I
cristiani ascoltano una Parola contenuta in uno scritto che leggono; c’è
un circuito tra occhi e orecchie, perché tra occhi e orecchie trascorre
la nostra corporeità: la sapienza che acquisiamo ha sapore buono, il
libro e la lettura sono ruminati in quel misterioso stomaco che è la
nostra interiorità, tocchiamo le pagine e il libro. L’esperienza
delle letture della Sacra Scrittura ha coinvolto e coinvolge tutti i
cercatori di Dio, tutti coloro che lo celebrano, molti di quelli che lo
pregano. I cristiani hanno ereditato da Israele questo legame
irrinunciabile con la Scrittura; come Israele la legge e ne ricava vita
e sapienza, così anche i cristiani ne ricavano vita e sapienza, a
partire da Colui che un giorno nella sinagoga di Nazareth, leggendo nel
rotolo del libro, svela se stesso con e nella lettura.
Dunque, presentiamo alcune letture attorno alla
Lettura per eccellenza. Alcuni di questi libri sono, per così dire, una
"cornice", un avvicinamento; altri concentrati in modi diversi
attorno a uno dei più misteriosi testi della Bibbia, il Cantico dei
Cantici, testo che non smette (e non può smettere) di attrarci a sé,
di farci pensare, di rimandarci fuori da noi stessi, magari molto
lontano o molto vicino.
La
lectio divina è il metodo con cui i monaci da sempre si
esercitano sulla pagina sacra; metodo ripreso negli ultimi anni in modi
e luoghi diversi. In Italia, ma non solo, la ripresa della lectio è
legata anche al nome di Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose,
che quasi quaranta anni fa, con Pregare la Parola. Introduzione alla
lectio divina, ci aveva tutti condotti a pregare con la Sacra
Scrittura, nel solco dei padri della Chiesa e dei monaci. Il libro
attuale di Enzo Bianchi è Ascoltare la Parola. Bibbia e Spirito:
la "lectio divina" nella chiesa, Qiqajon, 2008, pagg.
144, euro 10,00. Il priore di Bose riprende i temi che gli sono propri;
si avverte nelle pagine che gli anni sono passati felicemente nella sua
consuetudine con la Scrittura, ma forse con maggior fatica nella
compagine ecclesiale. Troviamo spazio per confrontarci con le nostre
fatiche di cristiani lettori, qui ed ora; segnalerei una sola notazione:
«Una prima difficoltà che ostacola il diffondersi e il radicarsi nelle
realtà ecclesiali della pratica della lectio divina è il
primato che, di fatto, viene accordato nelle parrocchie e nelle chiese
locali alle molteplici attività pastorali e di animazione, sociali e
caritative, di assistenza e di organizzazione, rispetto al compito
essenziale di trasmettere l’arte di vivere e nutrire la fede» (pag.
122). Con delicatezza, ma sembra di capire che la mancanza di una lectio
sia uno specie di spartiacque da non sottovalutare.
Una lettura "diversa"
Un
altro pezzo della "cornice" è dato dal testo sul Talmud (Jacob
Neusner, Il Talmud. Cos’è e cosa dice, traduzione di
Gabriele Mancuso, San Paolo, 2009, pagg. 272, euro 19,50). Il Talmud è
un insieme di scritti che regola la vita delle comunità ebraiche;
scritti che discendono dal Pentateuco, la Torà, che gli antichi rabbini
commentarono ed esemplificarono. Sul Talmud i rabbini, e non solo loro
nelle comunità ebraiche sparse per il mondo, continuano a studiare e a
meditare, in un dialogo ininterrotto tra loro, attraverso i secoli, per
poter vivere all’altezza del Patto che li lega al Signore e fa di loro
un popolo. È difficile accostarsi alla Bibbia senza avere nelle
orecchie almeno il suono, se non la conoscenza, di un altro ritmo di
lettura e di ascolto della pagina sacra. Questo tipo di attenzione, tra
l’altro, giova a quella conoscenza del popolo ebraico di cui abbiamo
dovere e bisogno.
