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Letteratura ed esoterismo
LA REALTÀ SUPERIORE? NON È SEMPRE INVISIBILE
di Luca Gallesi
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«Ciò che
è in alto è così, come ciò che è in basso»: questa citazione di
Ermete Trismegisto riassume l’essenza di un sapere esoterico,
cioè riservato a pochi iniziati: una precisa e puntuale corrispondenza
tra l’uomo e l’universo che l’occultismo e la magia – sinonimi,
non necessariamente dispregiativi, dell’esoterismo – promettono di far
conoscere e quindi dominare. Il minimo comun denominatore di tutte le
dottrine segrete, infatti, è la fede nell’esistenza di un’altra
realtà, oltre a quella sensibile; una dimensione parallela che, invece di
rispondere al principio di causa ed effetto, è animata da quella che C.G.
Jung chiama «sincronicità» e regolata dalle cosiddette «coincidenze
significative». Una ricca documentazione di questa vera e propria
"realtà separata" ci viene tramandata dal folklore popolare e
soprattutto dai miti, preziosi scrigni di sapienza arcana che, sotto l’apparenza
di innocue favole, nascondono delle efficaci e dettagliate metafore
iniziatiche, almeno secondo l’interpretazione di occultisti come Antonio
Giuseppe Pernety, un monaco benedettino del Settecento autore di Le
favole egizie e greche svelate e riportate ad un unico fondamento, un
voluminoso trattato oggi presente nel catalogo delle Edizioni del Veltro
(pagg. 420, euro 24,00).

Paracelso (1493-1541), medico e alchimista.
La credenza in una dimensione occulta e potente della
realtà è comune a moltissimi autori della letteratura di ogni tempo: da
Platone, Giamblico e Pitagora fino a Dante e gli stilnovisti; da maghi
rinascimentali come Paracelso, Pico della Mirandola e John Dee fino a
poeti ispirati come Shelley, Coleridge, Yeats e D’Annunzio; da scrittori
come Balzac e Meyrink fino a Ernst Jünger e Fernando Pessoa; dalle
avanguardie dada e surrealiste fino a quelle moderniste, da T.S. Eliot e
James Joyce fino a Ezra Pound, come ha dimostrato l’accademico canadese
Demetres Tryphonopoulos nel denso studio su Pound e l’occulto,
tradotto dalle Edizioni Mediterranee.
La studiosa Frances Yates ha invece analizzato il
rinnovato interesse verso l’esoterismo che si riscontra in Europa
durante il Rinascimento, a seguito soprattutto della scoperta del
cosiddetto Corpus Hermeticum, una raccolta di scritti attribuiti a
Ermete Trismegisto – da cui deriva l’"ermetismo" o
tradizione ermetica –, che Marsilio Ficino volge in latino dal greco nel
1463. A questa sapienza arcana e segreta si rifanno sostanzialmente due
scuole di pensiero: quella di intellettuali raffinati come Giordano Bruno,
che si interessa alla cultura esoterica per scopi filosofico-contemplativi,
e quella di maghi operativi come Cornelio Agrippa, autore del celebre De
occulta philosophia, un trattato di magia cerimoniale utile a influire
sulla realtà.
L’interesse per l’occulto torna poi nuovamente a
diffondersi in Europa durante la Rivoluzione scientifica; nel Settecento,
la trasmissione di un vero o presunto sapere iniziatico viene affidata da
un lato a una corrente di mistici indipendenti, tra i quali spiccano
Boehme e Swedenborg, e dall’altro alla massoneria, fondata nel 1717,
nelle cui logge hanno attinto sapienza e ispirazione scrittori e musicisti
come Goethe, Mozart e Rabelais, sulla cui affiliazione massonica è tra l’altro
disponibile – per i tipi delle Edizioni Atanor – un curioso Rabelais
massone, di Paul Naudon, che spiega come dietro alle avventure di
Gargantua e Pantagruele si celi un percorso iniziatico.

