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Il Sovrano Militare Ordine di Malta

Una lunga storia iniziata a Gerusalemme, all’epoca delle Crociate

Difensori della fede, al servizio dei sofferenti

di Pia Vincenti Guzzi e Angelo Montonati

   

Jesus n. 11 novembre 1997 - Home Page Oltre novecento anni ben portati, un carnet di attività da fare invidia alle più agguerrite multinazionali e un seggio di Osservatore permanente all’Onu: così il Sovrano Militare Ordine di Malta (Smom) si affaccia alle soglie del Duemila per continuare la sua missione di servizio ai poveri e ai sofferenti, e in difesa della fede cattolica.

Quella dei cavalieri che si fregiano della caratteristica croce bianca a otto punte è una delle vicende più affascinanti dell’Occidente cristiano, lontana nel tempo eppure di sorprendente attualità.

Le sue origini si confondono con l’alba del secondo millennio. Già nel luglio 1099 i Crociati che hanno conquistato Gerusalemme trovano, nei pressi del Santo Sepolcro, un ospedale gestito da una comunità religiosa che si ispira alla Regola benedettina. I monaci hanno come patrono san Giovanni Battista (da qui il nome di "Giovanniti"), sono guidati da un certo fra Gerardo (non si sa se francese o amalfitano) e indossano una tunica nera su cui spicca una croce simile a quella di Amalfi. Qui i guerrieri venuti dall’Europa, stremati dalle marce e dal lungo assedio alla Città Santa, ricevono assistenza e cure.

Nella Terrasanta, intanto, cominciano ad affluire sempre più numerosi i pellegrini da tutto il mondo cristiano. Ma i musulmani non si rassegnano alla sconfitta e cercano ripetutamente di riconquistare la Palestina. Così i "Giovanniti", che nel 1113 sono stati riconosciuti da papa Pasquale II come un vero e proprio Ordine religioso con a capo il successore di Gerardo, fra Raimondo de Puy, decidono di assumersi anche il compito di difendere con le armi i pellegrini e i malati. Sulle strade che portano a Gerusalemme sorge una fitta rete di ospedali e di fortezze che per circa due secoli saranno bersaglio di agguati, assedi e battaglie da parte dell’Islam. Al centro del vessillo rosso della "Sacra Religione" (altro nome dell’Ordine) campeggia la croce a otto punte simbolo delle Beatitudini evangeliche e gli stessi frati che professano i voti di povertà, castità e obbedienza indossano anche le armature dei cavalieri.

I sovrani di Gerusalemme si servono di loro come consiglieri, ambasciatori e mediatori disinteressati di controversie. Ma non è lontana la drammatica conclusione della loro avventura in Terrasanta: nella primavera del 1291 cadono Acri e Tolemaide e i Cavalieri sono costretti a far vela verso Cipro, da dove partiranno nuovamente nel 1310, per installarsi nell’isola di Rodi, che da quel momento diventa un punto di riferimento importantissimo per le potenze europee – come base militare di rilevanza strategica –, ma soprattutto per la Chiesa e per il mondo cristiano che non ha perso la speranza di un ritorno nella Terrasanta.

L’Ordine è ormai anche una potenza marinara in cui militano i cadetti delle famiglie nobili di Francia, Spagna, Portogallo e Italia. Il Capitolo generale, riunito a Montpellier nel 1319, decide di raggruppare gli ospedalieri secondo i Paesi di provenienza nelle cosiddette "Lingue", ognuna delle quali comprende Priorati o Gran Priorati, Baliaggi e Commende.

I musulmani intanto, con le loro scorrerie, intensificano la presenza nel Mediterraneo. Maometto II, conquistata Costantinopoli, punta decisamente verso l’Europa, attraverso la Serbia. Anche Rodi è ripetutamente attaccata con ingenti forze, ma il sultano è costretto alla ritirata. Ci riprova Solimano il Magnifico nel giugno 1522: nonostante le ingenti perdite subite, dopo un assedio di sei mesi egli costringe alla resa i Cavalieri, consentendo però loro di andarsene con l’onore delle armi e di portare con sé tutto quanto posseggono. Sulle navi, anziché la bandiera dell’Ordine, viene issato un drappo bianco sul quale spiccano, ricamate in oro, l’immagine della Vergine e la scritta Afflictis Tu spes unica (Tu unica speranza per gli afflitti).

