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"PADRELARDO"
In occasione dei cinquantanni di vita dellassociazione Aiuto alla Chiesa che
soffre, le Edizioni San Paolo pubblicano una biografia di padre Werenfried, fondatore che
ne racconta le eroiche iniziative in favore di comunità ecclesiali del mondo intero. Chiamarlo "gigante della carità"
ha un po il sapore del gioco di parole, vista la mole fisica che lo caratterizza. Ma
è indubbio che tale definizione corrisponda perfettamente a ciò che padre Werenfried van
Straaten ha realizzato nellultimo mezzo secolo mediante lattività dellAiuto
alla Chiesa che soffre, lopera da lui fondata sul finire del 1947.
Cinquantanni cruciali per la vita della comunità cattolica nel
mondo, con rivolgimenti ideologici di non poco conto e drammi sociopolitici che hanno
sconvolto lesistenza di intere popolazioni. Un lungo periodo di impervio cammino
lungo la strada della condivisione ecclesiale, nel corso del quale sono ormai più di
centoventi le Chiese nazionali dallAlbania allo Zimbabwe che hanno
ricevuto solidarietà concreta.
Il fitto intrecciarsi della storia personale del
religioso con la cronaca collettiva della sua opera sono il filo conduttore del volume del
giornalista francese Jean Bourdarias Padre Werenfried. Un gigante della carità,
che sta per essere pubblicato dalle Edizioni San Paolo. Un "diario di viaggio"
che attraversa trasversalmente le direttrici Est-Ovest e Nord-Sud, nel costante tentativo
di rendere ragione di iniziative non sempre comprensibili a tutti, ma tutte scaturite da
un cuore desideroso di lenire le sofferenze dei fratelli e di aiutarli a mantenere salda
la loro fede e speranza cristiana.
La vocazione sacerdotale del giovane Werenfried, nato in Olanda il 17
gennaio 1913 in una famiglia di insegnanti profondamente cattolici, sbocciò intorno ai
ventanni, quando decise di entrare fra i Premostratensi, che lo accolsero nonostante
pare incredibile egli fosse allora decisamente gracile. Labate del
monastero, padre Stalman, fu addirittura costretto a imporsi sui confratelli, che erano
dubbiosi sullammissione del novizio: «È vero che non gode di buona salute»,
disse, «ma è capace di scrivere. Potrà farmi da segretario e prendere posto negli
stalli del coro. Non lo manderò in missione né a predicare, ma ne occorrono anche che
rimangano a casa e preghino».
In realtà, padre Werenfried ordinato sacerdote il 25 luglio 1940
non è rimasto a lungo fra le mura dellabbazia, almeno a partire da quel 1947
che segnò per lui lavvio di unavventura non preventivata. In quel tempo era
redattore della rivista La Torre e, per il Natale, decise di pubblicare un articolo
sulla tristissima condizione di centinaia di migliaia di famiglie tedesche che la
guerra aveva ridotto in miseria, costringendole a
vivere nei rifugi antiaerei: «Cristo non può umanamente vivere con loro, in mezzo a
loro. Nel bunker non cè posto per lui», scrisse auspicando aiuti.
Quellarticolo ebbe risonanza fino a Roma, tanto che Pio XII sollecitò il superiore
generale dei Premostratensi ad affidare a padre Werenfried lorganizzazione di
unazione in favore dei sei milioni di fedeli espulsi dallEst verso la Germania
Ovest, fra i quali tremila sacerdoti. Il religioso, fra laltro, avviò
unoperazione di raccolta di pezzi di lardo salato decine e decine di quintali
nellarco di alcuni mesi , che gli valse il peren ne soprannome di
"Padrelardo".
Agli indispensabili aiuti materiali era però urgente affiancare anche
unassistenza spirituale. Nacquero così, nel 1949, le "cappelle volanti".
Su ogni camion (16 metri di lunghezza!) viaggiavano un sacerdote tedesco, un sacerdote
straniero e un autista, con un carico di cinque tonnellate di viveri e di vestiario
costantemente rimpinguato nelle varie tappe del percorso. Léquipe si fermava
per una settimana in un villaggio: ogni sera veniva celebrata la messa e durante il giorno
i sacerdoti visitavano i malati, preparavano battesimi e matrimoni, ascoltavano
confessioni.
