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EUROPA
Commissione dei vescovi polacchi per indagare sui preti collaborazionisti

I vescovi polacchi hanno istituito una Commissione per esaminare «la storia della persecuzione della Chiesa nella Polonia del dopoguerra». La decisione è stata presa al termine della loro assemblea plenaria, svoltasi a Varsavia il 18 e 19 ottobre. «Prima che sorgesse una qualsiasi opposizione organizzata nel Paese», sottolineano i presuli in una nota, «per decine di anni la Chiesa ha difeso da sola la dignità dell’uomo e della nazione», divenendo «l’istituzione più perseguitata e più attaccata». Fino al 1989 «le azioni della macchina dei servizi segreti dello Stato comunista hanno costretto alla collaborazione, con il ricatto e le minacce, sia laici che sacerdoti. Solo in tale contesto è lecito valutare singoli casi» di una eventuale «collaborazione con i servizi di sicurezza».

Che ci fossero anche dei preti tra i collaboratori dell’ex regime comunista, è cosa risaputa. Lo scorso 9 marzo lo stesso episcopato polacco lo ha riconosciuto, chiedendo ufficialmente scusa per le attività svolte dai preti spie. Il caso che più ha fatto discutere in Italia è quello di padre Konrad Hejmo, custode dei pellegrini polacchi a Roma. Ma tanti altri uomini di Chiesa sono stati accusati di spionaggio. Tra lo stupore di molti polacchi, il noto religioso Michal Czajkowski ha ammesso di aver lavorato per i servizi segreti. Czajkowski, dopo aver pubblicamente chiesto scusa, si è ritirato in un monastero. Lo scorso 7 novembre invece, il vescovo Wiktor Skworc ha respinto le accuse rivoltegli, ammettendo contatti con i servizi segreti, ma mai in termini di collaborazionismo con il regime comunista. Dal 1979 sarebbe stato messo sotto pressione dalla polizia segreta, «alla quale tuttavia», ha precisato, «non ho mai avuto il coraggio di oppormi radicalmente. Oggi mi scuso per questo comportamento».

I sacerdoti polacchi schedati quali collaboratori dei servizi di sicurezza sarebbero il 15% del clero. Una cifra confermata dallo stesso primate cattolico, cardinale Józef Glemp, che al telegiornale tedesco della Ard ha dichiarato: «Ciò non significa tuttavia che abbiano creduto nel sistema. Il regime intimidiva massicciamente le persone coinvolte».

Con il termine "Lustracja" (fare luce), il Parlamento ha approvato ai primi di novembre una legge che permette di indagare sul passato dei cittadini. In molti ritengono che si tratti di un abile pretesto per permettere al governo dei fratelli Kaczynski di procedere a una epurazione degli avversari. Chiunque è sospettato di aver avuto relazioni con i servizi segreti viene sospeso dalle proprie funzioni, a prescindere da una verifica dei fatti: cadono così le teste di giornalisti, docenti e funzionari. Quella di istituire una Commissione "ad hoc" da parte dei vescovi va vista sullo sfondo di tale «caccia alle streghe». «La Chiesa», concludono i vescovi, «non può acconsentire a una situazione in cui, al di fuori di ogni procedimento giuridico, con accuse pubbliche si intacca la dignità umana delle persone imputate».

Gaëlle Courtens

   

ITALIA
Il proselitismo delle sètte?
Fa breccia tra gli immigrati

   

Emotività e sentimentalismo, che prevalgono sulle ragioni della fede, spingono ad aderire alle sètte. Il fenomeno coinvolge migliaia di immigrati in Italia (in particolare i subsahariani e i rom), ma affonda le sue radici in molti Paesi del Sud del mondo. Un tema scottante, quello del "Proselitismo dei movimenti religiosi alternativi tra i migranti", che ha dato il titolo al seminario promosso il 9 novembre a Roma e Bologna (collegate in videoconferenza) da Fondazione Migrantes, Ufficio catechistico nazionale Cei (settore Ecumenismo e dialogo), Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria tra le Chiese e Caritas italiana.

Operatori pastorali e cappellani delle comunità etniche si sono confrontati nuovamente – un primo incontro si era svolto a Verona il 29 maggio scorso – dopo aver raccolto questionari e relazioni scritte per verificare la diffusione e le modalità di azione dei movimenti religiosi alternativi tra gli immigrati che vivono nelle diocesi italiane. Un panorama dove prevalgono i movimenti pentecostali, animati da leader mossi da interessi economici, preparati nell’animare il canto e nel vivacizzare le celebrazioni.

