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Un’opportunità per il Nuovo Mondo

di Giovanni Ferrò

   

Jesus n. 11 novembre 1997 - Home Page Conversione, comunione e solidarietà sono le tre parole chiave del Sinodo sull’America, il primo a riguardare l’intero continente chiamato a confrontarsi con le proprie contraddizioni, tensioni e speranze alla luce del Vangelo

Il Sinodo sull’America, che si apre in Vaticano il 16 novembre e che si concluderà il 12 dicembre, rappresenta, almeno sulla carta, qualcosa come gli "Stati generali" di metà della cattolicità mondiale. A guardare l’ultimo Annuario statistico della Chiesa, infatti, si nota che su 989 milioni di fedeli, 484 vivono tra Nord e Sud America. E di questo continente rappresentano il 63 per cento degli abitanti.

Questi due dati cozzano inevitabilmente contro un altro, più "immateriale", ma non meno evidente: la sensazione di uno scarso interesse per l’avvenimento. Sicuramente, lo svolgimento di un Sinodo non è più, di per sé, una novità o – giornalisticamente parlando – una notizia. Il gran numero di assemblee di questo genere che si sono già svolte e di quelle che sono in agenda entro la fine del millennio ha provocato una certa assuefazione (forse non solo tra gli "spettatori", ma anche tra i partecipanti).

Inoltre, l’eccesso di aspettative nutrito in passato nei confronti dei Sinodi ha fatto sì che, talvolta, le conclusioni apparissero deludenti. Così che oggi l’atteggiamento comune appare a metà tra il disincanto e il distacco. Eppure non sono pochi gli osservatori che giudicano il Sinodo sull’America «un’eccellente opportunità». Così, ad esempio, si è espresso il teologo della liberazione Gustavo Gutierrez, religioso non certo sospettabile di piaggeria nei confronti della Curia vaticana, che di fatto è l’organismo che "produce" il Sinodo.

Il titolo assegnato all’assise sinodale è: "Incontro con Gesù Cristo vivo, cammino per la conversione, la comunione e la solidarietà in America". Al centro del dibattito vi saranno questioni di grande rilevanza che, nel bene e nel male, coinvolgono il Nord e il Sud, legando i destini dell’America ricca e avanzata e di quella povera e arretrata: la giustizia sociale nel sistema capitalistico neoliberale, il debito estero, l’immigrazione, l’espansione di nuovi movimenti religiosi di matrice fondamentalista, la crisi delle vocazioni sacerdotali, l’avanzata della secolarizzazione, e così via.

A volere un Sinodo comune per America latina e America del Nord fu Giovanni Paolo II, che ne parlò al termine dell’assemblea dei vescovi latinoamericani di Santo Domingo nel 1992. Una tappa di avvicinamento al Giubileo del Duemila, si disse, così come gli altri tre Sinodi in programma nei prossimi tre anni, per l’Asia, l’Oceania e l’Europa. E su questa traccia ha lavorato la Segreteria del Sinodo insieme a un comitato presinodale composto da una ventina di vescovi e cardinali. Nel mese di settembre del 1996 sono stati pubblicati i Lineamenta, il documento che serve come strumento di consultazione degli episcopati. Un anno dopo, lo scorso 10 settembre, è apparso l’ Instrumentum laboris, il documento di lavoro che servirà come base di discussione in aula.

Alla consultazione hanno risposto 23 Conferenze episcopali americane su un totale di 24: «La più alta percentuale di risposte mai raggiunta nella storia delle assemblee sinodali», ha sottolineato il cardinale Jan Schotte, segretario generale del Sinodo. Ma c’è anche da far notare che, di queste 24, soltanto due rappresentano il Nord America (Usa e Canada), mentre le altre 22 sono latinoamericane. Si sarà tenuto conto di questo sbilanciamento?

