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Ricordo di un amico.

  
Padre Guido Sommavilla:
fede e coraggio

di Elio Guerriero
  


   Letture n.641 novembre 2007 - Home Page

Un amico ricorda il gesuita scomparso di recente. Ne emerge il profilo di un lavoratore inarrivabile, dotato di sguardo penetrante e di abilità argomentativa generati da un’alta preparazione intellettuale.
   

Padre Guido Sommavilla, letterato e filosofo, morto nel mese di settembre a 87 anni, era anzitutto un gesuita. Di quelli antichi, dalla grande formazione, che potevano occuparsi di politica oppure di paleontologia, mantenevano però salda la loro appartenenza e non mancavano mai di far seguire alla loro firma SI: Societatis Iesu, della Compagnia di Gesù.

Originario di Moena (Trento), dunque un montanaro, padre Guido aveva studiato nell’ordine filosofia e teologia, poi – anche per le conoscenze linguistiche – era stato inviato in Germania, a Monaco di Baviera. Vi aveva frequentato le lezioni di Romano Guardini e si era cimentato con la sua Weltanschauung cattolica, con la quale il pensatore italo-tedesco si confrontava col pensiero contemporaneo. Ritornato in Italia, era stato destinato a Milano e lì egli iniziò la sua attività di insegnante di filosofia all’istituto Leone XIII, di critico letterario di Letture, di traduttore e scrittore. Prese le mosse da Guardini, di cui tradusse gli scritti filosofici preceduti da una illuminante introduzione. Successivamente si dedicò soprattutto al mondo letterario, restò tuttavia fedele alla concezione guardiniana che lo portava a valutare la visione complessiva di un autore più che le singole opere. Così fu per il confronto con Kafka e per quello che fece scalpore con Umberto Eco.

Io lo conobbi a metà degli anni ’70 quando la Jaca Book mi affidò la curatela delle opere di von Balthasar in Italia. Avendo letto qualche scritto di Guardini tradotto da Sommavilla, ne dedussi che poteva tradurre anche il teologo svizzero. La collaborazione durò più di venti anni durante i quali padre Guido tradusse nel suo italiano fantasioso e un po’ démodé una ventina di opere di von Balthasar: un volume all’anno, per lo più durante l’estate perché «mi riposo e mi istruisco». Dapprima cauto, si era progressivamente innamorato di Gloria, della Teodrammatica, e della Teologica, si era immerso nelle speculazioni di Adrienne Von Speyr, che considerava in coppia con von Balthasar un apice del pensiero cristiano, superiore, a suo dire, a san Giovanni della Croce e santa Teresa di Gesù.

Negli ultimi anni era rammaricato per la fine del suo insegnamento al Leone e la diminuzione del lavoro a Letture con il passaggio della rivista ai Paolini, ma era sempre indomito, pronto alla battaglia.

Nel 1972 presentando Communio, la rivista a cui padre Sommavilla pure collaborò per qualche anno, von Balthasar dichiarava: «Non si tratta di bravura, ma ora come sempre del coraggio cristiano che rischia». E, vent’anni dopo, ricordando la circostanza, il cardinal Ratzinger ammoniva: «Abbiamo avuto a sufficienza questo coraggio? Oppure non ci siamo rintanati piuttosto dietro l’erudizione teologica?». Il richiamo non era certo diretto a padre Guido. In tempi difficili egli aveva mostrato il petto, aveva dato prova del coraggio che viene dalla fede.

Elio Guerriero

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