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Conoscenze
"alternative" a quella ufficiale, l’alchimia, la gnosi e la
cabbalà rientrano più o meno surrettiziamente nel contesto culturale
contemporaneo, anche se a volte confuse con la forma degenerata dell’occultismo
da fattucchiere. In realtà alla loro base si ritrovano nozioni complesse,
formulate nel tentativo di raggiungere la salvezza personale nell’unione
con il Divino.
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L’alchimia
UN’ARTE CHE
VA OLTRE IL
"SUCCO PER L’ORO"
di Luca Gallesi
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«Per
chi voglia esercitare questa dannata arte non ci sono mai mezzi
abbastanza; infatti, per quanto uno spenda, ci rimette sempre: su questo
non ci sono dubbi!» Così, nei Racconti di Canterbury, si lamenta
il garzone del canonico, dopo aver sperperato una fortuna alla ricerca
della pietra filosofale, come probabilmente aveva fatto lo stesso Chaucer,
esperto conoscitore dell’alchimia, una «misteriosa dottrina balorda»
assai diffusa nell’Inghilterra del XIV secolo.

L’uroboro, simbolo della ciclicità della
natura.
Il termine alchimia, con l’accento sulla seconda
sillaba, deriva dall’arabo al-kimiya, la cui etimologia è
incerta: o dal greco chumeia, cioè "trasmutazione", o
dal cinese kim-iya, che significa "succo per fare l’oro".
In ogni caso, già il termine arabo indica l’arte di trasmutare le
sostanze materiali e spirituali nella loro più alta forma di perfezione,
una pratica seguita – secondo la tradizione islamica – a partire da
Adamo e dalla maggior parte di saggi, profeti e maestri dell’antichità,
da Platone ad Aristotele, da Socrate a Galeno fino a sfiorare il profeta
Maometto, il cui cugino e genero Ali ibn Abi Talib è addirittura
considerato il patrono dell’Arte. Diffusa tanto nell’Antica Babilonia
che nell’Egitto ellenistico, praticata in India sia da buddisti che da
induisti, mentre in Cina soprattutto da adepti taoisti, l’Ars Regia torna
a essere studiata e praticata in Occidente durante il Rinascimento,
raggiungendo l’apice – in quanto a numero di testi alchemici
pubblicati – nel XVII secolo, proprio all’inizio della Rivoluzione
scientifica, quando Newton e Keplero, che per altro non disprezzano
affatto la sapienza ermetica, cominciano a pubblicare le loro scoperte. A
lungo ritenuta erroneamente una chimica primitiva – e per questo motivo
relegata nel ghetto delle idee sbagliate e dei progetti falliti – l’alchimia
è infine riscoperta nel corso del ventesimo secolo, per essere studiata e
praticata come una dottrina squisitamente spirituale.
Postulato della Grande Opera, oArte Regia,
è il principio che ogni corpo è costituito da una parte materiale e una
sottile; che esiste una precisa corrispondenza tra ciò che è visibile e
ciò che è invisibile; che
compito dell’alchimista è individuare e separare dentro di sé i tre
principi di sale, mercurio e zolfo – corpo, spirito e anima – e
facendoli interagire con i quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria
– purificare se stesso fino alla conquista dell’immortalità,
rappresentata dall’oro. Scopo ultimo dell’opus è, come ricorda Mircea
Eliade, l’apocatastasi, ovvero la Salvezza cosmica, che va perseguita
individualmente da ciascun adepto, altrimenti detto "filosofo" e
non "alchimista", qualifica con la quale venivano bollati solo i
ciarlatani.
La "tradizione ermetica", oltre a essere
studiata e trasmessa da numerosi e indecifrabili trattati – spesso
impreziositi da stupende illustrazioni – ha ispirato anche l’opera di
architetti, scultori, pittori e, più recentemente, registi
cinematografici: la Porta Magica di Roma e la Cappella Sansevero di Napoli
sono, ad esempio, costruzioni esplicitamente alchemiche, così come di
orientamento ermetico sono molte opere del Dürer, di Bosch, del
Caravaggio, del Parmigianino e, più recentemente di De Chirico e di
Salvador Dalí; passando al cinema, infine, è sorprendente come pellicole
molto diverse come la dotta Montagna sacra di Jodorowsky, un blockbuster
d’azione come Conan il Barbaro di John Milius, molto Buñuel
e persino un film paradossale come Il significato della vita dei Monthy
Python sviluppino temi esplicitamente alchemici, a dimostrazione che,
come dicevano gli antichi alchimisti, l’oro si cela dove meno te lo
aspetti, persino nella celluloide.
Luca Gallesi
COME
RENDERE MANIFESTO L’OCCULTO?
SU CARTA
Per
essere l’alchimia una "scienza occulta", è
sorprendentemente vasta la disponibilità sia di testi alchemici
originali che di saggi divulgativi e addirittura di scritti
pratico-operativi. Alla prima categoria appartiene il recente
"Meridiano" Mondadori dedicato proprio all’Alchimia.
