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Salvador DalÝ (1904-1989)

Un mistico surrealista
di
Piero Viotto
       

   Jesus n. 10 ottobre 1999 - Home Page źA un ex surrealista non pu˛ capitare niente di pi¨ sovversivo che diventare mistico e saper disegnare╗. Cosý, nel saggio Manifesto mistico del 1951, Salvador DalÝ – del quale ricorre quest’anno il decimo anniversario della morte – dava conto della radicale trasformazione che da quel momento avrebbe fatto riemergere nella sua arte le tracce sommerse di un’ereditÓ cristiana non convenzionale, ma sinceramente espressa con fede, sia pure nelle forme di un surrealismo che potrebbe anche sembrare dissacratorio.

A dieci anni dalla morte di Salvador DalÝ, che con le sue visioni oniriche e la sua originalitÓ stravagante ha influenzato l’arte contemporanea pur senza militare in una determinata avanguardia, si pu˛ fare un bilancio della sua opera e constatare come nella terna dei pittori spagnoli, sia quello che conservi le tracce pi¨ marcate di una ereditÓ cristiana, non convenzionale ma sinceramente espressa con fede, sia pure nelle forme di un surrealismo che potrebbe anche sembrare dissacratorio. Infatti nel decorativismo di Juan Mir˛ e nelle forme contorte ed esasperate di Pablo Picasso non si pu˛ rintracciare altrettanta religiositÓ.

Alcune opere di DalÝ invece potrebbero a buon diritto fare parte dell’arte sacra contemporanea; in ogni caso sono opere di intensa religiositÓ, pur non essendo state pensate e create con una intenzionalitÓ liturgica. ╚ il caso della Crocifissione del 1951, che rappresenta il Cristo visto dall’alto, dalla parte del Padre che ne accetta il sacrificio, rimandando cosý in modo esplicito a un disegno di san Giovanni dalla Croce, conservato nel convento di Avila.

Di questo quadro si pu˛ fare una lettura teologica a partire dal disegno preparatorio che documenta come DalÝ abbia racchiuso la figura scorciata del corpo del Cristo all’interno di un triangolo equilatero, quasi a significare che Ŕ Dio, uno e trino, a morire per l’umanitÓ nella persona del Figlio. La nube dell’esplosione atomica divide il Cielo, dove resta nella sua perennitÓ il sacrificio del Figlio, dalla terra, quasi a dimostrare visivamente la drammaticitÓ della storia dell’uomo, ma sulla terra c’Ŕ anche un porto sicuro, dove Ŕ ancorata la barca di Pietro.

lo stesso DalÝ a fare questo commento alla sua opera: źPrima di tutto nel 1950 vidi un sogno cosmico nel quale il quadro, che mi appariva a colori, rappresentava il nucleo dell’atomo. Questo nucleo assunse pi¨ tardi un significato metafisico, io vi vedo l’unitÓ dell’universo, Cristo. Poi vidi, il Cristo disegnato da san Giovanni dalla Croce. Costruii geometricamente un triangolo e un cerchio, il riassunto estetico di tutte le mie precedenti esperienze, e iscrissi il mio Cristo in questo triangolo╗.

Non ha questa dimensione religiosa, invece, la crocifissione del 1954, denominata dall’artista Corpus hypercubus, perchÚ la struttura geometrica della costruzione e il corpo del Cristo, bellissimo nella sua perfezione anatomica, annullano la rappresentazione del sacrificio della Croce, anche se il san Giovanni in un angolo ricorda le figure degli apostoli di El Greco.

Le fantastiche figurazioni di DalÝ rimandano all’architettura di un altro visionario catalano, Antoni Gaudý che nella Sagrada Familia di Barcellona ci ha lasciato uno dei capolavori dell’architettura religiosa contemporanea, e che l’artista ebbe modo di apprezzare subendone l’influenza.

Nato a Figueras nel 1904, Salvador DalÝ, vive in Catalogna una giovinezza contrassegnata da forme di eccentrico esibizionismo, studia alla Scuola delle Belle Arti di Madrid. Nella capitale spagnola conosce Garcia Lorca e Luis Bunuel, nel 1928 a Parigi incontra Picasso e Mir˛. Le sue prime opere hanno modi che rimandano al futurismo e al cubismo, ma Ŕ soprattutto il surrealismo di AndrÚ Breton a coinvolgerlo ed ad avviarlo ad uno stile personale che amava definire źmetodo paranoico-critico╗. Ma il suo surrealismo, pur nella stravaganza e nella scomposizione delle immagini, conserva una oggettivitÓ realistica di piacevole lettura. Nel 1951 scrive un "Manifesto mistico" piuttosto confusionario nella sua stesura contorta, ma prende le distanze dal movimento surrealista e da ogni forma di angoscia esistenzialista. Ed Ŕ proprio nel periodo 1950-1960, dalla Madonna di Port Ligat a Il concilio ecumenico che nascono le opere religiose pi¨ significative. L’artista muore nella sua casa-museo nel 1989, dopo avere continuato tutta la vita a stupire il mondo con le sue stravaganze.

Alla sensibilitÓ dell’artista spagnolo l’immagine di Maria, madre del Cristo e della Chiesa, Ŕ un motivo di fede sincera che esprime nei suoi modi fantasiosi, che potrebbero sembrare irriverenti, se non corrispondessero ai canoni della sua poetica, che scompone le figure per coglierne il significato profondo. Cosý La Madonna di Port Ligat fa il verso alla celebre tela di Piero della Francesca del Museo di Brera, ma sottolinea anche la centralitÓ di Maria nel mistero della redenzione. Infatti l’artista, in un susseguirsi di quinte teatrali, scava nel corpo di Maria una finestra nella quale colloca un vivace bimbo Ges¨, che a sua volta in un’altra finestrella, contiene il pane dell’Eucaristia, centro ultimo, di tutta la costruzione. Ancora una volta il surrealismo di DalÝ, non stravolge, ma esprime con esattezza la riflessione teologica.

