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Novella Torre è nata nel 1974 a Firenze, dove
tuttora vive, scrive e lavora. È docente di lettere in una scuola
superiore. Sue poesie sono apparse sulla rivista Semicerchio e
in alcune antologie. La sua raccolta La preda (Lietocolle,
2007) ha vinto il Premio Opera prima 2007. Di recente ha vinto, con
inediti, il Premio Poesia di strada (Macerata) e la Biennale di
poesia di Alessandria.
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Chi avrebbe detto di vivere più a lungo
dell’avvicendarsi dei fiori di stagione
delle orme sul tappo di cemento
che non dicevano quello che ti voglio.
L’ombra violetta intorno a certe rose
che ti porto, le fa più rare, quasi
imbarazzanti. E io sui vialetti d’asfalto
diretta mi incammino come a un domicilio
d’ombra o di sole non è dato dirlo, ma
chi avrebbe detto che al cimitero di Soffiano
alle lapidi increspate di muschio,
ai lumini per cui non victoria est,
sed mors, e per lei soltanto
saremmo venuti, non per nonni o professori,
ma per dirigersi come ad un portone
si bussa in visita alle cinque col mazzo
in una mano di chiavi
per dove non si sa, e nell’altra i fiori
IL COMMENTO
Il passaggio di dimensione, l’incapacità
di spiegarlo: un motivo centrale nella silloge, intitolata Di magnifico
c’è che non fa male, che contiene questo testo. Il tempo che scorre
e modifica le cose e le persone, le intacca o le travolge, affonda il
tempo dell’esistenza. La morte, il trapasso, il cambiamento sono, in
fondo, previsti e logici più che inaspettati. Ma è materia di poesia
domandarsi l’essenza o l’inconsistenza di ciò che rimane, il senso
del segno.
n.t.
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