Le "cappelle volanti" durarono fino alla metà degli anni
Sessanta. Nel contempo venne avviata la complementare iniziativa dei "preti con lo
zaino": sacerdoti che, in bicicletta, andavano in giro per i villaggi nei quali erano
stati dispersi i profughi tedeschi. Padre Werenfried si preoccupava di raccogliere offerte
in ogni modo. Racconta: «Al momento della consacrazione mi inginocchiavo e tutta la
chiesa poteva contemplare le mie scarpe bucate. Dopo la messa arrivavano le telefonate di
tutti i calzolai. "Oh, quel povero padre. Che misura porta?". Il parroco diceva
il numero: 46. Al seguente: 45. Al successivo: 44. Così ogni domenica avevo dodici o
quindici paia di scarpe nuove per i sacerdoti».
Nel 1953, durante un incontro con Pio XII, quello che ormai per tutti
era "Padrelardo" si sentì dire dal Papa: «Tutto il mondo si prepara alla
guerra, ma nessuno si prepara alla pace». Losservazione ebbe leffetto di una
scintilla nel religioso che, in attesa della scomparsa della "cortina di ferro",
decise di adoperarsi per aiutare le Chiese dellEst asfissiate dal comunismo
sovietico, raccogliendo informazioni di prima mano e denunciando pubblicamente le
persecuzioni, sostenendo la vita materiale e spirituale di sacerdoti e fedeli, agendo
clandestinamente per formare seminaristi e catechisti.
Via via, padre Werenfried scopre nuove realtà: gli altri
Paesi comunisti, il continente asiatico, lAmerica latina, lAfrica. Ciascuna
tappa geografica rappresenterà un passo in avanti nella costruzione di unopera di
Chiesa non fossilizzata in una sola direzione, ma aperta e disponibile ovunque ci fosse
bisogno. Gli anni del Concilio, al quale il religioso partecipò come consultore, gli
permisero di allargare la rete di conoscenze ecclesiali, sempre preziosa per avere
informazioni di prima mano su quali fossero le situazioni più urgenti e delicate.
Nel 1964 lopera, che ancora si denominava Aiuto alla Chiesa
perseguitata, viene riconosciuta come "Pio sodalizio" di diritto pontificio.
Cambierà nome nel 1969, su sollecitazione di Paolo VI, diventando Aiuto alla Chiesa
che soffre, una dizione che si applica bene tanto allaiuto ai profughi che a
quello per le comunità minacciate o sottoposte a persecuzione.
Nel volume biografico, ognuno di questi cinquantanni ha un posto
di rilievo e mostra un passaggio essenziale nella storia dellorganismo, sviluppatosi
gradualmente anche dal punto di vista organizzativo, man mano che se ne manifestava
lutilità. Per sgravare "Padrelardo" da almeno una parte della fatica, dal
1981 egli è assistente ecclesiastico dellopera, mentre la presidenza generale è
stata affidata, in epoche successive, allarcivescovo Henri Lemaître, a padre Roger
Vekemans e, nel 1993, allattuale presidente, padre Willem de Smet.
Jean Bourdarias spiega che «nella mente di padre Werenfried, tutta la
struttura dellAiuto alla Chiesa che soffre era stata concepita nella
prospettiva di una caduta del comunismo». Ora che i Paesi dellEst hanno una
fisionomia completamente nuova rispetto al dopoguerra, «con lenergia degli
apostoli, il padre ha ricominciato in un certo senso "da zero"»: le cappelle
mobili sono ripartite e circolano dalla Cecoslovacchia fino alla Siberia.
Ma lazione, come padre Werenfried racconta nellintervista
che pubblichiamo, non si ferma allambito cattolico, bensì si rivolge anche alla
comunità ortodossa. In qualche misura, scrive il curatore del volume biografico, il
religioso «prepara il giorno, magari non così lontano, in cui Giovanni Paolo II e
Alessio II potranno finalmente, sullesempio di Paolo VI e di Atenagora I nel
dicembre 1965, darsi il bacio della pace. E se questo gesto, tanto atteso, inaugurasse il
terzo millennio?».
Saverio Gaeta
Segue:
«Così esprimiamo la volontà di "essere uno"»
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