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L’INNOCENZA
tradita

di Sergio Zavoli
Giornalista, scrittore e autore televisivo.
       

   Jesus n. 7 luglio 2001 - Home Page

Milioni di bambini venduti sul mercato mondiale del sesso: una realtà che fa inorridire e indignare. A dire "mea culpa" dovrà essere tutta la nostra società, che ha spettacolarizzato la trasgressione, ma la soluzione al crimine non consisterà certo nella "castrazione" dei pedofili.

«Lasciate che i bambini vengano a me!». Parrebbe, per dirla un po’ alla brava, che Gesù se la sentisse: «Dei simili a loro è il regno di Dio», aveva detto il maestro benedicendoli. Ed ecco che oggi, dopo duemila anni di civiltà cristiana, si compiono con tanta raffinata atrocità innumerevoli delitti proprio contro l’innocenza per definizione.

Prima che esplodesse lo scandalo dei pedofili romani, organizzati come un grande marketing per la raccolta, la classificazione e infine il campionario di centinaia di giovani vittime, fu grazie a un seminarista milanese collegato a Internet che conoscemmo questa infamia: i pedofili, attraverso un falso sito Pokmon, offrivano ai loro potenziali clienti un catalogo in cui venivano offerti, come una merce qualsiasi, dodici bimbi in pose oscene. Era l’ultima, adescante risorsa messa in atto dalla più miserabile delle turpitudini?

Lo pensammo. Ma poi accadde di più: alcuni bambini dell’inter-market, perché anche qui di mercato si trattava, sembrarono essere gli stessi che le cronache, da qualche anno, avevano dato per rapiti in varie parti del mondo. Ce ne informò Telefono Arcobaleno, l’associazione che si batte contro la pedofilia in Rete, la quale è in grado di stabilire contatti diretti con fanciulli, maschi e femmine, in ogni luogo del pianeta. In seguito sapemmo che nella "rete" era finita anche «una bimba italiana, di nome Francesca, anni nove, somigliante» – lessi su un quotidiano – «a V., la creatura scomparsa in Sicilia anni fa».

Lord Nolan con monsignor Jack Kennedy.
Lord Nolan con  monsignor Jack Kennedy (foto AP/J. GREEN).

Sono già 24.000 gli "indirizzi" elettronici denunciati e l’export-import vede all’opera i pedofili di almeno trenta Stati. Pagando una sorta di tassa d’iscrizione (per l’Italia circa cinquanta dollari) si possono ricevere e rivendere cassette e cd-rom porno da un Paese all’altro. Il pagamento è on-line, tramite carta di credito. I cataloghi più spinti, con l’indicazione di tutti i dettagli occorrenti per raggiungere bambini e bambine (le femmine, se accompagnate da un asterisco, devono intendersi "non vergini"), raggiungono il costo di 500 dollari.

La pedofilia, dunque, non è più solo perversione: è diventata un mercimonio di proporzioni industriali che remunera bene e si fa largo ovunque. Di fronte a tanto scempio c’è chi lodevolmente s’interroga sull’animo, sulla psiche, sul gene, chi genericamente sul mondo; ma che cosa abbiamo fatto perché questa infamia fosse, intanto, aggredita e svuotata nelle sue premesse? Non abbiamo tralignato noi stessi, dal Giappone all’America, trasformando le realtà più violente nella fiction di ogni ora, per ogni età e in ogni forma? Non stiamo ancora prendendo dal reale il peggio di noi per trasformarlo in spettacolo? E lo spettacolo della trasgressione non è forse diventato un ingrediente per catturare, su tanti fronti, la curiosità, poi – e sempre di più – l’interesse del pubblico? Eppure erano chiari a tutti i pericoli di assuefazione e, nei più fragili, addirittura di plagio. Molte responsabilità andranno affrontate e discusse da chiunque fornisca conoscenza e valori.

Famiglia, scuola, società, Chiesa, comunicazione: c’è lavoro, e mea culpa, per tutti. Educatori e uomini dei mass-media devono assumersi la responsabilità di agire perché la gioventù impari a difendersi; anziché diventare, spesso, complici, seppure non dolosi, della distrazione, dell’indifferenza, del cinismo.