«Le sètte rappresentano una trascrizione del fenomeno religioso in termini affettivi, in cui è ridotto al minimo ogni riferimento dogmatico e morale e sono molto esaltati i sentimenti», ha osservato il vescovo di San Marino-Montefeltro, monsignor Luigi Negri. Una deriva a cui rispondere recuperando la «sostanza» della fede e della propria identità, attraverso «un’opera di missione ed educazione a tutto campo».

Non si tratta, però, di arido dogmatismo, come ha spiegato monsignor Juan Usma Gómez, del Pontificio consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani: «Per recuperare la sostanza della fede e, al tempo stesso, offrire sostegno ai migranti dobbiamo essere capaci di creare comunione, accogliendo gli altri, riconoscendoli come fratelli, aiutandoli a mantenere la loro identità nel momento in cui si devono aprire a una nuova, legata al Paese che li ospita». Non solo: «È essenziale la cooperazione tra laici e preti. Quando lasciamo un vuoto, subito i movimenti religiosi alternativi crescono».

Non manca il proselitismo dei Testimoni di Geova tra gli immigrati srilankesi, ha riferito il cappellano nazionale padre Neville Joe Perera: «Molti italiani hanno imparato il cingalese e così riescono ad avere maggiore successo». Anche don Adam Dalach, coordinatore nazionale della pastorale per i polacchi in Italia, ha lanciato l’allarme a riguardo: «Alcune famiglie vengono mandate appositamente dalla Polonia per fare proseliti. Se le persone si sentono abbandonate, il rischio è maggiore».

Laura Badaracchi
   

AMERICA DEL NORD
Linee-guida dei vescovi Usa sui gay: accoglienti ma non accondiscendenti

Stretti tra una società nella quale «molte forze promuovono una concezione della sessualità in generale, e in particolare dell’omosessualità» che non è in accordo con il piano di Dio, da un lato, e, dall’altro, la constatazione che i gay e le lesbiche «sono stati, e spesso continuano a essere, oggetto di disprezzo, odio e violenza», i vescovi degli Stati Uniti hanno approvato nuove «linee-guida per la cura pastorale» degli omosessuali presenti nella parrocchie d’Oltreatlantico.

I gay e le lesbiche cattolici «hanno un compito difficile in questo mondo, ma questo compito è necessario e buono», ha commentato monsignor Arthur Serratelli, presidente del Comitato per la dottrina della fede. Il documento è stato approvato dalla Conferenza episcopale Usa, riunita a Baltimora dal 13 al 17 novembre, con 194 voti a favore, 37 contrari e un’astensione. Molte sono state le discussioni e gli emendamenti.

Mentre nei seminari degli Stati Uniti è in corso un’ispezione voluta dal Vaticano per individuare i casi di omosessualità, le linee-guida approvate a Baltimora ribadiscono l’insegnamento tradizionale della Chiesa in favore delle famiglie fondate sul matrimonio eterosessuale, pur prospettando un approccio «accogliente» nei confronti dei fedeli omosex. «L’orientamento sessuale non costituisce una qualità paragonabile alla razza, al retroterra etnico, eccetera, rispetto alla non-discriminazione», affermano i presuli a stelle e strisce. Al tempo stesso, il testo stigmatizza «la discriminazione e le molestie» nei confronti di gay e lesbiche, e sottolinea che se «l’inclinazione omosessuale è oggettivamente disordinata», «il semplice fatto di avere questa tendenza non è un peccato», mentre peccaminosi sono gli atti omosessuali. I vescovi Usa invitano poi gli omosessuali a non pubblicizzare la loro inclinazione, ma esortano le diocesi e le parrocchie a far «partecipare attivamente alla vita comunitaria» i gay e le lesbiche che vivono castamente. La Chiesa, si legge, «non sostiene l’adozione di bambini da coppie dello stesso sesso», ma non deve rifiutare loro il battesimo se «c’è una fondata speranza che verranno educati nella religione cattolica».

Le linee-guida dei vescovi sono state criticate da alcune associazioni di omosessuali cattolici. Il presidente di DignityUsa Sam Sinnet ha denunciato che le indicazioni episcopali sono dannose perché raccomandano agli omosessuali di «rimanere emotivamente e spiritualmente nel ripostiglio».

Durante l’incontro di Baltimora i vescovi Usa hanno anche deciso di stanziare la prima tranche per finanziare uno studio che sarà pronto nel 2009 sulle cause degli abusi pedofili compiuti da sacerdoti. E hanno poi esortato le coppie sposate a usare il metodo della pianificazione famigliare e abbandonare la contraccezione artificiale.

