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Anteprima

La notte oscura di Madre Teresa
di Saverio Gaeta
       

   Jesus n. 12 dicembre 2002 - Home Page

Due grandi segreti hanno caratterizzato la vita di Madre Teresa di Calcutta. Il primo riguarda la sua avventura, che non scaturì da un’intuizione personale, ma fu ispirata da Gesù Cristo stesso, con il quale dialogò a lungo nel silenzio del cuore. Il secondo fu che, dopo quelle locuzioni, Madre Teresa sperimentò per il resto della sua vita la "notte oscura", che ha connotato l’esperienza spirituale di molti mistici. Il racconto di questa lunga e dolorosa lotta interiore per conservare la fede è proposto nel libro Il segreto di Madre Teresa, del quale pubblichiamo in queste pagine un’anticipazione.

«Il mio sorriso è un grande mantello che copre una moltitudine di dolori», scrisse Madre Teresa in una lettera del luglio 1958. Che cosa intendesse dire con queste drammatiche parole appare chiaro unicamente oggi, dopo che le sue lettere inedite ai direttori spirituali sono state recuperate agli atti del processo di canonizzazione, svoltosi a Calcutta fra il luglio 1999 e l’agosto 2001.

Potremmo dire in sintesi che, se l’inizio della sua nuova vocazione fu «al buio», mediante le locuzioni interiori che ebbe sul treno notturno che la conduceva a Darjeeling, tutto il resto della sua esistenza – dopo quei mesi straordinari di confronto serrato con Gesù – è stato trascorso dalla religiosa nella completa oscurità spirituale, senza più conforti interiori, ma anzi con la costante sensazione di vivere nella lontananza e nell’assenza di Dio.

Madre Teresa di Calcutta in una foto di trent’anni fa, mentre visita i malati in uno dei ricoveri da lei creato.
Madre Teresa di Calcutta in una foto di trent’anni fa,
mentre visita i malati in uno dei ricoveri da lei creato (foto
FARABOLA).

«Si tratta di un’esperienza che l’accomuna a tanti grandi mistici della storia cristiana, da san Giovanni della Croce a santa Teresa di Lisieux, dal riformatore protestante Martin Lutero al pastore tedesco Dietrich Bonhoeffer», spiega padre Neuner, che ha particolarmente approfondito questo aspetto della spiritualità di Madre Teresa. «È come se fin dagli inizi», prosegue il gesuita, «ella dovesse sperimentare non soltanto la povertà materiale e l’impotenza degli emarginati, ma anche la loro tetra desolazione».

L’accidentato percorso cominciò immediatamente, provocando in lei confusione e sconcerto. Per esempio, nel marzo 1953 scriveva a monsignor Périer, proprio nel tempo in cui stava per subentrargli come superiora della Congregazione: «Per favore, preghi specialmente per me, affinché io non rovini il lavoro di Gesù e Nostro Signore si riveli, perché c’è una così terribile oscurità dentro di me, come se tutto fosse morto. Mi sono sentita così più o meno da quando ho dato inizio all’opera. Chieda a Nostro Signore di darmi coraggio». A sorreggerla, una ineluttabile certezza: il lavoro per la Congregazione delle Missionarie della Carità «non lo faccio io, ma Gesù: sono più certa di questo che della mia reale esistenza».

Uno degli incontri tra Giovanni Paolo II e Madre Teresa.
Uno degli incontri tra Giovanni Paolo II e Madre Teresa.
Il Papa ricordava «la sua figura minuta, resa curva da una vita
al servizio dei più poveri tra i poveri, ma sempre piena di
un’inesauribile energia interna: l’amore di Cristo» (foto
A. MARI).

Le confidenze all’arcivescovo sembrano quasi una dolente litania: «C’è una solitudine così profonda nel mio cuore che non riesco a esprimerla» (gennaio 1955); «Dentro di me è tutto gelido. È soltanto la fede cieca che mi trasporta, perché in verità tutto è oscurità per me. Finché al Signore piacerà, io realmente non conto» (dicembre 1955); «A volte l’agonia della desolazione è così grande e nel contempo il vivo desiderio dell’Assente è così profondo, che l’unica preghiera che riesco ancora a recitare è "Sacro Cuore di Gesù, confido in te. Sazierò la tua sete di anime"» (marzo 1956); «Voglio sorridere perfino a Gesù, così da nascondere se possibile il dolore e l’oscurità della mia anima anche a lui» (aprile 1957); «Il desiderio vivo di Dio è terribilmente doloroso e tuttavia l’oscurità sta diventando sempre più grande. Quale contraddizione vi è nella mia anima! Il dolore interiore che sento è talmente grande che non provo nulla per tutta la pubblicità e il parlare della gente» (gennaio 1958).

Per un solo mese la sua pena venne sospesa. Fu quando, nell’ottobre del 1958, si celebrava nella cattedrale di Calcutta la Messa di suffragio per papa Pio XII: in quella circostanza Madre Teresa, oppressa dalla sofferenza spirituale, chiese a Gesù un segno della sua vicinanza. Nella lettera del 17 ottobre raccontò a monsignor Périer che «allora scomparve quella lunga oscurità, quella pena della perdita, della solitudine, di quello strano dolore decennale. Oggi la mia anima è piena d’amore, di gioia indicibile, di una ininterrotta unione d’amore».

Primo piano della religiosa.
Primo piano della religiosa. La sua beatificazione,
programmata in tempi record, è prevista per maggio 2003 (foto
A. MARI).

