Periodici San Paolo - Home Page

Missione nella Pampa

Frontiera dimenticata
di Mariapia Bonanate
       

   Jesus n. 12 dicembre 2002 - Home Page

Nella situazione tragica vissuta oggi dall’Argentina, esistono degli "emarginati tra gli emarginati": gli indios. Tra i pochi che si ricordano di loro, battendosi per i loro diritti, la missionaria laica Rita Comiotto.

Un lungo accorato grido d’allarme dall’Argentina. È quello che giunge da tempo da una donna della prima linea cristiana, Rita Comiotto, missionaria laica. Un grido che ancora una volta conferma come i missionari siano gli osservatori politici più affidabili e profetici.

Già alcuni anni fa scriveva agli amici italiani che l’aiutano: «Viviamo nel caos. In questo 26 per cento di disoccupati e 35 per cento di suboccupati, un 60 per cento di violenza e di aggressioni per furto, cerchiamo di continuare a essere segni di speranza. Gli indigeni da sempre dimenticati, oggi con il Fondo monetario che ci domina, non esistono per i loro conti. Ovunque scoppiano fuochi anarchici che provocano amarezze, sofferenze e vittime innocenti in questo popolo che oggi più che mai si può definire di esclusi. Esclusi dal lavoro, dalla salute, dall’educazione, da una vita degna. Un popolo che ha fame di giustizia, di diritti e di doveri che non è più possibile adempiere». Una denuncia fatta propria dallo stesso episcopato argentino: «Un modello economico selvaggio, con programmi che servono solo per ingrossare le tasche di quelli che hanno già molto e moltiplicare gli interessi dei grandi capitali, camminando sulla fame del popolo».

Nel Paese sudamericano, dove migliaia di italiani sono immigrati, Rita Comiotto è arrivata negli anni Sessanta. Veneta di origine, ma di adozione valdostana di Cogne, appartiene all’Istituto secolare diocesano di Fossano (Cuneo). Quando approdò a Sarmiento, nel Chubut, scoprì che gli indios vivevano nelle buche lasciate dalle scavatrici. Di notte i bambini per scaldarsi dormivano abbracciati ai cani, ammalandosi di hidatidosi, un bacillo presente nelle viscere delle pecore che contagia e provoca la morte. Rita aprì una scuola agraria e una cooperativa di cucito e, siccome le donne erano analfabete, usò i colori come unità di misura.

Mensa per poveri a Buenos Aires.
Mensa per poveri a Buenos Aires (foto REUTERS/E. MARCARIAN).

Quando si trasferì a Puerto Madryn, andò ad abitare in un prefabbricato che prese fuoco. Per un anno fu ospite delle famiglie che le offrivano un letto: «Fu un’esperienza molto importante, che mi fece sentire molto vicina alla gente. Mi permise di capire che cosa significa non avere una dimora, sentirsi in mezzo a una strada. Solo allora il voto di povertà che avevo fatto assunse fino in fondo il suo significato».

Nel barrio i peones con il suo aiuto hanno costituito delle cooperative di lavoro, ma soprattutto hanno scoperto, attraverso il Cristo dell’amore e della giustizia, di essere anche loro figli di Dio. Prima del suo arrivo erano rassegnati a subire. Adesso lottano per migliorare le loro condizioni di vita. Dove prima c’era solo morte, malattia, disperazione, è rinata una coscienza civile e politica.

Dopo l’avventura del barrio Rita si è lanciata in quella della Pampa. Lì vivono, isolati e dimenticati da tutti, centinaia di indios. Abitano in case di fango e di mattoni, per sopravvivere vendono il pelo – pagato sempre di meno – delle poche capre che posseggono. I terreni fertili dai quali sono stati cacciati sono nelle mani dei grandi estancieros blancos, i latifondisti che vi allevano le pecore Merinos e le mucche da carne. Rita con il suo furgone, sempre sul punto di sfasciarsi per la mancanza di strade, il vento che raggiunge anche i 120 chilometri orari e una temperatura che d’inverno scende a 30 gradi sotto-zero, è andata a cercarli per portare medicine, aiuti alimentari, ma soprattutto per fare amicizia.

Una famiglia di indios argentini.
Una famiglia di indios argentini.

