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Associazioni ecclesiali

RITORNO dall’esilio
di Annachiara Valle
       

   Jesus n. 6 giugno 2002 - Home Page Dopo più di un decennio di crisi, incomprensioni con i vertici ecclesiali e sofferenze, le associazioni ecclesiali, dall’Azione cattolica, alle Acli fino all’Agesci, sembrano vivere un momento di nuova vivacità e una ripresa di fiducia. Restano ancora, però, varie incognite. In particolare, sul senso di una autentica libertà e partecipazione del laicato cattolico alla vita della comunità cristiana.

I numeri parlano chiaro. Dopo un decennio di declino le associazioni ecclesiali ricominciano a salire la china. L’Azione cattolica, l’Agesci, le Acli, per citare solo le sigle storiche, sembrano avere un nuovo appeal, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi. Si ferma l’emorragia di adesioni, che per l’Ac toccava il 6 per cento annuo, e si inverte il trend. Le Acli, addirittura, dichiarano per il 2001 un dieci per cento in più di soci dopo molti anni di sostanziale stabilità. È riscontrabile, dunque, un nuovo interesse da parte dei laici, ma anche della gerarchia ecclesiastica, che pure era apparsa negli ultimi tempi indifferente, se non ostile, all’associazionismo tradizionale.

Il sociologo Piero Fantozzi, dell’Università della Calabria e studioso del fenomeno, spiega così questa tendenza: «Da un paio d’anni a questa parte c’è una nuova voglia dei giovani di impegnarsi nella politica e nel sociale. Per questo si privilegiano quelle realtà, come le associazioni tradizionali appunto, che guardano alla vita religiosa attraverso la vita sociale. C’è stato un piccolo anche se progressivo spostamento dai movimenti, considerati più intimistici, verso forme aggregate che consentono un migliore esercizio della responsabilità». Inoltre, dice Fantozzi, «in un mondo in cui crollano le certezze, suscitano più interesse quelle forme aggregative, come le associazioni, in cui si vive la fede come tensione e ricerca, e non come un dato acquisito e immutabile».

Giovani di Azione cattolica.
Giovani di Azione cattolica
(foto PERIODICI SAN PAOLO/G. GIULIANI).

Una riflessione simile la fa anche Luigi Bobba, presidente delle Acli: «Negli ultimi due anni abbiamo registrato un aumento delle iscrizioni soprattutto tra i giovani, tanto che abbiamo dedicato proprio a questo tema la nostra Conferenza organizzativa di fine aprile. In quell’occasione abbiamo presentato una ricerca dell’Iref che spiega come il riavvicinamento delle generazioni più giovani sia dettato da una nuova voglia di far politica e di incidere con più forza nel sociale».

Da un lato i giovani che si riavvicinano, dall’altro i vescovi che, dopo la stagione della fioritura dei movimenti, tornano a guardare alle associazioni come ai propri veri punti di riferimento. Le parole d’ordine, insomma, sembrano cambiate. E così se al Convegno della Chiesa italiana a Loreto, nel 1985, il Papa definiva i movimenti il «canale privilegiato per la formazione e promozione di un laicato attivo e consapevole del proprio ruolo nella Chiesa e nel mondo», a distanza di 17 anni, ai delegati all’Assemblea dell’Ac dice: «La Chiesa non può fare a meno dell’Azione cattolica. La Chiesa ha bisogno di un gruppo di laici che, fedeli alla loro vocazione e stretti attorno ai legittimi Pastori, siano disposti a condividere, insieme con loro, la quotidiana fatica dell’evangelizzazione in ogni ambiente».

Alcuni esponenti di spicco dell’associazionismo cattolico in Italia.
Alcuni esponenti di spicco dell’associazionismo cattolico in Italia.
Da sinistra: Tonio Dell'Olio (Pax Christi), Grazia Bellini (Agesci),
Luigi Bobba (Acli), Gianni Novelli (Cipax), Sergio Marelli (Focsiv)
(foto PERIODICI SAN PAOLO/G. GIULIANI
).

In una "Lettera del Consiglio episcopale permanente della Cei alla Presidenza nazionale dell’Azione cattolica", la prima mai indirizzata a tutta la presidenza dell’associazione, i vescovi scrivono chiaramente: «La promozione dei laici cristiani passa anche attraverso le diverse forme di aggregazioni laicali, tra le quali un posto particolare spetta all’Azione cattolica. Riconosciamo che senza l’Azione cattolica sarebbe stato impossibile in vari contesti tradurre a livello popolare le scelte maturate dall’episcopato per l’attuazione delle indicazioni conciliari nella catechesi, nella liturgia e nella testimonianza della carità».

Toni molto diversi da quelli usati negli ultimi tempi. Ma cosa è cambiato in questi anni? Cosa c’è dietro questo progressivo avvicinamento? In una cosa i vescovi e il Papa sono stati chiari: per la sua opera missionaria, per far decollare il progetto culturale della Cei, per far sentire la sua voce nelle realtà temporali, la Chiesa ha bisogno di aggregazioni laicali "fedeli". E quale maggiore fedeltà si può trovare di quella dell’Azione cattolica, legata alla gerarchia da quel vincolo speciale che fa del «fine apostolico della Chiesa» l’obiettivo di tutta l’associazione? Il feeling, dunque, si è ristabilito. Tutto sta, adesso, a capire quali siano i contenuti reali delle parole, quanta autonomia sia garantita alle associazioni ecclesiali «nell’animazione delle realtà temporali», quale modello di Chiesa si ha in mente quando si parla di promozione del laicato.

