Giovanni Paolo II ha ricordato così la sua giovinezza: «Il mio
sacerdozio, già al suo nascere, si è iscritto nel grande sacrificio di
tanti uomini e di tante donne della mia generazione. A me la Provvidenza
ha risparmiato le esperienze più pesanti...». Al Papa è sembrato di
aver vissuto una parte di «questa sorta», come dice, «di
"apocalisse" del nostro secolo». Il martirio non è per lui
una storia antica, bensì una realtà contemporanea. Lo stesso Papa ha
subìto un violento attentato, che poteva con molte probabilità
condurlo alla morte.
Giovanni Paolo II, dalla sua esperienza del Novecento, ha tratto la
convinzione che il martirio è una realtà contemporanea del
cristianesimo. Da qui l’iniziativa del recupero della memoria dei
martiri contemporanei. Nel documento programmatico dell’Anno Santo, la
Tertio millennio adveniente, che porta chiaramente l’impronta
della sensibilità del Papa, si legge: «Nel nostro secolo sono
ritornati i martiri, spesso sconosciuti, quasi "militi ignoti"
della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare
perdute nella Chiesa le loro testimonianze...». Per questo il Papa ha
lanciato un invito: «Occorre che le Chiese locali facciano di tutto per
non lasciare perire la memoria di quanti hanno subìto il martirio,
raccogliendo la necessaria documentazione».

L’esplosione della bomba atomica su
Hiroshima, il 6 agosto 1945. I nuovi martiri hanno vissuto in un secolo
di spaventose distruzioni di massa.
La stessa espressione "nuovi martiri" è un’espressione
wojtyliana, seppure la Chiesa greco-ortodossa parla da tempo di nuovi
martiri, per indicare i martiri della lotta del popolo greco e ortodosso
contro i turchi. Si tratta quindi di un’altra accezione del termine.
Anche la Chiesa ortodossa russa ha cominciato a definire nuovi martiri i
perseguitati dal potere sovietico. Mi sembra che il termine "nuovi
martiri" sia un richiamo al fatto che la Chiesa nel Novecento sia
tornata a essere una Chiesa di martiri. Indubbiamente, nella visione di
Giovanni Paolo II, il concetto di martirio si amplia rispetto a quello
classico di martire in odio alla fede o quantomeno lo reinterpreta:
martire – scriveva il teologo Karl Rahner nel 1983 – è «anche
colui che soccombe nella lotta attiva perché si affermino le esigenze
delle sue convinzioni cristiane...».
Questo martirio si inquadra in quello che è stato il secolo delle
stragi, della morte di massa, dell’industria della morte, del terrore.
In fondo, il Novecento, pur con le sue nuove opportunità, i progressi e
gli aspetti positivi, è stato un secolo tanto buio, un secolo dalle
lunghe ombre, terribile per le sue violenze e per i suoi massacri. Le
novità della scienza e della tecnica sono talvolta state messe al
servizio della distruzione dell’uomo e di interi popoli. In certi
momenti tragici si è smarrita ogni memoria dell’amore, del Vangelo,
di Dio stesso.
Si pensi al primo olocausto del secolo: più di un milione di morti,
nelle stragi degli armeni e dei siriaci nel corso della Prima guerra
mondiale, massacrati perché cristiani. Si pensi ai morti durante la
dittatura comunista in ex Unione Sovietica e al terrore staliniano. In
Cina sono avvenute le stragi (e gli stupri) di Nanchino nel 1937, quando
i giapponesi uccisero 200 mila cinesi, talvolta usandoli come bersagli
per le loro esercitazioni militari. Ci sono state due terribili guerre
mondiali. E, nel cuore della Seconda guerra mondiale, la Shoah,
proprio in Europa, con la morte di sei milioni di ebrei (ma anche tanti
altri morti: polacchi, zingari, russi...).

