Jesus - Home Page
 

GIGANTE DELLA CARITÀ

di Saverio Gaeta

   

Jesus n. 11 novembre 1997 - Home Page "PADRELARDO" In occasione dei cinquant’anni di vita dell’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, le Edizioni San Paolo pubblicano una biografia di padre Werenfried, fondatore che ne racconta le eroiche iniziative in favore di comunità ecclesiali del mondo intero.

Chiamarlo "gigante della carità" ha un po’ il sapore del gioco di parole, vista la mole fisica che lo caratterizza. Ma è indubbio che tale definizione corrisponda perfettamente a ciò che padre Werenfried van Straaten ha realizzato nell’ultimo mezzo secolo mediante l’attività dell’Aiuto alla Chiesa che soffre, l’opera da lui fondata sul finire del 1947.

Cinquant’anni cruciali per la vita della comunità cattolica nel mondo, con rivolgimenti ideologici di non poco conto e drammi sociopolitici che hanno sconvolto l’esistenza di intere popolazioni. Un lungo periodo di impervio cammino lungo la strada della condivisione ecclesiale, nel corso del quale sono ormai più di centoventi le Chiese nazionali – dall’Albania allo Zimbabwe – che hanno ricevuto solidarietà concreta.

Il fitto intrecciarsi della storia personale del religioso con la cronaca collettiva della sua opera sono il filo conduttore del volume del giornalista francese Jean Bourdarias Padre Werenfried. Un gigante della carità, che sta per essere pubblicato dalle Edizioni San Paolo. Un "diario di viaggio" che attraversa trasversalmente le direttrici Est-Ovest e Nord-Sud, nel costante tentativo di rendere ragione di iniziative non sempre comprensibili a tutti, ma tutte scaturite da un cuore desideroso di lenire le sofferenze dei fratelli e di aiutarli a mantenere salda la loro fede e speranza cristiana.

La vocazione sacerdotale del giovane Werenfried, nato in Olanda il 17 gennaio 1913 in una famiglia di insegnanti profondamente cattolici, sbocciò intorno ai vent’anni, quando decise di entrare fra i Premostratensi, che lo accolsero nonostante – pare incredibile – egli fosse allora decisamente gracile. L’abate del monastero, padre Stalman, fu addirittura costretto a imporsi sui confratelli, che erano dubbiosi sull’ammissione del novizio: «È vero che non gode di buona salute», disse, «ma è capace di scrivere. Potrà farmi da segretario e prendere posto negli stalli del coro. Non lo manderò in missione né a predicare, ma ne occorrono anche che rimangano a casa e preghino».

In realtà, padre Werenfried – ordinato sacerdote il 25 luglio 1940 – non è rimasto a lungo fra le mura dell’abbazia, almeno a partire da quel 1947 che segnò per lui l’avvio di un’avventura non preventivata. In quel tempo era redattore della rivista La Torre e, per il Natale, decise di pubblicare un articolo sulla tristissima condizione di centinaia di migliaia di famiglie tedesche che la guerra aveva ridotto in miseria, costringendole a vivere nei rifugi antiaerei: «Cristo non può umanamente vivere con loro, in mezzo a loro. Nel bunker non c’è posto per lui», scrisse auspicando aiuti. Quell’articolo ebbe risonanza fino a Roma, tanto che Pio XII sollecitò il superiore generale dei Premostratensi ad affidare a padre Werenfried l’organizzazione di un’azione in favore dei sei milioni di fedeli espulsi dall’Est verso la Germania Ovest, fra i quali tremila sacerdoti. Il religioso, fra l’altro, avviò un’operazione di raccolta di pezzi di lardo salato – decine e decine di quintali nell’arco di alcuni mesi –, che gli valse il peren ne soprannome di "Padrelardo".

Agli indispensabili aiuti materiali era però urgente affiancare anche un’assistenza spirituale. Nacquero così, nel 1949, le "cappelle volanti". Su ogni camion (16 metri di lunghezza!) viaggiavano un sacerdote tedesco, un sacerdote straniero e un autista, con un carico di cinque tonnellate di viveri e di vestiario costantemente rimpinguato nelle varie tappe del percorso. L’équipe si fermava per una settimana in un villaggio: ogni sera veniva celebrata la messa e durante il giorno i sacerdoti visitavano i malati, preparavano battesimi e matrimoni, ascoltavano confessioni.

