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Recensioni.I libri della fede.

   
Memoria e storia della nostra fede

di Stella Morra


   Letture n.655 marzo 2009 - Home Page «È la memoria una distesa di campi assopiti e i ricordi in essa chiomati di nebbia e di sole.
Respira una pianura rotta solo dagli eguali ciuffi di sterpi: in essa unico albero verde la mia serenità».

David Maria Turoldo
Io non ho mani
   

Strana capacità la memoria: consente di ricordare, ma anche sceglie e dimentica, ci lascia rasserenati come un unico albero verde in una piana nebbiosa, ma a volte ci inquieta e ci agita rendendoci incapaci di lasciar cadere, di liberarci. Ci offre distanza, e dunque calma gli ardori, ma a volte ci offre anche rimpianto o rancore, che nutrono le braci e non lasciano che il fuoco si spenga. Per questo non possiamo ignorare la memoria, ci tocca guardarla in volto, quando è dolorosa come quando è quieta; infatti, ciò che non è ricordato è destinato a essere ripetuto.

Per questo vorremmo proporre diversi esercizi di memoria intorno alla nostra fede, dolorosi o lievi, che ci indichino i tanti metodi con cui è possibile ricordare e dimenticare, ma soprattutto pacificare.

Copertina del volume: Roghi della fede. Verso una riconciliazione delle memorie.Il primo è un testo che va direttamente ed esplicitamente alla questione: Giuseppe Platone (a cura di), Roghi della fede. Verso una riconciliazione delle memorie, Claudiana, 2008, pagg. 224, euro 17,00. Nel 1397, nella cittadina di Steyr, in Austria, l’Inquisizione condannò al rogo un centinaio di valdesi che avevano rifiutato di abiurare la loro fede; seicento anni dopo un monumento ricorda l’eccidio e, nel 2005, un analogo monumento viene inaugurato in Piemonte a cura di un gruppo ecumenico per riconciliare la memoria di quell’evento. Il libro raccoglie la storia e le riflessioni teologiche sui due fatti: sul rogo e sul gesto riconciliatore, una storia dalla parte di coloro che la Storia ha considerato vinti e sconfitti, ma che una volta tanto sono stati riconosciuti e onorati seppure secoli dopo.

Saperi e poteri

Copertina del volume: Donne tra saperi e poteri nella storia delle religioni.Il secondo libro di cui vorremmo parlare è: Sofia Boesch Gajano ed Enzo Pace, Donne tra saperi e poteri nella storia delle religioni, Morcelliana, 2008, pagg. 512, euro 32,00. A partire dalla relazione maschile-femminile nel confronto fra religioni, il libro sceglie un campo di indagine specifico (e doloroso!), quello della correlazione tra poteri e saperi; il metodo compara e utilizza diverse discipline: ci viene mostrato come si sperimenti una diversa trasmissione dei saperi tra uomini e donne, e dunque come si giunga a una diversa conoscenza della realtà e a un diverso esercizio dei poteri, ma anche a diverse pratiche spirituali e comportamenti, all’interno come all’esterno delle istituzioni ufficiali sia delle religioni monoteiste come delle religioni antiche, orientali, africane e afroamericane.

Un esercizio di storia delle donne, memoria di genere, che si fa e diventa storia degli uomini e delle donne e delle loro relazioni, un esercizio che dal ricordo di complementarietà e conflitti, esposti senza partigianeria, ma nella chiara consapevolezza di una parzialità, offre una base per la odierna consapevolezza delle religioni.

Doppio Rahner

Il terzo testo, come anche il quarto, si presentano come un esercizio di memoria perché ci ripropongono due testi (uno alla sua IV edizione rivista, l’altro mai tradotto prima in italiano, sebbene scritto nel 1967) che possono già essere considerati dei piccoli "classici" della migliore teologia degli anni conciliari. Va segnalato che fanno parte, come anche l’ultimo libro di cui parleremo, di una pregevole collana dell’editrice Morcelliana ("Teologia. Nuova serie") che ripropone testi e saggi brevi, in versione economica, che solo la loro vicinanza storica ci trattiene dal definire, appunto, classici; testi che hanno autorevolmente qualificato il dibattito trenta o quaranta anni fa e che sembravano spariti, come testi e come temi. Ci sembra invece davvero fecondo rileggerli oggi, nella loro pacata serietà e semplicità, se non altro per misurarne la distanza dai dibattiti odierni (curioso davvero rileggere il testo a due mani, Karl Rahner e Joseph Ratzinger, sul problema del rapporto tra episcopato e primato! Vedi: Episcopato e primato, Morcelliana, 2007, pagg. 192, euro 14,00).