Nel passaggio dai Lineamenta all’Instrumentum laboris molte cose sono state modificate. Il primo testo era stato sottoposto a dure critiche da parte dei vari episcopati. Quello brasiliano, ad esempio, affermava che esso «non valorizza il magistero delle Chiese delle Americhe e soprattutto la loro esperienza nell’esercizio della collegialità» e «non valorizza a sufficienza le esperienze ecclesiali delle Chiese del continente»: in pratica dimentica il lavoro del Celam e le assemblee svolte sotto la sua guida, non tiene conto della teologia della liberazione, delle comunità ecclesiali di base, dell’impegno dei religiosi e delle religiose sulle frontiere più avanzate della pastorale, dei tanti profeti e dei martiri anche recenti che hanno dato la vita difendendo i diritti dei poveri e degli oppressi.

In taluni casi, il giudizio negativo sui Lineamenta è stato tale che vescovi e teologi hanno preferito abbandonare il testo e tenerne a modello un altro più autorevole: l’enciclica Tertio millennio adveniente, che rappresenta il punto di partenza della riflessione per il Giubileo. «Rispetto all’"Anno di grazia del Signore" in cui si rende visibile sacramentalmente la salvezza», dice ad esempio il vescovo peruviano José Dammert, «il Papa suggerisce tre aspetti molto importanti: l’attualità dell’opzione preferenziale per i poveri, l’esigenza per i credenti di farsi voce di tutti i poveri del mondo e coscientizzare per un possibile condono del debito estero. Quest’ultimo punto dovrebbe essere centrale nel Sinodo».

Rispetto ai Lineamenta, l’Instrumentum laboris è più ricco di sollecitazioni problematiche e di spunti pastorali concreti. Le Americhe sono descritte come un continente che affronta fenomeni sociali nuovi e potenti come la secolarizzazione, la globalizzazione e l’urbanizzazione. Si mette in risalto l’importanza dell’inculturazione e la necessità di fare i conti con le culture indigena e afroamericana. Ci si interroga sul ruolo della pietà popolare, sull’uso dei mass media, sull’influsso della mentalità democratica e pluralista nella concezione che i fedeli hanno della Chiesa.

La parte più significativa è quella sulla solidarietà, in cui vengono raccolti ampiamente i suggerimenti della base. America del Nord e America latina appaiono così le due facce di una stessa medaglia: da una parte impoverimento, disoccupazione, inflazione, debito estero, narcotraffico; dall’altra consumismo ma anche immigrazione, emarginazione, consumo di droga. In questo capitolo si riafferma la centralità dell’opzione per i poveri e si sottolinea che le comunità ecclesiali di base, sebbene talvolta «siano state manipolate per interessi politici», rappresentano «un’opzione pastorale decisiva» e un luogo in cui «tanti cristiani fanno esperienza della comunione ecclesiale e della solidarietà fraterna».

Secondo monsignor Christian Precht, vescovo ausiliare di Santiago del Cile e segretario generale aggiunto del Celam, «la fase attuale rende molto interessante questo Sinodo» comune per Nord e Sud America; «oggi infatti il 40 per cento dei cattolici degli Stati Uniti sono ladinos e i vescovi sanno di non avere gli strumenti né i pastori per accompagnare questo popolo». Inoltre «il nostro modello economico è molto dipendente dagli Stati Uniti e ciò che fanno la Chiesa statunitense o canadese in questo campo è molto importante per noi. Lo stesso succede coi nuovi movimenti religiosi e le sètte, molti dei quali originari degli Stati Uniti».

I problemi comuni, dunque, sono tanti e assai impegnativi. Se i Padri sinodali sapranno raccogliere la sfida, andando al di là delle generiche dichiarazioni di intenti o della ripetizione di consunti luoghi comuni, allora l’assemblea sinodale sarà davvero un’«eccellente opportunità» di cammino verso il Giubileo. Ma bisogna evitare il rischio che le Chiese del Nord e quelle del Sud si rinchiudano ciascuna nel proprio recinto, con l’intento di delimitare spazi invece che cercare positive contaminazioni.

Giovanni Ferrò

Segue: Il Cristo contro l'idolo capitale

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