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Conversione,
comunione e solidarietà sono le tre parole chiave del Sinodo sullAmerica, il primo
a riguardare lintero continente chiamato a confrontarsi con le proprie
contraddizioni, tensioni e speranze alla luce del Vangelo Il Sinodo sullAmerica, che si apre in
Vaticano il 16 novembre e che si concluderà il 12 dicembre, rappresenta, almeno sulla
carta, qualcosa come gli "Stati generali" di metà della cattolicità mondiale.
A guardare lultimo Annuario statistico della Chiesa, infatti, si nota che su 989
milioni di fedeli, 484 vivono tra Nord e Sud America. E di questo continente rappresentano
il 63 per cento degli abitanti.
Questi due dati cozzano inevitabilmente contro un altro, più
"immateriale", ma non meno evidente: la sensazione di uno scarso interesse per
lavvenimento. Sicuramente, lo svolgimento di un Sinodo non è più, di per sé, una
novità o giornalisticamente parlando una notizia. Il gran numero di
assemblee di questo genere che si sono già svolte e di quelle che sono in agenda entro la
fine del millennio ha provocato una certa assuefazione (forse non solo tra gli
"spettatori", ma anche tra i partecipanti).
Inoltre, leccesso di aspettative nutrito in passato nei confronti
dei Sinodi ha fatto sì che, talvolta, le conclusioni apparissero deludenti. Così che
oggi latteggiamento comune appare a metà tra il disincanto e il distacco. Eppure
non sono pochi gli osservatori che giudicano il Sinodo sullAmerica
«uneccellente opportunità». Così, ad esempio, si è espresso il teologo della
liberazione Gustavo Gutierrez, religioso non certo sospettabile di piaggeria nei confronti
della Curia vaticana, che di fatto è lorganismo che "produce" il Sinodo.
Il titolo assegnato allassise sinodale è:
"Incontro con Gesù Cristo vivo, cammino per la conversione, la comunione e la
solidarietà in America". Al centro del dibattito vi saranno questioni di grande
rilevanza che, nel bene e nel male, coinvolgono il Nord e il Sud, legando i destini
dellAmerica ricca e avanzata e di quella povera e arretrata: la giustizia sociale
nel sistema capitalistico neoliberale, il debito estero, limmigrazione,
lespansione di nuovi movimenti religiosi di matrice fondamentalista, la crisi delle
vocazioni sacerdotali, lavanzata della secolarizzazione, e così via.
A volere un Sinodo comune per America latina e America del Nord fu
Giovanni Paolo II, che ne parlò al termine dellassemblea dei vescovi
latinoamericani di Santo Domingo nel 1992. Una tappa di avvicinamento al Giubileo del
Duemila, si disse, così come gli altri tre Sinodi in programma nei prossimi tre anni, per
lAsia, lOceania e lEuropa. E su questa traccia ha lavorato la Segreteria
del Sinodo insieme a un comitato presinodale composto da una ventina di vescovi e
cardinali. Nel mese di settembre del 1996 sono stati pubblicati i Lineamenta, il
documento che serve come strumento di consultazione degli episcopati. Un anno dopo, lo
scorso 10 settembre, è apparso l Instrumentum laboris, il documento di
lavoro che servirà come base di discussione in aula.
Alla consultazione hanno risposto 23 Conferenze episcopali americane su
un totale di 24: «La più alta percentuale di risposte mai raggiunta nella storia delle
assemblee sinodali», ha sottolineato il cardinale Jan Schotte, segretario generale del
Sinodo. Ma cè anche da far notare che, di queste 24, soltanto due rappresentano il
Nord America (Usa e Canada), mentre le altre 22 sono latinoamericane. Si sarà tenuto
conto di questo sbilanciamento?
