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Il covo dei blogger.

  
Luca De Biase, Internet
e il valore del dono

di Arianna Cameli
  


   Letture n.655 marzo 2009 - Home Page Il direttore dell’inserto Nòva24 de Il Sole 24 ore, esperto in nuove tecnologie, Internet e social network, sottolinea la centralità della gratuità e del dono nelle relazioni personali e nell’economia della cultura.
   

Sul fenomeno Facebook e isocial network è uscito un istant book allegato al quotidiano Il Sole 24 ore, andato a ruba nelle edicole. Difficile procurarsene una copia anche per i lettori più affezionati. Tra i motivi che hanno spinto gli italiani all’acquisto c’è sicuramente l’interesse e la curiosità verso il social network che ha conquistato persino il popolo dello stivale, di solito latitante verso le nuove tecnologie.

Obiettivo del libro era capire l’universo delle comunità on line e il nuovo modello di business che si sta imponendo. Il volume raccoglie anche i risultati della prima indagine condotta dal Sole 24 ore sugli utenti di quello che si presenta come un vero e proprio fenomeno sociale senza confini di generazioni o di genere. Il fatto che più di 4 milioni di italiani siano iscritti a Facebook, infatti, la dice lunga su come stiano cambiando vertiginosamente i rapporti e le relazioni tra le persone. Oltre un milione di persone hanno partecipato all’indagine e ciò che è emerso è che ritrovare amici e fare nuove conoscenze è l’uso primario dichiarato da oltre 1.300 utenti (il 60%), seguito da quelli che ne apprezzano soprattutto la possibilità di espansione (22%) e gli appassionati di giochi (8%). Ma in realtà esistono anche gli utilizzatori di social network per motivi lavorativi e professionali. E di sicuro ne stanno approfittando anche le aziende per fare marketing e seguire da vicino gli interessi e le passioni degli utenti abituali. Il giornalista Luca De Biase inoltre, a quasi due anni dal suo libro pubblicato per Feltrinelli, Economia della felicità. Dalla blogosfera al valore del dono e oltre, sottolinea come analizzando il fenomeno dei social network prenda sempre più corpo il valore della gratuità come arricchimento dell’economia. Un principio quello del dono, che non si pone in conflitto con le logiche del profitto ma che, anzi, potrebbe aprire uno scenario alternativo e diversificato del sistema economico e culturale. Ne parliamo insieme a Luca De Biase.

  • Parlando di Cultura 2.0 e di nuovi strumenti a disposizione per veicolare contenuti, quali importanti cambiamenti ci sono stati, secondo lei, negli ultimi anni?

«Internet ha abbassato le barriere alla pubblicazione e alla distribuzione di contenuti. E nel tempo ha reso possibile per centinaia di milioni di persone esprimersi e connettersi donando agli altri il loro tempo, le loro idee e le loro creazioni. In questo modo è nato, in un certo senso, un nuovo medium che sembra un enorme passaparola. I media tradizionali si stanno lentamente, o velocemente, riposizionando per confrontarsi con questa nuova dimensione mediatica. La tecnologia è stata un’opportunità. Ma la società l’ha colta con grande entusiasmo probabilmente perché ne avvertiva il bisogno. Il bisogno emergente ora è quello di un nuovo ecosistema dell’informazione nel quale ci sia il giusto spazio per l’espressione delle persone e il filtro selettivo delle redazioni, alla ricerca di una nuova definizione di qualità».

  • È uscito ultimamente in edicola con Il Sole 24 ore il libro curato da lei e Ferruccio De Bortoli dal titolo Il fenomeno Facebook. La pubblicazione è andata a ruba, si pensa anche a un’uscita in libreria?

«Attualmente, Il fenomeno Facebook è disponibile on line in formato digitale. Non credo che andrà in libreria».

  • A proposito delle ricerche che avete compiuto per la realizzazione del libro, quali sono, secondo lei, i dati più interessanti emersi?

«A parte l’incredibile accelerazione delle iscrizioni a Facebook in Italia, passate da 100 mila a 4 milioni nel corso dell’anno scorso, l’impressione è che questo network sociale sia vissuto in maniera profondamente diversa dai vari partecipanti. E che sia dunque difficile generalizzare sui comportamenti degli utenti. Si direbbe che si tratti di una sorta di blogosfera semplificata. La cui divertente ambiguità è definita dall’uso della parola "amici": un’ambiguità dalla quale tutto discende».

  • Quanti sono gli italiani che usano Fb? E soprattutto in che modo?

«Al momento della ricerca avevano superato i 4 milioni. Ora saranno di più. Si esprimono e si connettono con gli "amici": status update, messaggi, video e foto, chat...».

  • Quali sono i motivi che possono spingere chiunque a iscriversi a un social network come Fb?

«L’idea di ritrovare gli amici persi per strada è ripetuta molto spesso. In generale, la possibilità di esprimersi e di essere riconosciuti. Con una ricerca prevalente di esperienze divertenti. Anche se non manca chi usa il social network per lavoro».

  • Il social network può diventare anche uno strumento di marketing per le aziende?

«Certo. Soprattutto per ascoltare e comprendere che cosa pensano le persone in un mondo nel quale le tradizionali forme di indagine statistica sembrano un po’ in difficoltà. Se poi le persone che lavorano per il marketing delle aziende vogliono usare il social network anche per esprimere i loro messaggi, allora sarà bene che si ricordino sempre di essere prima di tutto persone che partecipano a una grande conversazione tra persone. La conversazione tra le persone non si interrompe alzando la voce. La buona educazione è necessaria. La situazione è dominata dallo scambio gratuito di attenzione e di idee. Non è il contesto nel quale ci si possa mettere a lanciare messaggi pubblicitari aggressivi e unilaterali».

  • Quali sono, secondo lei, gli aspetti di cui gli operatori culturali (e non) dovranno tenere conto?

«La gratuità e il dono di tempo e attenzione ritrovano una centralità nelle relazioni tra le persone sui social network. Il valore del dono consente un recupero di comportamenti orientati ai beni che non si motivano per il loro prezzo ma per il loro significato. I beni culturali sono tra questi».

  • Internet e i nuovi strumenti a disposizione cambieranno anche il modo di concepire l’economia ? Quali scenari potrebbero aprirsi?

«La dimensione monetaria è stata per troppo tempo l’unica dimensione dell’economia. Il valore del dono non va visto come contrapposizione, ma come arricchimento dell’economia».

  • Sono molti gli universitari e i trentenni che usano Facebook; parlando di riforma della scuola, poi, negli ultimi tempi abbiamo assistito anche a forme di aggregazione e proteste su blog costituiti dagli studenti di molti atenei italiani. Per non parlare delle petizioni o raccolta firme che spopolano in Rete. Di che cosa, secondo lei, dovrà tener conto la politica nei prossimi anni?

«Le idee devono essere credibili. Le campagne devono mettersi in relazione con le persone. Le biografie dei politici devono essere messe davvero in gioco nel social network. La Rete non accetta messaggi calati dall’alto. Il successo in Rete avviene quando la Rete adotta un’idea, una posizione, una persona».

Per visitare il blog di Luca De Biase: http://blog.debiase.com/

Arianna Cameli

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