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Venti anni fa
nasceva il "caso Medjugorje": un fenomeno che ha causato feroci
contese e che ha diviso la comunità ecclesiale. Nel frattempo, le
presunte apparizioni si sono moltiplicate e il giro di denaro nella
regione è aumentato con l’afflusso dei pellegrini. Una situazione
pericolosamente confusa, che spinge le autorità vaticane a pronunciarsi
sulla questione con una parola chiara.
La Santa
Sede nutre forti perplessità su Medjugorje. A vent’anni dalle presunte
apparizioni, nelle stanze della Congregazione per la dottrina della fede,
si ripete che è necessario «un esame ulteriore, approfondito e comparato
su tre ordini di considerazioni», che vengono elencate secondo l’importanza:
«Il comportamento dei francescani»; «la quantità e il tenore dei
messaggi attribuiti alla Madonna»; «la personalità e i comportamenti
dei cosiddetti veggenti».
È evidente che, per l’ex Sant’Uffizio, il conflitto
tra francescani dell’Erzegovina e il vescovo di Mostar è una questione
che si intreccia con le apparizioni. A Medjugorje molti sostengono che il
"caso Erzegovina" nulla ha a che vedere con quanto è avvenuto
sulla Collina delle apparizioni. Alla Congregazione invece ricordano che
la Madonna sarebbe apparsa dopo la sospensione a divinis di due
frati che si rifiutavano di consegnare parte della parrocchia di Mostar al
clero secolare, come previsto dal documento di Paolo VI Romanis
Pontificibus.
Il conflitto, in questi vent’anni, si è acuito. La
Congregazione da tempo vuole vederci chiaro e lo stesso intende fare il
vescovo di Mostar. Ma non sarebbero a disposizione della Congregazione,
né del vescovo, molte carte importanti, tra cui il diario di Vicka, la
leader del gruppo dei veggenti. Dell’esistenza di questo diario si è
più volte parlato. René Laurentin, il noto mariologo che ha scritto 17
libri su Medjugorje, in uno di essi rivela di averlo letto. È a Vicka che
la Madonna avrebbe parlato in difesa dei frati sospesi a divinis dal
vescovo. Anzi, è stata Vicka a sollecitarla e a interrogarla sulla
vicenda.

Gruppi di pellegrini sulla Collina delle apparizioni. A
Medjugorje
i luoghi preferiti dai fedeli sono due: la Collina delle apparizioni, dove
vi sono alcuni crocifissi che indicano i luoghi in cui sarebbe apparsa la
Madonna,
e il monte Krizevac, dove nel 1934 è stata costruita una grande croce.
Alla Congregazione per la dottrina della fede si teme
pure che saltino fuori altre dichiarazione contro il vescovo di Mostar,
soprattutto dopo la vicenda delle cresime amministrate in modo non valido
da un falso vescovo in alcune parrocchie francescane dell’Erzegovina. A
Roma, l’atto viene definito "scismatico". E pesanti
provvedimenti canonici potrebbero esseri presi non solo per i francescani
che hanno chiamato il "vescovo" ad amministrare le cresime, ma
anche per i 40 francescani sotto inchiesta ai quali è già stata tolta la
facoltà di confessare. Anche l’Ordine francescano vuole indagare più a
fondo su Medjugorje. Intanto nessuno sa, né all’Ordine né in Vaticano,
quale sia il giro di denaro che ruota attorno alla vicenda. Alla
Congregazione per la dottrina della fede tutti gli anni arriva un rapporto
su Medjugorje, ma la curiosità sugli affari non è mai stata soddisfatta.
