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Le destre religiose si coalizzano

di Thomas W. Roberts
(traduzione di Bruno Pistocchi)

   

Jesus n. 11 novembre 1997 - Home Page STATI UNITI - Fa discutere l’accordo tra i fondamentalisti protestanti e i settori più conservatori della Chiesa, segnato più da convenienze politiche e dalla diffidenza verso il mondo moderno che da profonde ragioni teologiche

Quando molti degli attuali cardinali statunitensi erano giovani certamente avranno sentito, come elemento della formazione cattolica, avvertimenti familiari contro i vicini protestanti. Il sospetto contro i protestanti era quasi una dottrina di fede per i cattolici degli Stati Uniti negli anni precedenti il Concilio Vaticano II. Negli ultimi trentacinque anni l’ecumenismo ha fatto molti passi avanti, partendo dai dialoghi internazionali tra le diverse confessioni fino agli accordi firmati tra le Chiese protestanti e le diocesi statunitensi, la lontananza è diminuita. Forse però il fatto più spettacolare del crollo postconciliare del muro divisorio tra protestanti e cattolici in questo Paese è rappresentato dalla dichiarazione firmata da esponenti del mondo protestante evangelicals e del mondo cattolico nell’aprile del 1994.

Il documento, lungo 25 pagine, " Evangelicals e cattolici insieme: la missione cristiana nel terzo millennio", definisce le due comunità come le «realtà religiose di oggi più evangelicamente decise e in maggior crescita numerica».

D’altro canto, il documento riconosce anche che «i rapporti tra queste comunità sono contraddistinti dal conflitto più che dalla cooperazione, dall’animosità che dall’amore, dal sospetto più che dalla verità, dalla propaganda e dall’ignoranza più che dal rispetto per la verità». Gli scettici potrebbero immediatamente aggiungere che il recente amore tra i due gruppi è segnato più da convenienze politiche e dalla diffidenza nei confronti del mondo moderno da parte di elementi conservatori cattolici e protestanti che hanno firmato il documento che da un profondo accordo teologico.

Una delle caratteristiche più evidenti consiste nel fatto che i firmatari del documento rappresentano gli elementi più conservatori delle due confessioni, protestante e cattolica, coloro che in passato si sono dimostrati più virulenti nei rapporti reciproci. Alcuni cattolici hanno avanzato riserve nei confronti degli esponenti cattolici firmatari del documento, affermando che potrebbero farlo apparire come un qualcosa di ufficiale.

Anche alcuni evangelici si sono detti dispiaciuti. Invece di aprire linee di comunicazione nel mondo evangelico, il documento provocherebbe frizione e divisione. L’affermazione è rientrata solo dopo che i firmatari protestanti si sono incontrati con altri evangelici in un’intensa discussione durata sette ore, che ha portato a un documento in cinque punti che modifica le posizioni di alcuni dei firmatari protestanti. Nonostante la mancanza di approfondimento teologico, la dichiarazione è stata la più significativa indicazione dell’orientamento che serpeggiava e sembra che abbia dato il via a iniziative alla ricerca di un accordo tra cattolici e protestanti conservatori.

Padre Thomas Guarino, professore di teologia sistematica presso la Seton Hall University di South Orange, nel New Jersey, è uno dei pochi teologi cattolici invitati al dialogo con teologi protestanti evangelici in un gruppo organizzato da padre Richard John Neuhaus, direttore dell’Institute on Religion and Public Life, un centro di riflessione conservatore di New York.

I cattolici hanno per molto tempo snobbato gli evangelicals e i fondamentalisti protestanti come teologicamente incoerenti. Una delle sorprese piacevoli per Guarino è stato il livello di profondità dei suoi interlocutori protestanti. «Ho incontrato teologi evangelicals meravigliosi. La mia prima impressione è che siano teologicamente molto più preparati di quanto mi aspettassi». La sua valutazione evidenzia una certa distanza tra le discussioni teologiche – che proseguono metodicamente per la loro strada secondo affermazioni sistematiche tradizionali come la giustificazione per fede, l’ecclesiologia e la rivelazione – e le affermazioni pubbliche dell’accordo evangelicals-cattolici esposte nella dichiarazione congiunta del 1994.

Un mondo variegato

Dalle discussioni si è reso anche conto dei limiti di un altro stereotipo cattolico a lungo coltivato, che cioè tutti gli evangelicals avessero le stesse convinzioni e lo stesso approccio alla Scrittura. Guarino dice: «Ho scoperto che il mondo evangelicals è molto più sfaccettato di quanto credessi».

Dobbiamo anche osservare, come sottolineano tutti gli interessati, che sia il documento scritto sia i colloqui sono "non ufficiali" e non presumono di parlare a nome della Chiesa cattolica o delle organizzazioni protestanti. Ma entrambi gli sforzi sono estremamente importanti. Neuhaus, uno dei più attivi promotori del documento, è personalmente un simbolo del crescente avvicinamento tra protestantesimo e cattolicesimo statunitensi. Negli anni Sessanta, egli venne alla ribalta come pastore luterano radical-liberale opponendosi al coinvolgimento americano in Vietnam. In seguito, la sua posizione cambiò radicalmente.

Divenne un capo del movimento dei "neoconservatori" e infine lasciò la Chiesa luterana per diventare prete cattolico; è stato ordinato nel 1991 dal cardinale John O’Connor di New York, diventando ben presto uno dei portavoce della destra cattolica. E agli inizi di ottobre, tra l’altro, il Papa lo ha incluso nella lista di coloro che parteciperanno al Sinodo per le Americhe come membri di nomina pontificia.

