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1955-63: gli anni milanesi

MONTINI da vicino
di Angelo Bertani
       

   Jesus n. 12 dicembre 2002 - Home Page

Mandato "in esilio" nella arcidiocesi ambrosiana, il futuro Paolo VI si pone umilmente a imparare l’arte di essere pastore: nell’amicizia con le persone, nell’ascolto dei lontani, nel confronto con chi lo critica o lo spinge a "osare di più". Giovanni XXIII gli aprirà gli occhi definitivamente, convocando il Concilio che aprì la Chiesa al vento dello Spirito.

Tutti riconoscono che il pontificato di Paolo VI, indissolubilmente legato al Concilio Vaticano II, costituisce una pagina di particolare rilievo nella storia della Chiesa contemporanea. Ma tutta la vita di Giovanni Battista Montini riveste un grande interesse per gli storici perché egli ha attraversato, segnandole con la sua presenza originale e incisiva, diverse fasi della storia civile e religiosa del Novecento. Da studente e giovane sacerdote creò, si può dire, una scuola per la formazione religiosa e intellettuale della miglior gioventù cattolica; come collaboratore di Pio XI e Pio XII contribuì alla graduale apertura della Chiesa ai valori del mondo moderno sostenendo discretamente i laici cattolici impegnati nella resistenza al nazifascismo e poi nella ricostruzione dell’Italia e dell’Europa libera e democratica.

E poi ci sono gli anni dell’episcopato milanese che, come si usa dire, lo prepararono al pontificato. Fu quella, dal 1955 al 1963, effettivamente una esperienza straordinaria, come piuttosto fuor dal comune era la figura di Montini.

Paolo VI durante un’udienza nell’aula vaticana che oggi porta il suo nome.
Paolo VI durante un’udienza nell’aula vaticana
che oggi porta il suo nome (foto
G. CORTINI).

Strettissimo collaboratore di Pacelli, Montini si ritrovò a Milano circondato dalla fama di esservi stato mandato per punizione. In effetti egli non condivideva l’intransigenza e l’integralismo del Papa e della Curia e tutta la sua presenza nei palazzi vaticani, durata trent’anni, fu un continuo, drammatico sforzo per contenere rigidità dottrinali, autoritarismi, tentazioni temporaliste, nostalgie di crociata…

Se si leggono gli appunti personali, le lettere di quel periodo, e li si confronta con le poche parole ufficiali pronunciate o scritte si resta sorpresi dalla distanza e quasi dalla duplicità di linguaggio e di contenuti. Del resto ora si sa bene che egli era contrario al Concordato, era avverso al fascismo e al geddismo, amava la teologia francese, cercava il dialogo coi lontani; ma era prudentissimo nell’esprimersi preferendo operare in modo riservato. E, fino agli ultimi anni della sua vita, tuttavia fu continuamente accusato (e non solo da pochi tradizionalisti, ma da larghi settori della gerarchia e del cattolicesimo integralista) di esser modernista, di avere una visione intellettualistica e non devozionale della fede, di essere amico dei comunisti, di indebolire la struttura gerarchica e autoritaria della Chiesa…

Montini alla nunziatura di Varsavia nel 1923.
Montini alla nunziatura di Varsavia nel 1923.

Gli anni dell’episcopato milanese sono estremamente importanti per capire Montini. Per conoscere questi nove anni così importanti e delicati ci si può avvalere di molti studi, articoli e volumi, come ad esempio quello scritto da Antonio Airò, che ricostruisce la grande Missione che Montini volle promuovere a Milano già nel 1957 (Venite e ascoltate!, edito dal Centro Ambrosiano, pp. 196, 13,43 euro). Ma, naturalmente, i materiali più interessanti sono quelli che pubblica via via l’Istituto Paolo VI, il centro internazionale di studi e documentazione che ha sede nella sua città natale, Brescia.

Già nel 1998 erano apparsi tre ponderosi volumi (6 mila fittissime pagine!) in cui erano stati raccolti da una qualificata équipe di studiosi, sotto la direzione di Xenio Toscani, G.E. Manzoni e Renato Papetti, tutti i "testi" dell’Arcivescovo: Discorsi e scritti milanesi (1954-1963). Da alcuni mesi è disponibile un ulteriore strumento assai prezioso, la Cronologia dell’episcopato di Giovanni Battista Montini a Milano, 1955-1963, curato da Giselda Adornato, che già aveva prestato una qualificata collaborazione all’opera precedente e che ora presenta uno strumento originale e prezioso, sempre curato dall’Istituto bresciano e presentato in splendida veste editoriale.

L’opera consta di oltre 1.150 pagine ed è arricchita da interessanti fotografie e un cd-rom che rende facile la consultazione delle numerosissime informazioni. Se l’opera precedente offriva i testi scritti o pronunciati da Montini a Milano, questa presenta l’elenco di tutto quello che egli ha "fatto": viaggi, visite pastorali, udienze, incontri e colloqui. L’impostazione del lavoro è veramente scientifica, con una precisa recensione delle fonti utilizzate (fra le quali molte riservate, a cominciare dall’agenda personale di Montini) e un ampio apparato di note che consente di collocare nel contesto storico i vari avvenimenti e i vari incontri.

