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DOSSIER - Laicità smarrita

Nel cuore dell’uomo
la fede dei non credenti

di Renzo Giacomelli
  

Giornalista del Manifesto e valente scrittrice, Rossana Rossanda non ha mai fatto mistero del suo ateismo né della sua visione critica sulla Chiesa cattolica. Ma anche la sua "non fede" è frutto di una lunga e profonda ricerca "spirituale".
   

Nel suo La ragazza del secolo scorso, gran bel libro uscito qualche mese fa da Einaudi, Rossana Rossanda descrive in una pagina molto intensa il suo distacco dalla religione. Racconta che, liceale a Milano, «andando al Manzoni presi l’abitudine di fermarmi nella chiesetta di via Lazone dove sui grandi cerchi dei lampadari in ferro battuto si leggeva: Ego sum via, veritas et vita, chi segue me non camminerà nelle tenebre. Me ne venne una tentazione acuta, la sola vera tentazione che credo di avere conosciuto. Seguire quella via, verità e vita, una forma conclusa fuori da quel mondo opaco e che cominciavo a intravvedere tragico. Non la presi alla leggera e rifiutai di fare la cresima. Ricordo una finestra sul tramonto e un vivaio abbandonato, una di quelle ore adolescenti nelle quali avvengono le svolte. Ma io vado nelle tenebre, decisi in tumulto. Via da quella pace, da quella fuga, dal concedere al disgusto del mondo, via dalla sicurezza e dalla luce. Non ho mai sorriso di quella sera alquanto prometeica...». Anche nel rapporto con l’ "altra chiesa" (il Partito comunista italiano), Rossana Rossanda non ha mai accettato le vie sicure.

La scrittrice Rossana Rossanda.
La scrittrice Rossana Rossanda
(foto La Presse/R. Monaldo).

  • Signora Rossanda, quali gli incontri e gli scontri della "ragazza del secolo scorso" con la Chiesa e il mondo cattolico in generale?

«Il cristianesimo è una cosa, il cattolicesimo e la Chiesa cattolica un’altra. Il primo ci attraversa in Occidente tutti, credenti e non credenti. La seconda ai miei tempi, a scuola, lo riduceva a rito freddo e imposto – Madonna, rosari, molta santa Teresa di Lisieux epurata, sant’Ignazio de Loyola in riassunto, "dottrina" da mandare a memoria. A me la Chiesa non ha parlato né dei Vangeli, letti frettolosamente durante la Messa, né del Vecchio Testamento, né dei Padri, né della Riforma. La cresima mi è parsa perciò un impegno troppo serio per prenderlo fra un velo bianco e una tazza di cioccolato, recitando una preghiera così poco preghiera come il Credo. Ci sono voluti alcuni sacerdoti o teologi o monaci illuminati per schiudermi le porte: al liceo Manzoni di Milano don Ernesto Teodoro Moneta Caglio, che mi fece leggere le Lettere di Paolo e le Confessioni di Agostino; più tardi lessi (e leggo) Pascal; con Adriana Zarri passiamo ore importanti e quiete sui testi, anche se lei prega e io no, infine il molto amato padre Benedetto Calati. E il luterano Bonhoeffer. La Chiesa inoltre mi appare troppo poco ecclesia e troppo gerarchia, e con troppe ombre».

  • Come valuta il ruolo della Chiesa cattolica nella politica italiana dei decenni passati?

«Nel corso della mia vita sono passati Pio XII, che nulla ci ha detto dell’essenziale (nazismo, fascismo e guerra, su cui ci trovavamo noi giovani a dover decidere fra la vita e la morte); poi il sorprendente Giovanni XXIII e il Concilio, alle cui aperture fummo tutti interessati; poi il silenzio, che ci parve turbato, di Paolo VI; poi un ritorno dallo spirito alla lettera con Karol Wojtyla e Ratzinger. Con gli ultimi due l’interferenza della Chiesa è tornata forte. Io sono stata scomunicata da Pio XII perché volevo, da comunista, l’eguaglianza e i diritti dei più poveri. Chissà se lo sono ancora, o di nuovo. Anche perché ritengo un errore il Concordato, che esiste solo in Italia come se su di essa il Vaticano avesse diritto a un particolare magistero. Molte misure, dal finanziamento alla scuola privata alla detassazione di imprese e commerci del Vaticano, suonano in contraddizione patente con la Costituzione».

Corteo femminista a Milano.
Corteo femminista a Milano
(foto AP/A. Aresu).

  • La separazione (di ruoli o di missione) tra la Chiesa e lo Stato non le sembra in Italia un dato acquisito?

«La gerarchia non ha mai accettato senza riserve la separazione fra Stato e Chiesa, diversamente da alcuni sacerdoti, monaci e monache attenti alla società, e pietosi verso i viventi. Essa considera tuttora un peccato la Rivoluzione francese, dunque il principio stesso della democrazia. Ha sempre interferito nei poteri mondani e con gli ultimi due papati insiste nel farlo più che nei due precedenti, non diversamente dagli altri monoteismi, ebraismo e islam».

  • Le sembra almeno cresciuta nella Chiesa cattolica la sensibilità per i temi sociali?

«Per quanto riguarda la questione sociale, Benedetto XVI riconosce che la Chiesa se n’è accorta tardi, ma ora interviene – più indietro della Rerum novarum e di qualche enciclica di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II – contro l’ispirazione egualitaria del marxismo socialista e comunista, e a difesa della sempre più potente proprietà, cui si limita a consigliare un poco di carità. Dico "poco" rispetto all’immensità dello strazio del mondo».

Il presidente del Consiglio Berlusconi saluta Benedetto XVI.
Il presidente del Consiglio Berlusconi saluta Benedetto XVI
(foto
AP/C. Helgren).

  • Cosa pensa degli "atei devoti"?

«Una trovata politico-mediatica di bassa lega».

  • La politica italiana è laicamente rispettosa del ruolo della Chiesa cattolica o vi è una corsa al voto cattolico?

«Non mi pare che partiti e istituzioni abbiano mai interferito con gli ambiti del Vaticano. Se mai troppo poco tengono alla difesa della separazione dei campi dall’intromissione della Chiesa. Non è immaginabile che un ministro della Repubblica emani un parere su una decisione della Conferenza episcopale italiana come fa il cardinale Ruini su decisioni dello Stato».

  • In che cosa crede chi non crede? E quali valori laici fondano un’etica interpersonale e pubblica?

«Non so in che cosa credono tutti i non credenti. Certo non credono a una rivelazione divina. Ma credono alla responsabilità degli umani nell’organizzare la loro esistenza e convivenza, tendendo ai principi del 1789: libertà, eguaglianza, fraternità. Sottolineano che nessun uomo può rendere un altro uomo suo strumento, neanche nel rapporto di lavoro. Ritengono che la donna ha una dignità non "altra" ma "uguale" agli uomini, e si stupiscono che la Chiesa cattolica non lo ammetta ancora».

Renzo Giacomelli

Segue: Gli "atei devoti" e il rischio di svuotamento della fede

Jesus n. 3 marzo 2006 - Home Page




 



 


   


   

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