Il ruolo di René Laurentin nella
vicenda di Medjugorje è assai singolare. È un grande mariologo, ha
studiato praticamente tutte le apparizioni recenti, ma sul caso della Gospa
dell’Erzegovina – da cui è stato profondamente affascinato –
sembra aver perso la proverbiale autorevolezza. Nel Natale 1983, l’allora
vescovo di Mostar, monsignor Zanic, lo ricevette in udienza e lo invitò
ad avere più spirito critico. Evidentemente il teologo non accolse il
consiglio e per tutto il 1985 gli venne probito di andare a Medjugorje, di
cui Laurentin tiene una sorta di cronaca, pubblicata in 17 volumi, nella
quale commenta le rivelazioni della Madonna e accredita tutto quanto
dicono i veggenti. Nel volume pubblicato nel 1987 scrive quanto Mirjana
gli aveva detto: «La Gospa mi ha consegnato un semplice foglietto
speciale sul quale sono scritti i dieci segreti. È fatto di una materia
che non si può descrivere, né carta, né stoffa. Non si vede la
scrittura. Al momento opportuno il sacerdote riceverà il foglietto e la
grazia per leggere il primo segreto e più tardi gli altri. Sette giorni
dopo potrà rivelarli».
Nel 1998 Laurentin è stato diffidato dall’attuale
vescovo di Mostar, monsignor Peric, dallo scrivere altri libri su
Medjugorje. L’ultimo si intitola Testamento e in esso è
contenuta la dichiarazione di obbedienza al vescovo. A Laurentin, inoltre,
da qualche tempo vengono negate anche le udienze con il cardinale
Ratzinger, che il teologo chiede con insistenza.

Gruppo di pellegrini sulla Collina delle apparizioni.
Altro motivo di preoccupazione della Congregazione per
la dottrina della fede è la "corte" di tutti quelli che si
affannano attorno ai veggenti. I messaggi passano tutti per le mani dei
frati, prima di essere resi noti. Sono tanti, troppi – fanno notare in
Vaticano –, al punto che si perde il conto delle apparizioni e delle
frasi pronunciate dalla Madonna. Alcune volte esse sono contrarie alla
Sacra Scrittura, come nel caso della vita di Maria («quella vera») che
sarebbe stata raccontata in esclusiva a Vicka. La Congregazione vorrebbe
conoscere precisamente la quantità dei messaggi, perché neppure questo
è un fatto chiaro: vi sono apparizioni quotidiane, annuali, mensili, vi
sono messaggi senza apparizioni. È difficile, fanno notare a Roma,
confrontare tutto ciò con la Rivelazione della Parola di Dio.
Anche la personalità dei veggenti e i loro
comportamenti andrebbero approfonditi. Alla Congregazione molti si
domandano i motivi dei frequenti viaggi all’estero dei veggenti e si
interrogano sulla loro partecipazione a raduni dove vengono raccolte
ingenti somme di denaro a favore della parrocchia di Medjugorje. Riguardo
alla personalità dei veggenti, alla Congregazione sono stati consegnati
gli studi effettuati da una serie di medici e molte videocassette
registrate anche durante le presunte apparizioni. In tutto sono state
condotte quattro analisi: la prima nel 1984 da un gruppo di medici
francesi, la seconda da medici italiani nel 1985, la terza da tre
psichiatri nel 1986, la quarta dagli stessi medici italiani dell’85, nel
1998. Giorgio Gagliardi, medico, psico-fisiologo di Milano che è stato
membro di una delle équipe, spiega: «Mentire, non mentono. C’è una
"trans estatica". Dire che sia da attribuire alla visione
della Madonna non è compito mio. Nel 1998 lo stato di trans estatico
era minore di quello registrato nel 1985. Ma alcuni veggenti, tra cui
Vicka, si sono rifiutati di sottoporsi alle analisi. Vicka diceva che la
Madonna nei giorni dei test non le sarebbe apparsa. Ci ha spiegato che
glielo aveva preannunciato la stessa Madonna».
