Umberto Piersanti,
Olimpo,
Avagliano, 2006, pagg. 144, euro 12,50.
L'ultimo
romanzo di Umberto Piersanti si libra su due livelli separati e
distinti, che però a un certo punto si incrociano. L’inizio del testo
ci pone nel bel mezzo della turbinosa relazione tra Luca, un uomo di una
certa età, ed Elisa, una ragazza più giovane. Lui conservatore, lei
progressista (di area noglobal), i loro punti di vista sulla realtà,
sulla vita e sul mondo non potrebbero essere più lontani. Discutere per
loro significa quasi sempre litigare. Eppure se Elisa sta con Luca ci
deve trovare qualcosa che probabilmente non vede nei coetanei: la
cultura, l’esperienza, una diversità verso la quale prova, magari
senza ammetterlo, una certa curiosità.
Durante
una notte di pioggia l’uomo le racconta un mito: quello del guerriero
Laodoco e del poeta-filosofo Anticlo, che decidono di salire all’Olimpo
per vedere se gli dei ci siano veramente. È una storia attraverso cui
egli cerca di conquistare la ragazza, ma forse – prima ancora –
tentare di immettere nell’universo di lei, completamente diverso dal
suo, qualcosa del proprio.
Questa seconda parte mitologica del romanzo si
sviluppa autonomamente, come una narrazione di grande suggestione
poetica, fino a occupare la maggior parte delle pagine. Per tornare,
negli ultimi capitoli, all’epilogo della vicenda sentimentale tra Luca
ed Elisa. Quest’ultima lo lascerà per un ragazzo più giovane.
Dunque Luca ha fallito nel tentativo di comunicare
qualcosa alla ragazza? Ci sembra di no, poiché l’ascesa all’Olimpo
mantiene la forza metaforica di una sete di conoscenza che è la stessa
dell’Ulisse dantesco, di una volontà, cioè, di superare se stessi,
di trascendere i propri limiti e la propria finitezza. Può fallire
la conquista erotica (e forse, tutto sommato, è bene che sia così), ma
non la testimonianza di un sapere antico che purtroppo molto spesso le
giovani generazioni tendono a rimuovere.
Roberto Carnero