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Dossier.

Fede a prova di humour
di Luigi Bettazzi
       

   Jesus n. 4 aprile 2002 - Home Page

Monsignor Luigi Bettazzi, per tanti anni vescovo di Ivrea, Monsignor Luigi Bettazzi.in Piemonte, ed ex presidente di Pax Christi, ha sempre coltivato uno spirito ironico e una vena umoristica che chiunque lo abbia ascoltato intervenire a un convegno o a un incontro pubblico ricorda sicuramente molto bene. Gli abbiamo chiesto se e come si possa ridere della Chiesa e dei suoi rappresentanti ufficiali, dal Papa ai sacerdoti. Ecco che cosa ci ha risposto.

L'umorismo è segnalare aspetti contraddittori nella realtà, presentandoli improvvisamente quando si aspetterebbero altre soluzioni. Come, ad esempio, quando uno viene mandato in banca a chiedere quanti euro corrispondono a mille lire, e viene poi trovato in piazza a guardare in alto perché gli hanno detto di... guardare Il Sole - 24 ore!

Ovviamente è delicato l’umorismo nel campo del religioso, perché sembra che... butti in ridere cose serie come sono quelle che riguardano la fede. Per questo si diceva un tempo "Scherza coi fanti e lascia stare i santi!".

Vignetta di Pier Aldo Vignazia.

Anche di Gesù si pensa in genere che egli fosse sempre triste perché cosciente del peccato che domina nel mondo e da cui egli è venuto a redimerci, mentre penso sapesse cogliere gli aspetti umoristici della realtà, così come quando... rideva sotto i baffi (il Vangelo veramente dice: «Esultò nello spirito») pensando che Dio ha nascosto le cose più elevate ai sapienti e agli intelligenti e le ha rivelate ai piccoli! Credo che bisogni evitare di fare battute deformanti sui misteri della fede (ad esempio, sulla generazione di Gesù «per opera dello Spirito Santo»), ma è forse solo un po’ stupido, perché porta a distrarci dal messaggio del Vangelo, suggerire che gli apostoli erano malcontenti che Gesù avesse obbligato a raccogliere dodici canestri di avanzi dopo la moltiplicazione dei pani... perché per quindici giorni avrebbero dovuto mangiare pane secco, o che Pietro abbia tradito Gesù per vendicarsi che gli aveva guarito la suocera!

Vignetta di Vauro.

Credo che invece si possa ridere della Chiesa e dei suoi uomini (e delle sue donne, per quel poco che vi hanno di ruoli), per mettere in evidenza alcune incoerenze: l’importante è che lo si faccia con amore, non con cattiveria, e questo credo sia il confine oltre il quale non è conveniente alludere. Niente di male, ad esempio, nell’ammissione del confratello che riconosceva: «Io ho sempre ciecamente obbedito, come sempre ciecamente mi hanno comandato», segnalando così gli abusi con cui talora alcuni superiori (un tempo!) esercitavano il loro potere.

Anche sul Papa si può sorridere, se lo si fa con rispetto: ad esempio quando si racconta che, tornando a Castelgandolfo su un’automobile nuova che gli avevano appena regalata, avesse voluto guidarla personalmente, mandando l’autista sul sedile posteriore, un poliziotto, fermata la macchina per eccesso di velocità e fissati bene gli occupanti, al capo che esigeva di fare la multa, si mostrasse perplesso per l’importanza dell’ospite che, se non era il Padre Eterno, doveva essergli molto vicino, dal momento che... aveva per autista il Papa!

Anche nel Concilio si sorrideva sui vescovi più tradizionalisti, e forse questi sugli altri! Così del cardinale Ottaviani (il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede) che si diceva sminuisse il valore del Concilio Vaticano II perché "pastorale", mentre i veri Concili (ad esempio quello di Trento) erano "dogmatici"; e che, svegliatosi tardi una mattina e chiamato un taxi chiedendogli di portarlo presto al Concilio, s’era addormentato subito; ma svegliatosi dopo mezz’ora, trovandosi in aperta campagna e avendo chiesto al taxista dove lo portasse, s’era sentito rispondere: «Al Concilio di Trento!».

Vignetta di Vauro.

Se ho citato qualche barzelletta raccolta nei nostri ambienti è per testimoniare che l’umorismo vi circola. La tentazione è di andare sul "cattivo", come sarebbe l’ironia o il sarcasmo, che diventa "anticlericale" se è pronunciato contro chi, nella Chiesa, non la pensa come te; o magari cadere nel "brutto", come succede quando si finisce nell’ambito sessuale. Ed è tanto più scorretto se si muove nell’ambito religioso. Al massimo si può ripetere quello che in America latina mi diceva un prete, e cioè che dopo aver spiegato a un bambino che la cosa più veloce del mondo non erano il treno, né l’aereo, neanche il missile, ma la luce, tanto istantanea che se si accende una luce su una montagna o su un aereo subito la si vede dovunque, s’era sentito osservare dal bambino che più veloce ancora era... la diarrea, perché la sera prima il fratellino non aveva fatto neanche in tempo ad accendere la luce... e quella c’era già.

Credo comunque che, oltre il buon senso, sia necessario il rispetto per le persone e le cose "sacre", per la fede propria e quella degli altri; che il sorriso di chi racconta e di chi ascolta dev’essere innocente, cioè non malizioso, che la battuta o la barzelletta devono nascere dall’amore e inoculare serenità. E che questo stile vada incoraggiato perché "Dio ama chi dà con gioia".

Monsignor Luigi Bettazzi
vescovo emerito di Ivrea

Striscia di Paolo Del Vaglio.

Secondo monsignor Bettazzi, all’ironia sui grandi fatti del Vangelo è preferibile un sano umorismo sulle pecche della Chiesa. Un esempio di come ciò possa essere fatto con garbo e arguzia è il manualetto Il piccolo ecclesialese illustrato, di Roberto Beretta (Àncora, 2000). Un’occasione per sorridere delle "frasi fatte" e dei luoghi comuni di tanta pastorale, dei gruppi parrocchiali, dei movimenti.

Segue: L'odio sconfitto dalle battute

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