Dopo soste a Civitavecchia, Viterbo e Nizza, i Cavalieri, nel 1530, ottengono da Carlo V l’isola di Malta. Su questo territorio in gran parte roccioso, arido e inospitale, la Sacra Milizia "Giovannita" scrive un’altra straordinaria pagina di civiltà. I turchi proveranno più volte – ma sempre inutilmente – ad attaccare l’isola, trasformata in una roccaforte imprendibile.

Nel 1566 viene posta la prima pietra di quella che è oggi la capitale maltese, La Valletta, così chiamata a ricordo del Gran Maestro Jean Parisot de La Vallette: la città si arricchirà di splendidi palazzi, di "alberghi" per le Lingue e della cattedrale di San Giovanni, che sarà poi impreziosita da due capolavori del Caravaggio.

L’ultima grande impresa bellica dei "Giovanniti" è legata alla storica battaglia di Lepanto (17 ottobre 1571), nella quale essi furono presenti con tre galere e numerosi cavalieri imbarcati sulle navi spagnole, pontificie, siciliane e toscane. Poi, per altri due secoli, l’Ordine si dedicò soprattutto alla cura dei "Signori Malati", in linea col carisma originario che mai, del resto, neppure nei periodi di più intensa attività militare, era stato trascurato. Ancora oggi si ammira a Malta il grande ospedale che, nelle dimensioni e nelle geniali soluzioni architettoniche, anticipa le moderne tecniche di ingegneria sanitaria. In quello stesso ospedale, a metà del ’700, per la prima volta una donna conseguì la laurea in medicina e venne abilitata a esercitare la chirurgia. E fu ancora un maltese, Giuseppe Bart, a fondare a Vienna nel 1765 la prima cattedra di oculistica del mondo.

L’avvento di Napoleone e l’accresciuto valore strategico dell’isola segnarono la fine del dominio dell’Ordine su Malta: i francesi vi sbarcarono nel 1798 mentre, per la prima volta nella loro storia, i Cavalieri si arrendevano senza colpo ferire, poiché la loro Regola vieta di usare le armi contro altri cristiani. Tra il disinteresse delle grandi potenze, contrariamente a quanto stabilito dal Trattato di Amiens (1802), Malta venne poi assegnata alla Gran Bretagna.

Privi di un proprio territorio, dopo alterne vicende che videro alla guida dell’Ordine addirittura lo zar Paolo I, ortodosso e per di più sposato, i Cavalieri trovarono la loro sede definitiva a Roma, nel Palazzo Malta che era stato la sede del loro rappresentante presso il Papa. Ricostituiti i Gran Priorati di Lombardia e Venezia, e quelli di Napoli e Sicilia, al posto delle antiche Lingue nacquero le Associazioni nazionali dei Cavalieri, tra cui quella italiana (1877).

L’Ordine – che conserva tuttora le prerogative di un ente indipendente e sovrano, portatore di un proprio ordinamento giuridico – ha potuto così riprendere in pieno, potenziandola a livello internazionale, l’attività originaria nel campo assistenziale. In Italia, grazie a speciali convenzioni con il ministero della Guerra (ieri) e della Difesa (oggi), l’Associazione nazionale dei Cavalieri ha creato anche un proprio Corpo militare da impiegare in caso di conflitti o di calamità naturali.

Lo Smom nel frattempo si è preparato a fronteggiare le sfide della modernità: la svolta decisiva è avvenuta sotto la guida del Gran Maestro fra Angelo de Mojana di Cologna, al quale è succeduto – per la prima volta nella storia dell’Ordine – un inglese, fra Andrew Bertie: con lui si è avviata anche l’opera di riforma della Carta costituzionale per adeguarla ai dettami del Concilio Vaticano II e al nuovo Codice di diritto canonico.

Da alcuni anni l’Ordine è tornato anche a Malta, nella residenza magistrale di Forte Sant’Angelo concessagli in uso esclusivo dal Governo maltese per cinquant’anni: qui si sta attrezzando un complesso destinato a promuovere l’elevazione spirituale e morale dei singoli cavalieri e a formare i futuri quadri dirigenti dello Smom.

Continua dunque la leggenda dei "Giovanniti" ospedalieri di Gerusalemme, di Rodi e di Malta, cominciata nella Città Santa e proiettata ora con intatto vigore verso il terzo millennio.

Angelo Montonati
   

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