Nel passaggio dai Lineamenta allInstrumentum laboris
molte cose sono state modificate. Il primo testo era stato sottoposto a dure critiche da
parte dei vari episcopati. Quello brasiliano, ad esempio, affermava che esso «non
valorizza il magistero delle Chiese delle Americhe e soprattutto la loro esperienza
nellesercizio della collegialità» e «non valorizza a sufficienza le esperienze
ecclesiali delle Chiese del continente»: in pratica dimentica il lavoro del Celam e le
assemblee svolte sotto la sua guida, non tiene conto della teologia della liberazione,
delle comunità ecclesiali di base, dellimpegno dei religiosi e delle religiose
sulle frontiere più avanzate della pastorale, dei tanti profeti e dei martiri anche
recenti che hanno dato la vita difendendo i diritti dei poveri e degli oppressi.
In taluni casi, il giudizio negativo sui Lineamenta
è stato tale che vescovi e teologi hanno preferito abbandonare il testo e tenerne a
modello un altro più autorevole: lenciclica Tertio millennio adveniente, che
rappresenta il punto di partenza della riflessione per il Giubileo. «Rispetto
all"Anno di grazia del Signore" in cui si rende visibile sacramentalmente
la salvezza», dice ad esempio il vescovo peruviano José Dammert, «il Papa suggerisce
tre aspetti molto importanti: lattualità dellopzione preferenziale per i
poveri, lesigenza per i credenti di farsi voce di tutti i poveri del mondo e
coscientizzare per un possibile condono del debito estero. Questultimo punto
dovrebbe essere centrale nel Sinodo».
Rispetto ai Lineamenta, lInstrumentum laboris è
più ricco di sollecitazioni problematiche e di spunti pastorali concreti. Le Americhe
sono descritte come un continente che affronta fenomeni sociali nuovi e potenti come la
secolarizzazione, la globalizzazione e lurbanizzazione. Si mette in risalto
limportanza dellinculturazione e la necessità di fare i conti con le culture
indigena e afroamericana. Ci si interroga sul ruolo della pietà popolare, sulluso
dei mass media, sullinflusso della mentalità democratica e pluralista nella
concezione che i fedeli hanno della Chiesa.
La parte più significativa è quella sulla solidarietà, in cui vengono
raccolti ampiamente i suggerimenti della base. America del Nord e America latina appaiono
così le due facce di una stessa medaglia: da una parte impoverimento, disoccupazione,
inflazione, debito estero, narcotraffico; dallaltra consumismo ma anche
immigrazione, emarginazione, consumo di droga. In questo capitolo si riafferma la
centralità dellopzione per i poveri e si sottolinea che le comunità ecclesiali di
base, sebbene talvolta «siano state manipolate per interessi politici», rappresentano
«unopzione pastorale decisiva» e un luogo in cui «tanti cristiani fanno
esperienza della comunione ecclesiale e della solidarietà fraterna».
Secondo monsignor Christian Precht, vescovo ausiliare di Santiago del
Cile e segretario generale aggiunto del Celam, «la fase attuale rende molto interessante
questo Sinodo» comune per Nord e Sud America; «oggi infatti il 40 per cento dei
cattolici degli Stati Uniti sono ladinos e i vescovi sanno di non avere gli
strumenti né i pastori per accompagnare questo popolo». Inoltre «il nostro modello
economico è molto dipendente dagli Stati Uniti e ciò che fanno la Chiesa statunitense o
canadese in questo campo è molto importante per noi. Lo stesso succede coi nuovi
movimenti religiosi e le sètte, molti dei quali originari degli Stati Uniti».
I problemi comuni, dunque, sono tanti e assai impegnativi. Se i Padri
sinodali sapranno raccogliere la sfida, andando al di là delle generiche dichiarazioni di
intenti o della ripetizione di consunti luoghi comuni, allora lassemblea sinodale
sarà davvero un«eccellente opportunità» di cammino verso il Giubileo. Ma bisogna
evitare il rischio che le Chiese del Nord e quelle del Sud si rinchiudano ciascuna nel
proprio recinto, con lintento di delimitare spazi invece che cercare positive
contaminazioni.
Giovanni Ferrò
Segue:
Il Cristo contro l'idolo capitale
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