Superstizione in Congo Il
dramma dei bimbi "stregoni"
testo e foto di Marco Trovato
Sono 30 mila
solo a Kinshasa: ragazzini poveri, buttati in mezzo alla strada da
genitori o parenti con l’accusa di essere posseduti dal demonio.
Sono invece le vittime indifese della crisi sociale ed economica di un
Paese ridotto allo stremo. Le sétte e talune Chiese incoraggiano l’isteria
collettiva. Così, a farne le spese sono questi piccoli, che vengono
emarginati, malmenati, a volte addirittura linciati. Nel silenzio
generale, solo pochi missionari e laici cristiani li difendono.
Denunciando questa orrenda persecuzione.
Li chiamano enfants sorciers, "bambini stregoni",
ma non hanno l’aria di essere pericolosi. Si incontrano al mercato,
sui marciapiedi, agli incroci delle strade. Vestono abiti logori
tenuti assieme dallo spago. Vivono di elemosine, lavoretti saltuari,
piccoli furti. Hanno i volti segnati dalla fame e gli occhi annebbiati
dalla droga. Sono un esercito silenzioso di "piccoli
dannati".
Un esercito di dimensioni spaventose: secondo stime dell’Onu,
nella Repubblica Democratica del Congo vivono 70 mila "bambini
senza tetto", oltre 30 mila si trovano nella capitale Kinshasa.
Quasi tutti sono accusati di stregoneria: un’accusa infamante, da
cui non è possibile difendersi. Una sciagura irreparabile che può
colpire chiunque, in ogni momento, per il più banale dei motivi.

L’incubo per il piccolo André è iniziato con un incidente
domestico. La televisione di famiglia si è rotta. E si è rotta nel
peggiore dei modi: durante una partita di calcio. «Mio padre era
fuori di sé dalla rabbia: ha cominciato a gridare, mi ha accusato di
essere il colpevole del guasto. Diceva che ero un piccolo stregone...
Io piangevo, avevo tanta paura». Patrick, 6 anni, invece è stato
gettato in strada perché un suo zio ha perso il lavoro: «Mi hanno
picchiato per obbligarmi a confessare di aver fatto un maleficio
contro di lui». Meli, 12 anni, è stata ritenuta colpevole della
morte di sua madre: «Dicevano che ero pericolosa perché avrei potuto
uccidere altre persone con la magia nera». Al piccolo Giresse l’accusa
di stregoneria è arrivata da un sogno: «Mio padre ha sognato che lo
stavo uccidendo, e da un giorno all’altro mi sono trovato fuori di
casa».
Oggi a Kinshasa pochi dubitano che la stregoneria infantile esista.
Il numero dei bambini abbandonati per i loro presunti poteri occulti
aumenta parallelamente all’acuirsi della crisi socio-economica. Non
a caso gli enfants sorciers provengono sempre da famiglie
povere e indigenti, dove spesso la madre è morta o il padre è
lontano a combattere (il Congo è teatro di una guerra dimenticata che
in 5 anni ha provocato tre milioni e mezzo di morti). E anche quando
entrambi i genitori sono presenti, in casa mancano i soldi per il
cibo: l’accusa di stregoneria è la scusa per liberarsi di una bocca
da sfamare.

Giovani ospiti del centro di
recupero Simba Ngai.
Come testimonia Wily Efoko, 30 anni, che ha scacciato di casa il
suo unico figlio, 7 anni. «Era un’autentica maledizione», dice,
quando andiamo a trovarlo nella sua baracca di lamiere. «Da quando se
n’è andato ho smesso di soffrire di mal di testa. Anche i dolori ai
piedi sono scomparsi. E ora che mio figlio è lontano, sono sicuro che
troverò presto un lavoro e farò molti soldi».
Testimonianze simili si raccolgono con sconcertante facilità a
Kinshasa. «La gente è impazzita», testimonia Alain, 31 anni,
responsabile del centro per minori abbandonati "Lopango Ya Esengo".
«Accusa di stregoneria i piccoli handicappati o epilettici, i figli
fragili, timidi o che balbettano. Ma anche i bimbi particolarmente
vivaci e intelligenti: basta porre ai genitori una domanda inopportuna
per essere sospettati di stregoneria». È un’epidemia di furore
superstizioso che distrugge vite giovanissime e sconfina nella follia.
Di recente a Mont-Ngafula, un sobborgo della capitale, una piccola
folla di persone inferocite ha bruciato vivo un bambino di 8 anni: «Lo
accusavano di fare dei sortilegi e di preparare feticci malefici»,
racconta madame Kisisa Neriette, la madre del bimbo. «Sono stati i
nostri vicini di casa ad ammazzarlo: lo hanno cosparso di petrolio,
poi gli hanno buttato addosso un fiammifero. Mio figlio gridava,
chiedeva pietà. In un attimo è stato avvolto dalle fiamme... Non mi
darò mai pace per non essere riuscita a salvarlo».
Una storia agghiacciante e reale, come tante altre che non fanno
notizia: «I soprusi e le violenze si ripetono ogni giorno nel
silenzio e nell’indifferenza generale», dice Yves Osakanu, 34 anni,
avvocato e attivista dell’associazione contro la tortura Acat-Congo.
«Purtroppo gli episodi più raccapriccianti restano nascosti perché
avvengono tra le mura domestiche».