Le "cappelle volanti" durarono fino alla metà degli anni Sessanta. Nel contempo venne avviata la complementare iniziativa dei "preti con lo zaino": sacerdoti che, in bicicletta, andavano in giro per i villaggi nei quali erano stati dispersi i profughi tedeschi. Padre Werenfried si preoccupava di raccogliere offerte in ogni modo. Racconta: «Al momento della consacrazione mi inginocchiavo e tutta la chiesa poteva contemplare le mie scarpe bucate. Dopo la messa arrivavano le telefonate di tutti i calzolai. "Oh, quel povero padre. Che misura porta?". Il parroco diceva il numero: 46. Al seguente: 45. Al successivo: 44. Così ogni domenica avevo dodici o quindici paia di scarpe nuove per i sacerdoti».

Nel 1953, durante un incontro con Pio XII, quello che ormai per tutti era "Padrelardo" si sentì dire dal Papa: «Tutto il mondo si prepara alla guerra, ma nessuno si prepara alla pace». L’osservazione ebbe l’effetto di una scintilla nel religioso che, in attesa della scomparsa della "cortina di ferro", decise di adoperarsi per aiutare le Chiese dell’Est asfissiate dal comunismo sovietico, raccogliendo informazioni di prima mano e denunciando pubblicamente le persecuzioni, sostenendo la vita materiale e spirituale di sacerdoti e fedeli, agendo clandestinamente per formare seminaristi e catechisti.

Via via, padre Werenfried scopre nuove realtà: gli altri Paesi comunisti, il continente asiatico, l’America latina, l’Africa. Ciascuna tappa geografica rappresenterà un passo in avanti nella costruzione di un’opera di Chiesa non fossilizzata in una sola direzione, ma aperta e disponibile ovunque ci fosse bisogno. Gli anni del Concilio, al quale il religioso partecipò come consultore, gli permisero di allargare la rete di conoscenze ecclesiali, sempre preziosa per avere informazioni di prima mano su quali fossero le situazioni più urgenti e delicate.

Nel 1964 l’opera, che ancora si denominava Aiuto alla Chiesa perseguitata, viene riconosciuta come "Pio sodalizio" di diritto pontificio. Cambierà nome nel 1969, su sollecitazione di Paolo VI, diventando Aiuto alla Chiesa che soffre, una dizione che si applica bene tanto all’aiuto ai profughi che a quello per le comunità minacciate o sottoposte a persecuzione.

Nel volume biografico, ognuno di questi cinquant’anni ha un posto di rilievo e mostra un passaggio essenziale nella storia dell’organismo, sviluppatosi gradualmente anche dal punto di vista organizzativo, man mano che se ne manifestava l’utilità. Per sgravare "Padrelardo" da almeno una parte della fatica, dal 1981 egli è assistente ecclesiastico dell’opera, mentre la presidenza generale è stata affidata, in epoche successive, all’arcivescovo Henri Lemaître, a padre Roger Vekemans e, nel 1993, all’attuale presidente, padre Willem de Smet.

Jean Bourdarias spiega che «nella mente di padre Werenfried, tutta la struttura dell’Aiuto alla Chiesa che soffre era stata concepita nella prospettiva di una caduta del comunismo». Ora che i Paesi dell’Est hanno una fisionomia completamente nuova rispetto al dopoguerra, «con l’energia degli apostoli, il padre ha ricominciato in un certo senso "da zero"»: le cappelle mobili sono ripartite e circolano dalla Cecoslovacchia fino alla Siberia.

Ma l’azione, come padre Werenfried racconta nell’intervista che pubblichiamo, non si ferma all’ambito cattolico, bensì si rivolge anche alla comunità ortodossa. In qualche misura, scrive il curatore del volume biografico, il religioso «prepara il giorno, magari non così lontano, in cui Giovanni Paolo II e Alessio II potranno finalmente, sull’esempio di Paolo VI e di Atenagora I nel dicembre 1965, darsi il bacio della pace. E se questo gesto, tanto atteso, inaugurasse il terzo millennio?».

Saverio Gaeta

Segue: «Così esprimiamo la volontà di "essere uno"»
   

Jesus - Home Page
Periodici San Paolo - Home Page
Jesus n. 11 novembre 1997 - Home Page