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Alchimia, gnosi, cabbalà.

  
QUELLE ANTICHE SAPIENZE
CHE NON PASSANO DI MODA

  


   Letture n.637 maggio 2007 - Home Page Conoscenze "alternative" a quella ufficiale, l’alchimia, la gnosi e la cabbalà rientrano più o meno surrettiziamente nel contesto culturale contemporaneo, anche se a volte confuse con la forma degenerata dell’occultismo da fattucchiere. In realtà alla loro base si ritrovano nozioni complesse, formulate nel tentativo di raggiungere la salvezza personale nell’unione con il Divino.

    
   
   

L’alchimia

UN’ARTE CHE
VA OLTRE IL
"SUCCO PER L’ORO"

di Luca Gallesi

«Per chi voglia esercitare questa dannata arte non ci sono mai mezzi abbastanza; infatti, per quanto uno spenda, ci rimette sempre: su questo non ci sono dubbi!» Così, nei Racconti di Canterbury, si lamenta il garzone del canonico, dopo aver sperperato una fortuna alla ricerca della pietra filosofale, come probabilmente aveva fatto lo stesso Chaucer, esperto conoscitore dell’alchimia, una «misteriosa dottrina balorda» assai diffusa nell’Inghilterra del XIV secolo.

L'uroboro, simbolo della ciclicità della natura.
L’uroboro, simbolo della ciclicità della natura.

Il termine alchimia, con l’accento sulla seconda sillaba, deriva dall’arabo al-kimiya, la cui etimologia è incerta: o dal greco chumeia, cioè "trasmutazione", o dal cinese kim-iya, che significa "succo per fare l’oro". In ogni caso, già il termine arabo indica l’arte di trasmutare le sostanze materiali e spirituali nella loro più alta forma di perfezione, una pratica seguita – secondo la tradizione islamica – a partire da Adamo e dalla maggior parte di saggi, profeti e maestri dell’antichità, da Platone ad Aristotele, da Socrate a Galeno fino a sfiorare il profeta Maometto, il cui cugino e genero Ali ibn Abi Talib è addirittura considerato il patrono dell’Arte. Diffusa tanto nell’Antica Babilonia che nell’Egitto ellenistico, praticata in India sia da buddisti che da induisti, mentre in Cina soprattutto da adepti taoisti, l’Ars Regia torna a essere studiata e praticata in Occidente durante il Rinascimento, raggiungendo l’apice – in quanto a numero di testi alchemici pubblicati – nel XVII secolo, proprio all’inizio della Rivoluzione scientifica, quando Newton e Keplero, che per altro non disprezzano affatto la sapienza ermetica, cominciano a pubblicare le loro scoperte. A lungo ritenuta erroneamente una chimica primitiva – e per questo motivo relegata nel ghetto delle idee sbagliate e dei progetti falliti – l’alchimia è infine riscoperta nel corso del ventesimo secolo, per essere studiata e praticata come una dottrina squisitamente spirituale.

Postulato della Grande Opera, oArte Regia, è il principio che ogni corpo è costituito da una parte materiale e una sottile; che esiste una precisa corrispondenza tra ciò che è visibile e ciò che è invisibile; Mircea Eliade.che compito dell’alchimista è individuare e separare dentro di sé i tre principi di sale, mercurio e zolfo – corpo, spirito e anima – e facendoli interagire con i quattro elementi – terra, acqua, fuoco e aria – purificare se stesso fino alla conquista dell’immortalità, rappresentata dall’oro. Scopo ultimo dell’opus è, come ricorda Mircea Eliade, l’apocatastasi, ovvero la Salvezza cosmica, che va perseguita individualmente da ciascun adepto, altrimenti detto "filosofo" e non "alchimista", qualifica con la quale venivano bollati solo i ciarlatani.

La "tradizione ermetica", oltre a essere studiata e trasmessa da numerosi e indecifrabili trattati – spesso impreziositi da stupende illustrazioni – ha ispirato anche l’opera di architetti, scultori, pittori e, più recentemente, registi cinematografici: la Porta Magica di Roma e la Cappella Sansevero di Napoli sono, ad esempio, costruzioni esplicitamente alchemiche, così come di orientamento ermetico sono molte opere del Dürer, di Bosch, del Caravaggio, del Parmigianino e, più recentemente di De Chirico e di Salvador Dalí; passando al cinema, infine, è sorprendente come pellicole molto diverse come la dotta Montagna sacra di Jodorowsky, un blockbuster d’azione come Conan il Barbaro di John Milius, molto Buñuel e persino un film paradossale come Il significato della vita dei Monthy Python sviluppino temi esplicitamente alchemici, a dimostrazione che, come dicevano gli antichi alchimisti, l’oro si cela dove meno te lo aspetti, persino nella celluloide.

