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Jesus n. 12 dicembre 2003 - Home Page

Da 25 anni dà il nome alla nostra testata. Ma chi era davvero Gesù? Un profeta? un rabbi? un rivoluzionario? un filosofo? Inchiesta sul Galileo che ha cambiato la storia. 
Il "Gesù della storia" e "Gesù della nostra fede.

La sfida di Dio
di Vincenzo Marras
  

Le tracce del Suo volto sulle strade del mondo. È la sfida di Dio. È l’Incarnazione. L’assunzione da parte di Dio di un corpo umano ha voluto significare che Dio stesso non poteva "dirsi" senza diventare volto. Per questo è venuto incontro alla ricerca dell’uomo, prendendo dimora in quel Gesù di Nazareth, che ha raccontato con i suoi gesti, con la sua parola, il suo essere «Dio con noi». Così alcuni uomini lo hanno visto, ascoltato, toccato con mano. Invano però cercheremo la descrizione del suo profilo, il colore dei suoi occhi, il taglio delle sue labbra... Nei Vangeli non c’è una riga che descriva il volto di Gesù. Tuttavia, in questa «assenza del volto» che nessuno può compiutamente riempire, ci ha lasciato delle impronte. Sono i suoi occhi, gli occhi aperti di Gesù... speranza per quell’uomo cieco fin dalla nascita. È il suo toccare... il muto, e il farsi toccare... dall’emorroissa. È il suo chinarsi «mosso a compassione» sul lebbroso... È la sua morte in croce, dove si rivela pienamente donandosi. «Maestro, dove abiti?», domandano a Gesù quei primi cercatori di Dio. Dove si trova Dio? Dove lo posso incontrare? È domanda, ancora attualissima, in mezzo a tanto irrazionale soggettivismo di esperienze religiose. Ci spiazza un Dio che veste i nostri panni quotidiani, che esprime la sua grandezza non con la potenza, ma con l’amore e la condivisione. Così come aveva inquietato Giovanni Battista: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?». Forse anche a noi l’incontro con quel giovane di Nazareth non avrebbe detto niente di più di quanto oggi, in una strada delle nostre metropoli, ci avrebbe detto quello con un trentenne dai capelli rasati – piercing, collana al collo, dai pantaloni di panno blu scuri, dalla maglietta a righe –, se il Padre avesse deciso d’inviarlo nella nostra epoca e nelle nostre latitudini. In Gesù, Dio si è gettato nella storia, nella nostra storia. È un Dio che scende tra gli uomini. Nel volto di Gesù ci sono i nostri volti di uomini, trasfigurati nel Suo, e questo Suo volto ci rimanda a cercarlo di nuovo nei volti degli uomini. Rinvenirlo richiede occhi aperti che sappiano scorgere dietro un volto umano il Suo volto.

Misuriamo anche noi – che non ci siamo sottratti all’incanto della sua figura e del suo annuncio – tutta l’inadeguatezza delle nostre parole, dei nostri mezzi espressivi. Ma non potevamo non raccogliere la sfida di cercare il volto di Gesù nelle nostre strade. Jesus è nato per questo. In questi venticinque anni di racconti e di cronache di religiosità e di fede abbiamo interpretato nelle nostre pagine non soltanto il bisogno di avere un’informazione a 360 gradi, ma abbiamo esigito da noi e dai nostri lettori un supplemento di passione per partecipare alle vicende della Chiesa, andare alle radici della fede, per testimoniare con più forza la speranza che è in noi, come dice l’apostolo Pietro. Di questa avventura siamo grati debitori a chi ha coraggiosamente voluto Jesus, Giuseppe Zilli e Leonardo Zega; a chi lo ha intrepidamente diretto, Antonio Tarzia e Stefano Andreatta; ai redattori e collaboratori che si sono alternati in questi anni – un elenco che a fatica riusciremmo a contenere e che tuttavia non possiamo astenerci almeno di accennare: Montonati, Bertani, De Paoli, Ravasi, Ricca, Spinsanti, Messori, Chiusano, Monticone, Sorge, Zavoli, Piana, Parazzoli, Carena, De Rosa... –; e infine a quanti ci hanno accompagnati, lettori della prima ora e dell’ultima, con fedeltà, senso critico e incoraggiamento. A partire da questi primi venticinque anni si rinnova il nostro impegno. Jesus vuole ancora interpretare e raccontare il passaggio del Nazareno per le nostre strade. Gesù è nostro contemporaneo. La sua incarnazione continua. Il suo Natale siamo noi, uomini e donne del terzo millennio.

Vincenzo Marras