiche libri che abbiano tirature, vendite significative
tra gli editori piccoli, poco conosciuti: conta molto il marchio e la
potenza commerciale dell’editore per andare oltre un certo numero di
copie. Ho qui i dati degli ultimi dieci anni: se scorrete l’elenco degli
editori, vedete che non ce ne sono di molto piccoli, perlomeno che non
abbiano una grande visibilità. Un altro elemento è l’autore, l’autore
come personaggio e come promotore di sé stesso, così come De Crescenzo
è un personaggio che sa vendere molto bene i suoi libri; lo stesso
Messori è un promotore di sé stesso perché si dà da fare, va nelle
librerie, fa presentazioni ecc.
Come ultimo elemento aggiungerei la tipologia di
pubblico che un autore sa raggiungere, cioè la capacità di interpretare,
come diceva Maria Venturi, stati d’animo ed esigenze comuni. Il grande
successo della Tamaro deriva dal fatto che questo libro è stato letto da
tutte le categorie di persone, dai giovani, dagli adulti, dagli anziani,
dalle suore. Io ricordo che avevo fatto un’inchiesta su che cosa leggono
le suore. Tra i libri non religiosi, al secondo posto veniva la Tamaro.

Gli studenti hanno preso parte
attiva al convegno di Letture sul Best-seller.
GABRIELLA D’INA,
direttore editoriale della Feltrinelli
Volevo aggiungere un elemento enigmatico accanto alla passione dell’editore
di cui ha parlato Carla Tanzi. Daniel Pennac, ad esempio, all’inizio non
ha avuto successo, anche se noi lo avevamo proposto convinti che avrebbe
avuto subito un grande successo. Allora abbiamo fatto un azzardo, abbiamo
messo nella sua tetralogia al secondo posto un libro che veniva per terzo
ed era per noi il libro più forte. Questo probabilmente ha determinato
anche un po’ lo slancio di Pennac, però ha anche fatto sì che i
lettori che avevano amato il primo Pennac si siano molto arrabbiati.
Perché Pennac non fosse decollato all’inizio non si
sa. Così non si sa perché Banana Yoshimoto che da noi va così bene, in
altri Paesi non funzioni. Jonathan Coe, considerato adesso un autore di
culto, all’inizio non vendeva. Allora noi abbiamo messo una fascetta in
cui Pennac lo raccomandava, come era vero, e questo ha prodotto qualche
elemento di movimento. Questo per dire che la questione è complessa. La
passione editoriale è fondamentale, così come avere individuato il tipo
di pubblico, però poi ci sono dei misteriosi momenti di incontro tra
autore e lettore, che sono abbastanza imprevedibili.
GIORGIO BERTELLA,
presidente delle Edizioni Marna
Sono un piccolo editore. Mi chiedo quanta colpa o merito ci sia da
parte degli editori, non solo perché i best-sellers sono rari e
difficili, ma soprattutto perché i best-sellers sono probabilmente
limitati a quelle pochissime persone che in Italia leggono ancora, a patto
che queste persone si concentrino su quei pochi libri che diventano
famosi.
Mi chiedo questo: quando in una squadra di calcio non si
hanno risultati, si cambia l’allenatore. Ci siamo mai chiesti se in
Italia gli editori che ci sono, compreso me, non sarebbero da cambiare?
Cioè, se la lettura cala, se i ragazzi – salvo eccezioni –
preferiscono andare in discoteca, guardare la televisione, giocare col
computer invece di leggere dei libri, non è forse colpa nostra che non
siamo capaci di filtrare il manoscritto in modo tale che divenga un best-seller,
che non abbiamo la capacità di capire che cosa piace realmente alla
gente?
Vicino a questi quattro o cinque personaggi che sono
riusciti a diventare famosi, ci sono migliaia di scrittori in Italia. Noi
abbiamo gli scaffali pieni di manoscritti che non riescono non solo a
diventare libro, ma neanche, una volta stampati, a vendere qualche copia
in libreria. Non dovremmo noi editori fare un esame di coscienza per
capire veramente che cosa vuole la gente, in che modo si possono
consigliare gli scrittori perché, assieme all’editore, possano
diventare dei campioni di vendita, capaci di essere letti e di riportare
un po’ di entusiasmo nel mondo dei lettori, sempre più latitanti?