Don Pier Angelo Gramaglia, sacerdote di Torino, docente
di teologia esperto di tutti i fenomeni di spiritismo, che ha dedicato a
Medjugorje molti studi, in un libro (L’equivoco Medjugorje)
scrive di «sconcertante fiera di allucinazioni», di «fenomeno di
medianità di gruppo», «facoltà paranormali prodotte da stati alterati
di coscienza», della cui «manipolazione» non sono estranei i frati. Una
delle veggenti, Marjana Dragicevic, mette di mezzo anche il Papa, che –
racconta – durante un colloquio privato le avrebbe detto che «se non
fosse stato Papa sarebbe già andato a Medjugorje». Ma alla Congregazione
per la dottrina della fede smentiscono un incontro ufficiale tra la
veggente e Giovanni Paolo II.

Di ufficiale, in questi anni, ci
sono solo alcune lettere di monsignor Tarcisio Bertone, segretario della
Congregazione per la dottrina della fede, nelle quali si ricorda, ad
alcuni vescovi che domandano chiarimenti, come comportarsi in merito ai
pellegrinaggi. A monsignor Gilbert Aubry, vescovo francese di Sant-Denis
de la Reunion, il 26 maggio 1998 ha scritto: «I pellegrinaggi che si
svolgono in forma privata la Congregazione ritiene che siano permessi a
condizione che non siano considerati una autentificazione degli
avvenimenti in corso». Ma la Congregazione deplora che taluni vescovi si
rechino a Medjugorje ed è rammaricata anche che migliaia di sacerdoti
accompagnino i pellegrini. Il Vaticano ha chiesto alla Conferenza
episcopale della Bosnia e a quella della Croazia di costituire una nuova
commissione di studio per analizzare gli ultimi dieci anni di presunte
apparizioni. Per i primi dieci, secondo la Santa Sede, fa testo la
"Dichiarazione di Zara" dell’11 aprile 1991: «In base alle
investigazioni finora condotte», dicevano allora i vescovi locali, «non
è possibile affermare che si tratti di apparizioni o rivelazioni
soprannaturali».
Alberto Bobbio
| Una frode a danno dei fedeli?
I fedeli alle apparizioni
continuano a denigrarlo. Ma lui, Ratko Peric, vescovo di Mostar e
teologo di buona fama, non recede dalla sua posizione: «Senza mezzi
termini dichiaro che nessuna cosiddetta apparizione, nessun
cosiddetto messaggio mi convince che si tratti di un fenomeno
soprannaturale». Monsignor Peric ci consegna un testo scritto,
così nessuno può sbagliare a interpretare le sue parole: «Quando
uno legge la Sacra Scrittura e conosce la Madonna come Vergine umile
e silenziosa, come Madre preoccupata e prudente, che medita tutto in
cuor suo, si può soltanto meravigliare sentendo il racconto di
Medjugorje, dove ormai da vent’anni "appare", come
dicono, per 5, 6, 15 minuti, quasi trasmettesse qualcosa ai
cosiddetti "veggenti", o in forma di messaggi o in forma
di segreti, che non si sa neppure se siano dieci o sei volte di più».
Il predecessore di Peric, monsignor Pavao Zanic, era altrettanto
determinato. Nel 1989, durante un’intervista, disse: «Non è cosa
sicura che la Madonna parli. È una frode, un imbroglio, un crimine
contro la verità. È una cosa tragica». Alcuni dei sostenitori
delle apparizioni arrivano a mettere in relazione le granate cadute
sulla cattedrale di Mostar e sul palazzo vescovile durante la guerra
con il rifiuto dei vescovi a credere a Medjugorje. Lo fa, per
esempio, nel suo libro Perché credo a Medjugorje, padre
Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Ricordando un colloquio con
monsignor Zanic nel 1985, nel quale il vescovo spiegava che le
apparizioni erano un’invenzione dei frati, Fanzaga scrive: «Sei
anni dopo sia la cattedrale di Mostar come il convento dei
francescani furono impietosamente rasi al suolo dalle bombe serbe».
Peccato, però, che quest’ultima circostanza non sia assolutamente
vera.
a.bo. |
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