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La Chiesa e lo spiritismo

Medium e pseudomessaggi
di Laura Badaracchi
       

   Jesus n. 9 settembre 2001 - Home Page

Anche tra molti cattolici praticanti si diffonde la tendenza a rivolgersi ai medium per comunicare con persone scomparse. Una "scorciatoia" irrazionale per l’aldilà, condannata dalla Chiesa e a rischio di truffe.

Curiosità e ricerca di esperienze "particolari"? Bisogno di consolazione di fronte a lutti improvvisi? Fascinazione per ciò che sta in quella zona grigia che circonda il nostro sforzo di immaginazione sull’aldilà? O semplice scorciatoia per coloro che non reggono l’urto con i grandi punti interrogativi dell’esistenza? Sono difficilmente riconducibili a un unico binario i motivi che spingono tanti italiani – e, tra questi, non pochi cattolici – ad affacciarsi alla soglia dello spiritismo. Le stime numeriche sono un po’ ballerine. E anche le sigle per identificare i gruppi che praticano la "medianità" cambiano in continuazione: il Cesnur (Centro studi nuove religioni) ha individuato circa un migliaio di spiritisti "organizzati" in Italia, ma le aggregazioni spontanee si moltiplicano, soprattutto fra i giovani. Eppure un dato sembra certo: in modi e forme magari diverse, anche nel nostro Paese cresce una strana voglia di esoterismo. E un numero sempre maggiore di persone cerca risposte "ultime", affidandosi al responso di improbabili "spiriti-guida".

«Mi sono accostato al mondo dello spiritismo quando ero un ragazzo», racconta Carlo Crocella, funzionario della Camera dei deputati e autore del libro Il cattolico e il mago. «Allora non mi rendevo conto dei rischi che correvo: dal proiettare opinioni soggettive attribuendole agli spiriti, al percepire l’inconscio collettivo identificandolo con un angelo, per non parlare del pericolo di entrare in contatto con demoni ed entità avverse. A volte si stabiliva una comunicazione telepatica con qualcuno degli amici presenti». Dopo anni di sporadiche sedute, Crocella matura la convinzione di allontanarsi dalla comunicazione medianica: «Le persone hanno bisogno di fare un cammino spirituale sotto la propria responsabilità, senza essere condotte per mano nel proprio lavorìo interiore e nelle scelte concrete dalle indicazioni di "spiritiguida". Non si possono delegare al medium decisioni personali: le risposte che cerchiamo sono dentro di noi. Certo, i sacerdoti dovrebbero accompagnare di più le coscienze, educandole alla libertà e al discernimento: non si risolve tutto enunciando una dottrina».

Altra storia, con una scelta diversa, è quella di Elisa, che si definisce «spiritualista e cristiana, non cattolica»: «Dagli insegnamenti che riceviamo impariamo l’amore verso gli altri, sperimentiamo consolazione e sollievo, un senso comunitario molto forte», sottolinea. Formatosi negli anni ’60 e frequentato dai suoi genitori, il gruppo di spiritismo cui appartiene (50 persone) è eterogeneo per età ed estrazione sociale; ne fanno parte anche buddhisti e persone che prima si dichiaravano atee; a Roma ne esistono decine, diversi e autonomi fra loro. «I soldi non c’entrano», precisa, «e lo scopo del nostro cammino è l’evoluzione a livello spirituale, scoprendo la verità in noi stessi nella libertà, senza gerarchie o regole esterne, per giungere all’amore e all’apertura verso tutti». Problemi? «Nascono», ammette, «quando qualche gruppo si sente l’unico depositario della Verità».

foto P. FERRARI.

foto P. FERRARI.

Nelle due foto: presunte immagini di un fantasma, ottenute al computer attraverso una tecnica di "elaborazione termica" (foto P. FERRARI).

