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Recensioni.Narrativa straniera

   
Un lungo viaggio iniziatico

di Alberto Carrara


   Letture n.655 marzo 2009 - Home Page Jean-Marie G. Le Clézio,
Le due vite di Laila
(traduzione di Massimo Caviglione),
Il Saggiatore, 2008, pagg. 188, euro 12,00.

   

Si potrebbe vedere nella vasta vicenda del romanzo, il racconto di un viaggio, una specie di lungo viaggio iniziatico. La protagonista è anche la narratrice. Viene rapita nel suo villaggio natale del Nord Africa, venduta a Lalla Asma, vecchia ebrea che diventa un po’ la sua padrona, un po’ la sua nonna. Alla morte della vecchia, Laila prima viene presa sotto tutela da un gruppo di prostitute, poi, con una di esse, fugge in Europa, a Parigi. E in seguito da Parigi passa negli Stati Uniti e in Canada, per terminare il suo lungo girovagare nel villaggio stesso da dove era partita. Il viaggio è quasi un interminabile drenaggio dei mondi in ombra di marginali e dimenticati, attraverso i quali Laila passa con la sua leggerezza, la sua stupefacente sete di libertà.Copertina del volume.

La caratteristica della vicenda come viaggio viene ribadita dai riferimenti frequenti agli eventi di partenza: il rapimento, le botte, il grido stridulo dell’uccello nero sono come una specie di peccato originale che ritorna ogni volta che qualche cosa di quella violenza si rifà presente nella vita di Laila. Nello stesso tempo il viaggio sviluppa l’equilibrio instabile fra l’oppressione degli inizi e la libertà da conquistare. Quando la protagonista arriva in Francia ogni colpo di carrello sulle rotaie del treno «ci allontanava dai nostri carnefici, rendeva più ampio il mare che ci separava da loro». La liberazione del viaggio iniziatico è spesso suggerita dalla musica. A partire da quella suonata dagli amici di Laila nelle stazioni del metrò parigino («Avrei attraversato il mare e il deserto tirata dal filo di quella musica») per finire a quella che Laila suona per «il popolo dei sotterranei» che incontra nei suoi vagabondaggi.

Talvolta la sensazione è di troppi personaggi e troppe vicende. Ma spesso Le Clézio sa trovare l’equilibrio giusto e allora il suo stile asciutto dà il meglio di sé. Si veda, ad esempio, la descrizione della morte del vecchio El Hadj nel vuoto senza voci e senza rumori della metropoli. È un pezzo di straordinaria bellezza. E non è l’unico.

Alberto Carrara

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