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Quattro chiacchiere con...

  
Anche la filosofia deve 
stare al passo dei tempi

di Maurizio Schoepflin
  


   Letture n.633 gennaio 2007 - Home Page

Punto d’arrivo di una lunga ricerca, l’Enciclopedia filosofica Bompiani è volta alla presentazione organica dei protagonisti e dei concetti del pensiero universale. A capo dell’impresa, Virgilio Melchiorre ne espone i principali intenti.
   

La prima edizione era costituita da quattro volumi; mezzo secolo dopo la nuova ne conta dodici, in cui rientrano circa diecimila voci redatte da 1.897 collaboratori suddivisi nei 135 istituti universitari coinvolti nella realizzazione. Bastano questi numeri a far comprendere che con la nuova Enciclopedia filosofica Bompiani ci si trova di fronte a un’opera colossale, che certamente rimarrà a lungo come un essenziale punto di riferimento nella mappa degli studi filosofici.

Copertina del volume.Al vertice di questa impresa troviamo il professor Virgilio Melchiorre, una vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento esercitato per circa un quarantennio nell’Università Cattolica di Milano. Melchiorre, infatti, è il direttore generale dell’Enciclopedia, colui che ha guidato e al quale hanno fatto riferimento quattro condirettori, un coordinatore generale e i responsabili delle varie sezioni (estetica, etica, pedagogia ecc.). Per questo egli ci è sembrato la persona più adatta per rispondere alle nostre domande volte a comprendere meglio il significato di quest’opera che si presenta con tutte le caratteristiche di un’impresa culturale non comune.

  • Professore, può raccontarci la storia dell’Enciclopedia filosofica?

«Per rispondere a questa domanda è opportuno tornare indietro nel tempo. A partire dal 1950, il Centro di studi filosofici di Gallarate (la culla del neotomismo italiano novecentesco, ndr) promosse l’elaborazione di una grande Enciclopedia filosofica, che vide la luce negli anni 1957-58. Il successo fu immediato e vasto, tanto che una decina d’anni dopo venne pubblicata presso Sansoni una seconda edizione dell’opera, ampiamente rielaborata, alla quale, nel 1979, fece seguito una ristampa. Poi, nel 2000, arriviamo noi, convinti della necessità di realizzare uno strumento nuovo, che andasse a collocarsi nel solco della tradizione inaugurata negli anni Cinquanta del Novecento, ma che, contemporaneamente, tenesse conto delle enormi novità emerse in mezzo secolo nell’ambito degli studi di filosofia».

  • Quali sono le novità principali che caratterizzano questa ultima edizione dell’Enciclopedia?

«Innanzitutto abbiamo cercato di allargare, per quanto possibile, l’orizzonte dell’informazione filosofica ben oltre i confini della tradizione occidentale, prendendo in considerazione culture come quella dell’Africa, della Cina, dell’India eccetera. Inoltre abbiamo prestato una speciale attenzione alla storia e alla filosofia delle religioni. Lo spazio dedicato alla logica è stato notevolmente ampliato e un significativo allargamento lo hanno avuto varie altre branche: l’antropologia, la politica, la teologia, il diritto».

  • Nel vostro lavoro vi siete fatti guidare da una ben precisa concezione filosofica?

«I collaboratori si riconoscono nelle più diverse tendenze speculative e l’opera nel suo complesso ha un largo respiro pluralistico. Tra gli autori delle diverse voci ci sono specialisti appartenenti alle più differenti scuole di pensiero. Tanto per esemplificare, ci siamo giovati della collaborazione di uomini come Evandro Agazzi, Dario Antiseri, Remo Bodei, Massimo Cacciari, Umberto Eco, Vittorio Mathieu, Giovanni Reale, Emanuele Severino, Gianni Vattimo, Vincenzo Vitiello e Franco Volpi. Ciò non toglie che nell’Enciclopedia sia presente un nucleo di alto spessore teoretico, di timbro classico, riassumibile nella convinzione che la filosofia sia ricerca del senso ultimo della realtà e della vita e fondazione radicale del sapere».

  • Fin da un primo esame, l’Enciclopedia filosofica risulta caratterizzata da una viva attenzione per le scienze dell’uomo. È un’impressione giusta?

«Certo! Di fatto la storia della sociologia e quella della psicologia sono ricche di incroci con il plurisecolare cammino del pensiero filosofico. La cosa appare del tutto naturale, se si considera il fatto che le condizioni che rendono possibili le scienze psicologiche e quelle sociologiche risiedono, oltre che nell’esperienza, in una certa visione complessiva della realtà umana. In questi settori, la ricerca empirica non può esimersi dal fare riferimento a una qualche concezione dell’uomo: in conseguenza di ciò, appare inevitabile che essa finisca con il dover interagire con la filosofia».

  • Potrebbe fare un esempio, anche in riferimento ad altri ambiti della scienza che, a loro volta, interferiscono sia con la psicologia e la sociologia, sia con la filosofia?

«Prendiamo la questione della libertà: essa assume nuovi contorni se la mettiamo in relazione con il tema del cervello, così come oggi viene trattato nel campo della neurologia. Un altro caso simile si è verificato con la voce "evoluzionismo", che non casualmente è stata redatta dal professor Vincenzo Cappelletti, che è un filosofo della scienza proveniente dagli studi di medicina e biologia».

  • L’idea che si ha pensando alla predisposizione dell’Enciclopedia è quella di un grande laboratorio.

«Esatto! L’immagine del laboratorio mi pare del tutto pertinente. Il nostro lavoro è iniziato nel 2000 con la revisione e l’integrazione del lemmario su cui era stata progettata l’edizione pubblicata da Sansoni nel 1968-69: è stato il primo passo che ha visto all’opera, insieme a me, i quattro condirettori, Enrico Berti, Paul Gilbert, Michele Lenoci e Antonio Pieretti, e il coordinatore della redazione, Massimo Marassi. Il complesso dei lemmi vecchi e nuovi è stato poi ripartito in 24 sezioni specialistiche. Ciascuna sezione è stata affidata a un’autorevole guida del settore, che a sua volta ha progettato e coordinato, d’accordo con la direzione centrale, il lavoro degli estensori e dei revisori delle voci».

  • Nell’epoca del trionfo dell’elettronica, non avete pensato a un’edizione on line dell’Enciclopedia?

«Non abbiamo mai trascurato l’importanza della comunicazione via Internet. È nei nostri progetti l’idea di passare a un aggiornamento continuo, via Internet, dell’Enciclopedia. Ciò non toglie che abbiamo mantenuto fede a una base cartacea. Occorre infatti che, nella ricerca filosofica per se stessa affidata ai tempi della riflessione, debba pur esserci un riferimento solido, a portata di mano. La volatilità di Internet non sempre consente quella pacata capacità di meditazione e di ritorno, che solo la pagina scritta concede».

  • In conclusione, professore, che cosa rappresenta nel panorama della filosofia italiana di oggi la pubblicazione dell’Enciclopedia da lei diretta?

«Le rispondo con le parole, che risultano tutt’oggi valide, contenute nell’"Introduzione" della prima edizione, laddove si dice che l’opera è frutto di un lavoro "teso a ritrovare sempre più limpida l’unità o la specificità della filosofia"».

Maurizio Schoepflin

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