Ma già il successivo 16 novembre comunicava che «Nostro Signore ha pensato che sia meglio per me restare nel tunnel, così egli se ne è andato nuovamente, lasciandomi sola. Gli sono grata per il mese di amore che mi ha donato». E il tormento continuò, in base a quello che si percepisce dagli scritti successivi, fino alla morte, in modo da raffinarla sempre di più nel suo amore per Dio e per i fratelli.

Gradualmente ella cominciò a comprendere meglio il significato di tale dolorosa esperienza e a metterla in relazione con la propria vocazione. Nel novembre 1958 disse a monsignor Picachy di non aver mai saputo «che l’amore può far soffrire così tanto, sia per l’assenza, sia per il desiderio». All’inizio del 1960 poté confidare a padre Neuner: «Per la prima volta in questi undici anni, ho cominciato ad amare l’oscurità. Perché ora credo che essa sia una parte, una piccolissima parte, del buio e del dolore vissuto da Gesù sulla terra».

Madre Teresa abbraccia un bambino in un campo profughi palestinese a Beirut.
Madre Teresa abbraccia un bambino in un campo profughi
palestinese a Beirut (1984) (foto
SYGMA/A. DE WILDENBERG).

Il pressante interrogativo era sempre lo stesso: «Che cosa Dio ricava davvero da me, mentre sono in questo stato, senza fede, senza amore, senza neanche un sentimento? L’altro giorno c’è stato un momento nel quale quasi rifiutavo di accettare la situazione, e allora ho preso il Rosario e ho iniziato a recitarlo lentamente e con calma, senza meditare o pensare nulla. Così il brutto momento è passato, ma l’oscurità è veramente densa e il dolore molto tormentoso. In ogni caso, accetto qualunque cosa egli mi dà e gli dono qualunque cosa egli mi prende». Grande era perciò il suo turbamento nel rendersi conto dei sentimenti che manifestavano quanti le stavano accanto. Nel settembre 1962 rivelò a monsignor Picachy: «Le persone dicono di sentirsi attirate verso Dio, vedendo la mia solida fede. Questo non significa ingannare la gente? Ma ogni volta in cui volevo dire la verità – e cioè che io non ho fede – le parole proprio non uscivano, la mia bocca restava serrata e continuavo a sorridere a Dio e a tutti». Il vero timore che l’attanagliava era quello di poter arrivare a tradire Gesù: «Preghi per me affinché io non divenga mai come Giuda», lo implorò nel gennaio 1964.

Missionarie della Carità, la congregazione fondata dalla suora di Calcutta.
Missionarie della Carità, la congregazione fondata
dalla suora di Calcutta (foto
REUTERS/J. SHAW).

Nonostante le sofferenze che l’oscurità spirituale le arrecava, Madre Teresa ebbe infatti sempre la chiara consapevolezza che la fede era il vero faro della propria vita, tanto da riuscire a guardare alle cose del mondo secondo la prospettiva di Dio e a intravedere anche negli eventi più insignificanti la sua mano. Sono innumerevoli le testimonianze che ricordano come ella, durante qualsiasi discorso, intercalasse frasi quali: «Guarda Dio che cosa sta compiendo» e «Ammira la grandezza di Dio».

Una lettera alle Missionarie datata 31 luglio 1962, in uno dei periodi più faticosi della sua esperienza spirituale, manifesta la convinzione che ella per prima mise in pratica durante tutta la vita: «Cristo ti utilizzerà per compiere grandi cose a condizione che tu creda più nel suo amore che nella tua debolezza. Credi in lui, abbi fede in lui con cieca e assoluta fiducia perché lui è Gesù. Credi che Gesù, e soltanto lui, è la vita; e che la santità non è altro se non lo stesso Gesù che vive intimamente in te».

Saverio Gaeta
  

Copertina del libro: Il segreto di Madre TeresaIl diario di Madre Teresa di Calcutta e le lettere inedite dei suoi colloqui con Gesù sono l’interessante "esclusiva" contenuta nella biografia Il segreto di Madre Teresa, appena pubblicata da Saverio Gaeta (edizioni Piemme, € 12,90). Sono pagine che si leggono piacevolmente e che documentano, come mai prima era stato possibile fare, uno sconvolgente itinerario di fede e d’amore. Ne scaturisce l’immagine avvincente di una donna che, facendo del bene e rimboccandosi le maniche per aiutare gli altri, ha contemporaneamente offerto un orizzonte più ampio di impegno a quanti vivono nel nostro difficile tempo.

Monika Besra (foto Periodici San Paolo/G. Giuliani).Il 24 settembre e il 1° ottobre 2002 il collegio dei cardinali e vescovi della Congregazione delle cause dei santi ha ratificato le deliberazioni favorevoli dei teologi e dei medici, sancendo le virtù eroiche di Madre Teresa e la guarigione miracolosa, per sua intercessione, dell’indiana Monika Besra (nella foto), in fin di vita per una forma tumorale all’addome. Dopo la lettura del decreto dinanzi al Papa, fissata a dicembre, per la sua beatificazione occorrerà attendere la cerimonia in piazza San Pietro, prevista per maggio.

Alla morte di Madre Teresa, il 5 settembre 1997, le Missionarie della Carità erano 3.914, con 594 comunità in 123 Paesi. Nel 2002, la cifra è passata a circa 4.500 suore, con 670 case in 127 nazioni. A questi dati vanno aggiunti i numeri degli altri quattro "rami" della Congregazione, che portano il totale a 5 mila membri e quasi 800 case.

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