Ma che cosa è esattamente, e quando nasce, lo spiritismo contemporaneo? Anche se necromanzia e divinazione hanno radici plurimillenarie, le prime medium dei tempi moderni sono le sorelle Kate e Margaret Fox, che nel 1848 a Hydesville (Stato di New York) sostennero di comunicare con lo spirito di un defunto. Un decennio dopo, a Parigi, Allan Kardec fondò la prima Società di studi spiritici. E se il medium scozzese Daniel Dunglas Home – che "convertì" alla seduta spiritica Alexander Dumas, Napoleone III e lo zar Alessandro I – morì cattolico, al contrario Arthur Conan Doyle, creatore del razionalista Sherlock Holmes, divenne apostolo dello spiritismo, che riteneva una «religione scientifica». Per Jung, infine, si trattava di «un tentativo spontaneo dell’inconscio di diventare conscio in una forma collettiva».

A partire dal 1970 lo spiritismo francofono e anglosassone subì un processo di secolarizzazione, passando al vaglio della New Age, da cui è riemerso come channelling (contatto con spiriti guida): dalle sedute con il bicchiere che si muove a indicare le lettere dell’alfabeto sul tavolino, alla scrittura "automatica" e soprattutto ai messaggi dei defunti comunicati attraverso registratori, e-mail, telefoni, radio e Tv. Su Internet, madri che hanno perso un figlio consigliano manuali di psicofonia per imparare a decifrare le frasi registrate. E ci sono persino gruppi che assicurano contatti con la "dimensione della luce", affermando di coniugare fede e medianità.

foto AP/L. KAHLBAUGH.
(foto AP/L. KAHLBAUGH).

«Ma non esiste uno spiritismo cattolico», osserva Giuseppe Ferrari, vicepresidente del Gris, il Gruppo di ricerca e informazione sulle sètte, presente in un centinaio di diocesi italiane. Per chi ha perso una persona cara, «questi "contatti" sono una sorta di effetto-placebo ambiguo e illusorio. Molti genitori ne escono con gravi problemi psicologici e depressivi». E la medianità «pesca in modo trasversale nell’ambito dell’ignoranza religiosa», anche nel pianeta giovanile: secondo una recente inchiesta condotta in Francia dal Cnrs, circa la metà degli intervistati tra i 18 e i 24 anni (di cultura medio-alta) ha ammesso di credere nello spiritismo e nel possibile scambio con il mondo dei defunti.

Preoccupazione per il fenomeno è stata espressa nel 2000 dalla nota pastorale dei vescovi dell’Emilia-Romagna, intitolata La Chiesa e l’aldilà, che stigmatizza «una forma di evocazione degli spiriti ritenuta più compatibile con la religione, meno polemica con la Chiesa stessa, anzi più alla ricerca di dialogo e di consenso da parte della gerarchia ecclesiastica». In difesa della presunta ortodossia di tale spiritismo, i suoi sostenitori affermano che ai loro movimenti aderiscono, «oltre laici e laiche di chiara estrazione cristiana, religiosi e sacerdoti, tra i quali alcuni notissimi per l’attività che svolgono all’interno della comunità cristiana».

Il domenicano padre Moreno Fiori, socio del Centro studi parapsicologici di Bologna, conferma: «Lo spiritismo è una pratica non poco diffusa anche negli ambienti cristiani». Che affascina «anche sacerdoti, religiosi e suore», sottolinea Ferrari. Il Catechismo della Chiesa cattolica, però, respinge chiaramente la pratica dell’evocazione dei morti e il ricorso ai medium. E secondo una nota pastorale della Conferenza episcopale toscana del ’97, praticando sedute spiritiche si opera una «mistificazione della fede nell’aldilà».

Una presunta apparizione paranormale.
Una presunta apparizione paranormale (foto P. FERRARI).

«Lo spiritismo nasce nel 1848, lo stesso giorno del comunismo, come surrogato della religione in un mondo ormai ateo: se i medium hanno il potere di comandare i morti, allora pretendono di sostituirsi a Dio», spiega Cecilia Gatto Trocchi, docente di Antropologia all’Università di Chieti. Cercare il contatto con un defunto, allora, «è un tentativo inutile ma comprensibile nella sofferenza, spesso vissuta in solitudine e nell’anonimato: è crollata l’idea del paese e del quartiere, e nel dolore si cercano piccole comunità dove parlare di sé».

