
Il dialogo come vocazione
di Vincenzo Marras
Mentre
lo "scontro di civiltà" continua a essere al centro di
dibattiti tra esperti e, di più, a contrassegnare di paure e angosce
il quotidiano, anche dentro i confini della comunità dei credenti,
risuonano attualissime le parole di Paolo VI, che indicavano nel
dialogo la «caratteristica», lo «stimolo», la «vocazione»
propria della Chiesa, che «non fa della misericordia a lei concessa
dalla bontà divina un esclusivo privilegio», né «della propria
fortuna una ragione per disinteressarsi di chi non l’ha conseguita»,
ma al contrario ne fa «argomento d’interesse e di amore per
chiunque le sia vicino e per chiunque, nel suo sforzo comunicativo
universale, le sia possibile avvicinare». Una vocazione dunque, che
recentemente Benedetto XVI, ricordando il dovere di evidenziare le
linee maestre e irrinunciabili dell’identità cristiana, ha detto di
voler proseguire «con ferma costanza».
Che
senso ha allora continuare a evocare lo "scontro di
civiltà"? E non è forse giunto il momento di parlare di
"incontro di civiltà"? In questo numero lo abbiamo chiesto
a teologi, studiosi e intellettuali. E ciascuno dal proprio punto di
vista, ha illustrato le possibili strade per arrivare al dialogo,
senza negare il proprio Dio e le proprie tradizioni religiose. Certo,
comunicare appare davvero difficile. Ne è eloquente icona l’incontro
di Gesù con la donna cananea, raccontato dagli evangelisti Marco e
Matteo, che Lidia Maggi, pastore battista nelle Chiese di Lodi e
Milano, prende a prestito nel volume a più voci, appena giunto in
libreria, Lo spartiacque. Ciò che nasce e ciò che muore a
Occidente (Paoline, pp. 224, € 13). Curato da Marco Guzzi, il
libro, con l’apporto di alcune delle personalità più autorevoli
del mondo culturale contemporaneo – tra gli altri, Carlo Molari,
Aldo Natale Terrin, Giuliana Martirani, Paolo Ricca, Marko Ivan Rupnik
–, si interroga sul passato appena attraversato mentre nuovi scenari
appaiono all’orizzonte. L’incontro di Gesù con la donna cananea
che chiede la guarigione della figlia (Marco 7,24-36; Matteo 15,21-28)
– riflette Lidia Maggi – ci mette davanti due persone, che hanno
esigenze e aspettative differenti: «Le barriere tra loro sono tante:
lui uomo, lei donna; lui ebreo, lei greca». Ebbene, la donna cananea,
«con il suo desiderio di contatto e di confronto», sollecita a «recuperare
quella cultura del dialogo, squisitamente biblica, capace di arginare
e scacciare i demoni dello scontro di civiltà». Solo il dialogo,
insomma, è «capace di cambiare relazioni, aprire nuove opportunità,
far cadere muri e ampliare orizzonti».
Prima
di congedarci da queste note vogliamo rilanciare ai nostri lettori una
benedizione gaelica, la lingua ancora usata in Scozia e Irlanda, che
riprendiamo da quell’autentico scrigno che è il recente volume di
monsignor Gianfranco Ravasi, Breviario laico (Mondadori, pp.
404, € 18,50) per farne un augurio a ciascuno: «Possano le strade
farsi incontro a te. Possa il vento essere alle tue spalle. Possa il
sole splendere caldo sul tuo viso. Possa la pioggia cadere leggera sui
tuoi campi. E, fino a quando non ci rincontreremo, possa Dio tenerti
nel palmo della sua mano».
Buon
Natale e Buon Anno.
Vincenzo Marras
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