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MARCO BUTICCHI
Nato a La Spezia nel 1957,
è il primo italiano pubblicato
da Longanesi nella serie
I
Maestri dell’avventura, nella quale
dal 1997 sono già apparsi
Le pietre della luna, Menorah e,
ultimo, Profezia. |
MARCO BUTICCHI
Parto da un tema che mi è particolarmente caro:
i neologismi e le esterofonie. Mi accorgo che la nostra lingua si è
imbastardita e quindi accettiamo quello che ci viene dall’estero per
modernizzarla. Faccio un esempio: ci sono due parole che odiavo,
globalizzazione e tuttologia, non riuscivo a sopportarle fino al momento
in cui ho incontrato Internet. Forse cambieranno i modi, forse chi verrà
dopo di noi rappresenterà l’ultima frontiera di scrittori cartacei;
comunque la gente avrà ancora voglia di scrivere e la gente avrà ancora
voglia di leggere.
Cecilia, una delle ragazze del pubblico, prima chiedeva:
non considerate il lettore una specie in via di estinzione? Io penso che
il lettore si estinguerà nell’istante in cui si estinguerà la parola.
Quando riusciremo a colloquiare telepaticamente, a scambiarci impressioni
in qualche altra maniera, forse a quel punto si estinguerà il lettore.
LUCIANO DE CRESCENZO
Diamo dunque ai presenti i trucchi e gli
strumenti per diventare best-selleristi. Molti pensano che la recensione
sul giornale sia utile, ma non serve assolutamente a niente: una
recensione la leggono l’autore, la madre dell’autore, la fidanzata
dell’autore e altre trenta o quaranta persone al massimo. Più della
recensione serve la pubblicità sul giornale e ancor di più l’apparizione
in televisione, quindi Maurizio Costanzo è più utile di Enzo Golino. Ma
lo strumento primo per ottenere il best-seller è la leggibilità…
Pensate, io ho insegnato al mio computer ad avvisarmi; ho calcolato che
perché una frase sia più leggibile non deve superare le 150 battute e il
mio computer accende una lucina che dice: «Attento, attento… Vedi,
questo periodo è lungo, magari dividilo in due periodi».
La leggibilità è determinante. Il libro mio che ha
venduto di più si chiama Il dubbio, ora in edizione economica che
costa 8.000 lire: di che cosa parla? Di che cosa è il tempo, lo spazio,
se esiste il destino, se esiste Dio: duemila lire per sapere se esiste
Dio, praticamente è un affare! Questo per ribadire il concetto della
fortuna che può avere un libro rispetto a un altro, la casualità di
questo evento del best-seller. Io vorrei chiedere per esempio a
Christian Jacq: come mai il mio libro Storia della filosofia greca ha
venduto 600 mila copie in Germania e 5.000 in Francia? Una risposta me l’ha
data Renzo Arbore, perché un giorno m’ha detto: «Luciano, tu non ti
devi vantare se hai venduto tanti libri in Italia, perché ti hanno visto
in televisione». Ho detto: «Renzo, e in Germania?». «Perché non ti
hanno visto».
Vorrei completare, dopodiché chiudo, quanto detto da
Luca Goldoni a proposito della differenza tra il lettore e lo spettatore
televisivo: il lettore sviluppa l’immaginazione, mentre la televisione
dà tutto; però la lettura in compenso cambia la faccia di chi legge; io
quando incontro uno, già dalla faccia dico: «Questo è uno che ha letto».
E per ultimo Internet. Noi dovevamo parlare anche di
Internet e purtroppo non l’abbiamo fatto, ma Internet sarà
determinante. Tanto per farvelo capire vi dò dei numeri: sapete quante
sono le librerie in Italia? Sono 2.000. Sapete quanti sono i Comuni in
Italia? Sono 8.000, il che vuol dire che ci sono 6.000 comuni che non
hanno la libreria. Chi può compensare questo handicap? Internet.
