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QUELLE ANTICHE SAPIENZE
CHE NON PASSANO DI MODA

  


   Letture n.637 maggio 2007 - Home Page

       

Letteratura ed esoterismo

LA REALTÀ SUPERIORE? NON È SEMPRE INVISIBILE

di Luca Gallesi

«Ciò che è in alto è così, come ciò che è in basso»: questa citazione di Ermete Trismegisto riassume l’essenza di un sapere esoterico, cioè riservato a pochi iniziati: una precisa e puntuale corrispondenza tra l’uomo e l’universo che l’occultismo e la magia – sinonimi, non necessariamente dispregiativi, dell’esoterismo – promettono di far conoscere e quindi dominare. Il minimo comun denominatore di tutte le dottrine segrete, infatti, è la fede nell’esistenza di un’altra realtà, oltre a quella sensibile; una dimensione parallela che, invece di rispondere al principio di causa ed effetto, è animata da quella che C.G. Jung chiama «sincronicità» e regolata dalle cosiddette «coincidenze significative». Una ricca documentazione di questa vera e propria "realtà separata" ci viene tramandata dal folklore popolare e soprattutto dai miti, preziosi scrigni di sapienza arcana che, sotto l’apparenza di innocue favole, nascondono delle efficaci e dettagliate metafore iniziatiche, almeno secondo l’interpretazione di occultisti come Antonio Giuseppe Pernety, un monaco benedettino del Settecento autore di Le favole egizie e greche svelate e riportate ad un unico fondamento, un voluminoso trattato oggi presente nel catalogo delle Edizioni del Veltro (pagg. 420, euro 24,00).

Paracelso (1493-1541), medico e alchimista.
Paracelso (1493-1541), medico e alchimista.

La credenza in una dimensione occulta e potente della realtà è comune a moltissimi autori della letteratura di ogni tempo: da Platone, Giamblico e Pitagora fino a Dante e gli stilnovisti; da maghi rinascimentali come Paracelso, Pico della Mirandola e John Dee fino a poeti ispirati come Shelley, Coleridge, Yeats e D’Annunzio; da scrittori come Balzac e Meyrink fino a Ernst Jünger e Fernando Pessoa; dalle avanguardie dada e surrealiste fino a quelle moderniste, da T.S. Eliot e James Joyce fino a Ezra Pound, come ha dimostrato l’accademico canadese Demetres Tryphonopoulos nel denso studio su Pound e l’occulto, tradotto dalle Edizioni Mediterranee.

La studiosa Frances Yates ha invece analizzato il rinnovato interesse verso l’esoterismo che si riscontra in Europa durante il Rinascimento, a seguito soprattutto della scoperta del cosiddetto Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti attribuiti a Ermete Trismegisto – da cui deriva l’"ermetismo" o tradizione ermetica –, che Marsilio Ficino volge in latino dal greco nel 1463. A questa sapienza arcana e segreta si rifanno sostanzialmente due scuole di pensiero: quella di intellettuali raffinati come Giordano Bruno, che si interessa alla cultura esoterica per scopi filosofico-contemplativi, e quella di maghi operativi come Cornelio Agrippa, autore del celebre De occulta philosophia, un trattato di magia cerimoniale utile a influire sulla realtà.

L’interesse per l’occulto torna poi nuovamente a diffondersi in Europa durante la Rivoluzione scientifica; nel Settecento, la trasmissione di un vero o presunto sapere iniziatico viene affidata da un lato a una corrente di mistici indipendenti, tra i quali spiccano Boehme e Swedenborg, e dall’altro alla massoneria, fondata nel 1717, nelle cui logge hanno attinto sapienza e ispirazione scrittori e musicisti come Goethe, Mozart e Rabelais, sulla cui affiliazione massonica è tra l’altro disponibile – per i tipi delle Edizioni Atanor – un curioso Rabelais massone, di Paul Naudon, che spiega come dietro alle avventure di Gargantua e Pantagruele si celi un percorso iniziatico.

Emanuel Swedenborg (1688-1772) scienziato e mistico svedese.
Emanuel Swedenborg (1688-1772) scienziato e mistico svedese.

In Inghilterra, tra i poeti imbevuti di misticismo esoterico spicca William Blake, abituato ad avere visioni mistiche sin dall’età di quattro anni, quando aveva urlato dal terrore – come ricorda Crab Robinson nel suo diario – per avere visto Dio affacciarsi alla finestra. Appassionato lettore di Swedenborg, dei neoplatonici e dei testi indù che cominciavano a essere tradotti in lingue occidentali, l’autore de Il matrimonio del cielo e dell’inferno può essere definito uno gnostico, per il quale la realtà ultima è Una, al di là delle apparenti contrapposizioni dei contrari. Influssi esoterici sono poi presenti in tutto il Romanticismo, non solo quando, come nelle Lyrical Ballads di Wordsworth e Coleridge, viene rivalutato il folklore, ma anche quando si presta attenzione al razionalismo scientifico come nel Frankenstein di Mary Shelley, dove il protagonista inizia la ricerca del segreto della vita studiando le opere di Agrippa, Paracelso e Alberto Magno, per abbandonarle a favore delle scienze moderne che però gli permettono solo di creare un «miserabile mostro che trae gioia dalla carneficina e dal dolore».