C’è anche chi specula sul dolore altrui. Al "Telefono Antiplagio", per esempio, arrivano molte denunce di persone truffate da medium: «Talvolta non chiedono soldi, ma hanno le case piene di regali», nota l’antropologa. E aumentano gli studi del Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale sulla medium inglese Rosemary Altea, arrivata in Italia come ospite di trasmissioni televisive e che oggi vanta, nelle librerie, una decina di best-seller, alcuni con audio o videocassette allegate: «Un autentico business», secondo Gatto Trocchi, che invita invece a recuperare la devozione ai santi, «esseri umani e guide concrete, non spiriti indefiniti, con cui confrontare la propria esperienza».

«I messaggi e le voci danno l’illusione di comunicare: in realtà si parla con l’immagine inconscia del figlio e il dolore non viene più elaborato», chiarisce padre Amedeo Cencini, religioso canossiano e psicologo, che accompagna nel loro itinerario spirituale alcuni genitori in lutto per la perdita prematura dei figli. No alle ambiguità, dunque, ripartendo dalla scoperta di un cammino di fede «progressivo e lentissimo, che va avanti a millimetri». La Chiesa non è contro la comunicazione con i defunti, spiega il religioso, «purché avvenga nelle forme già previste dalla nostra fede, a partire dalla preghiera: pregare non è forse un modo di comunicare con chi ci ha lasciato? Preghiera che esprime l’amore che dura nel tempo e diventa offerta del proprio dolore, in particolare nell’Eucaristia», fino a scoprire una nuova paternità e maternità che a volte sfocia in gesti di autentico altruismo. «Una mamma è arrivata a dirmi: "Questi figli che ci hanno lasciato, ora ci generano". Vuol dire che la relazione con il figlio è maturata e anche la propria paternità e maternità».

Secondo Cencini, il confronto con altri genitori che hanno vissuto la stessa esperienza ha un’importanza decisiva. Diventa quindi «spontaneo e naturale lasciare forme strane di comunicazione con l’aldilà, che finiscono per congelare il passato in una fissità frammentata che crea dipendenza e illude di annullare la distanza con l’aldilà». Molti genitori abbandonano le pratiche medianiche semplicemente perché «non ne avvertono più la necessità: scelgono di vivere nella fatica della fede il dramma della perdita senza cercare scorciatoie, perché trovano nella fede stessa delle risposte, un nuovo modo di essere credenti, di essere padre e madre».

Laura Badaracchi
(ha collaborato Emanuele Rebuffini)

foto REUTERS/D. SAGOL.
(foto REUTERS/D. SAGOL).
   

Preghiera batte sedute spiritiche 2-0

Un documento scaturito «dal disagio della coscienza cristiana di fronte a problemi nuovi, come il moltiplicarsi dei casi di morte violenta per incidente stradale o per suicidio. È il dramma di una madre colpita dalla morte tragica di un proprio figlio, senza riuscire a darsi una ragione e che vorrebbe comunicare con lui, ricevere una spiegazione, sapere come si trova». Così monsignor Adriano Caprioli, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, spiega perché la Conferenza episcopale dell’Emilia-Romagna ha pubblicato lo scorso anno la nota pastorale intitolata La Chiesa e l’aldilà, che invita anche al discernimento sulle pratiche spiritiche.

  • Monsignor Caprioli, perché una nota pastorale su questi temi?

«È l’occasione per riproporre alcune verità dimenticate della speranza cristiana. Si tratta di offrire i contenuti dell’escatologia cristiana più implicati nel disagio della coscienza cristiana di fronte ai movimenti e alle idee in circolazione nell’affrontare il fenomeno. Abbiamo voluto chiarire la profonda differenza tra le due forme di comunicazione con i defunti: quella spirituale – tramite la preghiera, le opere di carità istituite in loro memoria, l’offerta di Messe a suffragio – e quella evocativa-sensitiva, tramite tecniche umane con cui si cerca di provocare una comunicazione sensibile con gli spiriti o le anime dei defunti, per ottenere notizie o aiuti».

  • Ci si riferisce esplicitamente alle pratiche spiritistiche?

