
La Costituzione fatta a pezzi
di Vincenzo Marras
Il
25 aprile 1945 ha segnato il culmine del risveglio della coscienza
nazionale e civile italiana. Ce ne occupiamo, in questo stesso numero,
interrogandoci sul ruolo dei cattolici nella Resistenza e
sottolineando il loro contributo nella stesura della Carta
costituzionale, elemento fondante della vita democratica del nostro
Paese. Lo facciamo, a sessant’anni dalla liberazione, per rilanciare
e fare nostro l’allarme risuonato alcuni mesi fa a Bologna, nel
corso della 44ma Settimana sociale dei cattolici italiani,
che già a partire dal documento preparatorio registrava come il
dibattito istituzionale fosse diventato «uno dei nodi critici più
delicati della situazione politica». Il tema continua a interrogarci
con particolare urgenza, proprio mentre la nostra democrazia «appare,
nelle sue diverse tipologie costituzionali, vulnerabile e inclinante
verso oligarchie, strutturate in poteri anche non politici, economici,
sociali, mediatici, o verso governi personali». Lo diceva, all’apertura
della Settimana sociale, l’ex presidente della Corte Costituzionale,
Francesco Paolo Casavola. Gli faceva eco, in quei giorni, il giurista
cattolico Franco Pizzetti, centrando la sua analisi sulle riforme
istituzionali in atto in Italia.
Suscitando ampio consenso tra gli oltre 1.000 delegati delle
diocesi italiane e dell’associazionismo cattolico, il giurista
stigmatizzava la riscrittura in corso della Carta costituzionale
guidata dalla logica del baratto: «Non possiamo accettare, non
vogliamo accettare che essa sia trattata in questo modo dal governo e
dalla maggioranza». E puntualizzava: «Quanto accade ci impone un
atteggiamento di rigetto senza riserve». Secondo Pizzetti, infatti,
si sta modificando una gran parte della Costituzione, «in un clima di
contrattazione permanente», trascurando totalmente «i doveri di
solidarietà sociale, economica e politica, che l’art. 2 della
nostra Costituzione pone a fondamento della Repubblica», e
immaginando di concentrare «tutta la legittimazione politica in un
unico leader televisivamente carismatico», e «tutta la politicità
del vivere sociale nella dimensione delle piccole patrie regionali».
Grazie al lavoro del Comitato scientifico-organizzatore delle
Settimane sociali dei cattolici italiani, fra alcuni mesi sarà
pubblicato il volume che raccoglie la memoria della 44ma
Settimana sociale.
In quelle pagine troverà spazio la denuncia,
ascoltata nelle giornate bolognesi. Quell’intervento, chiaro e
lucido, non si oppone ai processi riformatori, in difesa di una
Costituzione ritenuta intoccabile. Al contrario ne domanda la completa
attuazione, a dispiegarne i valori fondanti la nostra democrazia e la
nostra stessa convivenza, propri della nostra Carta costituzionale.
Primi fra tutti il bisogno di istituzioni di garanzia più forti e
penetranti: dal Parlamento, nella sua funzione di controllo e di
verifica dell’azione del governo e nel suo ruolo di legislatore, al
ruolo del Presidente della Repubblica, garante dell’unità civile e
politica del Paese.
Per questo non possiamo essere distratti e
rimanere inerti di fronte alla riforma della Costituzione portata
avanti per tenere coesa una maggioranza e soddisfarne le diverse
componenti. Dobbiamo pensare e riflettere, con senso di
responsabilità, al presente e al futuro delle istituzioni fondative
della Repubblica. No, dunque, all’oblio e al silenzio. E non per
guardare al passato. È il presente e il futuro che vanno visti alla
luce di quella memoria.
Vincenzo Marras
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