È tempo, insomma, di temere per i bambini. Non basteranno gli allarmi degli studiosi, i moniti del Papa, le denunce dell’Unicef, la «Magna Charta dei doveri» che Rita Levi Montalcini reclama da tempo: occorre rendersi conto che la crescita di un fanciullo passa non di rado per mani incerte, perché impreparate e inefficaci, se è vero che famiglia e scuola stentano sempre più a competere con un sistema comunicativo che proprio dei bambini – e spesso per lucrare ascolto –, persino negli spazi loro riservati, fa i destinatari più deboli e fedeli d’ogni sorta di anormalità.

Cronache recenti ci hanno detto che anche l’Italia va tenuta sotto sorveglianza; fino a ieri, invece, sembrava che il fenomeno fosse qualcosa di esotico, che non ci riguardasse. Le cronache, d’altronde, ci portavano sempre lontano.

A Manila, nelle Filippine, un comitato governativo aveva reso noto che i parchi della capitale, di notte, erano popolati da bambini intorno ai dieci, dodici anni, e avvezzi a "battere". In un rapporto del Comitato governativo si leggeva: «Un bambino riceve, mediamente, 10 dollari per un breve incontro. Capita spesso che un pedofilo affitti, per un’orgia, anche 10 bambini».

(foto AP/V. KRYEZIU)
(foto AP/V. KRYEZIU)

È notizia di ieri: il novanta per cento dei dieci milioni di prostitute dell’India – centomila soltanto a Bombay, dove nella Falkland Road sono esposte in gabbie come quelle dello zoo per richiamare i clienti – è in stato di sostanziale schiavitù. Non superano, mediamente, i quattordici anni. Vengono vendute agli sfruttatori da famiglie molto povere delle campagne. E ora aspettano i pedofili di qualunque risma, censo, cultura, etnia. In Thailandia la prostituzione infantile è parte rilevante di un business del sesso che attira, dal mondo ricco, i voli charter cosiddetti "a luci rosse". Due bambine – una di dodici, l’altra di tredici anni – raccontano che vendono «fiori e anche altre cose». Guadagnano l’equivalente di venticinque, trentamila lire per volta.

Lo scandalo del male, di cui la sofferenza degli incolpevoli è l’aspetto più lacerante, ha turbato in ogni tempo la coscienza dell’uomo. «Rifiuterò fino alla morte di amare questa creazione dove i bambini sono torturati», afferma l’ateo Albert Camus ne La peste. E Dostoevskij, credente, in una pagina famosa de L’idiota si è chiesto: «Perché, Signore, la sofferenza dei bambini?». La risposta – per tutti, e per sempre – non c’è. Quelle dei grandi spiriti del passato, da sant’Agostino a Rosmini, da Schopenhauer a Leopardi, appagano o no a seconda che si accetti per atto di fede il mistero insondabile dell’iniquità nel creato o lo si rifiuti perché inaccettabile dalla ragione.

Ma al di là dei dilemmi, per dir così, supremi, non dovrà generare un dibattito che si faccia capire da tutti la mercificazione dell’infanzia, con i bambini ridotti a oggetto di piacere e di crudeltà? Dove sta il guasto? Come cercarlo senza declamare? Senza indignarci per il solo bisogno di puntare l’indice? Chi indicare, del resto, per primi? «C’è un altro prima di me», scrive ancora Camus, «che ha un po’ della mia colpa».

Non sarà certo "castrando" i pedofili che si vincerà una battaglia di tale natura. Eppure, sulla base di quanto ci viene detto dall’Istituto di medicina sperimentale del Cnr, quattro italiani su cinque si dichiarano favorevoli alla "castrazione chimica" dei pedofili – senza neppure porsi il problema se debba essere una pena, una misura preventiva o una terapia legata al consenso –, semplificando grossolanamente una assai articolata riflessione di Umberto Veronesi, ben capace, come si sa, di responsabili prognosi solo che lo si voglia ascoltare e capire. Un italiano su due vedrebbe con favore l’affissione sulla porta di chi si è macchiato di quel crimine, come strumento di dissuasione, la scritta "Qui vive un maniaco sessuale", una pratica sperimentata con successo, si dice, negli Stati Uniti. La gogna, o giù di lì: qualche passo indietro nei secoli. Gli stessi passi che, per converso, hanno fatto a varie latitudini (anche etico-giuridiche) i difensori della pena di morte, ignorando che «Dio non vuole la morte del colpevole, ma che si converta e che viva».