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CHRISTIAN JACQ
Nato a Parigi nel 1947,
ha studiato Lettere e quindi Egittologia alla Sorbona. Autore di
saggi,
ha ottenuto un vero trionfo con Ramses. Sta pubblicando la
nuova serie,
Il
segreto della pietra di luce. |
CHRISTIAN JACQ
Mi sembra di capire che esistono tre tipi di best-seller:
il primo tipo è quello costruito dall’editore, ad esempio le
memorie di un attore. L’editore studia il contenuto con questo
personaggio, poi crea il libro, lo mette a punto, va in Tv, lo lancia con
tanto di pubblicità e così fa nascere effettivamente un best-seller. Il
secondo tipo è dato dal fattore fortuna, come la vincita alla lotteria,
ma ci credo a metà; quello che voglio sottolineare è che effettivamente
lo scrittore a volte deve essere un po’ profeta, deve farsi il portatore
di una necessità, di un pensiero, di un bisogno del pubblico, e saper
parlare con le parole giuste anche di argomenti tipo medicina o altro.
Per l’ultimo tipo di best-seller utilizzo la
parola inglese world-seller. Penso che per crearlo lo scrittore
debba avere in sé un mondo particolare che è riuscito ad esprimere così
bene da determinare una sorta di autoidentificazione da parte di lettori
di ogni Paese. E questo world-seller poi gli dà la potenza e la
capacità di superare la prova del tempo, perché continua a essere letto
dopo decenni e decenni. E questa è la sua forza.
VALERIO M. MANFREDI
Certamente gli editori sono fondamentali per la
creazione di un successo editoriale. Io vorrei addirittura raccontarvi
come il mio primo romanzo l’abbia ceduto senza averlo scritto. Che cosa
ho fatto? Ho chiesto un appuntamento a un amico che era alla Mondadori,
lavorava con l’editor Alcide Paolini. Sono andato lì e Paolini
mi ha detto: «Che cosa posso fare per lei?». «Avrei un progetto da
esporle», e lui: «Se tutti venissero qui a esporci i loro progetti, non
combineremmo niente tutto il giorno». «Allora vado via». «Ma no, ormai
che è qui, si sieda pure», ma con l’aria di chi dice: «Prima ti levi
dai piedi, meglio è».
Capii che avevo non più di tre minuti e in questi tre
minuti gli ho fatto un tale cinema che lui alla fine ha fatto due orecchie
dritte così e io ho detto: «Ma vedo che lei non ha tempo, non voglio
importunarla». Risposta: «No, no, ho tutto il tempo che voglio, prende
un caffè?». A quel punto avevo compreso di aver venduto il libro. In
questo caso l’editore si era innamorato della storia. Per questo, se
volete pubblicare un libro, dovete portare una storia forte, avvincente,
bella, piena di colore, di ritmo, di forza, di suspense, di tutto e poi
scriverla bene, è chiaro…

Buticchi e De Crescenzo al
convegno di Letture.
VITTORIO MESSORI
Manfredi ha detto una cosa molto giusta:
effettivamente per ciascuno di noi, un libro è carne e sangue, quindi ci
dovete compatire. Ci dovete compatire così come compatite i padri dei
figli veri. Ma per buttare così qualche ciottolo, io direi che, per
parafrasare qualcuno, forse il best-seller indigna chi non lo fa;
nel senso che io chiedo rispetto per i best-sellers e per coloro
che li fanno, soprattutto per il long-seller; che non è soltanto l’evento,
la fiammata, ma il libro che continua a macinare copie magari appunto
sotto traccia. Chiedo rispetto perché la capacità di entrare in contatto
con tanti lettori è qualche cosa da rispettare; evidentemente, nel bene e
nel male, si è riusciti a toccare delle corde profonde.
Tenete presente che il mercato dell’editoria è un
mercato, dove esiste un’offerta che deve incontrare una domanda. Ebbene,
ogni autore, entrando in questo mercato, fa un’offerta per la quale
esige le due cose più preziose: il tempo e il denaro. Quindi, colui che
è in grado di convincere i suoi contemporanei e magari le generazioni
successive a spendere questi due beni preziosi è in ogni caso una persona
da rispettare… Tenete presente che ci sono stati grandissimi
investimenti da parte di editori su libri che sono stati dei clamorosi
flop.
Io ero ancora alla Stampa, ero a Tuttolibri,
quando fui svegliato di notte da un telegramma urgentissimo mandato dall’indimenticabile
amico Mimmo Porzio, che era allora il carismatico capo ufficio stampa
della Mondadori; questo telegramma, mandato ai potenziali recensori
svegliandoli nel cuore della notte, faceva parte della campagna
miliardaria per lanciare un mattone alto così che era Horcynus Orca di
D’Arrigo. La Mondadori ha tentato l’impossibile per imporlo, ma il
libro è finito al macero, mentre invece i libri – lasciatemelo dire con
un sorriso autoironico – pubblicati dalla Sei, che quando uscì con Ipotesi
su Gesù era solo un’editrice scolastica, non aveva neppure accesso
alle librerie di varia, ventiquattro anni dopo sono ancora vivi.
