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Recensioni.Narrativa italiana.

   
Mito e scontro generazionale

di Roberto Carnero


   Letture n.634 febbraio 2007 - Home Page

Umberto Piersanti,
Olimpo,
Avagliano, 2006, pagg. 144, euro 12,50.

L'ultimo romanzo di Umberto Piersanti si libra su due livelli separati e distinti, che però a un certo punto si incrociano. L’inizio del testo ci pone nel bel mezzo della turbinosa relazione tra Luca, un uomo di una certa età, ed Elisa, una ragazza più giovane. Lui conservatore, lei progressista (di area noglobal), i loro punti di vista sulla realtà, sulla vita e sul mondo non potrebbero essere più lontani. Discutere per loro significa quasi sempre litigare. Eppure se Elisa sta con Luca ci deve trovare qualcosa che probabilmente non vede nei coetanei: la cultura, l’esperienza, una diversità verso la quale prova, magari senza ammetterlo, una certa curiosità.

Copertina del volume.Durante una notte di pioggia l’uomo le racconta un mito: quello del guerriero Laodoco e del poeta-filosofo Anticlo, che decidono di salire all’Olimpo per vedere se gli dei ci siano veramente. È una storia attraverso cui egli cerca di conquistare la ragazza, ma forse – prima ancora – tentare di immettere nell’universo di lei, completamente diverso dal suo, qualcosa del proprio.

Questa seconda parte mitologica del romanzo si sviluppa autonomamente, come una narrazione di grande suggestione poetica, fino a occupare la maggior parte delle pagine. Per tornare, negli ultimi capitoli, all’epilogo della vicenda sentimentale tra Luca ed Elisa. Quest’ultima lo lascerà per un ragazzo più giovane.

Dunque Luca ha fallito nel tentativo di comunicare qualcosa alla ragazza? Ci sembra di no, poiché l’ascesa all’Olimpo mantiene la forza metaforica di una sete di conoscenza che è la stessa dell’Ulisse dantesco, di una volontà, cioè, di superare se stessi, di trascendere i propri limiti e la propria finitezza. Può fallire la conquista erotica (e forse, tutto sommato, è bene che sia così), ma non la testimonianza di un sapere antico che purtroppo molto spesso le giovani generazioni tendono a rimuovere.

Roberto Carnero

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