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Riflettori e lucerne

di Vincenzo Marras
       
        

   Jesus n. 7 luglio 2001 - Home Page

Si è radunata una folla immensa – di ogni lingua, popolo e nazione – che nessuno riesce a contare. Uomini e donne, famiglie intere con nonni e bambini sono arrivati da ogni dove, con ogni mezzo; alcuni paesi e quartieri cittadini per l’occasione hanno predisposto voli charter… Diocesi e parrocchie, con i rispettivi pastori, sono quelle che hanno avuto più fantasia organizzativa. Non manca una nutrita rappresentanza della Città del Vaticano. A convocarli spontaneamente è stata una notizia sensazionale, passata prima di bocca in bocca, rilanciata e amplificata poi dai mezzi di comunicazione di massa. Tutti i grandi network hanno programmato dirette, condotte dagli anchormen più prestigiosi, quotidiani e settimanali hanno inviato i loro uomini di punta. Tutte le telecamere e i teleobiettivi, come gli occhi di tutta quella folla incontenibile, guardano nella stessa direzione. Rivolti a un uomo, che si trova là, in quel punto, lontanissimo, tutti, quasi a una sola voce, reclamano per sé e per altri: «Un miracolo, un miracolo». E i miracoli avvengono: con soli cinque pani e cinque pesci tutti vengono sfamati, un cieco torna a vedere, un paralitico torna a camminare. Tv e cronisti, implacabili, registrano tutto, mentre la folla continua a chiedere: «Un miracolo, un altro miracolo». Alcuni nevrotici vengono guariti, anche un prete viene convertito. «Ancora, ancora», gridano.

Intanto, in mezzo alla folla, mai appagata, si fanno strada un uomo e una donna. La donna porta in braccio una bambina: è la loro unica figlia, gravemente ammalata. Nessuno fa caso a loro. A fatica raggiungono quell’uomo, al quale tutti chiedono miracoli. «Cosa volete che io faccia?», chiede. «Io non voglio che tu la guarisca ma che tu la ami», rispondono. «In verità vi dico: per questo sono venuto. Questo è l’unico miracolo che so fare, il più grande». E Gesù – perché è di lui che si tratta – si china verso quella bambina e la bacia. Poi sparisce in una gloria di luce. La folla piano piano si disperde, mentre i giornalisti commentano quei miracoli. Ma non c’è uno che ricordi, parli e scriva del miracolo più grande di Gesù. Questo racconto – della cui trama essenziale siamo debitori al grande Ennio Flaiano – commenta eloquentemente i nostri pensieri davanti alla spettacolarità di una religiosità facile quanto fragile, che sta sempre più occupando spazio nella società e talvolta nella stessa comunità ecclesiale. Lo stesso racconto diventa giudizio incisivo di fronte a certi fatti dolorosi per tutti e per la Chiesa intera (il "caso Milingo", ma non solo). Ne scrive sul suo settimanale diocesano il vescovo di Alba, monsignor Sebastiano Dho: «Forse – è doloroso ammetterlo, ma realistico – è quasi necessario che avvenga qualche tonfo clamoroso o cada qualche mito per costringerci a riflettere, in alto e in basso, e richiamarci tutti all’esigenza di andare oltre ai paraventi colorati». Occorre – e molti ne sentono l’esigenza – ritornare a valorizzare l’essenziale… È tempo, insomma, «di spegnere i riflettori, almeno alcuni, in basso e in alto. Bastano le lucerne, per tutti».

Vincenzo Marras

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