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Sinergie comunicative

di Vincenzo Marras
       
        

   Jesus n. 12 dicembre 2002 - Home Page

Con il prossimo mese di gennaio 2003, Jesus entra nel suo venticinquesimo anno di vita. Un quarto di secolo. Forse non è tanto, ma è comunque un tempo sufficiente per tentare un bilancio e rimettersi in marcia. Avremmo voluto dedicare l’editoriale proprio a questa data, e anticipare ai nostri lettori una serie di idee in proposito che ci girano per la testa. Ma la cronaca, in questo caso, ci riporta con i piedi per terra. E ci offre l’occasione per specchiarci, noi mensile di "attualità e cultura religiosa", nella realtà della Chiesa istituzionale. Il dato di realtà è venuto dall’interessante convegno nazionale promosso dalla Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali, "Parabole mediatiche: fare cultura nel tempo della comunicazione". L’incontro, che si è svolto a Roma dal 7 al 9 novembre (ne parliamo nelle pagine di cronaca "Dal mondo della fede"), è stato ricco di spunti e di analisi condivisibili: dalla considerazione del cardinale Camillo Ruini, presidente della Cei, sul mutamento di ruolo della comunicazione nella nostra società (da «sistema prevalentemente informativo» a vera e propria «forma esistenziale»), alla riflessione del sociologo Zygmunt Bauman sulla trasformazione antropologica dei cittadini in "telecittadini", fino ai molteplici interventi critici sullo strapotere e l’invadenza – oggi in Italia – di certa televisione volgare, sguaiata, tronfia nella propria ignoranza, e pericolosa nel suo dettare il metro dei nuovi modelli di consumo e dei nuovi valori che sarebbe à la page abbracciare.

Tutto giusto. Ma lo sforzo organizzativo di un appuntamento ecclesiale così rilevante non si giustifica con il desiderio di sparare ad alzo zero – giustamente, per carità! – sulle veline e il "velinismo". Su questi temi, il mondo cattolico italiano è più che avvertito, come peraltro ha sottolineato lo stesso cardinale Ruini parlando il 18 novembre a Collevalenza ai vescovi italiani. Ed è chiaro che obiettivo del convegno non era questo. Qual era, allora? Forse esso va cercato negli ampi e reiterati inviti degli organizzatori a «mettere in moto delle sinergie» tra i media cattolici. Giusto anche questo. Ma non si può parlare genericamente di sinergie senza aver prima affrontato alcuni nodi fondamentali nel rapporto tra Chiesa italiana e comunicazione, che al convegno di Roma paiono essere rimasti in ombra. Il primo nodo è quello strutturale dell’informazione in Italia oggi: come si sia, cioè, andato formando questo meccanismo di produzione televisiva al ribasso, frutto di una finta liberalizzazione e di una progressiva concentrazione del sistema informativo-televisivo-pubblicitario nelle mani di pochi, se non di uno solo. Al convegno di Roma, che ha visto la partecipazione di oltre mille rappresentanti di tutto il variegato mondo dei media cattolici italiani, è poi mancato lo spazio e il tempo per il confronto e il dibattito. Questa dimensione avrebbe portato in primo piano la questione della legittima pluralità di opzioni e punti di vista che si danno nel mondo ecclesiale e, di conseguenza, nei media cattolici. Poteva essere un’occasione di confronto utile e necessario. Si può immaginare una qualsiasi forma di sinergia – capace di coniugare la responsabilità e la fedeltà con la libertà e la franchezza evangelica – prescindendo dalle forze in campo, di chiara ispirazione cattolica (dalle riviste di settore, teologiche e catechetiche, a quelle missionarie), anche se gestionalmente autonome?

Vincenzo Marras

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