Ragazzi di strada congolesi.
Il Governo sta tentando di arginare il problema con campagne di
informazione e sensibilizzazione, male risorse sono poche e la
volontà insufficiente. Spiega l’avvocato Osakanu: «Ci troviamo a
lottare da soli contro l’omertà, la superstizione, l’inerzia
delle autorità. E l’ostruzionismo della polizia, che, invece di
punire i colpevoli, ostacola il nostro lavoro di denuncia».
A complicare le cose ci sono le sétte cristiane che proliferano a
Kinshasa: si tratta di Chiese pentecostali o apocalittiche che
mischiano cristianesimo e credenze locali, enfatizzando superstizioni
e paure. Usano anche radio e tv per diffondere i loro anatemi contro i
"baby stregoni". Gli effetti di questa "caccia alle
streghe" non si fanno attendere: molti bambini vengono affidati
dai familiari ai pastori delle sétte, affinché possano esorcizzarli
dagli spiriti del male. La richiesta d’aiuto viene accolta senza
indugi: basta pagare i sacerdoti per il loro lavoro e procurare gli
ingredienti necessari per gli esorcismi (ossa di animali, cortecce e
radici, penne di uccelli...). I rituali di purificazione sono sempre
violenti, talvolta crudeli.

L’avvocato Yves Osakanu mostra la foto
di un bimbo bruciato vivo dalla folla.
Alcuni bambini hanno raccontato di essere stati reclusi, tenuti
sottochiave per settimane, torturati con ferri roventi, obbligati ad
assumere dosi massicce di lassativi e farmaci che inducono il vomito. «Menzogne,
sono solo menzogne: nessun tipo di violenza viene usata per guarire i
piccoli indemoniati», assicura il pastore Onokoko, autoproclamatosi
Profeta di Cristo, tra i più rinomati esorcisti di Kinshasa. «In
trent’anni di attività ho salvato oltre 250 bambini destinati
sicuramente a bruciare tra le fiamme dell’inferno». Nella sua
chiesa-baracca che sorge nel quartiere di Masina, il pastore mostra
orgoglioso campioni di diavoli vomitati: un intero gamberone, una
conchiglia e persino due pesci-gatto. «Sono usciti dalla bocca dei
bambini che erano posseduti», spiega.
Gli scettici sono invitati ad assistere all’esorcismo di una
bambina di 11 anni, all’apparenza innocua e timida, che afferma di
essere indemoniata e di aver ucciso entrambi i genitori con un
sortilegio («Ho tagliato un ciuffo dei loro capelli mentre dormivano
e li ho usati per fare un maleficio: alla mattina erano tutti morti
nei loro letti»). Bastano pochi minuti di preghiere e un po’ di
acqua benedetta per "liberarla dal diavolo". Dalla bocca
esce un pezzo di carne cruda, grande come una noce. L’esorcista lo
raccoglie e lo mostra con fierezza: «Il demonio», dice.