I testi della tradizione occidentale (pagg. 1.576, euro 55,00)
e diviso in tre parti: "Fonti dell’alchimia
occidentale", "La fioritura dell’alchimia nel Medioevo
Latino" e "Continuità e mutamenti tra rinascimento ed
età moderna". Curato con dotta attenzione da Michela Pereira,
riunisce le più significative opere alchemiche d’occidente,
alcune delle quali qui tradotte in italiano per la prima volta; un
libro prezioso e documentato, a cui però va fatta rilevare una
pecca: manca infatti qualsiasi riferimento a Julius Evola, la cui
bibliografia nel campo esoterico-iniziatico non può assolutamente
essere ignorata. Il suo saggio su La tradizione ermetica,
definito da Roberto Calasso «un libro di poesia», è citato più
volte positivamente da C.G. Jung, è ancora disponibile nella
collana "Opere di Julius Evola" delle Edizioni
Mediterranee (pagg. 224, euro 15,49), arricchito da una densa
introduzione di Seyyed Hossein Nasr.
Il celebre Psicologia e alchimia di Carl Gustav Jung, pubblicato da
Bollati Boringhieri in una edizione riccamente illustrata, (pagg. 540,
euro 51,65), è il più importante contributo del famoso psicanalista
elvetico allo studio dell’alchimia come scienza dell’io, e offre, al
lettore attento, suggestivi percorsi iconografici di corrispondenze tra l’"immaginario
alchemico" e l’"inconscio collettivo". Un’analisi
simbolica tradizionale dell’Ars Regia, ci viene invece offerta da
Le meraviglie della natura, di Elémire Zolla (Marsilio, pagg. 596,
euro 32,00), una stimolante introduzione all’alchimia, che passa
disinvoltamente dalle fiabe e miti antichi alla fisica quantistica, dai
quattro elementi della natura alle corrispondenze astrologiche dell’universo,
senza trascurare la cabbalà ebraica, l’omeopatia, gli studi di Aby
Warburg e l’I-King consultato quotidianamente dall’anziano Ezra
Pound. Sempre di Zolla, troviamo altri due suoi stimolanti saggi come
"Alchimia e pittura" e "L’alchimia come scienza
tradizionale degli imponderabili", inclusi nella recente raccolta Conoscenza
religiosa (Edizioni Storia e Letteratura, pagg. XXXIV - 834, euro
65,00).
Un classico come Il trattato sulla pietra filosofale attribuito a
Tommaso d’Aquino è stato appena riedito da Newton & Compton (pagg.
98, euro 4,00) in una nuova edizione integrale con testo latino a fronte;
sono due brevi trattati sul segreto della pietra filosofale che una
leggenda medievale vuole tramandato da san Domenico ad Alberto Magno e
infine all’Aquinate. Restando tra i classici della scienza ermetica,
troviamo nel catalogo delle Edizioni Mediterranee molte collane di
alchimia, come la ricca e ben curata "Biblioteca ermetica", con
le opere del conte di Saint-Germain, di Nicolas Flamel e il prezioso Mondo
magico de gli heroi di Cesare della Riviera (pagg. 192, euro 15,00);
le medesime edizioni propongono infine, a prezzi non sempre accessibili,
alcune eleganti opere in cofanetto, tra cui Il mistero delle cattedrali
e Le dimore filosofali di Fulcanelli, e quelle di Schwaller de
Lubicz, Il tempio dell’uomo e I templi di Karnak,
considerate indispensabili da molti cultori della materia. Infine, tra le
opere di argomento alchemico non possono mancare quelle autorevoli ma non
indecifrabili di Titus Burkhardt, i cui saggi Alchimia e Alchimia
e arte sacra sono reperibili presso diversi editori a prezzi
variabili.
A dimostrazione, infine, che la
Scienza di Hermes è tutt’altro che un passatempo per vecchie
fattucchiere o sedicenti maghi, concludiamo questa sintetica nota
bibliografica con due libri che mostrano una insospettata
commistione tra politica e alchimia: il curioso saggio Faust e
Marx, di Luciano Parinetto, (Mimesis Edizioni, pagg. 338, euro
15,00) e l’anonimo trattato Artis Chemisticae Libri Tres (pagg.
100, euro 25,00) edito dalle Edizioni di Ar di Giorgio Freda che
ne scrive la prefazione. Luciano Parinetto, scomparso da pochi
anni, trova nell’opera di Marx tracce importanti di una cultura
alternativa, ricca di simbologie alchemiche che sfociano in una
nuova e utopica lettura del filosofo di Treviri assai lontana dal
grigio materialismo dialettico al quale siamo abituati. L’editore
padovano, noto come teorico della "Disintegrazione del
sistema", oltre a essere il brillante traduttore del romanzo
iniziatico per eccellenza di G. Meyrink, Il viso verde (Il
Cavallo Alato, pagg. 350, euro 21,00) è anche l’attento
curatore di quello che definisce «il testo meno oscuro che la
tradizione ermetica ci abbia trasmesso». Artis Chemisticae
Libri Tres è un piccolo esempio di come all’epoca di
Internet si possano fare i libri come una volta: a mano; l’incisore
veneziano Claudio Dorigo, infatti, oltre ad averlo arricchito di
numerose xilografie, lo ha interamente manoscritto, secondo una
prassi comune a molti alchimisti contemporanei, che così
esercitano la paziente virtù della contemplazione.
l.gal. |
Segue: La conoscenza? Affare di pochi eletti
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