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LE INDAGINI UFFICIALI

 Un fiume di dubbi al di là del Tevere
di Alberto Bobbio - foto di Giancarlo Giuliani
       

   Jesus n. 7 luglio 2001 - Home Page

Venti anni fa nasceva il "caso Medjugorje": un fenomeno che ha causato feroci contese e che ha diviso la comunità ecclesiale. Nel frattempo, le presunte apparizioni si sono moltiplicate e il giro di denaro nella regione è aumentato con l’afflusso dei pellegrini. Una situazione pericolosamente confusa, che spinge le autorità vaticane a pronunciarsi sulla questione con una parola chiara.

La Santa Sede nutre forti perplessità su Medjugorje. A vent’anni dalle presunte apparizioni, nelle stanze della Congregazione per la dottrina della fede, si ripete che è necessario «un esame ulteriore, approfondito e comparato su tre ordini di considerazioni», che vengono elencate secondo l’importanza: «Il comportamento dei francescani»; «la quantità e il tenore dei messaggi attribuiti alla Madonna»; «la personalità e i comportamenti dei cosiddetti veggenti».

È evidente che, per l’ex Sant’Uffizio, il conflitto tra francescani dell’Erzegovina e il vescovo di Mostar è una questione che si intreccia con le apparizioni. A Medjugorje molti sostengono che il "caso Erzegovina" nulla ha a che vedere con quanto è avvenuto sulla Collina delle apparizioni. Alla Congregazione invece ricordano che la Madonna sarebbe apparsa dopo la sospensione a divinis di due frati che si rifiutavano di consegnare parte della parrocchia di Mostar al clero secolare, come previsto dal documento di Paolo VI Romanis Pontificibus.

Il conflitto, in questi vent’anni, si è acuito. La Congregazione da tempo vuole vederci chiaro e lo stesso intende fare il vescovo di Mostar. Ma non sarebbero a disposizione della Congregazione, né del vescovo, molte carte importanti, tra cui il diario di Vicka, la leader del gruppo dei veggenti. Dell’esistenza di questo diario si è più volte parlato. René Laurentin, il noto mariologo che ha scritto 17 libri su Medjugorje, in uno di essi rivela di averlo letto. È a Vicka che la Madonna avrebbe parlato in difesa dei frati sospesi a divinis dal vescovo. Anzi, è stata Vicka a sollecitarla e a interrogarla sulla vicenda.

Gruppi di pellegrini sulla Collina delle apparizioni.
Gruppi di pellegrini sulla Collina delle apparizioni. A Medjugorje
i luoghi preferiti dai fedeli sono due: la Collina delle apparizioni, dove
vi sono alcuni crocifissi che indicano i luoghi in cui sarebbe apparsa la Madonna,
e il monte Krizevac, dove nel 1934 è stata costruita una grande croce.

Alla Congregazione per la dottrina della fede si teme pure che saltino fuori altre dichiarazione contro il vescovo di Mostar, soprattutto dopo la vicenda delle cresime amministrate in modo non valido da un falso vescovo in alcune parrocchie francescane dell’Erzegovina. A Roma, l’atto viene definito "scismatico". E pesanti provvedimenti canonici potrebbero esseri presi non solo per i francescani che hanno chiamato il "vescovo" ad amministrare le cresime, ma anche per i 40 francescani sotto inchiesta ai quali è già stata tolta la facoltà di confessare. Anche l’Ordine francescano vuole indagare più a fondo su Medjugorje. Intanto nessuno sa, né all’Ordine né in Vaticano, quale sia il giro di denaro che ruota attorno alla vicenda. Alla Congregazione per la dottrina della fede tutti gli anni arriva un rapporto su Medjugorje, ma la curiosità sugli affari non è mai stata soddisfatta.