Iacopo Scaramuzzi
   
  

AMERICA LATINA
Minacciati due vescovi brasiliani

Ancora due vescovi minacciati di morte in Brasile. Si tratta di dom Antonio Possamai e dom Erwin Krautler, alla guida rispettivamente della diocesi di Ji-Paraná, nello Stato di Rondonia, e della prelatura apostolica dello Xingù, nel Pará. «Si ricordi che, per molto meno, alcuni religiosi sono stati assassinati», diceva la lettera anonima recapitata al primo dopo la pubblicazione di un manifesto in cui la diocesi cattolica, la locale Chiesa luterana e il Forum Trasparenza invitavano a non votare il governatore, Ivo Cassol, e 23 deputati statali coinvolti in episodi di corruzione. All’origine delle intimidazioni contro dom Krautler ci sarebbe invece il suo impegno in difesa dei contadini, degli indios e dell’ambiente, in particolare contro la costruzione della centrale idroelettrica Belo Monte, destinata a inondare decine di villaggi. Il presule, che compare in una "lista nera" di 120 persone marcadas para morrer da latifondisti e imprese del legname, è stato definito da un quotidiano uomo da «espellere ed eliminare».
       

AFRICA
Ruanda: 30 anni di galera a una suora

Un tribunale tradizionale gacaca del Ruanda ha condannato suor Theophister Mukakibibi a trent’anni di carcere per aver preso parte al genocidio del ’94. Secondo l’accusa, la suora avrebbe aiutato le milizie hutu a uccidere dei tutsi che si erano rifugiati nell’ospedale universitario di Butare, dove prestava servizio. È la prima suora che viene condannata da un tribunale ruandese per crimini legati al genocidio. Un terribile evento in cui preti, suore e missionari si distinsero per atti di eroismo, furono uccisi a centinaia e, qualcuno, fu anche complice. Nel 2001, altre due suore ruandesi sono state condannate da un tribunale del Belgio con l’accusa di crimini contro l’umanità, mentre un sacerdote, padre Athanase Seromba, è attualmente sotto processo al Tribunale penale internazionale di Arusha, che ne ha chiesto l’ergastolo.
   

ASIA
Vescovi neozelandesi ecologisti

«I tesori della Terra non sono più al servizio dell’edificazione del giardino di Dio, nel quale tutti possono vivere, ma sono asserviti alle potenze dello sfruttamento e della distruzione»: comincia citando l’omelia della Messa inaugurale di Benedetto XVI l’ultimo pronunciamento della Conferenza episcopale neozelandese, dedicato alle questioni ambientali.

La dichiarazione è stata resa pubblica durante la Social justice week della Chiesa cattolica locale, il cui tema è stato la «Giustizia ambientale». I vescovi hanno preso spunto dai rischi incombenti su molte isole del Pacifico, che i cambiamenti climatici, la crescita del livello del mare e la maggiore frequenza dei disastri naturali potrebbero presto rendere invivibili, provocando un’immensa ondata di «profughi ambientali».

Dalle aree geografiche più vicine, i vescovi neozelandesi hanno esteso poi lo sguardo alla situazione mondiale, chiedendosi: «Che significato ha il comandamento "Non uccidere" quando il 20% della popolazione mondiale consuma risorse a un ritmo che deruba le nazioni più povere e le future generazioni di ciò di cui avranno bisogno per sopravvivere? Cosa significa essere custodi della Terra quando si prevede che la metà delle specie viventi si estingueranno nei prossimi 200 anni?».

Sostenendo che vi è un legame diretto fra povertà, distruzione ambientale e comportamenti umani, i prelati hanno sottolineato la dimensione morale della crisi in atto. Proprio questa dimensione chiama in causa la comunità ecclesiale, che dovrebbe dare l’esempio di un cambiamento radicale nello stile di vita: «Usare meno energia, comprare beni prodotti localmente che richiedono meno trasporto, evitare lo spreco d’acqua» sono solo i primi passi di una svolta necessaria per garantire il futuro della vita su questo pianeta.

Ma oltre a questi suggerimenti concreti, i vescovi e Michael Smith, direttore della Caritas neozelandese, hanno ricordato i valori che la tradizione cattolica può offrire al mondo contemporaneo: «La nostra fede ci chiama a essere custodi della Creazione di Dio, a essere solidali con i poveri e a sacrificarci per il bene comune».

Stefano Girola

Jesus n. 12 dicembre 2006 - Home Page




 



 


   


   

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