Nella Francia dell’Ottocento, il simbolismo condivide esplicitamente con l’esoterismo proprio l’importanza attribuita ai simboli, strumenti essenziali per entrare tanto nella dimensione dell’occulto che in quella della poesia. Il simbolo, che etimologicamente è "ciò che unisce", contrapposto al "diavolo" che è ciò che separa, rappresenta una vera e propria chiave di accesso all’essenza delle cose, che si trova oltre il velo di Maya della realtà sensibile. In un dialogo immaginario tra W.B. Yeats e il suo amico AE – ovvero lo scrittore visionario George Russel –, Elmire Zolla fa dire al poeta irlandese che «i simboli sono ciò che un tempo si chiamavano gli dèi: avviene che alcuni per lungo tempo si eclissino, ma giunge il poeta che ridona a loro la vita». Persino romanzieri apparentemente molto lontani da suggestioni esoteriche come Honoré de Balzac cedono alla tentazione dell’occulto, come accade in Seraphita, un romanzo esplicitamente ispirato all’opera di Swedenborg e Boehme, dove l’autore della Commedia umana critica la scienza moderna perché ignora i simboli, cioè le forze invisibili e sottili che permeano il creato e che soltanto l’occultista è in grado di avvicinare e conoscere.

Ragione di vita per molti, motivo di ispirazione per alcuni e artificio stilistico per altri, l’esoterismo è un motivo ricorrente anche nella letteratura del ventesimo secolo, dall’Opera al nero della Yourcenar all’Alchimista di Coelho, tanto per citare due estremi stilistici. Uno stimolante saggio di Gerhard Wehr, Novecento occulto, (Neri Pozza) dipinge un’originale galleria di ritratti di veri o presunti maestri esoterici – da H. Blavatsky a R. Steiner, da Krishnamurti a Alice Bailey , da Guenon a Evola fino a Jung e Gurdjieff, che tanta influenza hanno esercitato sulle élite intellettuali del secolo scorso, a partire dalle avanguardie artistiche più significative. Nel secondo Manifesto del Surrealismo (1929), André Breton afferma che «le ricerche surrealiste presentano, quanto al loro obbiettivo, una notevole analogia con le ricerche alchimistiche», mentre uno dei più rappresentativi pittori e poeti dadaisti italiani, Julius Evola, diventerà, dopo la parentesi artistica, il principale rappresentante italiano del pensiero esoterico tradizionalista che ha nel francese René Guénon il massimo esponente. Al pari di Evola, che ispira numerosi intellettuali e artisti italiani, anche Guénon esercita una forte influenza su scrittori e poeti francesi, tra i quali spicca René Daumal, animatore del gruppo surrealista "Le Gran Jeu" e autore di quel fortunato romanzo incompiuto che è Il monte Analogo (Adelphi), in cui però Guénon viene trascurato a favore di un altro maestro spirituale che ha segnato profondamente l’immaginario del Novecento europeo: G.I. Gurdjieff.

Mistagogo caucasico e scrittore e musicista lui stesso, Gurdjieff rappresenta l’ultimo esempio di controverso maestro spirituale vissuto nel Novecento, che non si è limitato a predicare ma ha voluto anche agire, creando comunità di lavoro e gruppi di studio che riunivano persone interessate a cercare il loro "centro di gravità permanente", come cantava Franco Battiato, che di Gurdjieff è un grande estimatore, al pari di Frank Lloyd Wright, Arthur Koestler, Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e molti altri, come raccontato da Paul Beekman Taylor nell’esauriente Gurdjieff e Orage fratelli in Elisio, recentemente pubblicato dalle Edizioni Mediterranee.

Un caso a parte, infine, è quello di Carlos Castaneda, autore di culto nell’America alternativa degli anni Sessanta e Settanta, morto pochi anni fa. Nel 1961 Castaneda è un giovane studente di antropologia alla Ucla quando incontra un vecchio stregone, Don Juan Matus che gli rivela i segreti della magia precolombiana. Il suo durissimo apprendistato dura dieci anni, e finisce per essere la sua unica ragione di vita, come racconta nella fortunata serie di libri che dovevano originariamente essere saggi antropologici e sono diventati best seller. Inizialmente pubblicati da Astrolabio-Ubaldini, i libri di Castaneda, a partire da A scuola dallo stregone, Una realtà separata e Viaggio a Ixtlan, sono oggi tutti presenti nel catalogo Rizzoli. In Castaneda vengono riprese tutte le tematiche care all’esoterismo tradizionale: dalla concezione del mondo come coacervo di forze alla necessità di costruirsi un’anima immortale attraverso una durissima ascesi; dalla esigenza di porsi in contatto con tutti gli esseri viventi – animali e piante compresi – all’abilità di creare l’oro, come è sicuramente riuscito a fare Castaneda: se non quello filosofale almeno quello, più prosaico ma certamente solido, costituito dai profitti miliardari dei suoi libri.

Luca Gallesi

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