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Nato
nel 1967 a Varese,
Aldo Nove
ha esordito come poeta (la raccolta delle sue prove poetiche è ora nel
volume Fuoco su Babilonia!, Crocetti, 2003). Come narratore ha
pubblicato i racconti di Woobinda e altre storie senza lieto fine (Castelvecchi,
1996, poi accresciuto in Superwoobinda, Einaudi, 1998) e i romanzi Puerto
Plata Market (1997), Amore mio infinito (2000) e La più
grande balena morta della Lombardia (tutti da Einaudi). Per lo stesso
editore, è uscito di recente Mi chiamo Roberta, ho quarant'anni,
guadagno 250 euro al mese (2006). Presso la "bianca" Einaudi
ha pubblicato nel 2001, con Raul Montanari e Tiziano Scarpa, Covers.
Nelle galassie oggi come oggi ("riscritture" poetiche di
canzoni pop); nella stessa collana è di prossima uscita il poemetto Maria,
da cui proviene l'inedito qui presentato.
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da Maria,
III
La notte in Palestina, la mattina
che inizia a mezzanotte, la bambina
più bella della luna, il brulicare
della nuova coscienza che traspare
come s'aprisse il cuore in mezzo al mare:
come se nel silenzio della stanza,
come se nell'indomita costanza
di quest'attesa in forma di preghiera,
come se quello che non c'era ieri
a perdifiato illumini ed avveri
i secoli: Questo, senti, Maria?
L'eternità ha trovato in te la via.
Nella tua stanza è tutto predisposto,
ogni contrario vira nel suo opposto,
ogni colore tende all'infinito
e vibra come ad un invito, sente
che tutto si dispiega onnipresente,
e l'universo che entra dalle tende,
il cuore che sobbalza, le parole,
come se fosse entrato adesso il sole
a cucchiaiate dense nella mente,
nella tua carne eppure trascendente,
tu che ripeti forte "Io sono niente
innanzi a te" finché non è evidente
che ti è di fronte e dentro ed è presente,
e brucia come il fuoco, e come il miele
è dolce, è dolce immensità radente
il paradiso arcangelo Gabriele.
IL COMMENTO DELL’AUTORE
Mia nonna era cattolica e ordinata.
Diceva il rosario ogni sera. In casa sua, sempre perfettamente curata, si
entrava solo con le "pattine" ai piedi. Era povera e decorosa.
Quando pregava la guardavo stranito. Aveva un’espressione dolce, immersa
altrove. Vent’anni dopo la sua morte mi torna spesso in mente la
dolcezza del suo volto e del nome che invocava stringendo il rosario.
Così, con questo poemetto, Maria, ho deciso di ricordare lei:
Virginia Sabot in Centanin (Cusignacco, Udine, 1903 - Viggiù, Varese,
1985).
a.n.
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