Al Premio
Napoli lo scorso settembre aveva battuto Orhan Pamuk, al quale, di lì a
pochi giorni, sarebbe stato assegnato il Nobel per la Letteratura. E a
novembre il tedesco Uwe Timm ha replicato il suo successo italiano,
ottenendo anche il Premio Mondello - Città di Palermo.
«Un
più che dignitoso premio di consolazione», commenta scherzosamente il
Nobel a Pamuk. In realtà Timm è sorpreso dall’attenzione
riservata in Italia al suo romanzo Rosso (pubblicato dalla casa
editrice fiorentina Le Lettere), un intenso racconto generazionale che ha
per protagonista un uomo il quale ha più o meno l’età di Timm (classe
1940).
Il rosso è il colore di una rivoluzione a cui, per un
certo tempo (’68 e dintorni), i suoi coetanei hanno creduto, prima della
definitiva disillusione. Ma è anche la tinta della passione amorosa, che
rinasce all’improvviso e inaspettatamente. Una storia, quella raccontata
da Timm, venata di umorismo, dietro al quale però si intravede un po’
di amarezza.
- Timm, quanta delusione c’è nel suo personaggio?
«Un po’ di delusione forse c’è, ma lui, come me,
non è affatto rassegnato. Da una data come il ’68 la società tedesca
è uscita cambiata in positivo, oggi ha un profilo decisamente meno
autoritario di prima. Allora ci fu una forte rottura, poi fu il periodo
del riflusso, ma alcune conquiste sono rimaste un patrimonio saldo della
nazione tedesca. Anche sul piano personale ed esistenziale la
partecipazione alle proteste sessantottesche mi ha mutato parecchio».
- Quali sono stati questi cambiamenti sociali a cui si
riferisce?
«Per esempio prima del ’68 molti posti chiave nella
società della Repubblica Federale erano occupati da personaggi del
passato, gente a vario titolo collusa con il potere politico del nazismo.
Il ’68 ha segnato uno spartiacque».
- Eppure uno scrittore e intellettuale di chiara fama
come Günter Grass ha trovato solo di recente il coraggio di parlare
di un passato non proprio limpido...
«Quello che ancora in Germania non abbiamo capito è
come mai abbia aspettato tanto tempo a raccontare questa cosa. Se lo
avesse fatto negli anni ’50 e ’60, avrebbe trovato certamente più
comprensione, rispetto allo sconcerto che ha creato oggi con questa sua
tardiva confessione. Detto questo, la recente vicenda nulla toglie al
valore della scrittura di Grass, di cui peraltro sono amico».
- In Germania è usuale che gli scrittori partecipino
al dibattito sui temi politici, economici e sociali?
«Questo può avvenire ancora oggi, ma rispetto al
passato è venuta meno la figura dello "scrittore-vate" che
parla dall’alto dispensando verità. Questo mi sembra un fatto tutto
sommato positivo, in quanto a esso corrisponde una democratizzazione del
sistema letterario».
- Le sembra che la letteratura tedesca contemporanea
sia abbastanza conosciuta all’estero?
«Forse potrebbe esserlo di più, ma c’è poco da
fare: le traduzioni non si possono imporre con strategie di marketing.
Vengono tradotte le opere che in un particolare momento storico rispondono
a esigenze diffusamente sentite».
Roberto Carnero