Emanuel Swedenborg (1688-1772) scienziato e
mistico svedese.
In Inghilterra, tra i poeti imbevuti di misticismo
esoterico spicca William Blake, abituato ad avere visioni mistiche sin
dall’età di quattro anni, quando aveva urlato dal terrore – come
ricorda Crab Robinson nel suo diario – per avere visto Dio affacciarsi
alla finestra. Appassionato lettore di Swedenborg, dei neoplatonici e dei
testi indù che cominciavano a essere tradotti in lingue occidentali, l’autore
de Il matrimonio del cielo e dell’inferno può essere definito
uno gnostico, per il quale la realtà ultima è Una, al di là delle
apparenti contrapposizioni dei contrari. Influssi esoterici sono poi
presenti in tutto il Romanticismo, non solo quando, come nelle Lyrical
Ballads di Wordsworth e Coleridge, viene rivalutato il folklore, ma
anche quando si presta attenzione al razionalismo scientifico come nel Frankenstein
di Mary Shelley, dove il protagonista inizia la ricerca del segreto
della vita studiando le opere di Agrippa, Paracelso e Alberto Magno, per
abbandonarle a favore delle scienze moderne che però gli permettono solo
di creare un «miserabile mostro che trae gioia dalla carneficina e dal
dolore».
Nella Francia dell’Ottocento, il simbolismo condivide
esplicitamente con l’esoterismo proprio l’importanza attribuita ai
simboli, strumenti essenziali per entrare tanto nella dimensione dell’occulto
che in quella della poesia. Il simbolo, che etimologicamente è "ciò
che unisce", contrapposto al "diavolo" che è ciò che
separa, rappresenta una vera e propria chiave di accesso all’essenza
delle cose, che si trova oltre il velo di Maya della realtà sensibile. In
un dialogo immaginario tra W.B. Yeats e il suo amico AE – ovvero lo
scrittore visionario George Russel –, Elmire Zolla fa dire al poeta
irlandese che «i simboli sono ciò che un tempo si chiamavano gli dèi:
avviene che alcuni per lungo tempo si eclissino, ma giunge il poeta che
ridona a loro la vita». Persino romanzieri apparentemente molto lontani
da suggestioni esoteriche come Honoré de Balzac cedono alla tentazione
dell’occulto, come accade in Seraphita, un romanzo esplicitamente
ispirato all’opera di Swedenborg e Boehme, dove l’autore della Commedia
umana critica la scienza moderna perché ignora i simboli, cioè le
forze invisibili e sottili che permeano il creato e che soltanto l’occultista
è in grado di avvicinare e conoscere.
Ragione di vita per molti, motivo di ispirazione per
alcuni e artificio stilistico per altri, l’esoterismo è un motivo
ricorrente anche nella letteratura del ventesimo secolo, dall’Opera
al nero della Yourcenar all’Alchimista di Coelho, tanto per
citare due estremi stilistici. Uno stimolante saggio di Gerhard Wehr, Novecento
occulto, (Neri Pozza) dipinge un’originale galleria di ritratti di
veri o presunti maestri esoterici – da H. Blavatsky a R. Steiner, da
Krishnamurti a Alice Bailey , da Guenon a Evola fino a Jung e Gurdjieff,
che tanta influenza hanno esercitato sulle élite intellettuali del secolo
scorso, a partire dalle avanguardie artistiche più significative. Nel
secondo Manifesto del Surrealismo (1929), André Breton afferma che
«le ricerche surrealiste presentano, quanto al loro obbiettivo, una
notevole analogia con le ricerche alchimistiche», mentre uno dei più
rappresentativi pittori e poeti dadaisti italiani, Julius Evola,
diventerà, dopo la parentesi artistica, il principale rappresentante
italiano del pensiero esoterico tradizionalista che ha nel francese René
Guénon il massimo esponente. Al pari di Evola, che ispira numerosi
intellettuali e artisti italiani, anche Guénon esercita una forte
influenza su scrittori e poeti francesi, tra i quali spicca René Daumal,
animatore del gruppo surrealista "Le Gran Jeu" e autore di quel
fortunato romanzo incompiuto che è Il monte Analogo (Adelphi), in
cui però Guénon viene trascurato a favore di un altro maestro spirituale
che ha segnato profondamente l’immaginario del Novecento europeo: G.I.
Gurdjieff.

Mistagogo caucasico e scrittore e musicista lui stesso,
Gurdjieff rappresenta l’ultimo esempio di controverso maestro spirituale
vissuto nel Novecento, che non si è limitato a predicare ma ha voluto
anche agire, creando comunità di lavoro e gruppi di studio che riunivano
persone interessate a cercare il loro "centro di gravità
permanente", come cantava Franco Battiato, che di Gurdjieff è un
grande estimatore, al pari di Frank Lloyd Wright, Arthur Koestler,
Katherine Mansfield, D.H. Lawrence e molti altri, come raccontato da Paul
Beekman Taylor nell’esauriente Gurdjieff e Orage fratelli in Elisio,
recentemente pubblicato dalle Edizioni Mediterranee.
Un caso a parte, infine, è quello di Carlos Castaneda,
autore di culto nell’America alternativa degli anni Sessanta e Settanta,
morto pochi anni fa. Nel 1961 Castaneda è un giovane studente di
antropologia alla Ucla quando incontra un vecchio stregone, Don Juan Matus
che gli rivela i segreti della magia precolombiana. Il suo durissimo
apprendistato dura dieci anni, e finisce per essere la sua unica ragione
di vita, come racconta nella fortunata serie di libri che dovevano
originariamente essere saggi antropologici e sono diventati best seller.
Inizialmente pubblicati da Astrolabio-Ubaldini, i libri di Castaneda, a
partire da A scuola dallo stregone, Una realtà separata e Viaggio
a Ixtlan, sono oggi tutti presenti nel catalogo Rizzoli. In Castaneda
vengono riprese tutte le tematiche care all’esoterismo tradizionale:
dalla concezione del mondo come coacervo di forze alla necessità di
costruirsi un’anima immortale attraverso una durissima ascesi; dalla
esigenza di porsi in contatto con tutti gli esseri viventi – animali e
piante compresi – all’abilità di creare l’oro, come è sicuramente
riuscito a fare Castaneda: se non quello filosofale almeno quello, più
prosaico ma certamente solido, costituito dai profitti miliardari dei suoi
libri.
Luca Gallesi
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