Il ruolo di René Laurentin nella vicenda di Medjugorje è assai singolare. È un grande mariologo, ha studiato praticamente tutte le apparizioni recenti, ma sul caso della Gospa dell’Erzegovina – da cui è stato profondamente affascinato – sembra aver perso la proverbiale autorevolezza. Nel Natale 1983, l’allora vescovo di Mostar, monsignor Zanic, lo ricevette in udienza e lo invitò ad avere più spirito critico. Evidentemente il teologo non accolse il consiglio e per tutto il 1985 gli venne probito di andare a Medjugorje, di cui Laurentin tiene una sorta di cronaca, pubblicata in 17 volumi, nella quale commenta le rivelazioni della Madonna e accredita tutto quanto dicono i veggenti. Nel volume pubblicato nel 1987 scrive quanto Mirjana gli aveva detto: «La Gospa mi ha consegnato un semplice foglietto speciale sul quale sono scritti i dieci segreti. È fatto di una materia che non si può descrivere, né carta, né stoffa. Non si vede la scrittura. Al momento opportuno il sacerdote riceverà il foglietto e la grazia per leggere il primo segreto e più tardi gli altri. Sette giorni dopo potrà rivelarli».

Nel 1998 Laurentin è stato diffidato dall’attuale vescovo di Mostar, monsignor Peric, dallo scrivere altri libri su Medjugorje. L’ultimo si intitola Testamento e in esso è contenuta la dichiarazione di obbedienza al vescovo. A Laurentin, inoltre, da qualche tempo vengono negate anche le udienze con il cardinale Ratzinger, che il teologo chiede con insistenza.

Gruppo di pellegrini sulla Collina delle apparizioni.
Gruppo di pellegrini sulla Collina delle apparizioni.

Altro motivo di preoccupazione della Congregazione per la dottrina della fede è la "corte" di tutti quelli che si affannano attorno ai veggenti. I messaggi passano tutti per le mani dei frati, prima di essere resi noti. Sono tanti, troppi – fanno notare in Vaticano –, al punto che si perde il conto delle apparizioni e delle frasi pronunciate dalla Madonna. Alcune volte esse sono contrarie alla Sacra Scrittura, come nel caso della vita di Maria («quella vera») che sarebbe stata raccontata in esclusiva a Vicka. La Congregazione vorrebbe conoscere precisamente la quantità dei messaggi, perché neppure questo è un fatto chiaro: vi sono apparizioni quotidiane, annuali, mensili, vi sono messaggi senza apparizioni. È difficile, fanno notare a Roma, confrontare tutto ciò con la Rivelazione della Parola di Dio.

Anche la personalità dei veggenti e i loro comportamenti andrebbero approfonditi. Alla Congregazione molti si domandano i motivi dei frequenti viaggi all’estero dei veggenti e si interrogano sulla loro partecipazione a raduni dove vengono raccolte ingenti somme di denaro a favore della parrocchia di Medjugorje. Riguardo alla personalità dei veggenti, alla Congregazione sono stati consegnati gli studi effettuati da una serie di medici e molte videocassette registrate anche durante le presunte apparizioni. In tutto sono state condotte quattro analisi: la prima nel 1984 da un gruppo di medici francesi, la seconda da medici italiani nel 1985, la terza da tre psichiatri nel 1986, la quarta dagli stessi medici italiani dell’85, nel 1998. Giorgio Gagliardi, medico, psico-fisiologo di Milano che è stato membro di una delle équipe, spiega: «Mentire, non mentono. C’è una "trans estatica". Dire che sia da attribuire alla visione della Madonna non è compito mio. Nel 1998 lo stato di trans estatico era minore di quello registrato nel 1985. Ma alcuni veggenti, tra cui Vicka, si sono rifiutati di sottoporsi alle analisi. Vicka diceva che la Madonna nei giorni dei test non le sarebbe apparsa. Ci ha spiegato che glielo aveva preannunciato la stessa Madonna».