Wily Efoko, un padre che ha cacciato di
casa il figlio di sette anni,
accusandolo di stregoneria.
Non sempre i rituali di "liberazione" dei piccoli
"indemoniati" sono tanto semplici e veloci: «A volte le
forze del male ci obbligano a usare tutte le nostre energie spirituali
e fisiche per salvare i bambini», spiega Mama Madonsiala, un’altra
esorcista di Kinshasa specializzata in stregoneria infantile. La sua
chiesa, "La fede di Giobbe", sorge nel povero quartiere di
Ngansele, accanto a un piccolo cimitero: qui sono segregati una
trentina di bambini, tra i due e i nove anni. Alcuni hanno i capelli
rasati «per punizione perché hanno cercato di ribellarsi». Tutti
sono visibilmente denutriti e spaventati.
I dignitari della sétta ci permettono di assistere, dietro l’esborso
di una generosa mancia, all’esorcismo di un enfant sorcier di
10 anni. «Questo è un caso molto difficile: abbiamo contato quattro
demoni dentro il suo corpo», spiegano. Dopo una lunga serie di
preghiere, la profetessa impone le mani sul capo del bimbo, alza lo
sguardo al cielo e comincia a gridare frasi incomprensibili. Attorno a
lei, altri adepti della sétta gridano, saltano ripetutamente, cadono
in trance. La profetessa lancia un urlo spaventoso, afferra il braccio
del bambino, lo strattona con violenza, lo solleva di forza e lo fa
cadere nella polvere. L’esorcismo è finito, la tensione si allenta,
il bimbo torna rassegnato tra i suoi compagni di sventura. «Ho infuso
in lui la parola di Gesù Cristo», spiega Mama Madonsiala, «ma
occorreranno altri rituali, ancora più potenti, per sconfiggere i
diavoli».
Il recente boom degli enfants sorciers non ha lasciato
indifferenti alcuni preti cattolici congolesi. «In verità sfruttano
l’ignoranza e la paura della gente per riempire le chiese e
raccogliere le offerte», denuncia il giornalista indipendente Michel
Yambuya, autore di un’inchiesta sulla stregoneria infantile a
Kinshasa. «Usano la superstizione per fare proselitismo e accrescere
il proprio potere: un gioco antico e banale che funziona sempre».

Il pastore Onokoko mentre pratica un
esorcismo su una ragazzina,
che al termine del rito sputerà un pezzo di carne:
«Il
demonio»,
secondo lui.
Nella parrocchia di Matete, ogni giovedì migliaia di credenti
danno vita a una cerimonia impressionante durante la quale accade l’incredibile:
gente che urla e piange, che ripete all’infinito frasi rituali, che
casca a terra in preda alle convulsioni. Il tutto mentre il sacerdote
dispensa benedizioni e danza tra la folla sulle travolgenti note di
una band musicale (quattro cantanti, basso, chitarra e batteria).
Conclusa la funzione – dopo tre ore di canti, preghiere e
invocazioni mistiche – i fedeli portano a benedire sull’altare
taniche piene d’acqua, sacchetti di sale e bottiglie di olio. «La
protezione funziona solo se si lascia un’offerta in denaro alla
chiesa», spiega un giovane parrocchiano. Fuori, sulla piazza vendono
sacchetti di sale per esorcismi "San Michele Arcangelo":
costano 1.500 franchi congolesi, una piccola fortuna, ma la gente non
bada a spese per proteggersi dal male.
Quello degli esorcismi è un business fiorente e appetitoso: alcuni
preti congolesi arrivano a inscenare singolari cerimonie di
purificazione durante le quali i bambini vengono obbligati a bere
infusi caldi preparati con estratti di piante, prima di essere
picchiati duramente sulla testa con la Bibbia (i rituali sono ben
descritti nel libro Le chrétien africain face aux accusations de
sorcellerie, di Paul Delanaye, Editions Le Seneve, 2001).

Bambini di strada sniffano solventi.
«Sono pratiche inquietanti, andrebbero stigmatizzate e censurate
dai vescovi, ma si tratta comunque di casi isolati che non devono
offuscare la straordinaria opera svolta dalla Chiesa in difesa dei
bambini», commenta preoccupato un prete europeo che preferisce
mantenere l’anonimato. Ha ragione. A Kinshasa sono innumerevoli gli
orfanotrofi, i presìdi pediatrici, i rifugi per bambini di strada
gestiti – e bene – da religiosi cattolici. Qui gli enfants
sorciers vengono accolti, nutriti, istruiti, aiutati a
reintegrarsi nella società.
Basta fare una visita al centro "Simba Ngai", fondato da
padre Daniele Lattuada, per rendersi conto di quanto sia prezioso il
lavoro svolto da questi testimoni del Vangelo. «Simba Ngai in
lingua locale significa "Dammi una mano"», spiega il
giovane missionario italiano. «Una richiesta di aiuto che è
diventata una parola di speranza». Sono 250 i ragazzi, alcuni
giovanissimi, che grazie a questo centro hanno imparato un mestiere e
ora possono contare su un lavoro stabile. Tra loro ci sono decine di
ragazzini che sono stati scacciati di casa con l’accusa di
stregoneria: sono gli ultimi arrivati, i più vulnerabili.