«Spesso guido per ore e ore senza mai incontrare nessuno, con l’ansia di un guasto alla macchina», mi ha confidato durante un suo soggiorno a Cogne. «Ma quando arrivo a destinazione, sono ricompensata dall’accoglienza festosa che ricevo e dal calore con il quale vengo ospitata in quelle povere case dove non c’è nulla. Condividere la vita delle famiglie indie, praticare le loro abitudini e seguire i loro ritmi di vita, cambia profondamente dentro. Senti che non sei tu a dare e loro a ricevere, ma è esattamente il contrario. L’amicizia che scaturisce da questa convivenza è un dono che non si può spiegare».

Negli ultimi anni, nonostante sia dovuta rimanere a letto sei mesi per un tumore a una gamba che faceva temere il peggio e che è riuscita miracolosamente a vincere, si è buttata in una nuova impresa. A Gastre, nel cuore della mesetas patagonica, poco più di seicento abitanti, ha allestito un campo base con un gruppo di volontari di Puerto Madryn. Da questa località – scelta da diverse nazioni europee, in accordo con il Governo argentino, per farne un deposito di scorie nucleari (il progetto, grazie alle proteste della popolazione guidate dai missionari, per ora è stato sospeso) – ha organizzato un piano di aiuti per gli abitanti.

La nuova Costituzione argentina stabilisce che la terra venga restituita alle comunità aborigene con personalità giuridica. Per ottenere questo riconoscimento devono raggrupparsi, dimostrare di avere tradizioni culturali e costumi in comune. Si tratta di creare delle nuove comunità che radunino gli indios dispersi nella Pampa, dando loro case, scuole, punti di riferimento nell’àmbito sociale, sanitario, religioso. Le resistenze dei grandi proprietari terrieri sono forti, ma Rita è andata lei stessa dal governatore del Chubut e ha ottenuto che il ministro del Bienestar social venisse a tenere a battesimo il suo progetto, fra lo stupore della gente che non aveva mai visto un rappresentante delle istituzioni politiche.

Una famiglia di indios argentini.
Una famiglia di indios argentini.

Nell’ultima lettera che abbiamo ricevuto, il grido di allarme di Rita è carico di angoscia. «La situazione è drammatica. Vediamo aumentare la tristezza nei volti delle madri che accorrono agli ospedali in cerca di salute per i loro figli e non trovano le medicine, né il latte, niente di niente. Ogni giorno di più, uomini che conosciamo come onesti e lavoratori si tolgono la vita, presi dalla disperazione di non poter aiutare le loro famiglie colpite dalla tremenda disoccupazione che le distrugge. I giovani entrano sempre di più nel giro della droga e dell’aggressione, della violenza, della malavita, perché per loro non c’è futuro. È tremendo vedere bambini di 8,10 e 12 anni sui marciapiedi bere, drogarsi e prostituirsi. Poi, quando ti allontani dalla città, arrivi nella fredda e ventosa mesetas, ti incontri con le minoranze indigene che ogni giorno di più "sono minoranze": chi pensa loro? Chi li aiuta a vivere? Dimenticati ed emarginati, muoiono. In questo panorama Dio ha seminato la sua Chiesa con uomini di buona volontà, che cercano di dimostrare che c’è una speranza contro ogni speranza».

Se oggi un angolo dell’Argentina, ridotta alla disperazione, riesce a sopravvivere, lo deve anche a questa donna, sconosciuta ai più, ma che dimostra ai suoi amici della Pampa e dei barrios che Dio non li ha dimenticati.

Mariapia Bonanate
  

L’impegno a favore degli indios della missionaria laica Rita Comiotto dimostra, secondo Mariapia Bonanate, «come grazie alla testimonianza dei missionari e ai loro interventi si aprano quegli orizzonti di speranza negati dalla crisi economica, che sta mettendo in ginocchio tante nazioni».

Tra le iniziative di Rita Comiotto per sostenere le comunità indie, c’è anche l’avvio di un progetto di microforestazione a tamarisco, un albero buono per bruciare, che necessita di poca acqua e resiste al vento. Con questa legna e l’acquisto di stufe russe che scaldano moltissimo con poco combustibile, spera di riscaldare decine di case dove le donne possano lavorare al telaio. Ha inoltre coinvolto i giovani delle comunità, perché con picco e pala traccino delle strade per permettere agli indios più isolati di incontrarsi e di essere visitati dai volontari.

   Jesus n. 12 dicembre 2002 - Home Page