Mentre il surrealismo di Magritte manifesta nella sua freddezza la visione laica della vita, che abbandona ogni uomo alla sua inspiegabile solitudine, quello di DalÝ Ŕ sempre un inno alla vita che coinvolge tutto il creato. Veramente l’arte cristiana pu˛ esprimersi nei pi¨ diversi stili e non si pu˛ dire che essa abbia un suo stile proprio, anche se alcuni la possono manifestare meglio di altri.

L’Assunta del 1952 si basa sui medesimi criteri compositivi, ricavando nel corpo allungato di Maria, che sale al Cielo, avvolta nel manto svolazzante, un Ges¨ crocifisso ed un altare, a ricordare come la salvezza del mondo, che l’artista dipinge ai suoi piedi, con al centro un richiamo alla scomposizione dell’atomo che potrebbe distruggerlo, dipende sempre da suo "Sý". Ancora Maria Ŕ presente nella grande tela di quattro metri per tre de La scoperta dell’America, (1959) nella quale un giovane Colombo balza a terra, con un lungo stendardo raffigurante la Madre del Salvatore, mentre in parallelo si intravede la Crocifissione, a significare che la colonizzazione spagnola dell’America si Ŕ accompagnata nel mistero della storia con la sua evangelizzazione.

Poco importa se il volto di Maria Ŕ sempre quello di Gala, moglie e musa ispiratrice dell’artista, quel che conta Ŕ lo spirito sinceramente cristiano con cui DalÝ affronta i temi sacri. D’altra parte un certo esibizionismo Ŕ naturale in tutti gli artisti, per cui non c’Ŕ da stupirsi se DalÝ nel rappresentare Il concilio ecumenico, dopo avere posto in evidenza Maria-Gala, insieme alla colomba dello Spirito Santo e il Cristo Giudice del giudizio universale michelangiolesco, ritaglia uno spazio anche per sÚ stesso in un autoritratto.

Oltre ad illustrare diversi capolavori della letteratura, da Cervantes a Shakespeare, da Montaigne ad Apollinaire, l’artista ha dedicato attenzione ai testi dell’Antico e del Nuovo Testamento, preparando negli anni 1967-1969 un insieme di quaranta acquerelli che traducono in immagini gli episodi fondamentali della storia sacra. Nel 1958 con altri artisti Dali partecipa alla illustrazione dell’Apocalisse.

DalÝ Ŕ stato uno dei pochi artisti, se non l’unico, ad impegnarsi a tradurre in immagini figurative il Padre Nostro, quando nel 1966 per l’editore Rizzoli illustra con tavole a colori ciascuna delle domande della preghiera.

Ma forse l’opera grafica pi¨ significativa dal punto di vista religioso Ŕ data dalle cento litografie a colori con cui l’artista nel 1963 illustra la Divina Commedia, canto per canto, con l’intenzione di esprimere źl’angelica visione dell’essere╗, perchÚ solo gli angeli possono avere una percezione cosmica adeguata al mistero della storia dell’uomo. In quest’opera impegnativa il realismo delle sue immagini Ŕ come trasfigurato in una visione di sogno. Nel 1973 a New York l’artista prepara una cartella di dodici punte secche, una per ciascuna delle trib¨ di Israele, cercando nel suo immaginario fantastico un’immagine diversa per ciascuna trib¨.

Non ci si pu˛ fidare della "teologia" di Salvador DalÝ, che si dichiara miscredente e agnostico e vuole essere al tempo stesso un membro vivo della Chiesa Cattolica, ma la sua "arte" quando affronta il sacro non solo Ŕ rispettosa dei valori cristiani, ma li esprime in modo convincente e ortodosso, capace di coinvolgere la sensibilitÓ chi li ammira. Egli pensa a Dio come una forza cosmica immersa nell’universo. Un suo quadro del 1952 ha per titolo Croce nucleare: al centro c’Ŕ l’Eucarestia.

Salvador DalÝ Ŕ consapevole del significato della sua pittura, quando scrive: źIo non sono un clown! Ma questa societÓ mostruosamente cinica nella sua ingenuitÓ non Ŕ capace di riconoscere chi si fa passare per serio solo per nascondere meglio la sua follia╗. E aggiunge: źLa decadenza della pittura moderna deriva dallo scetticismo e dalla mancanza di fede, conseguenze del materialismo. Grazie alla rinascita del misticismo spagnolo, io, DalÝ, mostrando la spiritualitÓ di tutte le sostanze, dimostrer˛ con la mia opera l’unitÓ dell’universo╗.

Piero Viotto
   

Un’analisi completa dell’itinerario artistico di Salvador DalÝ Ŕ quella di Robert Descharnes e Gilles NÚret, pubblicata nel 1994 dall’editore Benedikt Taschen, ora disponibile anche nella traduzione italiana. Ricco di illustrazioni e fotografie, il volume (di 224 pagine) si chiude con una serie di interessanti note e con una accurata bibliografia.

Nella variegata produzione artistica di Salvador DalÝ meritano una citazione le sue illustrazioni per numerosi capolavori letterari, dalla Divina commedia al Don Chisciotte. Anche in questo ambito fu significativa l’attenzione di DalÝ per i testi sacri. Nel 1958, con altri artisti, partecip˛ all’illustrazione dell’Apocalisse. Tra il 1967 e il 1969 realizz˛ quaranta acquerelli dedicati alla Bibbia. Nel 1966, per l’editore Rizzoli, illustr˛ il Padre nostro.

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