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Santi e amuleti

di Vincenzo Marras
       
        

   Jesus n. 6 giugno 2002 - Home Page

Tra pochi giorni, il 16 giugno, Roma sarà lo scenario di quello che la stampa ha già definito come uno tra i maggiori eventi mediatico-religiosi di questo pontificato: la canonizzazione di padre Pio da Pietrelcina. Si ha l’impressione che, in vista di questa giornata, l’adrenalina pseudo-mistica di giornali e televisioni sia già schizzata alle stelle. Si intervista il prefetto di Roma per fargli dire che la capitale è pronta ad accogliere la marea di pellegrini che inonderanno le vie limitrofe al Vaticano. Ci si esercita a stimare il numero di persone, auto, pullman e treni speciali che ingolferanno la città. Da San Giovanni Rotondo rimbalza la notizia che un centinaio di persone avrebbe visto in una grotta l’immagine dello "stimmatizzato del Gargano" impressa sulla roccia. E il dono delle stimmate avrebbe anche varcato l’oceano: ne sarebbe destinatario, a Brooklyn, un prete di origini croate, che migliaia di fedeli già acclamano come il nuovo padre Pio. A completare il quadro ci si è messo – e non da oggi – il conduttore Piero Vigorelli che, con il suo programma Miracoli, su Retequattro, ha trattato la storia del cappuccino pugliese come se fosse un episodio della saga di X-Files. E ha schiacciato talmente il piede sull’acceleratore dei prodigi fantascientifici da spingere il quotidiano Avvenire a commentare che Miracoli «è l’unica trasmissione religiosa dopo la quale si preferirebbe essere agnostici».

Troppo spesso, inseguendo scorciatoie, si finisce per identificare l’immagine di padre Pio più vicino a quella di un taumaturgo che alla figura del mistico capace di riannodare con la sua umile testimonianza il filo del dialogo con Dio. Troppo spesso, e da troppi, il frate di Pietrelcina è stato ridotto a un santino da tenere sul calendario o sul cruscotto della macchina come un amuleto... Padre Pio è – deve essere – invece qualcosa di più di un’icona dello "straordinario". Grazie alla sua vita – consumata essenzialmente nella preghiera – tutti siamo chiamati a riscoprire che il centro della testimonianza cristiana è l’amore disarmato, che la misericordia non è un accessorio. Il "frate che prega", come amava definirsi – e che tutti, anche dopo il 16 giugno, continueremo a chiamare semplicemente e confidenzialmente "Padre Pio" –, ci dice che Dio vuole essere riconosciuto nel labirinto intricato della vita. Sull’inginocchiatoio, sull’altare, nel confessionale, padre Pio ha saputo stare in ascolto delle sofferenze e delle attese della gente umile del suo tempo. È la lezione che lascia alla Chiesa di oggi, chiamata a condividere, come leggiamo nella Gaudium et spes, «le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini d’oggi, dei poveri soprattutto e di tutti coloro che soffrono».

Vincenzo Marras

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