BEPPE SEVERGNINI
Sfrutto i miei minuti per parlare degli editori
e di come insieme – noi che scriviamo, gli editori, i giornalisti
recensori, la televisione – stiamo facendo di tutto per rendere più
difficile creare un best-seller anche quando qualche libro ne
avrebbe il potenziale... C’è un problema enorme di recensioni e qui chi
è senza peccato scagli il primo volume; cioè il sistema delle recensioni
non funziona anche perché facciamo le recensioni fra di noi; gli editori
le chiedono in questo modo, la gente non si fida più, quindi le
recensioni sono un genere che si è avviato – e ce lo meritiamo tutti
– verso una fine indecorosa.
Altro problema: il 90% dei premi italiani sono uno
scandalo e molti di noi lo dicono, poi li accettano. Tutta questa
situazione in un mondo in cui la concorrenza per il libro diventa
grandissima perché il tempo, l’unico punto fisso, sono le ventiquattro
ore del giorno in cui la gente va sulla rete, guarda il videoregistratore,
il Dvd, gioca col telefonino... Qualcosa deve cedere; il libro ha
cominciato a cedere, stanno cominciando a cedere trasmissioni intelligenti
della Tv generalista; io ne ho parlato con Fabio Fazio e gli ho detto: «Secondo
me le tue difficoltà sono la prova che facevi un prodotto un po’
superiore alla media». Credo che dovremmo sinceramente preoccuparci…
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MARIA
VENTURI
Giornalista (ha diretto Novella 2000 e Anna), nata a
Firenze nel 1933. Tra i suoi romanzi (Rizzoli): La storia
spezzata,
Il rumore dei ricordi. È suo il soggetto
di Incantesimo, da
cui l’ultimo libro. |

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MARIA VENTURI
Si è parlato di long-seller e di world-seller:
io non credo che esista un libro che tra vent’anni si venda. Trovo
desolante che autori quali Pavese e Fenoglio, tutti questi scrittori degli
anni ‘50 che hanno dato tantissimo e sono stati dei traduttori famosi,
ci hanno portato la cultura anglosassone, i grandi americani del
dopoguerra, la collana "La Medusa", oggi non si vendano più.
Non parliamo poi di autori del primo ‘900. Dobbiamo avere la
consapevolezza che scriviamo adesso per il pubblico di adesso e argomenti
da best-seller nascono dal capire, dal colmare un vuoto, dall’essere
in sintonia con quello che il pubblico in questo momento vuole.
Ecco perché la televisione è molto importante. Io
contesto e stigmatizzo tanto una persona che trascorra le giornate davanti
alla televisione, quanto chi non la vede per niente. La televisione è un
mezzo per creare la voglia di leggere, la voglia di approfondire. E ho
molta buona speranza per il libro perché adesso ci siamo avviati verso il
fenomeno del voyeurismo, del guardone. Il grande fratello ne
è una prova; non c’è opera, non c’è programma televisivo che
stimoli il potenziale voyeurismo come il libro: nel libro tu hai
veramente uno spettacolo interattivo perché tu spii, guardi quello che l’autore
ha detto, ha accennato; i libri letti da bambini sono bellissimi perché
una frase, una piccola descrizione te la amplifichi, te la vivi, te la
dipingi, e ti resta per tutta la vita.
Penso che forse ci possa essere un futuro per il libro,
se riusciamo veramente a creare questa sinergia, introducendo il libro in
questo modo di comunicazione di massa.
CORRADO AUGIAS
Voglio dire una cosa che non si sa e che mi
colpì molto quando avvenne. Quando facevo in televisione una rubrica di
libri accadeva che alle volte venivano a parlare del loro libro preferito
dei personaggi noti: l’80% erano politici, parlo di qualche anno fa,
quando ancora c’erano dei politici che leggevano libri. Ecco il fenomeno
curioso: quando questi ospiti parlavano di un libro con evidente passione,
il libro, magari uscito dieci anni prima, tornava in classifica.
