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Un inedito di...

  
Aldo Nove

a cura di Daniele Piccini
  


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page
Aldo Nove.Nato nel 1967 a Varese, Aldo Nove ha esordito come poeta (la raccolta delle sue prove poetiche è ora nel volume Fuoco su Babilonia!, Crocetti, 2003). Come narratore ha pubblicato i racconti di Woobinda e altre storie senza lieto fine (Castelvecchi, 1996, poi accresciuto in Superwoobinda, Einaudi, 1998) e i romanzi Puerto Plata Market (1997), Amore mio infinito (2000) e La più grande balena morta della Lombardia (tutti da Einaudi). Per lo stesso editore, è uscito di recente Mi chiamo Roberta, ho quarant'anni, guadagno 250 euro al mese (2006). Presso la "bianca" Einaudi ha pubblicato nel 2001, con Raul Montanari e Tiziano Scarpa, Covers. Nelle galassie oggi come oggi ("riscritture" poetiche di canzoni pop); nella stessa collana è di prossima uscita il poemetto Maria, da cui proviene l'inedito qui presentato.

  
da
Maria, III

La notte in Palestina, la mattina
che inizia a mezzanotte, la bambina
più bella della luna, il brulicare
della nuova coscienza che traspare

come s'aprisse il cuore in mezzo al mare:
come se nel silenzio della stanza,
come se nell'indomita costanza
di quest'attesa in forma di preghiera,

come se quello che non c'era ieri
a perdifiato illumini ed avveri
i secoli: Questo, senti, Maria?
L'eternità ha trovato in te la via.

Nella tua stanza è tutto predisposto,
ogni contrario vira nel suo opposto,
ogni colore tende all'infinito
e vibra come ad un invito, sente

che tutto si dispiega onnipresente,
e l'universo che entra dalle tende,
il cuore che sobbalza, le parole,
come se fosse entrato adesso il sole

a cucchiaiate dense nella mente,
nella tua carne eppure trascendente,
tu che ripeti forte "Io sono niente
innanzi a te" finché non è evidente

che ti è di fronte e dentro ed è presente,
e brucia come il fuoco, e come il miele
è dolce, è dolce immensità radente
il paradiso arcangelo Gabriele.

  
IL COMMENTO DELL’AUTORE

Mia nonna era cattolica e ordinata. Diceva il rosario ogni sera. In casa sua, sempre perfettamente curata, si entrava solo con le "pattine" ai piedi. Era povera e decorosa. Quando pregava la guardavo stranito. Aveva un’espressione dolce, immersa altrove. Vent’anni dopo la sua morte mi torna spesso in mente la dolcezza del suo volto e del nome che invocava stringendo il rosario. Così, con questo poemetto, Maria, ho deciso di ricordare lei: Virginia Sabot in Centanin (Cusignacco, Udine, 1903 - Viggiù, Varese, 1985).

a.n.

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