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L'impossibile alchimia.

  
PENSIERI E PAROLE
TRA NOTE E MERCATO

a cura di Daniele Piccini
  


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3 - Poesia versus musica

LA SEMPLICE DIGNITÀ
DEI RITORNELLI

di Luca Ragagnin

Quando mi chiamano per mettere delle parole intorno a dei suoni sono felice come un bambino. Amo la forma miniata della canzone, la amo quanto la poesia. Prima ancora del gusto personale, del giudizio di valore (che oggettivamente esiste, ma non è conservato sotto teca da nessuna parte, come la coscienza e perciò si può sovvertire in continuazione), al di là della storia e della classificazione della musica popolare, della canzone continua e continuerà sempre a stupirmi il suo mondo perfettamente formato e racchiuso in una manciata di minuti, la sua sfericità inattaccabile.

Trovo insopportabili e inutili i seviziatori teorici di questo mondo, quelli che prima separano gli ingranaggi di cui è formato – musica, testo, arrangiamento, suono – poi li mettono sul vetrino di un microscopio e ci raccontano cosa vedono per comparazioni: il testo ha dignità letteraria / il testo non si avvicina nemmeno lontanamente a una poesia; la musica è molto buona / il suono è datato; l’arrangiamento è inutilmente geniale / perché la melodia è debole, e così via, in tutte le combinatorie possibili. È come dire – la prima, la più banale delle metafore che mi viene in mente – che la rotella tolta da un orologio è esteticamente insignificante.

Francesco Guccini.
Francesco Guccini.

Mi occupo delle parole delle canzoni. È un buon lavoro, che fa tenere i piedi per terra e che ti obbliga a ingegnarti con la frugalità, a trovare spazi narrativi nel piccolo. Poi, le parole, nelle canzoni, prima ancora delle storie, portano loro stesse dei suoni. E anche questo mi piace molto.

Sapere che alla fine di quel verso lì, con quel suono lì e con quello stacco lì, ci dovrà stare la lettera "e" o la lettera "u", possibilmente dentro una parola che non sembri appiccicaticcia o di comodo o, peggio ancora, di maniera. Trovare nelle soluzioni più semplici un buono sviluppo narrativo, una sterzata improvvisa, di poche sillabe in grado di dare una svolta al racconto musicale, è per me un lavoro buono e gratificante. Il ritornello, poi, è l’apoteosi di questa sfida. Amo i ritornelli delle canzoni popolari, anche in questo caso al di là del loro valore. La sfida è accesa alla massima potenza nel ritornello. Ci sono poche parole, ma pronto per loro c’è il miglior abito musicale della melodia.

Devono essere all’altezza. Devono entrare dalle aperture auricolari degli ascoltatori e finire dritte nel cervello e nella memoria. Ci va della semplicità, ma non della banalità. I cervelli sono sempre cervelli e vanno rispettati. La semplicità nelle parole delle canzoni, e, a maggior ragione quindi nei ritornelli, è un valore che è stato sempre poco considerato dai seviziatori teorici e, spesso, ignorato del tutto.

Roberto Vecchioni.
Roberto Vecchioni.

Sia chiaro, ci sono canzoni e canzoni, e De André e Nek sono due mondi molto distanti e inaccostabili. Ma c’è lavoro durissimo dietro un testo "pop". Un lavoro di artigianale e paziente limatura, quello che poi, se ben eseguito, rende le parole di una canzone popolare assolutamente integrate e incastrate alle note.

Ieri mi è capitato di osservare un cassiere di un supermercato, mentre ero in coda in attesa del mio turno: cantava, parola per parola, un brano rappato in italiano che usciva a basso volume dai diffusori, mentre, con una velocità impressionante, passava i codici a barre dei prodotti sul lettore e rispondeva alle domande dei clienti, interrompendo il suo canto per il tempo necessario, per poi riprenderlo nel punto esatto in cui era arrivata la canzone (e le parole).

Per un autore di testi musicali un episodio del genere vale quanto un importante premio letterario, credo.

Luca Ragagnin
Scrittore, poeta e paroliere

Segue: La «luce giallognola e amara» di Carboni

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