La prima
edizione era costituita da quattro volumi; mezzo secolo dopo la nuova ne
conta dodici, in cui rientrano circa diecimila voci redatte da 1.897
collaboratori suddivisi nei 135 istituti universitari coinvolti nella
realizzazione. Bastano questi numeri a far comprendere che con la nuova
Enciclopedia filosofica Bompiani ci si trova di fronte a un’opera
colossale, che certamente rimarrà a lungo come un essenziale punto di
riferimento nella mappa degli studi filosofici.
Al
vertice di questa impresa troviamo il professor Virgilio Melchiorre, una
vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento esercitato per circa un
quarantennio nell’Università Cattolica di Milano. Melchiorre, infatti,
è il direttore generale dell’Enciclopedia, colui che ha guidato e al
quale hanno fatto riferimento quattro condirettori, un coordinatore
generale e i responsabili delle varie sezioni (estetica, etica, pedagogia
ecc.). Per questo egli ci è sembrato la persona più adatta per
rispondere alle nostre domande volte a comprendere meglio il significato
di quest’opera che si presenta con tutte le caratteristiche di un’impresa
culturale non comune.
- Professore, può raccontarci la storia dell’Enciclopedia
filosofica?
«Per rispondere a questa domanda è opportuno tornare
indietro nel tempo. A partire dal 1950, il Centro di studi filosofici di
Gallarate (la culla del neotomismo italiano novecentesco, ndr)
promosse l’elaborazione di una grande Enciclopedia filosofica, che vide
la luce negli anni 1957-58. Il successo fu immediato e vasto, tanto che
una decina d’anni dopo venne pubblicata presso Sansoni una seconda
edizione dell’opera, ampiamente rielaborata, alla quale, nel 1979, fece
seguito una ristampa. Poi, nel 2000, arriviamo noi, convinti della
necessità di realizzare uno strumento nuovo, che andasse a collocarsi nel
solco della tradizione inaugurata negli anni Cinquanta del Novecento, ma
che, contemporaneamente, tenesse conto delle enormi novità emerse in
mezzo secolo nell’ambito degli studi di filosofia».
- Quali sono le novità principali che caratterizzano
questa ultima edizione dell’Enciclopedia?
«Innanzitutto abbiamo cercato di allargare, per quanto
possibile, l’orizzonte dell’informazione filosofica ben oltre i
confini della tradizione occidentale, prendendo in considerazione culture
come quella dell’Africa, della Cina, dell’India eccetera. Inoltre
abbiamo prestato una speciale attenzione alla storia e alla filosofia
delle religioni. Lo spazio dedicato alla logica è stato notevolmente
ampliato e un significativo allargamento lo hanno avuto varie altre
branche: l’antropologia, la politica, la teologia, il diritto».
- Nel vostro lavoro vi siete fatti guidare da una ben
precisa concezione filosofica?
«I collaboratori si riconoscono nelle più diverse
tendenze speculative e l’opera nel suo complesso ha un largo respiro
pluralistico. Tra gli autori delle diverse voci ci sono specialisti
appartenenti alle più differenti scuole di pensiero. Tanto per
esemplificare, ci siamo giovati della collaborazione di uomini come
Evandro Agazzi, Dario Antiseri, Remo Bodei, Massimo Cacciari, Umberto Eco,
Vittorio Mathieu, Giovanni Reale, Emanuele Severino, Gianni Vattimo,
Vincenzo Vitiello e Franco Volpi. Ciò non toglie che nell’Enciclopedia
sia presente un nucleo di alto spessore teoretico, di timbro classico,
riassumibile nella convinzione che la filosofia sia ricerca del senso
ultimo della realtà e della vita e fondazione radicale del sapere».

- Fin da un primo esame, l’Enciclopedia filosofica
risulta caratterizzata da una viva attenzione per le scienze dell’uomo.
È un’impressione giusta?
«Certo! Di fatto la storia della sociologia e quella
della psicologia sono ricche di incroci con il plurisecolare cammino del
pensiero filosofico. La cosa appare del tutto naturale, se si considera il
fatto che le condizioni che rendono possibili le scienze psicologiche e
quelle sociologiche risiedono, oltre che nell’esperienza, in una certa
visione complessiva della realtà umana. In questi settori, la ricerca
empirica non può esimersi dal fare riferimento a una qualche concezione
dell’uomo: in conseguenza di ciò, appare inevitabile che essa finisca
con il dover interagire con la filosofia».
- Potrebbe fare un esempio, anche in riferimento ad
altri ambiti della scienza che, a loro volta, interferiscono sia con
la psicologia e la sociologia, sia con la filosofia?
«Prendiamo la questione della libertà: essa assume
nuovi contorni se la mettiamo in relazione con il tema del cervello, così
come oggi viene trattato nel campo della neurologia. Un altro caso simile
si è verificato con la voce "evoluzionismo", che non
casualmente è stata redatta dal professor Vincenzo Cappelletti, che è un
filosofo della scienza proveniente dagli studi di medicina e biologia».
- L’idea che si ha pensando alla predisposizione dell’Enciclopedia
è quella di un grande laboratorio.
«Esatto! L’immagine del laboratorio mi pare del tutto
pertinente. Il nostro lavoro è iniziato nel 2000 con la revisione e l’integrazione
del lemmario su cui era stata progettata l’edizione pubblicata da
Sansoni nel 1968-69: è stato il primo passo che ha visto all’opera,
insieme a me, i quattro condirettori, Enrico Berti, Paul Gilbert, Michele
Lenoci e Antonio Pieretti, e il coordinatore della redazione, Massimo
Marassi. Il complesso dei lemmi vecchi e nuovi è stato poi ripartito in
24 sezioni specialistiche. Ciascuna sezione è stata affidata a un’autorevole
guida del settore, che a sua volta ha progettato e coordinato, d’accordo
con la direzione centrale, il lavoro degli estensori e dei revisori delle
voci».
- Nell’epoca del trionfo dell’elettronica, non
avete pensato a un’edizione on line dell’Enciclopedia?
«Non abbiamo mai trascurato l’importanza della
comunicazione via Internet. È nei nostri progetti l’idea di passare a
un aggiornamento continuo, via Internet, dell’Enciclopedia. Ciò non
toglie che abbiamo mantenuto fede a una base cartacea. Occorre infatti
che, nella ricerca filosofica per se stessa affidata ai tempi della
riflessione, debba pur esserci un riferimento solido, a portata di mano.
La volatilità di Internet non sempre consente quella pacata capacità di
meditazione e di ritorno, che solo la pagina scritta concede».
- In conclusione, professore, che cosa rappresenta nel
panorama della filosofia italiana di oggi la pubblicazione dell’Enciclopedia
da lei diretta?
«Le rispondo con le parole, che risultano tutt’oggi
valide, contenute nell’"Introduzione" della prima edizione,
laddove si dice che l’opera è frutto di un lavoro "teso a
ritrovare sempre più limpida l’unità o la specificità della
filosofia"».
Maurizio Schoepflin