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Jesus n. 12 dicembre 2006 - Home Page


Editoriale.

 
Il dialogo come vocazione
di Vincenzo Marras
  

Mentre lo "scontro di civiltà" continua a essere al centro di dibattiti tra esperti e, di più, a contrassegnare di paure e angosce il quotidiano, anche dentro i confini della comunità dei credenti, risuonano attualissime le parole di Paolo VI, che indicavano nel dialogo la «caratteristica», lo «stimolo», la «vocazione» propria della Chiesa, che «non fa della misericordia a lei concessa dalla bontà divina un esclusivo privilegio», né «della propria fortuna una ragione per disinteressarsi di chi non l’ha conseguita», ma al contrario ne fa «argomento d’interesse e di amore per chiunque le sia vicino e per chiunque, nel suo sforzo comunicativo universale, le sia possibile avvicinare». Una vocazione dunque, che recentemente Benedetto XVI, ricordando il dovere di evidenziare le linee maestre e irrinunciabili dell’identità cristiana, ha detto di voler proseguire «con ferma costanza».

Che senso ha allora continuare a evocare lo "scontro di civiltà"? E non è forse giunto il momento di parlare di "incontro di civiltà"? In questo numero lo abbiamo chiesto a teologi, studiosi e intellettuali. E ciascuno dal proprio punto di vista, ha illustrato le possibili strade per arrivare al dialogo, senza negare il proprio Dio e le proprie tradizioni religiose. Certo, comunicare appare davvero difficile. Ne è eloquente icona l’incontro di Gesù con la donna cananea, raccontato dagli evangelisti Marco e Matteo, che Lidia Maggi, pastore battista nelle Chiese di Lodi e Milano, prende a prestito nel volume a più voci, appena giunto in libreria, Lo spartiacque. Ciò che nasce e ciò che muore a Occidente (Paoline, pp. 224, € 13). Curato da Marco Guzzi, il libro, con l’apporto di alcune delle personalità più autorevoli del mondo culturale contemporaneo – tra gli altri, Carlo Molari, Aldo Natale Terrin, Giuliana Martirani, Paolo Ricca, Marko Ivan Rupnik –, si interroga sul passato appena attraversato mentre nuovi scenari appaiono all’orizzonte. L’incontro di Gesù con la donna cananea che chiede la guarigione della figlia (Marco 7,24-36; Matteo 15,21-28) – riflette Lidia Maggi – ci mette davanti due persone, che hanno esigenze e aspettative differenti: «Le barriere tra loro sono tante: lui uomo, lei donna; lui ebreo, lei greca». Ebbene, la donna cananea, «con il suo desiderio di contatto e di confronto», sollecita a «recuperare quella cultura del dialogo, squisitamente biblica, capace di arginare e scacciare i demoni dello scontro di civiltà». Solo il dialogo, insomma, è «capace di cambiare relazioni, aprire nuove opportunità, far cadere muri e ampliare orizzonti».

Prima di congedarci da queste note vogliamo rilanciare ai nostri lettori una benedizione gaelica, la lingua ancora usata in Scozia e Irlanda, che riprendiamo da quell’autentico scrigno che è il recente volume di monsignor Gianfranco Ravasi, Breviario laico (Mondadori, pp. 404, € 18,50) per farne un augurio a ciascuno: «Possano le strade farsi incontro a te. Possa il vento essere alle tue spalle. Possa il sole splendere caldo sul tuo viso. Possa la pioggia cadere leggera sui tuoi campi. E, fino a quando non ci rincontreremo, possa Dio tenerti nel palmo della sua mano». 

Buon Natale e Buon Anno.

Vincenzo Marras
 

 




 



 


   


   

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