Luca Gallesi
    

COME RENDERE MANIFESTO L’OCCULTO?
SU CARTA

Per essere l’alchimia una "scienza occulta", è sorprendentemente vasta la disponibilità sia di testi alchemici originali che di saggi divulgativi e addirittura di scritti pratico-operativi. Alla prima categoria appartiene il recente "Meridiano" Mondadori dedicato proprio all’Alchimia. I testi della tradizione occidentale (pagg. 1.576, euro 55,00) e diviso in tre parti: "Fonti dell’alchimia occidentale", "La fioritura dell’alchimia nel Medioevo Latino" e "Continuità e mutamenti tra rinascimento ed età moderna". Curato con dotta attenzione da Michela Pereira, riunisce le più significative opere alchemiche d’occidente, alcune delle quali qui tradotte in italiano per la prima volta; un libro prezioso e documentato, a cui però va fatta rilevare una pecca: manca infatti qualsiasi riferimento a Julius Evola, la cui bibliografia nel campo esoterico-iniziatico non può assolutamente essere ignorata. Il suo saggio su La tradizione ermetica, definito da Roberto Calasso «un libro di poesia», è citato più volte positivamente da C.G. Jung, è ancora disponibile nella collana "Opere di Julius Evola" delle Edizioni Mediterranee (pagg. 224, euro 15,49), arricchito da una densa introduzione di Seyyed Hossein Nasr.

Il celebre Psicologia e alchimia di Carl Gustav Jung, pubblicato da Bollati Boringhieri in una edizione riccamente illustrata, (pagg. 540, euro 51,65), è il più importante contributo del famoso psicanalista elvetico allo studio dell’alchimia come scienza dell’io, e offre, al lettore attento, suggestivi percorsi iconografici di corrispondenze tra l’"immaginario alchemico" e l’"inconscio collettivo". Un’analisi simbolica tradizionale dell’Ars Regia, ci viene invece offerta da Le meraviglie della natura, di Elémire Zolla (Marsilio, pagg. 596, euro 32,00), una stimolante introduzione all’alchimia, che passa disinvoltamente dalle fiabe e miti antichi alla fisica quantistica, dai quattro elementi della natura alle corrispondenze astrologiche dell’universo, senza trascurare la cabbalà ebraica, l’omeopatia, gli studi di Aby Warburg e l’I-King consultato quotidianamente dall’anziano Ezra Pound. Sempre di Zolla, troviamo altri due suoi stimolanti saggi come "Alchimia e pittura" e "L’alchimia come scienza tradizionale degli imponderabili", inclusi nella recente raccolta Conoscenza religiosa (Edizioni Storia e Letteratura, pagg. XXXIV - 834, euro 65,00).

Un classico come Il trattato sulla pietra filosofale attribuito a Tommaso d’Aquino è stato appena riedito da Newton & Compton (pagg. 98, euro 4,00) in una nuova edizione integrale con testo latino a fronte; sono due brevi trattati sul segreto della pietra filosofale che una leggenda medievale vuole tramandato da san Domenico ad Alberto Magno e infine all’Aquinate. Restando tra i classici della scienza ermetica, troviamo nel catalogo delle Edizioni Mediterranee molte collane di alchimia, come la ricca e ben curata "Biblioteca ermetica", con le opere del conte di Saint-Germain, di Nicolas Flamel e il prezioso Mondo magico de gli heroi di Cesare della Riviera (pagg. 192, euro 15,00); le medesime edizioni propongono infine, a prezzi non sempre accessibili, alcune eleganti opere in cofanetto, tra cui Il mistero delle cattedrali e Le dimore filosofali di Fulcanelli, e quelle di Schwaller de Lubicz, Il tempio dell’uomo e I templi di Karnak, considerate indispensabili da molti cultori della materia. Infine, tra le opere di argomento alchemico non possono mancare quelle autorevoli ma non indecifrabili di Titus Burkhardt, i cui saggi Alchimia e Alchimia e arte sacra sono reperibili presso diversi editori a prezzi variabili.

A dimostrazione, infine, che la Scienza di Hermes è tutt’altro che un passatempo per vecchie fattucchiere o sedicenti maghi, concludiamo questa sintetica nota bibliografica con due libri che mostrano una insospettata commistione tra politica e alchimia: il curioso saggio Faust e Marx, di Luciano Parinetto, (Mimesis Edizioni, pagg. 338, euro 15,00) e l’anonimo trattato Artis Chemisticae Libri Tres (pagg. 100, euro 25,00) edito dalle Edizioni di Ar di Giorgio Freda che ne scrive la prefazione. Luciano Parinetto, scomparso da pochi anni, trova nell’opera di Marx tracce importanti di una cultura alternativa, ricca di simbologie alchemiche che sfociano in una nuova e utopica lettura del filosofo di Treviri assai lontana dal grigio materialismo dialettico al quale siamo abituati. L’editore padovano, noto come teorico della "Disintegrazione del sistema", oltre a essere il brillante traduttore del romanzo iniziatico per eccellenza di G. Meyrink, Il viso verde (Il Cavallo Alato, pagg. 350, euro 21,00) è anche l’attento curatore di quello che definisce «il testo meno oscuro che la tradizione ermetica ci abbia trasmesso». Artis Chemisticae Libri Tres è un piccolo esempio di come all’epoca di Internet si possano fare i libri come una volta: a mano; l’incisore veneziano Claudio Dorigo, infatti, oltre ad averlo arricchito di numerose xilografie, lo ha interamente manoscritto, secondo una prassi comune a molti alchimisti contemporanei, che così esercitano la paziente virtù della contemplazione.

l.gal.

Segue: La conoscenza? Affare di pochi eletti

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