Questa è una delle cose più impressionanti, perché un
conto è andare da Maurizio Costanzo, fare il giro delle sette
trasmissioni tv per presentare il proprio libro, un altro è far tornare
in classifica un libro uscito anni prima solo perché se ne parla con
evidente sincerità in televisione. Poi, a chi chiedeva come incominciare,
io rispondo: guardate, c’è una cosa di cui forse non si è parlato, l’amore
per la pagina, l’amore in generale per le cose che non siano le
necessità quotidiane, nasce il più delle volte da un atto di seduzione:
è la seduzione di un maestro, di un compagno, di un partner, di chiunque,
una lettura stessa, ecco la seduzione mediata da una pagina, ma un atto di
seduzione che ci schiuda quello che poi, in una vita, presa dagli affanni
degli studi, del lavoro e della famiglia, potrebbe non accadere mai.
Perché escludere, cara Maria in questo ti do assolutamente ragione, che
questa seduzione possa essere la televisione a esercitarla?
Anche se ormai sulla televisione detta terrestre, quella
cioè che riceviamo normalmente, canone o no che sia, va in onda della
pura spazzatura. La televisione un po’ più sofisticata, lavorata,
pagata volta per volta, è la televisione che a poco a poco subentrerà a
quella esistente, cioè quella via satellite. Io ringrazio molto. Don
Antonio Rizzolo farà le conclusioni, quindi io chiudo qua la mia parte.

Da sinistra: Augias, Severgnini,
De Crescenzo, Rizzolo; sul fondo: Manfredi.
ANTONIO RIZZOLO
Cercherò di tirare le fila di quello che si è
detto partendo dalle parole chiave che sono emerse durante questo
interessante dibattito. Innanzitutto passione; la passione con cui l’autore
scrive la sua opera, la passione con cui lo stesso editore la va a cercare
e la promuove in varie forme. Però passione che va unita alla competenza,
nel senso che quello di cui si scrive bisogna che sia conosciuto, vissuto,
interiorizzato, che diventi parte del vissuto dell’autore. C’è poi
una terza parola chiave che è la fortuna o il caso, ovvero saper cogliere
quello che gira nell’aria, saper anticipare i tempi, saper comprendere
prima di altri il bisogno del pubblico; in questo modo, la fortuna, il
caso, in realtà diventa una magìa, un’alchimia, la formula che non
esiste, ma che in pratica si può anche trovare, del best-seller. Altra
parola chiave è l’idea, che è simile alla competenza, è simile alla
passione, ma si concretizza più pienamente come l’avere qualcosa da
dire o, parlando di fiction, avere una storia bella, una storia
forte e avvincente che possa prendere il lettore; quindi avere qualcosa,
un contenuto, un’idea, un mondo dentro di sé, un universo che possa
essere condiviso con gli altri.
Tutte queste cose: passione, competenza, fortuna, saper
cogliere il gusto del pubblico, idea, vanno accompagnate da altre formule,
come quella dell’utilità. Severgnini ne ha parlato nel suo primo
intervento e ha spiegato tutte le varie caratteristiche di questa parola,
utilità, legata al best-seller. Utilità che va unita però –
riprendo ancora una parola di Severgnini – alla commestibilità o, in
altri termini, alla leggibilità. E qui è compreso tutto un discorso
emerso a proposito della lingua, dell’italiano da valorizzare; in questa
commestibilità entra la capacità di sintesi dell’autore, la capacità
di comunicare, di far sì che quell’idea forte possa arrivare fino al
pubblico.
Se voi prendete il numero di Letture di ottobre,
potete vedere che c’è un elenco con tutti i libri che sono stati primi
in classifica negli ultimi trent’anni. C’è soltanto il primo e non
tutti sono del grande editore, alcuni sono di un editore medio; e quindi c’è
spazio per tutti. Forse è vero, però, che alle volte il best-seller trova
difficoltà a emergere, anche perché i lettori attraverso le recensioni
non riescono a cogliere i libri che meritano di essere letti; vale di
più, in questo senso, il tam-tam, il passaparola. In conclusione, direi
che da questo convegno sono emerse molte idee; anzi, come ha detto
qualcuno, questa è stata una mattinata sorprendentemente interessante.
Grazie a tutti.