Don Pier Angelo Gramaglia, sacerdote di Torino, docente di teologia esperto di tutti i fenomeni di spiritismo, che ha dedicato a Medjugorje molti studi, in un libro (L’equivoco Medjugorje) scrive di «sconcertante fiera di allucinazioni», di «fenomeno di medianità di gruppo», «facoltà paranormali prodotte da stati alterati di coscienza», della cui «manipolazione» non sono estranei i frati. Una delle veggenti, Marjana Dragicevic, mette di mezzo anche il Papa, che – racconta – durante un colloquio privato le avrebbe detto che «se non fosse stato Papa sarebbe già andato a Medjugorje». Ma alla Congregazione per la dottrina della fede smentiscono un incontro ufficiale tra la veggente e Giovanni Paolo II.

Di ufficiale, in questi anni, ci sono solo alcune lettere di monsignor Tarcisio Bertone, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, nelle quali si ricorda, ad alcuni vescovi che domandano chiarimenti, come comportarsi in merito ai pellegrinaggi. A monsignor Gilbert Aubry, vescovo francese di Sant-Denis de la Reunion, il 26 maggio 1998 ha scritto: «I pellegrinaggi che si svolgono in forma privata la Congregazione ritiene che siano permessi a condizione che non siano considerati una autentificazione degli avvenimenti in corso». Ma la Congregazione deplora che taluni vescovi si rechino a Medjugorje ed è rammaricata anche che migliaia di sacerdoti accompagnino i pellegrini. Il Vaticano ha chiesto alla Conferenza episcopale della Bosnia e a quella della Croazia di costituire una nuova commissione di studio per analizzare gli ultimi dieci anni di presunte apparizioni. Per i primi dieci, secondo la Santa Sede, fa testo la "Dichiarazione di Zara" dell’11 aprile 1991: «In base alle investigazioni finora condotte», dicevano allora i vescovi locali, «non è possibile affermare che si tratti di apparizioni o rivelazioni soprannaturali».

Alberto Bobbio
   

Una frode a danno dei fedeli?

I fedeli alle apparizioni continuano a denigrarlo. Ma lui, Ratko Peric, vescovo di Mostar e teologo di buona fama, non recede dalla sua posizione: «Senza mezzi termini dichiaro che nessuna cosiddetta apparizione, nessun cosiddetto messaggio mi convince che si tratti di un fenomeno soprannaturale». Monsignor Peric ci consegna un testo scritto, così nessuno può sbagliare a interpretare le sue parole: «Quando uno legge la Sacra Scrittura e conosce la Madonna come Vergine umile e silenziosa, come Madre preoccupata e prudente, che medita tutto in cuor suo, si può soltanto meravigliare sentendo il racconto di Medjugorje, dove ormai da vent’anni "appare", come dicono, per 5, 6, 15 minuti, quasi trasmettesse qualcosa ai cosiddetti "veggenti", o in forma di messaggi o in forma di segreti, che non si sa neppure se siano dieci o sei volte di più». Il predecessore di Peric, monsignor Pavao Zanic, era altrettanto determinato. Nel 1989, durante un’intervista, disse: «Non è cosa sicura che la Madonna parli. È una frode, un imbroglio, un crimine contro la verità. È una cosa tragica». Alcuni dei sostenitori delle apparizioni arrivano a mettere in relazione le granate cadute sulla cattedrale di Mostar e sul palazzo vescovile durante la guerra con il rifiuto dei vescovi a credere a Medjugorje. Lo fa, per esempio, nel suo libro Perché credo a Medjugorje, padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria. Ricordando un colloquio con monsignor Zanic nel 1985, nel quale il vescovo spiegava che le apparizioni erano un’invenzione dei frati, Fanzaga scrive: «Sei anni dopo sia la cattedrale di Mostar come il convento dei francescani furono impietosamente rasi al suolo dalle bombe serbe». Peccato, però, che quest’ultima circostanza non sia assolutamente vera.

a.bo.

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