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Recensioni.Narrativa straniera

   
La guerra ai sudisti,
un massacro inutile?

di Paolo Perazzolo


   Letture n.641 novembre 2007 - Home Page Edgar L. Doctorow,
La marcia
(traduzione di Vincenzo Mantovani),
Mondadori, 2007, pagg. 365, euro 18,00.

La marcia a cui allude il titolo è quella che il generale William Tecumseh Sherman compì da Atlanta a Savannah, nel cuore della Georgia sudista, alla guida di un’armata di 60 mila uomini, avendo davanti a sé solo gruppi sparuti e improvvisati che altro non poterono fare che rallentare l’inesorabile avanzata. Il 23 dicembre 1864 il generale scrisse ad Abraham Lincoln una lettera in cui definiva la città di Savannah il suo «regalo di Natale». Un Natale bagnato di sangue, perché si trattò di una marcia sanguinosa, che lasciò dietro di sé una scia di odio, saccheggi e morte. Per altri, invece, una marcia che segnò la fine della schiavitù, la liberazione degli afroamericani dalle piantagioni e l’inizio di una nuova storia.

Copertina del volume.Sono i due volti della guerra raccontata dal grande Edgar L. Doctorow, vincitore dei più prestigiosi premi, da collocare nell’olimpo delle grandi voci della letteratura americana insieme a Roth, Pynchon e Brodkey. Due volti che comunque appaiono diseguali nell’imponente affresco dell’autore, perché niente può giustificare un simile massacro, e gli stessi neri che vennero liberati dalla schiavitù furono immediatamente abbandonati a se stessi e a una nuova forma di inferiorità sociale, se non alle vendette. È difficile, infatti, non considerare il racconto come un atto d’accusa contro le guerre di ogni tempo.

Doctorow non esprime giudizi, ma racconta, descrive, facendo parlare in un intenso dramma corale i suoi personaggi. Come Arly e Will, che cambiano divisa a seconda delle circostanze, gettando nello sconcerto il giovane e idealista Will; o Pearl, figlia illegittima di un padrone bianco; o Mattie ed Emily, che si sono accodate all’armata di Sherman, seppure per ragioni molto diverse... Un romanzo storico che molto può dire sul presente, potente nella costruzione, lucido nel messaggio.

Paolo Perazzolo

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