Celebrazione della messa in un campo scout.
Celebrazione della messa in un campo scout
(foto FERRARI).

«Dobbiamo stare attenti», dice il pedagogista Pierpaolo Triani, docente di didattica all’università Cattolica di Brescia, «a un’ottica meramente funzionale. Nell’ecclesiologia del Vaticano II, i laici hanno un ruolo preciso, non di semplice subordinazione alla gerarchia o di strumento passivo nelle mani dei vertici ecclesiastici. Occorre analizzare, più di quanto si sia fatto in passato, quali siano le forme e gli spazi di partecipazione all’interno della Chiesa. E promuovere questa partecipazione».

«Ovviamente», spiega Grazia Bellini, presidente femminile dell’Agesci, «non si tratta di fare una scelta tra movimenti e associazioni. Le domande della comunità sono così complesse che c’è bisogno di risposte complesse, di una pluralità di presenze coordinate nella comunione». Anche l’Agesci, dopo un costante calo di soci nell’ultimo decennio, è tornata a ingrossare le fila. «Siamo in ripresa», conferma la Bellini. «Nei ragazzi, soprattutto in quelli più grandi, si registra una voglia di esserci e di fare le cose insieme, di godere l’aggregazione come possibilità di condividere le cose in cui si crede e di trovare gli spazi per realizzarle. L’esperienza della vita di comunità è una cosa molto ricercata in questo momento. Non so se questa tendenza si confermerà nei prossimi anni. In ogni caso tale voglia forte dei giovani di mettere in pratica i propri ideali non può essere lasciata cadere». 

Annachiara Valle

Un corteo delle Acli.
Un corteo delle Acli (foto PERIODICI SAN PAOLO/N. LETO).
  

È finita l’ora del movimentismo

Non può parlare dell’Azione cattolica senza ricordare monsignor Fiorino Tagliaferri, l’ex assistente generale dell’associazione morto lo scorso febbraio. Monsignor Paolo Rabitti (nella foto), presidente della Commissione episcopale per il laicato, era stato il suo vice negli anni in cui, con la presidenza di Alberto Monticone, si era difesa la "scelta religiosa" dell’Ac, in cui più aspre erano state le polemiche con Comunione e Liberazione e più forti le incomprensioni con la gerarchia. «Non ho timore nel dire che furono tempi di grande sofferenza. Il cuore di un uomo che amava cosìMonsignor Paolo Rabitti. profondamente la Chiesa come Tagliaferri non ha potuto reggere le lacerazioni di quegli anni e di quelli a venire». Monsignor Rabitti ci aiuta a capire come si è rasserenato l’atteggiamento dei vescovi nei confronti dell’associazionismo ecclesiale e il reale peso della lettera che il Consiglio permanente della Cei ha inviato alla presidenza dell’Azione cattolica. «Questa lettera», spiega Rabitti, «è indirizzata direttamente all’Ac, ma indirettamente a tutti i soggetti ecclesiali. Fa il punto della situazione, cercando di chiarire meglio il ruolo dell’Ac all’interno della Chiesa». Non si tratta di ridare una primogenitura all’associazionismo tradizionale, ma di riconoscere un fatto: «La perdita che ha subìto la pastorale ordinaria nella maggioranza delle parrocchie italiane deriva soprattutto dall’indebolimento o dall’azzeramento dell’Ac all’interno delle parrocchie stesse. Tornare a parlare di Azione cattolica, come fanno gli Orientamenti pastorali per il prossimo decennio, sottolineare che l’Ac non è una delle tante aggregazioni laicali, ricordare che il suo carisma "fa di essa una vera espressione di laicato adulto e maturo, del quale la Chiesa italiana ha urgente bisogno per attuare la conversione missionaria della pastorale" significa cercare di attuare l’ecclesiologia del Vaticano II». È finita dunque quella che è parsa come una lunga stagione di innamoramento della Chiesa per i movimenti? «Il discorso è molto delicato», spiega Rabitti. «Come dice il Papa, i movimenti sono la primavera dello Spirito e hanno avuto un ruolo positivo. Ricollocare l’Ac non significa rinnegare questa positività. Non si può, però, cambiare il modello di Chiesa. Un modello fondato, come diceva Roncalli quando era ancora patriarca di Venezia, "sui dodici apostoli e non sui movimenti". Questi ultimi sono un dono se agiscono come la linfa vitale all’interno delle Chiese locali. Quando, invece, si separano e si strutturano a livelli tali da diventare di fatto, anche se non per scelta precisa, scollati dalla comunità cristiane, allora indeboliscono il modello di Chiesa di cui parlavamo. E questo è un problema sentito non solo in Italia».

     Un corteo dei giovani di Ac.
Un corteo dei giovani di Ac (foto PERIODICI SAN PAOLO/F. DI MONTE
)
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Attente alla formazione e a uno sviluppo globale della persona, le associazioni promuovono un impegno sul territorio da cittadini responsabili.

L’Associazione guide e scout cattolici italiani conta 180 mila membri in tutta Italia. L’ultima assemblea annuale, tenutasi a Bracciano dal 26 al 28 aprile, ha eletto come nuovo presidente, al fianco di Grazia Bellini, Lino Lacagnina.

C’è una nuova voglia di partecipare che fa lievitare il numero dei soci delle diverse aggregazioni. Le Acli hanno raggiunto gli 800 mila iscritti, l’Azione cattolica 400 mila. I temi sui quali l’associazionismo cattolico è più impegnato sono quelli della pace, dello sviluppo e della solidarietà tra i popoli. Più attente e sensibili sono soprattutto le fasce giovanili.

Segue: Fedeltà e libertà ai tempi della crisi

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