È un
volume ricco e gustoso questo ponderoso "Meridiano" dedicato
ai "saggi e interventi" di Luigi Pirandello (1867-1936) e
curato da Ferdinando Taviani. Il testo più noto del Pirandello teorico
è il celebre saggio sull’umorismo, che, scritto per un concorso
universitario al quale lo scrittore si voleva presentare, rappresenta
anche un’utilissima chiave interpretativa dell’opera creativa dello
stesso autore. Tuttavia qui non ci soffermiamo su di esso, poiché
qualsiasi storia letteraria ne dà già adeguatamente conto.
Vogliamo invece segnalare alcuni interventi
"minori", che, riportati alla luce dal volume mondadoriano,
costituiscono delle vere e
proprie
chicche, delle autentiche scoperte. Si tratta di recensioni,
riflessioni, interviste in cui l’autore del Fu Mattia Pascal parla
di un po’ di tutto, ovviamente di letteratura in primis. Si
va da un excursus sulla letteratura siciliana (da Verga a Capuana
e a De Roberto) a una meditazione sul lavoro di critico, esercitato da
Pirandello in maniera non occasionale: «Non so se nelle altre nazioni»,
scriveva polemicamente, «il mestiere di critico sia pernicioso, come
oggi è in Italia, per chi lo esercita, inutile per chi ne è la mira».
Non mancano le pagine in cui l’autore affronta aspetti legati al
proprio lavoro letterario. Come quella in cui rifiuta le troppo facili
etichette ermeneutiche: «Mi si permetta di dire», affermava, «che
nessuna delle mie opere, che sono tutte nate al di fuori delle tesi e
degli apriorismi filosofici, è malata di pirandellismo».
Caso mai – sembra voler dire – il problema è
stato di quegli studiosi che hanno applicato scorciatoie semplificatorie
a un’opera, quella dello scrittore di Agrigento, dotata di grande
complessità. Come dimostra anche questa importante raccolta dei suoi
scritti "militanti".
Roberto Carnero