«I movimenti che presumono di comunicare con l’aldilà costituiscono l’argomento della parte centrale della nota pastorale, che incomincia con una rassegna del fenomeno che provoca tali movimenti. Si pensi alle vittime della droga e della strada, con le stragi del sabato sera particolarmente frequenti nella nostra regione, alle vittime sul lavoro o negli sport pericolosi, al suicidio dei giovani. L’intento della nota non è quello di analizzare tutti i movimenti che si occupano di dare una risposta o meglio di offrire un accompagnamento ai familiari colpiti, ma di educare i cristiani come singoli e come comunità a "discernere" i problemi, i dubbi, le reticenze che questi movimenti pongono non solo alla coscienza cristiana, ma anche alla coscienza di ogni uomo».

  • Su quali fenomeni è necessario un discernimento?

«Sulle eventuali collusioni con pratiche spiritiche o medianiche, già condannate in passato dalla Lumen gentium e prima ancora dall’Antico Testamento e dalla Chiesa primitiva negli Atti degli Apostoli, ma anche sull’inclinazione a forme di sincretismo religioso indotto dal fascino della cultura orientale, ad esempio con l’introduzione della dottrina della reincarnazione, e in genere dal diffondersi della letteratura religiosa di stampo psicologistico, alla New Age. Tra i fattori di confusione c’è anche la diversità di opinioni e giudizi nei confronti di questi movimenti all’interno delle stesse comunità cristiane, suscitata dalla partecipazione di fedeli, preti e religiosi alle iniziative di alcuni gruppi del genere. Inoltre l’emergere del cosiddetto "mondo virtuale", alimentato dalla finzione mass-mediatica, fa credere che la realtà sia solo apparenza: anche la morte».

  • Come sostenere concretamente e accompagnare le persone che cercano una risposta al loro dolore?

«Compito della Chiesa non è solo quello di chiarire idee, comportamenti, iniziative implicate nei movimenti che presumono di comunicare con l’aldilà, ma anche di offrire forme di aiuto e figure di sostegno. Si può evangelizzare il senso cristiano della morte e risurrezione, della comunione spirituale con i defunti, attraverso le forme della pastorale ordinaria (predicazione, catechesi, celebrazioni liturgiche), aiutando i cristiani a riporre la loro speranza in Cristo, non in discutibili messaggi dall’aldilà. Poi si deve vigilare sulle insidie che possono servirsi anche del dolore e dello smarrimento per la morte tragica di persone care per far deviare dalla fede, aiutando a cogliere il messaggio cristiano di conversione che può giungere anche dalla morte violenta. E la comunità cristiana deve accompagnare le persone colpite dal lutto con il "ministero della consolazione"».

l.bad.

  

Secondo una recente indagine del Cesnur, allo "spiritismo organizzato" appartengono in Italia circa 1.000 persone. I gruppi principali sono: Centro italiano studi spiritici Allan Kardec (Cissak), Scuola scientifica Basilio, Cerchio Firenze 77, Comunicazioni dell’entità A, Istituto Gnosis, Cerchio Ifior, Idea spiritualista, Cenacolo 71, Associazione spiritualistica di studio e ricerca.

Un’ampia sintesi storica e schede sui principali movimenti spiritisti si trovano nell’Enciclopedia delle religioni in Italia (Elledici, 2001), pubblicata a cura del Cesnur. Altre informazioni, soprattutto per una valutazione critica del fenomeno, possono essere richieste al Gris: tel. 051/27.42.66; e-mail gris@bo.nettuno.it.

Un’indagine scientifica sullo spiritismo è condotta dal Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale (Cicap): tel. 0426/22.013. Per denunciare casi di truffa, si può ricorrere a Telefono Antiplagio, al numero 338/83.85.99.

Sullo spiritismo l’editoria cattolica ha pubblicato diversi studi. Tra i volumi più recenti, ricordiamo: Armando Pavese, Comunicazioni con l’aldilà (Piemme, 1997); Andrea Porcarelli, Spiritismo. Cose dell’altro mondo. Un confronto con scienza e fede (San Paolo, 1998); Michael W. Homer, Lo spiritismo (Elledici, 1999); Moreno Fiori, Spiritismo. Si può comunicare con i morti? (Città Nuova, 2001).

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