Due futuri Papi sullo stesso treno. L’immagine è del 1938: il cardinale Eugenio Pacelli (a sinistra), futuro Pio XII, e monsignor Montini (a destra), entrambi della Segreteria di Stato vaticana, partono da Roma diretti al Congresso eucaristico di Budapest.
Due futuri Papi sullo stesso treno. L’immagine è del 1938:
il cardinale Eugenio Pacelli (a sinistra), futuro Pio XII,
e monsignor Montini (a destra), entrambi della Segreteria di Stato vaticana
 partono da Roma diretti al Congresso eucaristico di Budapest (foto
FARABOLA).

A qualcuno verrà forse una curiosità: ma, insomma, i discorsi milanesi sono indicati come 1954-1963, mentre la cronologia dice 1955-1963. Chi ha ragione? In realtà Montini fu eletto arcivescovo il 1° novembre 1954, consacrato il 12 dicembre ed entrò in diocesi il 6 gennaio 1955. Dunque esistono scritti e discorsi di "Montini arcivescovo" già del 1954, ma gesti compiuti nella archidiocesi solo dal 1955.

Lo strumento curato da Giselda Adornato offre la ricostruzione accurata, completa, annotata di ogni giorno trascorso dall’arcivescovo Montini nel suo servizio pastorale durato otto anni e mezzo. Strumento certo irrinunciabile per ogni studioso, ma anche la semplice lettura da parte di persona attenta e curiosa offre gran messe di informazioni e di riflessioni.

Non ci soffermeremo qui sui molteplici e rigorosi criteri scelti dalla Adornato per discernere e valutare le fonti e presentarne le difformità relative. Talvolta, lungi dal costituire un problema, infatti, esse costituiscono un segno di scelte significative. Il fatto che un’udienza fosse segnata sull’agenda personale ma non sulla tabella ufficiale rivela il carattere personale, e talora riservato, dell’incontro. Chi scrive questa nota, ad esempio, si trovò varie volte ad esser ricevuto da Montini ormai Papa e a decidere assieme a Lui che l’udienza non andasse segnalata sull’Osservatore Romano né altrove. Altre volte una semplice riga dice molto, come quella semplice del 28 gennaio 1959 dove in un elenco di persone ricevute è segnato: «don Primo Mazzolari».

Montini, all'epoca in cui è arcivescovo di Milano, benedice una campana.
Montini, all’epoca in cui è arcivescovo di Milano, benedice una campana.

Fu quella volta l’epilogo di una storia difficile. Mazzolari per decisione vaticana non poteva uscire dalla sua diocesi (salvo l’invito che Montini gli aveva fatto per la Missione del ’57) né più scrivere sul suo giornale Adesso. Di fatto ciò invece era avvenuto, e i vescovi lombardi volevano comminargli una pubblica sanzione. Montini, che voleva bene a Mazzolari anche se non ne condivideva sempre lo stile e i toni, ottenne di parlargli direttamente e l’incontro, segnato anche nelle carte di don Primo, avvenne proprio quel giorno. Montini non fu per nulla severo: anzi accolse con sollievo la notizia che Mazzolari nei giorni successivi sarebbe andato a Roma, in udienza da Papa Giovanni. Fu quella l’occasione in cui Roncalli accolse affettuosamente il vecchio parroco di Bozzolo, ormai vicino alla morte, chiamandolo «tromba dello Spirito Santo nella bassa cremonese…».

Tra mille altre cose si scopre dagli archivi che Montini organizzò una specie di viaggio segreto in Irlanda per andare a trovare l’arcivescovo Riberi che aveva avuto due infarti. Non c’è traccia invece – e, a sigillo di delicatezza, è smentita – di quel che si diceva allora: che talvolta fosse uscito dall’arcivescovado, riservatamente, di sera, per andare a trovare questo o quel prete o laico in difficoltà...

Montini giovane prete con i genitori a Brescia.

Montini cardinale a Milano.

Montini giovane prete con i genitori a Brescia (foto IST.PAOLO VI BRESCIA)

Montini cardinale a Milano
(foto
FARABOLA).

Chi proverà a leggere o anche solo a sfogliare questa splendida opera costata 15 anni di fatica, vedrà direttamente – nei fatti – l’arcivescovo impegnato in un’opera pastorale ciclopica, in un magistero di dimensioni eccezionali. Montini andò a Milano per restarci. Tutti parlavano di lui come futuro Papa, ma egli si buttò ad annunciare Cristo con spirito degno di Paolo di Tarso. Era convinto che nel fondo dell’uomo moderno ci fosse del terreno buono, che il seme evangelico potesse attecchire dovunque. Perciò dormiva quattro ore a notte, andava, parlava, scriveva, incontrava chiunque e dovunque.

