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Il testo di Andrea Riccardi pubblicato nelle pagine
successive di questo dossier è tratto dal libro Testimoni dello
Spirito. Santità e martirio nel secolo XX, di autori vari (Paoline,
2004, pp. 192, € 9,50). Il volume presenta, in particolare, le
figure di Edith Stein e di Dietrich Bonhoeffer, morti nei Lager
nazisti, e di due vittime dei regimi comunisti dell’Est: Pavel
Florenskij e padre Popieluszko.

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Dossier: Ecce
Homo LA LUNGA
NOTTE del secolo breve
di
Giovanni Ferrò
Der Ernstfall, il «caso serio» della fede cristiana. Così
Hans Urs von Balthasar, uno dei massimi teologi del Novecento, ha
definito il martirio. Un «caso» tutt’altro che archiviato in
meandri dimenticati della storia. Anzi, tornato prepotentemente
"attuale" negli ultimi cento anni: forse mai così attuale
dai tempi delle grandi persecuzioni dei primi secoli cristiani, quando
i martiri finivano a decine a fare da pasto alle belve nel Colosseo o
appesi a una croce sulle vie consolari che portavano a Roma. Insomma:
il "secolo breve", che ha partorito tragedie immani come la
Shoah e l’atomica, è stato costellato anche da una lunga theoria
di credenti che hanno dato la vita per fedeltà all’Evangelo. A
tal punto da spingere la Chiesa, anzi l’intera oikoumene cristiana,
a interrogarsi sul sangue versato dai suoi testimoni e a farne memoria
nel culto.

Il martirio di san Lorenzo nei mosaici
di Ravenna.
Da 12 anni la Chiesa cattolica celebra, ogni 24 marzo (data dell’omicidio
di monsignor Oscar Romero), la Giornata dei missionari martiri,
aggiornando periodicamente il lungo elenco degli uomini e delle donne
morti – in un modo o nell’altro – "sul campo". Sono i
"nuovi martiri". Come spiega bene il recente volume Testimoni
dello Spirito, edito dalle Paoline, esiste infatti una
"specificità", una "modernità" del martirio,
tipica del XX secolo. Afferma il priore di Bose Enzo Bianchi, nella
postfazione del libro, che esso «non ha avuto un carattere
direttamente religioso, ma si è collocato sul medesimo piano su cui
si colloca la fede cristiana: nella storia, nella prassi evangelica.
Per certi aspetti i martiri dei nostri giorni si avvicinano
maggiormente ai testimoni che a partire dall’XI secolo la Chiesa
russa ha chiamato strastoterpcij ("coloro che hanno
subìto la passione" a causa di Cristo): vittime di una morte
violenta per non aver voluto rinunciare alla prassi dettata loro dall’Evangelo».
Dunque, non tanto o non sempre i cristiani dei nostri anni sono stati
uccisi per via di un "odio alla fede". Più sovente, invece,
per la loro "fedeltà all’uomo", dietro cui il credente
intravede, sempre, il volto di Cristo: "martiri della
carità", come le suore morte durante l’epidemia di Ebola, in
Africa; "martiri della giustizia", come tanti religiosi e
catechisti in America latina; "martiri della verità", come
monsignor Juan Gerardi, ausiliare di città del Guatemala;
"martiri della pace", come il nunzio in Burundi Michael
Courtney.

(foto Reuters/A. Demianchuk ).
Il martirio dei nostri anni non è fatto solo di volti noti, spesso
anzi è anonimo, nascosto, silenzioso, o magari indistinguibile dalla
sofferenza di interi popoli, vittime di guerre e persecuzioni. Inoltre
– altra fondamentale caratteristica moderna – il martirio è
diventato un "fatto ecumenico": non soltanto perché ha
colpito trasversalmente tutte le confessioni cristiane, ma anche
perché ha creato una profonda comunione nella sofferenza, abbattendo
nel segno della croce ogni scisma e divisione. Secondo Pavel Evdokimov,
«il cristianesimo, nella testimonianza splendente dei suoi
confessori, martiri e santi, è messianico, rivoluzionario, esplosivo».
È di questa potente debolezza, di questa rivoluzionaria mansuetudine
che si nutre una vera "nuova evangelizzazione" del mondo
contemporaneo.
Giovanni Ferrò
Segue: Testimoni
del Crocifisso
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