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Dossier.

Il ruggito del Divino
di Antonello Dose e Marco Presta
       

   Jesus n. 4 aprile 2002 - Home Page

Si sono incontrati nella parrocchia di San Policarpo a Roma e non si sono lasciati più. Il friulano Antonello Dose (1962) e il romano Marco Presta (1961) Antonello Dose e Marco Presta.hanno fatto dell’affiatamento il loro punto di forza. Insieme hanno scritto testi (per Enrico Montesano, Fabio Fazio, Tullio Solenghi, Anna Marchesini) e hanno realizzato programmi alla radio. Dal 1995 sono autori e conduttori del fortunato talk show di Radio 2 Il ruggito del coniglio. Ecco le loro conclusioni sulla questione se si possa o no "ridere di Dio".

È evidente, osservando il Creato, che Dio ha un grande senso dell’umorismo. Altrimenti come si spiegherebbero l’ippopotamo, i calli ai piedi, le dichiarazioni di Umberto Bossi? Dio sa ridere, ma si può ancora ridere di Dio? E più che altro, Lui come la prenderebbe? Anche perché irritare il geometra Pestolazzi con una battuta sulla sua calvizie è un conto, far arrabbiare l’Altissimo, il Creatore del cielo e della terra, può procurare delle reazioni preoccupanti. Sembra che le sette piaghe d’Egitto siano state causate da una facezia del Faraone sulla presunta onnipresenza del Dio degli ebrei («Onnipresente? Come mia suocera!»). Ma si tratta soltanto di dicerie senza riscontri storici.

Vignetta di Emanuele Fucecchi.

In genere, con la tipica viltà dell’essere umano, si ride delle divinità altrui: la dea Kalì (mangiava riso e "produceva" supplì) è un tipico esempio di questa brutta abitudine perpetratasi nei secoli. Del proprio Dio si è sempre riso poco e con una certa apprensione, temendo in primis la punizione del Supremo e, in secundis, che il clero di turno decidesse di rallegrare una serata estiva con un falò alimentato dal sacrilego ridanciano.

Del resto, va anche detto che i santi, che potremmo definire "i condòmini di Dio", pur essendogli vicinissimi difficilmente sono inclini al riso, anzi, la tradizione cattolica è tutta piena di statue di santi e Madonne che piangono. Ma non sarebbe lo stesso un miracolo se, ad esempio, una statua di un martire scoppiasse improvvisamente e fragorosamente a ridere? (Potrebbe farlo san Sebastiano, che da sempre è un esperto in frecciatine).

Vignetta di Emanuele Fucecchi.

Ci sentiamo di dire, pur con una attendibilità teologica pari allo zero, che Dio non ha mai dato segno di essere permaloso, se si esclude l’increscioso episodio del Diluvio universale. Il vero problema, secondo il nostro modesto parere, non è se si possa ancora ridere di Dio, ma se si possa ridere delle divinità contemporanee. Provatevi a lavorare nello spettacolo e a deridere pubblicamente il vostro sponsor. Al confronto di quello che vi accadrebbe, la terribile distruzione di Sodoma e Gomorra apparirebbe come una puntata de "Lo Zecchino d’oro". E i sondaggi durante una campagna elettorale? Vengono tenuti nascosti come in un tabernacolo e nessun opinionista o politico oserebbe criticarne il responso, come fosse quello dell’oracolo di Delfi. E non è forse vero che anche il più arguto comico televisivo perde il buonumore di fronte al responso del dio Auditel?

Va anche detto che barzellette su Dio se ne sono sempre dette e sempre se ne diranno, mentre barzellette sulle multinazionali non ne esistono ("Hai sentito l’ultima sulla Sony? Me ne hanno raccontata una sulla Nestlè che mi ha fatto morire..."). E quali sono i luoghi dove più si scherza su Dio? Sicuramente i seminari: in genere a ridere di un capo-ufficio sono i dipendenti. Ma mettiamo il caso che ridere di Dio venga considerato come peccato, anzi un nuovo tipo di peccato, da classificare a parte. Squillano le trombe, inizia il Giudizio universale, si squarciano le nubi e appare l’apposito Arcangelo che dice: «Allora, non facciamo confusione... Da una parte i buoni, da una parte i cattivi e da un’altra parte ancora gli spiritosoni... Ai primi toccherà il Paradiso, ai secondi l’Inferno e ai terzi... una platea di assicuratori e consulenti finanziari da far ridere in eterno!».

