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L’ultimo numero di
"Letture" chiude una storia lunga più di sessant’anni: nel
1946 i gesuiti di San Fedele proseguivano la rivista creata nel 1904 da
monsignor Casati. Nel 1994 veniva rilevata dalla San Paolo. Il saluto del
direttore.
"Auguro a tutti coloro che
hanno conosciuto e apprezzato la rivista di non perdere mai il gusto e il
piacere di leggere, e di vedere, ascoltare, tenersi informati".
Sembra
una beffa del destino: proprio il numero dedicato alle riviste letterarie
italiane è l’ultimo della nostra rivista. Sì, perché da oggi la
pubblicazione di Letture viene sospesa. Non più Letture,
dunque. La decisione era nell’aria da tempo, ma poi è arrivata
improvvisa da parte dell’editore, per cui non mi resta che utilizzare
questo editoriale come un discorso d’addio. La Periodici San Paolo, che
aveva rilevato la rivista dai gesuiti di San Fedele nel 1994, ha creduto
fin dall’inizio nel suo valore e nelle sue possibilità, in linea con il
proprio ideale apostolico: annunciare il Vangelo agli uomini di oggi con i
mezzi di oggi. Infatti l’elevazione dello spirito umano propria della
cultura intesa nel suo senso più vero è opera pienamente evangelica,
poiché, parafrasando l’espressione di Terenzio, nulla di ciò che è
umano è estraneo al cristianesimo in quanto lo stesso Figlio di Dio Gesù
Cristo si è fatto uomo.
In tutti questi anni il nuovo editore ha dunque
sostenuto, anche economicamente, la testata, accollandosi il passivo
annuo. Ora non è più possibile. Questo è uno dei grandi problemi che
ogni rivista letteraria, di là dalle spinte ideali e dalle dichiarazioni
di principio, si trova davanti, oggi più che mai. La cultura in Italia
difficilmente rende, dal punto di vista economico. Sono però convinto che
in questi anni, e in tutta la sua storia, Letture ha sparso molti
semi positivi, che hanno dato e daranno frutto. La sua scomparsa è una
perdita per chiunque ama la cultura e desidera "leggere" quello
che offre il panorama letterario, cinematografico, musicale. Vorrei
comunque mettere in rilievo alcuni momenti salienti della storia di Letture,
a futura memoria. E cedo subito la parola a padre Alessandro Scurani,
direttore dal 1979 al 1994, che in una sua nota così raccontava l’origine
della rivista: «Nel 1945, dopo 162 anni dalla soppressione, i gesuiti
rientravano a San Fedele in Milano. Il cardinal Schuster, come
contropartita della cessione della parrocchia, chiese loro di continuare
il servizio già svolto dalla Rivista di Letture di monsignor
Giovanni Casati. Nata nel 1904, la Rivista di Letture aveva lo
scopo di fornire indicazioni morali sui libri ai lettori cattolici, che
allora costituivano ancora una massa compatta e disciplinata».
«Con il gennaio del 1946», continua padre Scurani, «subentrarono
i gesuiti. Il nuovo titolo fu Letture, rassegna critica del libro.
[...] Il primo direttore fu il padre Giuseppe Petazzi. Entro l’anno gli
abbonati raggiunsero i quattromila. Intanto era rientrato dall’Albania
il padre Giuseppe Valentini: l’uomo giusto per la nuova rivista.
Succeduto al padre Petazzi in autunno, fu lui a dare l’impostazione
definitiva a Letture. Capì che non bastava dare un giudizio morale
del libro. Bisognava farsi apprezzare e guadagnare la fiducia dei lettori
intervenendo con un giudizio globale, che non trascurasse l’aspetto
critico-estetico. La nuova rivista si distinse per una maggiore apertura e
attitudine al dialogo. [...] Durante il decennio 1950-1960 Letture organizzò
a Roma e a Firenze una serie di incontri di molti sacerdoti e religiosi
impegnati nel mondo del libro. In quei convegni vennero discussi i criteri
della nuova critica cattolica. Vi prendeva parte anche un rappresentante
del cardinal Ottaviani e si preparò allora l’abolizione dell’Indice
dei libri proibiti: strumento troppo occasionale e frutto di una
mentalità di pura difesa e rifiuto. L’abolizione dell’Indice giunse
in porto con il Concilio Vaticano II».
Nel 1994, con la crisi delle vocazioni gesuite, la
rivista passò alla Periodici San Paolo. La nuova Letture, sotto la
direzione di don Giusto Truglia, fu rinnovata graficamente e, pur
conservando le finalità di servizio pastorale, si è distinta per la
molteplicità degli interessi, per la maggiore ricchezza delle
informazioni e per la collaborazione di noti critici e scrittori. Quando
ho preso in mano la direzione nel 2000, coadiuvato dal vicedirettore
Giuseppe Barigazzi, e poi da Sergio Tosatto, ho avviato approfondimenti
monografici nelle varie sezioni, in particolare nella prima parte, sempre
dedicata a un tema particolare con gli interventi di critici ed esperti.
Sono diventate abituali anche le interviste a scrittori, registi,
musicisti, uomini di cultura.
Mentre ringrazio tutti i collaboratori di Letture e
coloro che hanno amato la nostra rivista, concludo con una citazione e un
auspicio. La citazione è del fondatore della Famiglia paolina, il beato
Giacomo Alberione, che nel 1944, nel volume L’apostolato dell’edizione,
così presentava la Rivista di Letture: «Ha lo scopo di giudicare
il contenuto dei libri di lettura popolare, specialmente sotto l’aspetto
morale-religioso [...], è frutto di un lungo e paziente lavoro. Mira a
preservare gli inesperti dai gravi pericoli di letture pericolose; indica
quelle ispirate a princìpi sani; è guida pratica e sicura ai genitori,
ai bibliotecari, agli educatori e ai direttori di anime. L’esempio che
ha dato lo zelante sacerdote italiano [monsignor Casati] nel campo
religioso-popolare, sarebbe da imitarsi in tutte le nazioni e per le
produzioni di tutti i generi, siano esse di scopo intellettuale, che
morale, economico o ricreativo». Infine l’auspicio: Letture chiude,
tuttavia spero che non sia un vero addio, ma un arrivederci, forse con un’altra
impostazione, in un’altra forma. E auguro a tutti coloro che hanno
conosciuto e apprezzato la rivista di non perdere mai il gusto e il
piacere di leggere, e di vedere, ascoltare, tenersi informati. Non più Letture,
ma ancora tante buone letture.
Antonio Rizzolo
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