Un ragazzino chiede l’elemosina a un
automobilista.
«Fino a dieci anni fa gli enfants sorciers erano pressoché
sconosciuti a Kinshasa, oggi sono diventati una vera e propria
emergenza sociale», dice padre Daniele. «Per ogni bambino che
riusciamo ad aiutare, altri mille restano sulla strada... Stiamo
cercando di ampliare le nostre strutture di accoglienza, ma miseria e
disperazione dilagano ovunque».
Un grido di allarme pienamente condiviso da padre Rodriguez
Santiago, missionario spagnolo dei Padri Bianchi, responsabile di un
centro di accoglienza per bambini di strada nel povero quartiere di
Kisenso: «Non c’è tempo da perdere: ogni giorno sempre più
fanciulli abbandonati bussano alla nostra porta in cerca di aiuto». E
non basta offrire del cibo e un letto per risolvere i loro problemi. «I
bambini hanno subìto traumi psicologici terribili: le loro ferite
sono invisibili e possono essere curate solo con l’amore. La sfida
più difficile è farli tornare a sorridere».
Mentre ci intratteniamo con il missionario, alcuni bimbi cominciano
a battere le mani e a cantare, altri si cimentano in balli
improvvisati. È una festa spontanea e contagiosa. Un regalo inatteso,
il ricordo più prezioso del nostro viaggio a Kinshasa.
Marco Trovato

I genitori del bimbo bruciato
vivo dalla folla .
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Salviamoli dalla strada
«Basterebbe un euro al giorno per salvare un bambino dalla strada».
Padre Daniele Lattuada, giovane e intraprendente missionario dei Padri
Bianchi, lancia un appello per aiutare i bimbi accusati di
stregoneria. «Vogliamo ospitarli nel nostro centro Simba Ngai di
Kinshasa, dove già assistiamo cinquanta ragazzini abbandonati. È un
progetto importante perché toglierebbe i piccoli dalla strada e
offrirebbe loro quelle cure e attenzioni necessarie per reintegrarli
nella società».
Chi desidera può utilizzare il conto corrente postale n. 19865203
intestato ai missionari, specificando nella causale "Simba Ngai".
Informazioni allo 0363/49.681.
Email: dlattuada@virgilio.it
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Una mostra per denunciare
Bambini accusati di stregoneria. Rifiutati e isolati per i loro
presunti poteri occulti. Torturati da pastori esorcisti, buttati per
strada dai genitori, costretti a vivere nella miseria e nella
violenza. Malmenati e talvolta uccisi dagli stessi familiari. La
mostra fotografica "Figli maledetti" dei Padri Bianchi è
una denuncia forte e senza filtri, un doloroso racconto a immagini
sull’infanzia tormentata degli "enfants sorciers", i
"baby stregoni" del Congo. Ma è anche una testimonianza di
speranza sui bambini che hanno ricominciato a vivere grazie all’aiuto
dei missionari.
La mostra può essere allestita in scuole, biblioteche, parrocchie e
centri culturali. Tel. 0363/49.681.
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Non solo in Congo…
Si chiama Acat (Action des chrétiens pour l’abolition de la
torture): è un’associazione internazionale cristiana che lotta
contro la tortura e i maltrattamenti sui minori.
«Il dramma dei bambini accusati di stregoneria è sempre più diffuso
un po’ in tutto il Continente africano», denuncia l’Action des
chrétiens pour l’abolition de la torture.
«Oltre che nella Repubblica Democratica del Congo, il problema è
presente, anche se con forme e dimensioni differenti, in Benin,
Nigeria, Liberia, Angola, Sud Africa e Camerun». In tutti
questi Paesi gli attivisti dell’associazione offrono ai cosiddetti enfants
sorciers assistenza psicologica e tutela legale.
Per maggiori informazioni si può contattare Acat Congo,
email: acatrdc@yahoo.fr
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