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Dossier.

La satira contro il chador
di Austen Ivereigh
       

   Jesus n. 4 aprile 2002 - Home Page

Shappi Khorsandi.Finora, ciò che rendeva Shappi Khorsandi diversa da altre attrici comiche di cabaret era la sua origine iraniana. Ma adesso questa graziosa 26enne londinese ha scoperto che a renderla così gettonata è la sua religione di appartenenza, quella islamica. «Dopo l’11 settembre», racconta, «la gente ha cominciato a dirmi: "Oh, una musulmana che fa cabaret! Che interessante!"... Come se non fossimo esseri umani dotati di sense of humour, come se i musulmani dovessero passare tutto il tempo a farsi crescere la barba e a mangiare i bambini».

La satira impietosa di Shappi sulle differenze tra le culture l’ha portata fino a Los Angeles, dove ha messo in scena il suo spettacolo Come essere un’iraniana di fronte a platee di ebrei, in occasione di matrimoni e feste di Bar mitzwah. E tuttavia, dopo l’11 settembre viene richiesta in qualità di comica musulmana, un’idea che colpisce il pubblico come un paradosso. Un giornale ha recentemente pubblicato un suo profilo biografico con il titolo: "La sai quella sull’attrice comica musulmana?".

Un ruolo che le fa anche problema, perché Shappi non è praticante. «Non mi sento proprio qualificata per rappresentare l’Islam», dice. «Più o meno, sono tanto musulmana quanto un inglese medio è cristiano». Se vive in Inghilterra, sottolinea, è perché in Iran hanno preso il potere i mullah. Gli iraniani, tiene a precisare, «sono più nazionalisti che religiosi. La nostra non è una cultura religiosa sullo stile del Pakistan». Anche se è cresciuta ascoltando le storie del Profeta che la mamma le raccontava mentre sfaccendava in cucina, fin da piccola Shappi si è trovata male con l’Islam, che associa ai mullah: «Li ho sempre considerati la causa per cui abbiamo dovuto lasciare mia nonna in Iran».

Vignetta di Ellekappa (Laura Pellegrini).

Un’altra convinzione con cui è cresciuta è che lo humour sia pericoloso. Suo padre, Hadi Khorsandi, noto commediografo, poeta, vignettista e umorista, si trovò spesso nei guai con lo Scià a causa della sua satira contro la dittatura. La sua pericolosità, ricorda la figlia, consisteva soprattutto nel fatto che i suoi poemi satirici venivano imparati a memoria da migliaia di analfabeti. Hadi sostenne la rivoluzione khomeinista, ma nel giro di sei mesi divenne chiaro che l’atmosfera nella Teheran dei mullah sarebbe stata ancora più oppressiva che ai tempi di Reza Pahlevi. Nel 1979, dopo che il suo ufficio era stato assalito da una folla inferocita, papà Khorsandi fuggì a Londra con la famiglia, dove ricevette asilo politico. Shappi aveva 3 anni.

Con il tempo la ragazza ha avuto modo di scoprire gli aspetti più spirituali dell’Islam. La musica e la poesia sufi, racconta, «ti aiutano a trovare la forza dentro te stessa, e la si può interpretare come Dio». Ha anche imparato ad apprezzare il contributo della religione coranica alla cultura: le università, la geometria, le librerie e la chirurgia, per esempio. Perciò ha trovato così irritante la mentalità antiislamica saltata fuori dopo l’attentato alle Torri gemelle: «La gente non sembra rendersi conto della grande differenza che esiste nell’Islam, come in tutte le religioni, tra la minoranza fondamentalista e la maggioranza dei credenti. Le persone come me non vanno in giro con la barba o con il velo in testa, ma io sono musulmana, quella è la mia eredità culturale, tanto che, come la maggior parte dei musulmani, non metto le scarpe in casa, e trovo che i cani siano irrimediabilmente sporchi...».

Vignetta di Ellekappa (Laura Pellegrini).

C’è qualche aspetto dell’Islam su cui non scherza mai? «Non metterei mai niente in ridicolo per il puro gusto di farlo, anche se alcune persone possono prendersela perché pensano che lo stia facendo». Per esempio, ricorda una battuta sulle iraniane che devono girare coperte dalla testa ai piedi, che è «una brillante soluzione per donne con problemi di peso». Sorride in modo allusivo, assume un forte accento e dice: «Peso 90 chili, ma non lo saprai maiii!». Alcune amiche l’hanno criticata perché sembra troppo irriverente con il loro hijab, «ma, dal mio punto di vista, la battuta riguarda più le mie paranoie sul mio aspetto fisico che il loro velo».