Ma questa è solo una ipotesi. Ci piace pensare che l’Essere Perfettissimo non si offenda se noi cerchiamo di darci coraggio in questa valle di lacrime con qualche innocente boutade che lo vede protagonista. Sono dimostrazioni d’amore anche queste. E poi, diciamola tutta: se dovesse essere Dio a cominciare a ridere di noi, non si fermerebbe più...

Antonello Dose e Marco Presta

Vignetta di Emanuele Fucecchi.

Quando il sarcasmo circola nei Sacri Palazzi

A cominciare dal Papa («La differenza tra Dio e Giovanni Paolo II? Il primo è in ogni luogo, l’altro ci è già stato») e dalla Curia romana («Come mai in Vaticano trovi tanta fede? Perché tutti quelli che ci vanno, la perdono lì»), qualunque persona o struttura dell’ambito religioso non è al riparo da ironie e facezie, che spesso hanno origine proprio nelle "sacre stanze". Lo testimoniano fra l’altro libri di successo, quali Anche in Vaticano. Aneddoti sui Papi del XX secolo (Àncora) e Storie da ridere. Umorismo in convento (Piemme), scritti rispettivamente da un latinista della Segreteria di Stato e da padre Carlo Cremona, noto per i suoi interventi al Gr2.

Nel primo si narrano episodi divertenti avvenuti fra le mura vaticane, a cominciare dalle famose uscite di monsignor Tardini, segretario degli Affari straordinari (al fianco di Montini, segretario di quelli ordinari). Quando un religioso gli riferì una sciocchezza detta da un cardinale, il "romanaccio" Tardini replicò: «Che un cardinale dica una fesseria è cosa ordinaria: vada dunque da Montini!». Battute taglienti e autoironiche, dunque, come pure l’altra famosissima, sempre del pungente cardinale Tardini: «Quella vaticana è la prima diplomazia del mondo. Figuriamoci la seconda!». Attribuita invece a diversi protagonisti, fra cui anche Giovanni XXIII, è la risposta fulminante all’interrogativo «Quante persone lavorano in Vaticano?»: «Più o meno la metà...». Insomma, una collezione di motti e di battute, in cui il sarcasmo si mescola con uno sguardo autocritico sul proprio universo socio-religioso.

Per padre Cremona, al contrario, le barzellette sono lo spunto per offrire ai lettori un pizzico di morale spicciola. Dal confessore: «Padre, ho un peso sulla coscienza...». «Ebbene, confessati figliolo!». Alla richiesta d’aiuto del penitente, il sacerdote comincia: «Infedeltà coniugali? Furti? Bestemmie?», ma a ogni domanda si sente rispondere con un diniego. Finché: «Bugie?», «Oh, quelle sì... Tante, padre, proprio tante...».

In forma tematica si sviluppa poi un’altra raccolta, Quando ridono gli angeli. Buon riso fa paradiso, realizzata da Pier Giorgio Gianazza per la Elledici. Una per tutte, la barzelletta sul parroco che inizia l’omelia dicendo: «Cari fedeli, grazie perché siete venuti numerosi a pregare per la pioggia. Però sono rattristato per la vostra mancanza di fede. Guardando bene, vedo che nessuno di voi ha pensato a portare un ombrello...». Infine, nella storia della Chiesa non sono mancati i santi che anche sull’umorismo e sull’allegria hanno piantato il loro carisma, a cominciare da san Filippo Neri e il suo Oratorio o da san Giovanni Bosco e le opere salesiane. Ma anche san Francesco di Sales affermava che «un santo triste è un tristo santo». A testimoniarlo, l’ormai prossimo santo padre Pio da Pietrelcina, che non lesinava ai suoi confratelli battute talvolta anche salaci. Una volta venne a sapere che il procuratore cappuccino padre Agatangelo, in procinto di compiere una visita formale nel convento di San Giovanni Rotondo, aveva detto: «Vado laggiù e metto a posto io quella famiglia di quattro stupidi». I confratelli gli chiesero allora come avrebbero dovuto comportarsi. E Padre Pio: «Ha detto che siamo una famiglia di stupidi? E noi lo accoglieremo come uno di famiglia!».

a cura di Saverio Gaeta

  

La pagina a fumetti che apre il dossier è stata realizzata dall’umorista argentino Quino, il creatore di Mafalda. Dopo aver concluso le strisce sulla "bambina terribile", Quino si è dedicato a immagini spesso satiriche nei confronti dei "monsignoroni" dell’America latina. Le vignette che illustrano il testo sono state disegnate appositamente per Jesus da (in ordine di comparsa): Emanuele Fucecchi, Vauro, Pier Aldo Vignazia, Paolo Del Vaglio, Ernesto Cattoni, Ellekappa (Laura Pellegrini), Gino Gavioli.

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