Si
potrebbe vedere nella vasta vicenda del romanzo, il racconto di un
viaggio, una specie di lungo viaggio iniziatico. La protagonista è
anche la narratrice. Viene rapita nel suo villaggio natale del Nord
Africa, venduta a Lalla Asma, vecchia ebrea che diventa un po’ la sua
padrona, un po’ la sua nonna. Alla morte della vecchia, Laila prima
viene presa sotto tutela da un gruppo di prostitute, poi, con una di
esse, fugge in Europa, a Parigi. E in seguito da Parigi passa negli
Stati Uniti e in Canada, per terminare il suo lungo girovagare nel
villaggio stesso da dove era partita. Il viaggio è quasi un
interminabile drenaggio dei mondi in ombra di marginali e dimenticati,
attraverso i quali Laila passa con la sua leggerezza, la sua
stupefacente sete di libertà.
La caratteristica della vicenda come viaggio viene
ribadita dai riferimenti frequenti agli eventi di partenza: il
rapimento, le botte, il grido stridulo dell’uccello nero sono come una
specie di peccato originale che ritorna ogni volta che qualche cosa di
quella violenza si rifà presente nella vita di Laila. Nello stesso
tempo il viaggio sviluppa l’equilibrio instabile fra l’oppressione
degli inizi e la libertà da conquistare. Quando la protagonista arriva
in Francia ogni colpo di carrello sulle rotaie del treno «ci
allontanava dai nostri carnefici, rendeva più ampio il mare che ci
separava da loro». La liberazione del viaggio iniziatico è spesso
suggerita dalla musica. A partire da quella suonata dagli amici di Laila
nelle stazioni del metrò parigino («Avrei attraversato il mare e il
deserto tirata dal filo di quella musica») per finire a quella che
Laila suona per «il popolo dei sotterranei» che incontra nei suoi
vagabondaggi.
Talvolta la sensazione è di troppi personaggi e
troppe vicende. Ma spesso Le Clézio sa trovare l’equilibrio giusto e
allora il suo stile asciutto dà il meglio di sé. Si veda, ad esempio,
la descrizione della morte del vecchio El Hadj nel vuoto senza voci e
senza rumori della metropoli. È un pezzo di straordinaria bellezza. E
non è l’unico.
Alberto Carrara