Molte delle battute nello spettacolo Come essere un’iraniana nascono dall’immaginare come sarebbe stato crescere a Teheran invece che a Londra. È ben felice della libertà e dei privilegi di cui ha goduto in Inghilterra, e per il fatto di aver potuto scegliere una carriera che in Iran sarebbe stata impossibile per una donna.

Shappi si oppone all’idea che ci sia qualcosa di intrinsecamente antiumoristico nell’Islam. L’humour, dice, è universale, «e alcune delle persone più divertenti che conosco sono musulmane». La ricca tradizione narrativa e teatrale iraniana conosce l’umorismo, sebbene tenda a esprimerlo in maniera indiretta. La cabarettista professionista è colpita dall’arguzia dimostrata da tante donne in chador. In Iran, il motto di spirito è considerato il modo più rapido per dire la verità e un’alta forma di saggezza: «Mentre in Inghilterra è visto come una specie di brillante esibizionismo, da noi è un mezzo di comunicazione efficace e rispettato».

Vignetta di Ellekappa (Laura Pellegrini).

Ci sono argomenti tabù? «Non scherzo su cose che sono molto importanti per me, finché non mi sento sicura di poterle trattare in modo dignitoso», e nel dirlo rabbrividisce pensando a certe serate in alcune zone dell’Inghilterra dove pubblici di soli anglosassoni ridevano di lei, più che delle sue battute. «Me ne sono andata sentendomi malissimo. Ci deve essere rispetto». Un esempio di questo rispetto si trova anche nel saper soppesare i contesti e i contrasti, che nel cabaret sono tutto. Il leggendario comico inglese John Cleese osservò una volta che si potrebbero mettere in scena tre uomini nudi, infilati dentro bidoni della spazzatura e con due carote nelle orecchie. Dopo un po’ il pubblico si abitua, così che, se entrasse un uomo d’affari in giacca e cravatta, verrebbe trovato buffo. Per questo motivo, Shappi afferma che se le capitasse di "entrare" dopo tre cabarettisti che hanno parlato di birra e sesso, non "attaccherebbe" mai dicendo di essere musulmana.

Lo humour, infine, potrebbe aiutare a sanare il cosiddetto "scontro di civiltà"? «No», risponde, «non credo che la commedia sia in grado di cambiare la mentalità di nessuno. Semmai serve a rafforzare i valori che uno già ha. Far ridere implica una grande capacità di condivisione, di rottura delle barriere, che lega le persone l’una all’altra». Non c’è dubbio però che la sua presenza nei teatri e sulle Tv inglesi aiuti a sdrammatizzare la paura dell’Islam che cova nell’inconscio di molti occidentali. È una paura che offre molto materiale all’umorismo. Shappi cita un comico il cui repertorio comprendeva battute su tutte le religioni, tranne quella coranica. Arrivava alla fine e diceva: «Avrete notato che non ho fatto parola sull’Islam. Perché? Non sono mica scemo!». Shappi ride ma scuote il capo: «È così razzista. Insinua che, appena scherzi su questo argomento, ti tagliano la testa». Lei affronta questa paura a modo suo, cominciando il suo numero con le parole: «Buonasera a tutti! Sono iraniana... Niente panico, sono disarmata!».

Austen Ivereigh

Vignetta di Ellekappa (Laura Pellegrini).

Sebbene nota come "cabarettista musulmana", Shappi Khorsandi non è praticante, per quanto non si definirebbe neppure atea: «Non esiste un termine per definire chi non crede a Babbo Natale...», dice. «Trovo però che l’ateismo sia una mentalità buffa. Molti lo vivono in modo molto devoto, come se dicessero: "Sono strettamente ateo, pratico il mio ateismo tutti i giorni". Personalmente, non credo molto in Dio... a meno che non abbia davvero bisogno di qualcosa!».

Per Shappi, le maggiori difficoltà incontrate sul lavoro non erano dovute alla sua origine, ma alla sua "femminilità": «Spesso il pubblico ti vede prima come donna e poi come attrice», racconta. «Mia madre mi diceva sempre che, per un uomo, una donna spiritosa è una che ride alle battute di lui. Qualche volta noto questo atteggiamento tra gli elementi più chiassosi del pubblico. In ogni caso, penso che ciò che mi distingua sia il fatto di essere iraniana, non donna».

Segue: Beffe sugli integralismi

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