Letture non scontate
Il
terzo elemento della cornice ci è dato da un lettore assiduo e non
scontato della Bibbia, Erri De Luca, che con un sacerdote napoletano ci
offre un altro dei suoi saggi illuminanti e folgoranti (Erri De Luca e
Gennaro Matino, Almeno 5, Feltrinelli, 2008, pagg. 84,
euro 9,50). Se normalmente la Scrittura ci prende l’anima o la mente,
questo viaggio ci porta alla scoperta dei sensi, proprio dei cinque
sensi (almeno 5, allude il titolo). L’accesso che i cinque sensi
offrono mostra Dio e l’uomo, o meglio Dio e gli uomini di Dio, in un’avventura
reale, umana, raccontabile come un viaggio di cui ricordiamo non solo
luoghi ma anche gli odori, i sapori e i gesti e la luce di paesaggi
inconsueti. Il credente troverà in questo piccolo libro risonanze poco
consuete, ma ricche e fertili; il non credente troverà posto a questa
mensa che la Scrittura è. Rimane un esempio la fedeltà alla lettura
biblica e alla lingua ebraica di Erri De Luca. Il suo esercizio ci
ricorda «colui che è chino sulla scrittura» (come dice la lettera di
Giacomo) e ci fa sembrare quel gesto umano, avvicinabile, forse anche il
mio gesto, chiunque io sia.
Cantici d’amore
Il Cantico dei Cantici è un testo noto, conosciuto,
magari per
citazioni,
anche da chi non sa che questo misterioso testo amoroso appartiene alla
Bibbia. E i commenti al Cantico sono innumerevoli. Ogni epoca e ogni
tema religioso ha trovato nei pochissimi capitoli del Cantico una pista
sulla quale muoversi. Robert W. Jenson è un teologo luterano; il suo
commento al Cantico (Cantico dei Cantici, edizione
italiana a cura di Giuseppe Campoccia e Carla Malerba, Claudiana, 2008,
pagg. 154, euro15,00) segue l’ispirazione della collana di cui fa
parte. Si tratta di un commento che, senza nulla togliere al patrimonio
acquisito dall’esegesi storico-critica, fin nei suoi ultimi risultati,
tiene conto del testo così come è; lo divide in poesie – d’amore
evidentemente – dando poi conto dell’esegesi allegorica e chiudendo
il commento a ogni poesia con un riferimento alto all’amore umano.
Così chiude: «Ogni amante dica spesso all’amato: "Affrettati a
raggiungermi! Vieni da me!". E aggiunga anche qualche
approssimazione dell’amen come "La sua venuta è certa".
Così termina il cantico degli amanti, il cantico del Signore e della
sua sposa, e il cantico dell’amore umano, incastonato nel Cantico di
Dio» (pag. 142).
Amore in esilio
Uno
sguardo quasi diametralmente opposto sul Cantico è quello di Massimo
Giuliani (Eros in esilio. Letture teologico-politiche del
"Cantico dei Cantici", Medusa, 2008, pagg. 152, euro
14,00); parte dalla stessa domanda di Jenson, la domanda di tutti quelli
che si avvicinano al Cantico: perché è entrato nel canone biblico? E
ci accompagna in un viaggio diverso, quello dell’interpretazione
politica del Cantico, di cui grande figura e questione è l’esilio.
Interpretazione che si muove dentro le pieghe e le piaghe dell’ebraismo,
che trova convincente l’interpretazione della donna del Cantico come
di una ’amunà (per Rashi, una donna avvolta nella vedovanza di
un marito vivente), una moglie il cui marito è assente ma non
dichiarato morto.
Bene riassume lo spessore del libro e le letture del
Cantico che sono riportate e ripercorse il titolo della seconda parte
del testo: "Il conflitto delle interpretazioni sul corpo degli
amanti". Libro impegnativo e bellissimo.
Chissà che questi libri ci conducano a posare gli
occhi, a tendere le orecchie, a stendere le mani verso il Libro dei
Libri.
Stella Morra