Strana
capacità la memoria: consente di ricordare, ma anche sceglie e
dimentica, ci lascia rasserenati come un unico albero verde in una piana
nebbiosa, ma a volte ci inquieta e ci agita rendendoci incapaci di
lasciar cadere, di liberarci. Ci offre distanza, e dunque calma gli
ardori, ma a volte ci offre anche rimpianto o rancore, che nutrono le
braci e non lasciano che il fuoco si spenga. Per questo non possiamo
ignorare la memoria, ci tocca guardarla in volto, quando è dolorosa
come quando è quieta; infatti, ciò che non è ricordato è destinato a
essere ripetuto.
Per questo vorremmo proporre diversi esercizi di
memoria intorno alla nostra fede, dolorosi o lievi, che ci indichino i
tanti metodi con cui è possibile ricordare e dimenticare, ma
soprattutto pacificare.
Il
primo è un testo che va direttamente ed esplicitamente alla questione:
Giuseppe Platone (a cura di), Roghi della fede. Verso una
riconciliazione delle memorie, Claudiana, 2008, pagg. 224, euro
17,00. Nel 1397, nella cittadina di Steyr, in Austria, l’Inquisizione
condannò al rogo un centinaio di valdesi che avevano rifiutato di
abiurare la loro fede; seicento anni dopo un monumento ricorda l’eccidio
e, nel 2005, un analogo monumento viene inaugurato in Piemonte a cura di
un gruppo ecumenico per riconciliare la memoria di quell’evento. Il
libro raccoglie la storia e le riflessioni teologiche sui due fatti: sul
rogo e sul gesto riconciliatore, una storia dalla parte di coloro che la
Storia ha considerato vinti e sconfitti, ma che una volta tanto sono
stati riconosciuti e onorati seppure secoli dopo.
Saperi e poteri
Il
secondo libro di cui vorremmo parlare è: Sofia Boesch Gajano ed Enzo
Pace, Donne tra saperi e poteri nella storia delle religioni,
Morcelliana, 2008, pagg. 512, euro 32,00. A partire dalla relazione
maschile-femminile nel confronto fra religioni, il libro sceglie un
campo di indagine specifico (e doloroso!), quello della correlazione tra
poteri e saperi; il metodo compara e utilizza diverse discipline: ci
viene mostrato come si sperimenti una diversa trasmissione dei saperi
tra uomini e donne, e dunque come si giunga a una diversa conoscenza
della realtà e a un diverso esercizio dei poteri, ma anche a diverse
pratiche spirituali e comportamenti, all’interno come all’esterno
delle istituzioni ufficiali sia delle religioni monoteiste come delle
religioni antiche, orientali, africane e afroamericane.
Un esercizio di storia delle donne, memoria di genere,
che si fa e diventa storia degli uomini e delle donne e delle loro
relazioni, un esercizio che dal ricordo di complementarietà e
conflitti, esposti senza partigianeria, ma nella chiara consapevolezza
di una parzialità, offre una base per la odierna consapevolezza delle
religioni.
Doppio Rahner
Il terzo testo, come anche il quarto, si presentano
come un esercizio di memoria perché ci ripropongono due testi (uno alla
sua IV edizione rivista, l’altro mai tradotto prima in italiano,
sebbene scritto nel 1967) che possono già essere considerati dei
piccoli "classici" della migliore teologia degli anni
conciliari. Va segnalato che fanno parte, come anche l’ultimo libro di
cui parleremo, di una pregevole collana dell’editrice Morcelliana
("Teologia. Nuova serie") che ripropone testi e saggi brevi,
in versione economica, che solo la loro vicinanza storica ci trattiene
dal definire, appunto, classici; testi che hanno autorevolmente
qualificato il dibattito trenta o quaranta anni fa e che sembravano
spariti, come testi e come temi. Ci sembra invece davvero fecondo
rileggerli oggi, nella loro pacata serietà e semplicità, se non altro
per misurarne la distanza dai dibattiti odierni (curioso davvero
rileggere il testo a due mani, Karl Rahner e Joseph Ratzinger, sul
problema del rapporto tra episcopato e primato! Vedi: Episcopato e
primato, Morcelliana, 2007, pagg. 192, euro 14,00).