Profughi ruandesi in fuga dai massacri
etnici del 1994.
Sempre durante la guerra non si può dimenticare il bombardamento
atomico su Hiroshima e Nagasaki con 150 mila morti (il primo uso di
quella bomba che resta tuttora una minaccia). I quasi trenta milioni di
morti nelle carestie cinesi tra il 1958 e il 1962. Le violenze dei
regimi autoritari in America latina e le guerre in Africa. La strage di
un terzo della popolazione in Cambogia. La pulizia etnica nella ex
Jugoslavia. I massacri in Ruanda. Un milione di morti nella guerra
civile in Mozambico. Gli assassinii in Algeria... È un elenco
incompleto appena allusivo. Ma si vede bene come il Novecento sia stato,
per milioni di esseri umani, un secolo buio. Si è smarrita la memoria
dell’amore, del rispetto dell’uomo e della donna.
Alla fine di questo secolo in cui si è affermata la democrazia,
troviamo anche il bilancio di un secolo di terrore. Non si è trattato
di un "secolo breve", come è stato definito: è stato un
secolo lungo, per i suoi tanti dolori. Proprio morendo, negli anni
Venti, il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, Tichon, che la Chiesa
ortodossa ha recentemente canonizzato, sembra abbia detto queste parole:
«La notte sarà molto lunga e molto oscura». E alludeva alle
persecuzioni staliniane contro la sua Chiesa.
Di fronte a uno smarrimento tanto profondo e tragico (e quelli citati
non sono che alcuni esempi, ma se ne potrebbero ricordare tanti altri),
un popolo di credenti, talvolta debole, non ha smesso di celebrare la
memoria della passione del suo Signore e della sua risurrezione. Non è
stato mai così buio che non si accendesse la piccola luce del cero
della Pasqua. I cristiani non hanno mai smesso di ricordare che il
Signore è stato trattato come il peggiore degli uomini e delle donne,
pur essendo innocente: è stato trattato come tante decine di migliaia
di esseri innocenti che hanno subìto violenza, tortura, condanna a
morte.

Contadini cinesi all’epoca della
"rivolta dei Boxer" (1900).
Il pastore tedesco Paul Schneider fu internato nel 1937 nel campo
tedesco di Buchenwald, per la sua opposizione al nazismo, motivata dalla
sua fede cristiana. Nel lager fu sottoposto a maltrattamenti e a torture
particolari perché si rifiutava di rendere omaggio alla croce uncinata
e a Hitler, all’idolatria dell’uomo, dello Stato e della razza
germanica.
Dall’aprile 1938 fu rinchiuso in isolamento nel bunker del campo,
dove trascorse i suoi ultimi quattordici mesi di vita. Dal bunker,
tuttavia, attraverso una piccola feritoia non cessò mai di far sentire
la sua voce per ricordare ai suoi compagni la presenza del Signore. Un
compagno ha ricordato: «Tutte le mattine teneva per noi prigionieri una
preghiera mattutina, e a causa di quella ogni volta veniva bastonato o
torturato».
Un detenuto, deciso a gettarsi contro il filo spinato elettrificato
per farla finita, ha raccontato di avere desistito da questa idea grazie
alle parole del pastore Schneider. Il pastore richiamava la memoria dell’amore
di Dio durante l’appello nel piazzale del campo: «In quel luogo di
orrore e disperazione, si udì risuonare, sul piazzale in cui i
ventimila prigionieri stavano allineati, una voce forte e chiara. Questa
voce proveniva dalla feritoia d’una cella nel bunker: "Gesù
Cristo dice: Io sono la luce del mondo; chi mi segue non camminerà
nelle tenebre"... Con quel grido mi ha salvato. Perché da quel
momento io ho saputo: c’è Qualcuno al mio fianco!». Leonhard
Steinwender, anch’egli internato a Buchenwald, ha ricordato: «La
domenica di Pasqua, per esempio, improvvisamente udimmo le potenti
parole: "Così dice il Signore: Io sono la risurrezione e la
vita!". Le lunghe file dei prigionieri stavano sull’attenti,
profondamente turbate dal coraggio e dall’energia di quella volontà
indomita... Non poté mai pronunciare più che poche frasi. Poi
sentivamo abbattersi su di lui i colpi di bastone delle guardie...».
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Il pastore battista americano
Martin Luther King
(foto AP).
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Il pastore protestante Bonhoeffer.
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Padre Aleksandr Men, prete ortodosso
russo ucciso nel 1990
(foto G. Galazka).
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Il pastore Paul Schneider, morto a
Buchenwald.
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La vicenda della persecuzione nazista, a cui facevo cenno, non è
che un capitolo della storia del martirio nel Novecento. Ce ne sono
altri: quello della persecuzione comunista sovietica, est-europea,
albanese (in maniera tanto drammatica), ma pure quella del comunismo
asiatico. In Asia, poi, proprio all’inizio del secolo i missionari e
i cristiani autoctoni vengono uccisi perché identificati con l’Occidente,
durante la rivolta dei Boxer, nell’estate del 1900. Ma questo
avviene anche successivamente, durante la Seconda guerra mondiale, per
opera delle truppe di occupazione giapponese.
Ma ci sono anche i caduti della persecuzione a sfondo religioso: si
tratta di cristiani uccisi da musulmani, ma anche da buddhisti,
buddhisti lamaisti o thailandesi, oppure vittime del fondamentalismo
hindu. E infine va notata un’altra grande categoria di vittime, i
cristiani martiri dell’amore, della carità, della giustizia. E
questi sono innumerevoli.
Andrea Riccardi
Segue: Chiese
unite nel sangue