Certo si notano i caratteri e i limiti della sua esperienza. Non era certo uomo di rottura (anche se non esitò a irritare Franco e i fascisti spagnoli) e aveva una preoccupazione continua e legittima di tenere unito il popolo cristiano. Era preoccupato di seguire una giusta linea di rinnovamento ecclesiale di valorizzazione dei laici e lo interessava più la direzione giusta che la velocità del movimento. Aveva poi una grande delicatezza nei rapporti umani; il che, soprattutto nell’àmbito ecclesiale, talvolta ne frenava l’efficacia. Molti approfittavano, infatti, di questa gradualità e quasi timidezza dell’arcivescovo per condizionarlo e gestire in modi e tempi diversi i suoi orientamenti.

Montini all’inaugurazione della metropolitana.
Montini all’inaugurazione della metropolitana (foto FARABOLA).

Chi farà scorrere l’elenco delle udienze e dei commensali vedrà con quale regolarità andavano a trovarlo i suoi amici di Brescia, anzitutto i fratelli Lodovico, spesso con la moglie Giuseppina, e Francesco; persone che allora consideravamo "moderate" ma per nulla integraliste o nostalgiche; e che alla distanza si sono dimostrate coraggiose e tenaci, anche nel sostenere affettivamente e spiritualmente un familiare così illustre ed "esposto". E poi il cugino Vittorio e soprattutto gli amici religiosi, i filippini della Pace di Brescia, padre Bevilacqua anzitutto e poi padre Manziana, padre Marcolini, Cottinelli, Acchiappati. E tanti altri preti e laici e laiche.

Si può dire forse che uno dei segreti di Montini fosse il senso dell’amicizia e la capacità e la voglia di ascoltare: sempre, chiunque, anche se difforme o magari polemico. Io stesso lo sperimentai anche negli anni del pontificato. Ricordo in quegli anni dell’episcopato milanese con quanta ansia fraterna si seguisse da Brescia la vicenda umana ed ecclesiale di Montini, con quante preghiere, speranza e impazienza. Si raccontava, ed erano racconti di prima mano, che padre Bevilacqua soprattutto usasse l’ascendente dell’età e del carattere forte per persuadere don Battista a far di più, a dire di più, a rischiare con coraggio e non solo a mediare con saggezza. Si diceva, e certo è vero, che talora il padre strapazzasse anche un poco il cardinale, come questi ammise di buon grado celebrando gli ottant’anni del maestro.

Monsignor Domenico Tardini e un giovane Montini in Segreteria di Stato.
Monsignor Domenico Tardini e un giovane Montini in Segreteria di Stato.

Certo è che dai documenti, confrontandoli con molte altre fonti, emerge chiara una cosa: che a Montini l’episcopato milanese, pur faticosissimo, fece bene. Anzitutto per il contatto con i problemi concreti, con la gente reale, preti e laici (politici, sindacalisti, studiosi, artisti…). Ma soprattutto gli fece bene il gran gesto di papa Giovanni d’indire un Concilio. Montini era un riformatore, nel suo animo e nei misurati gesti di ogni giorno. Ma solo la decisione giovannea di aprire le finestre, pubblicamente, lo convinse che bisognava osare di più, se si voleva che la Chiesa tornasse al Vangelo ed essere amica degli uomini. Bisognava aver fiducia dei grandi movimenti, delle intuizioni, del vento dello Spirito...

Ricordo che quando, invece che parlare del laicismo o della scuola cattolica, Montini cominciò a far le lettere pastorali sul Concilio (Pensiamo al Concilio, 1962) noi giovani studenti, che pur non eravamo suoi diocesani, andavamo a prenotarne e distribuirne molte copie. Avevamo trovato una speranza e una guida; e oggi, mentre rileggiamo i testi di quella stagione e le pagine di quest’opera – che sembra di storia ma è di attualità – ci domandiamo se potrà mai tornare quell’aria limpida e fresca di quella stagione…

Angelo Bertani
  

L’oratorio della Pace a Brescia, tenuto dai padri filippini, uno dei luoghi frequentati dal giovane Montini.La Cronologia dell’episcopato di Giovanni Battista Montini a Milano (Istituto Paolo VI, Brescia 2002), cui si riferisce questo servizio, è tra le più recenti pubblicazioni scientifiche dedicate al futuro Paolo VI. La ricerca sulle fonti da parte dell’autrice, Giselda Adornato, ha richiesto 15 anni di lavoro. Accanto: l’oratorio della Pace a Brescia, tenuto dai padri filippini, uno dei luoghi frequentati dal giovane Montini.

«La Cronologia», dice Adornato, «si potrebbe definire un’opera innovativa per l’ottica particolare con cui guarda al suo oggetto di studio». La ricerca non si è basata solo sulle pubblicazioni dell’epoca e sulle agende personali del cardinale Montini, ma è andata a scavare nell’Archivio della segreteria dell’arcivescovo, permettendo così al lettore di «comprendere davvero il vissuto» del personaggio.

Introducendo la Cronologia, il teologo milanese Giuseppe Colombo individua alcune linee principali di azione di Montini. In particolare, il tentativo di «invertire il movimento della secolarizzazione», curando i contatti con i laici e sentendosi missionario nei confronti dei «figli lontani». Una lezione – dice Colombo – che, «a distanza, non ha perso ma guadagnato in attualità».

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