Copertina del volume: Sulla teologia della morte.Ma torniamo al testo: Karl Rahner, Sulla teologia della morte, traduzione di Lydia Marinconz, Morcelliana, 2008, pagg. 144, euro 12,00; si tratta di una nuova edizione dell’opera uscita in prima edizione tedesca nel 1958, con l’aggiunta di un piccolo inedito di Rahner che rilegge e commenta se stesso.

Considerando la morte nella sua realtà dialettica e nella sua natura «velata», egli pone radicalmente in discussione la definizione usuale della morte come «separazione dell’anima dal corpo» e, per superarne l’inaccettabile dualismo, propone la tesi della «pancosmicità dell’anima». Originali sono le sue considerazioni sull’aspetto personale della morte come fine dello status viatoris, come unità dialettica di azione e passione, come realtà che pone in relazione tempo ed eternità e finisce con riflessioni di sorprendente finezza sul rapporto tra morte e peccato e sulla possibilità del «con-morire con Cristo».

Copertina del volume: La gerarchia nella Chiesa. Commento al capitolo III di Lumen Gentium,L’altro testo, per la prima volta presentato in italiano, è: Karl Rahner, La gerarchia nella Chiesa. Commento al capitolo III di Lumen Gentium, a cura e con introduzione di Giacomo Canobbio, traduzione di Giulio Colombi, Morcelliana, 2008, pagg. 96, euro 10,00. Si tratta di un commento scritto da uno dei protagonisti stessi della discussione che ha prodotto la Lumen Gentium: Karl Rahner era infatti uno dei periti maggiormente influenti al Concilio, attraverso i suggerimenti che forniva ai vescovi tedeschi. Nel fervido clima della discussione postconciliare circa l’episcopato, Ranher commenta puntualmente il testo con un’attenzione precisa al dettato materiale della Costituzione: ci viene così offerto (con il testo latino e la versione italiana a fronte) un apparato di note meticolose che ci ricordano (ancora la memoria!) quanto sia importante capire, a fondo, fino alle sfumature, un testo frutto di un faticoso e fecondo lavorio di redazione.

Una preziosa sintesi

Copertina del volume: Breve storia della teologia del XX secolo.L’ultimo libro di cui vogliamo parlare, sempre dalla stessa collana, è: Rosino Gibellini, Breve storia della teologia del XX secolo, Morcelliana, 2008, pagg. 184, euro 14,00. Si tratta di una piccola opera davvero preziosa: l’autore è noto in Italia per aver curato alcuni degli sguardi sintetici sulla storia e sulle figure della teologia contemporanea, sui nodi problematici e sulle voci più significative, tra i più completi, curati e utili; nel corso della sua vita ha incontrato e intervistato quasi tutti maggiori protagonisti del panorama contemporaneo e ha saputo presentarli al pubblico italiano, spesso non troppo preparato a comprendere questi dibattiti. Ora, in questo libro, ci viene offerta una sintesi alla portata davvero di tutti, anche per la sua brevità, che ci offre una ricostruzione chiara ed essenziale del pensiero cristiano nei suoi molteplici volti, attenta a far emergere le continuità di lungo periodo e le fratture che ne hanno segnato la storia nel ’900.

Di fronte a quello che oggi si chiama "il conflitto delle interpretazioni", conflitto che rischia di scandalizzarci, siamo chiamati a guardare la storia della teologia con la distanza che ci fa ricordare che la comunità cristiana, diffusa nel mondo, è una comunità che pensa, per capire e per interpretare la vita, per comunicare e per agire, per farsi solidale con il proprio tempo, e questo necessita che nessuno si sottragga alla fatica della propria parzialità. Ancora un esercizio di memoria dunque.

Forme e luoghi diversi con cui ricordare, per non essere condannati a ripetere semplicemente se stessi.

Stella Morra

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