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Mario Soldati,
Romanzi brevi e racconti,
Mondadori "I Meridiani", 2009, pagg. CXXXV-1786, euro 55,00.
«Soldati
entra in letteratura di slancio, in movimento»: così esordisce il
notevole saggio introduttivo di Bruno Falcetto, curatore di questo
secondo volume dedicato allo scrittore torinese. Si tratta, per Soldati,
di incunearsi d’acchito nel mondo circostante, vuoi per appropriarsene
che per esecrarlo, tra subitanee partecipazioni, nette antitesi e
qualche ambivalenza. Un rapporto autobiografico, sia in prima che in
terza persona (e persino in seconda), sia per esposizione diretta che
per trasposizione onirica. Calamita segreta della sua pagina, dagli
inizi alla fine, il tema religioso è,
alternativamente, frequentato e allontanato, subìto e impedito, in modo
inquieto, dialettico, complicato.
Cinque i romanzi brevi più una ricca antologia di
racconti: da La verità sul caso Motta (quadro in anni fascisti
di una società omologata e di una cultura plagiata dai nascenti media),
a La confessione (discorso intimo tra emozioni, smarrimenti,
rimorsi, analisi psicologiche e battaglie d’anima, tentazioni erotiche
e orgogliose resistenze). Da Il vero Silvestri (caso di un
protagonista "assente", che chi narra ricostruisce dentro l’insuperabile
duplicità tra chi siamo e come appariamo), a Salmace (novelle
vive, asciutte, mature, di dinamica lievità ma di solido impianto),
fino ad A cena col commendatore (gruppo di testi strutturati in
enigmi e confidenze, testimonianze e invenzioni, vita e fantasia). E poi
racconti brevi e meno brevi, tra documento e immaginazione, intreccio
psicologico e avventura morale, mistero e morte. Estrosi vagabondaggi d’umore
e di moralità, di storia e d’invenzione, nella prosa vitrea propria
di Soldati, in un volume che ben ne celebra l’organicità narrativa e
la molteplicità delle forme, che ben ne illustra e perlustra la realtà
e la coscienza, sua propria e della società.
Claudio Toscani |