Ma
torniamo al testo: Karl Rahner, Sulla teologia della morte,
traduzione di Lydia Marinconz, Morcelliana, 2008, pagg. 144, euro 12,00;
si tratta di una nuova edizione dell’opera uscita in prima edizione
tedesca nel 1958, con l’aggiunta di un piccolo inedito di Rahner che
rilegge e commenta se stesso.
Considerando la morte nella sua realtà dialettica e
nella sua natura «velata», egli pone radicalmente in discussione la
definizione usuale della morte come «separazione dell’anima dal corpo»
e, per superarne l’inaccettabile dualismo, propone la tesi della «pancosmicità
dell’anima». Originali sono le sue considerazioni sull’aspetto
personale della morte come fine dello status viatoris, come
unità dialettica di azione e passione, come realtà che pone in
relazione tempo ed eternità e finisce con riflessioni di sorprendente
finezza sul rapporto tra morte e peccato e sulla possibilità del «con-morire
con Cristo».
L’altro
testo, per la prima volta presentato in italiano, è: Karl Rahner, La
gerarchia nella Chiesa. Commento al capitolo III di Lumen Gentium,
a cura e con introduzione di Giacomo Canobbio, traduzione di Giulio
Colombi, Morcelliana, 2008, pagg. 96, euro 10,00. Si tratta di un
commento scritto da uno dei protagonisti stessi della discussione che ha
prodotto la Lumen Gentium: Karl Rahner era infatti uno dei periti
maggiormente influenti al Concilio, attraverso i suggerimenti che
forniva ai vescovi tedeschi. Nel fervido clima della discussione
postconciliare circa l’episcopato, Ranher commenta puntualmente il
testo con un’attenzione precisa al dettato materiale della
Costituzione: ci viene così offerto (con il testo latino e la versione
italiana a fronte) un apparato di note meticolose che ci ricordano
(ancora la memoria!) quanto sia importante capire, a fondo, fino alle
sfumature, un testo frutto di un faticoso e fecondo lavorio di
redazione.
Una preziosa sintesi
L’ultimo
libro di cui vogliamo parlare, sempre dalla stessa collana, è: Rosino
Gibellini, Breve storia della teologia del XX secolo,
Morcelliana, 2008, pagg. 184, euro 14,00. Si tratta di una piccola opera
davvero preziosa: l’autore è noto in Italia per aver curato alcuni
degli sguardi sintetici sulla storia e sulle figure della teologia
contemporanea, sui nodi problematici e sulle voci più significative,
tra i più completi, curati e utili; nel corso della sua vita ha
incontrato e intervistato quasi tutti maggiori protagonisti del panorama
contemporaneo e ha saputo presentarli al pubblico italiano, spesso non
troppo preparato a comprendere questi dibattiti. Ora, in questo libro,
ci viene offerta una sintesi alla portata davvero di tutti, anche per la
sua brevità, che ci offre una ricostruzione chiara ed essenziale del
pensiero cristiano nei suoi molteplici volti, attenta a far emergere le
continuità di lungo periodo e le fratture che ne hanno segnato la
storia nel ’900.
Di fronte a quello che oggi si chiama "il
conflitto delle interpretazioni", conflitto che rischia di
scandalizzarci, siamo chiamati a guardare la storia della teologia con
la distanza che ci fa ricordare che la comunità cristiana, diffusa nel
mondo, è una comunità che pensa, per capire e per interpretare la
vita, per comunicare e per agire, per farsi solidale con il proprio
tempo, e questo necessita che nessuno si sottragga alla fatica della
propria parzialità. Ancora un esercizio di memoria dunque.
Forme e luoghi diversi con cui ricordare, per non
essere condannati a ripetere semplicemente se stessi.
Stella Morra