Da prete cattolico ha pubblicamente sostenuto gli sforzi di un gruppo come la Christian Coalition, l’organizzazione politica di Pat Robertson, l’ex predicatore battista. Robertson è uno dei più noti responsabili del protestantesimo fondamentalista ed evangelicals e il maggior organizzatore del formidabile movimento politico della destra religiosa.

Con l’ok del Vaticano?

Quando Neuhaus presentò il documento " Evangelicals e cattolici insieme" nel corso di una conferenza tenuta a New York, fu in grado di annunciare che tra i firmatari c’erano Robertson e O’Connor, l’allora arcivescovo di Denver Francis Stafford, attualmente a Roma quale presidente del Pontificio Consiglio per i laici; il noto teologo gesuita Avery Dulles della Fordham University; e l’allora vescovo di Yakima Francis George, che in seguito è diventato successore del cardinale Joseph Bernardin come arcivescovo di Chicago. Disse anche ai giornalisti presenti che era «in contatto con personalità della Santa Sede che lo avevano fortemente incoraggiato» nell’iniziativa. Rifiutò, tuttavia, di dire chi avesse contattato in Vaticano. Guarino assicura che il gruppo di dialogo organizzato da Neuhaus e da altri aveva aperto i lavori con una cena a New York, con la partecipazione e un intervento del cardinale Edward I. Cassidy, presidente del Pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani.

Dunque, cosa rappresenta tutto questo per il futuro dei cattolici e dei protestanti evangelicals degli Stati Uniti? Per il fedele medio – protestante o cattolico – forse significa molto poco in termini di normale esperienza ecclesiale quotidiana. Uno dei problemi per definire la situazione è che gli evangelicals, alcuni dei quali sono nettamente fondamentalisti (questo è particolarmente vero per quelli più noti coinvolti in importanti attività politiche), non appartengono a un’unica denominazione, e spesso operano indipendentemente, al di fuori delle principali denominazioni ecclesiali. Gli evangelicals, quindi, costituiscono un movimento più difficilmente definibile di un qualsiasi corpo ecclesiale. Inoltre, il dissidio tra protestanti e cattolici made in Usa ha una sua storia peculiare che è, a vari livelli, intimamente legata alle vicende sociopolitiche degli Stati Uniti.

Oggi il dibattito sull’aborto, più di qualsiasi altro, ha messo insieme due fazioni, conservatori cattolici e conservatori protestanti, che altrimenti avrebbero avuto poco da spartire. Resta da vedere quanto questa alleanza penetri in profondità nella prassi religiosa o nel cammino ecumenico al di là delle circostanze politiche. Del resto, non è nemmeno certo quanto gli stessi vescovi più conservatori desiderassero legare il nome della Chiesa cattolica agli sforzi delle organizzazioni politiche evangelicals.

La Christian Coalition di Pat Robertson nel 1995 annunciò con grande enfasi che stava creando la Catholic Alliance per reclutare cattolici per la sua crociata politica conservatrice. Lo sforzo altamente pubblicizzato riscosse scarso successo, dopo che diversi vescovi rilasciarono dichiarazioni critiche nei confronti dell’uso del termine "cattolico" fatto da Robertson nella denominazione del gruppo. I vescovi espressero anche la preoccupazione che alcuni cattolici potessero ritenere che le posizioni dell’Alleanza fossero quelle ufficiali della Chiesa. Di fatto, a parte l’opposizione all’aborto e la promozione dell’aiuto governativo alle scuole cattoliche, molte delle sue posizioni – soprattutto sul ruolo del Governo nei programmi di previdenza sociale – devono essere considerate in diretto contrasto con quelle assunte dai vescovi tramite la Conferenza episcopale degli Stati Uniti.

Nel documento " Evangelicals e cattolici insieme" molte delle questioni teologiche spinose, come le differenti visioni sul battesimo, sui santi e sulla Madonna, sono trattate brevemente come argomenti che necessitano «discussioni disciplinate e approfondite». Le questioni sulle quali possono essere d’accordo, invece, comprendono: l’assunzione di responsabilità per «un giusto ordine sociale», pur sconfessando «l’idea utopica» che i cristiani abbiano il potere di costruire il regno di Dio sulla terra. L’opposizione all’aborto. La promozione della «scelta parentale nell’educazione»: una critica implicita della scuola pubblica e una frase usata dai sostenitori del sostegno governativo alle scuole private. L’approvazione di «decise economie di mercato» come un modo per incoraggiare società libere.

Questi punti di accordo sono essenzialmente le linee portanti della piattaforma dell’ala conservatrice del Partito repubblicano. Il professor Jay Dolan, che insegna storia nell’Università di Notre-Dame a South Bend, nell’Indiana, è scettico sulla possibilità che l’alleanza pubblica dei conservatori cattolici e protestanti possa approfondirsi, oltre le esigenze politiche, su temi religiosi e teologici. «Ebbene», dice Dolan, «gratta Pat Robertson e troverai una forte vena di anti-cattolicesimo». Inoltre, afferma, la teologia concreta per molti fondamentalisti evangelici degli Stati Uniti è detta "dispensazionalismo" e «la maggior parte di questa teologia è basata sulla distruzione del cattolicesimo».

Se da una parte crede che l’alleanza conservatrice tra cattolici e protestanti sia significativa, dall’altra mette in guardia dal valutarla più di quanto meriti. «Penso che sia importante tenerne in conto», dice Dolan. «Ma è difficile dire cosa ne deriverà. E la gente deve considerarla per quello che è, un miscuglio di religione e politica con un punto di vista molto ambiguo. Tenta infatti di impacchettare una visione politica con la religione».

Progresso ecumenico a parte, dunque, questo potrebbe essere il tipo di avvertimento che alcuni giovani cattolici si sentono ripetere oggi.

Thomas W. Roberts
(traduzione di Bruno Pistocchi)

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