Un orrore non si esorcizza con un espediente primordiale, degno di comunità tribali. Dovremmo peraltro ricordare che lo stupro è stato finalmente derubricato dai delitti contro la moralità pubblica per essere compreso tra quelli contro la persona, in quanto lesivo della sua dignità.

È ciò che si ripeterebbe se contro i pedofili, pur ripugnandoci la loro perversione, e ancor più la violenza da essi inflitta alle loro prede, ci avventassimo con provvedimenti che offendono il valore non fungibile, ma assoluto, della sacralità umana. Per iniquo che possa sembrare, anche nel caso in questione, pur ributtante, i princìpi superano ogni distinzione, comunque intesa.

Sarebbe una scorciatoia davvero insensata la pretesa di risolvere il problema sterilizzando una persona, senza aver fatto nulla per capirlo, alla radice, e poi tentare di affrontarne la complessità. Anche quando viene così orrendamente offeso un bambino – la più insopportabile delle ingiurie –, non sono accettabili e quindi percorribili le strade che conducono, per debellarne una, a un’altra violenza.

Va fatto e rifatto, ad ogni livello di responsabilità (ma anche di partecipazione solidale), lo sforzo di uscire insieme da un abisso sul quale non si affacciano solo i pedofili, ma al cui orlo stiamo tutti ogni volta che rinunciamo a voler capire perché una persona e una società, un trasgressore e un giudice, un analfabeta e un uomo di scienza, un tramortito dalla colpa e un ribaldo recidivo, un sito immondo e un confessionale sono nati non solo dal grembo della nostra natura, ma anche della nostra storia, con tutte le differenze e tutti i contrasti di ordine etico e pratico tra bene e male, tra giusto e ingiusto.

(foto AP/M. SWARUP)
(foto AP/M. SWARUP)

La lotta per "far nuove le cose" attraversa sì la separazione e il rifiuto, ma per approdare alla capacità di condividere la vicenda umana, sapendo che la stessa origine, e lo stesso destino, ci assegnano il medesimo viaggio. Il quale non sarà più leggero se lo libereremo dai pesi che, per egoismo soltanto, ci scrolleremo dalle spalle. Perché «noi andremo alla meta a due a due», e ciascuno si farà carico dell’altro. Tutto ciò che è diviso va rimesso insieme, la comunità è mettere in comune. Questo, se vale, vale anche per le compagnie scomode, anche per chi "scandalizza un bambino" e indigna noi, anche per chi va ricondotto non alla nostra dignità, ma alla sua stessa, perché nulla di un uomo è estraneo all’uomo.

Sergio Zavoli
    

Lo scandalo pedofilia è esploso in molte Chiese cristiane d’Europa e del Nord America, con numerosi processi contro sacerdoti cattolici e ministri di culto protestanti.

In Inghilterra, la Chiesa cattolica ha recentemente pubblicato il primo Rapporto ufficiale sul tema: lo ha redatto l’"Osservatorio sulla protezione del bambino", presieduto da Lord Nolan e coordinato da monsignor Jack Kennedy.

In Cambogia la verginità di una bambina si pagava, stando ai dispacci più recenti, con 600 dollari. A Bombay, una metropoli che il settimanale statunitense The Nation ha definito «il più grande bazar del sesso di tutta l’Asia», le prostitute-bambine vengono tuttora vendute all’asta: contese dai compratori arabi del Golfo Persico, fra l’altro convinti che accoppiarsi con una vergine guarisca dalla gonorrea e dalla sifilide, senza il rischio, così si crede, di contrarre l’Aids.

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