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IL G8 DEI CARDINALI

ATTUALITÀ- IL G8 DEI CARDINALI

Parte dal Sinodo la riforma della Curia

cura di VITTORIA PRISCIANDARO

IL CONSIGLIO DEI CARDINALI CREATO DAL PAPA PER RIFORMARE IL GOVERNO DELLA CHIESA SI È RIUNITO A OTTOBRE E TORNERÀ A INCONTRARSI IN DICEMBRE. PAROLA D’ORDINE: PIÙ COLLEGIALITÀ. PER FAR QUESTO, SI PARTE DAL SINODO DEI VESCOVI, CHE SARÀ UN ORGANISMO PIÙ SNELLO, RAPIDO ED EFFICACE.

Papa Francesco
con gli otto cardinali
del Consiglio il 1° ottobre scorso.

Papa Francesco con gli otto cardinali del Consiglio il 1° ottobre scorso.

«È cambiato tutto». Alle 19.06 del 13 marzo scorso, mentre la folla riunita in piazza San Pietro esulta per l’elezione del successore di Benedetto XVI, nella sala della vestizione il maestro di cerimonie realizza che nulla sarà più come prima. La frase che monsignor Guido Marini pronuncerà uscendo dalla “Stanza delle lacrime”, in effetti, anticipa quello che sta accadendo tutti i giorni, da allora. E non solo in campo liturgico. Per dare risposta al lungo ordine del giorno stilato dalle congregazioni dei cardinali durante i giorni del conclave, molte cose sono state messe in moto in questi mesi, cercando una sintesi ignaziana tra l’urgenza della situazione e i tempi del discernimento. Un pacchetto di riforme urgenti, che papa Francesco ha messo in cantiere, coadiuvato dal «C8», cioè il «Consiglio di cardinali » creato il 13 aprile e istituito ufficialmente il 30 settembre: persone che godono la fiducia del Papa, che hanno il compito di aiutarlo nel governo della Chiesa universale e di studiare un progetto di revisione della Costituzione apostolica Pastor bonus, che nel 1988 Giovanni Paolo II diede alla Curia romana e che permane fino a oggi.

FABIO FRUSTACI/EIDON

FABIO FRUSTACI/EIDON

 

La squadra di otto cardinali che forma questo “consiglio della corona” (e che in futuro potrà aumentare di numero) si è riunita in Vaticano dall’1 al 3 ottobre. Ognuno degli otto ha presentato una sintesi dei suggerimenti ricevuti dai vescovi delle aree geografiche di provenienza ed è stato stilato un elenco dei punti da affrontare nei prossimi mesi e anni. I lavori sono stati preceduti da una riflessione ecclesiologica del Papa, a partire dai documenti del Vaticano II. Chiesa universale e Chiese locali, partecipazione-collegialità, le strutture di governo: l’ordine del giorno nasce direttamente dalla visione di Chiesa espressa nel Concilio. La stessa scelta del C8, tra l’altro, non è un’idea peregrina di Francesco ma ha le sue radici nella Lumen gentium, come fa notare lo storico Maurilio Guasco: «Quando i padri conciliari scrivono la Costituzione sulla Chiesa, Paolo VI, che ha un forte senso della “papalità”, teme stiano elaborando un documento che mette sullo stesso piano il pontefice e il collegio dei vescovi ».

DONATELLA GIAGNORI/EIDON

DONATELLA GIAGNORI/EIDON

 

Montini paventa, insomma, il rischio di una forma di «episcopalismo», in cui alla fine risulti che i vescovi, se sono tutti d’accordo, possono agire anche contro la volontà del Papa. Per questo motivo – chiarisce Guasco – alla Lumen gentium viene aggiunta la cosiddetta Nota previa, in cui si specifica che il collegio dei vescovi non diminuisce l’autorità del Papa. Letteralmente la nota dichiara: «Il sommo Pontefice, cui è affidata la cura di tutto il gregge di Cristo, giudica e determina, secondo le necessità della Chiesa che variano nel corso dei secoli, il modo col quale questa cura deve essere attuata, sia in modo personale, sia in modo collegiale. Il romano Pontefice nell’ordinare, promuovere, approvare l’esercizio collegiale, procede secondo la propria discrezione, avendo di mira il bene della Chiesa». La Nota affronta due problemi: uno di carattere teologico, precisando che il Papa può agire da solo; e uno di carattere pastorale, affermando che il Papa, di volta in volta, in base alle necessità del tempo, decide come esercitare il suo potere. «Proprio quella Nota, teologicamente molto discussa, dal punto di vista pastorale sembra anticipare ciò che sta facendo questo Papa, cioè stabilire il modo concreto con cui dirigere la Chiesa».

A cinquant’anni dal Vaticano II, Francesco è oggi alla prese con lo stesso problema dei Pontefici che prima di lui vollero riformare la Chiesa, come Pio X o Paolo VI, vale a dire il rapporto tra centro romano e periferia. In passato, come nell’Ottocento, centralizzare era anche motivo di necessità, per evitare le interferenze politiche degli Stati sulle Chiese locali. Oggi ci troviamo di fronte all’urgenza contraria. Il «C8», ha dichiarato il coordinatore del Consiglio, cardinale Óscar Rodríguez Maradiaga, userà anche i moderni mezzi di comunicazione per riallacciare i fili con la periferia. Ma al di là del «come», sono due i grandi nodi che andranno sciolti: il primo è «la mancanza di un’autorità intermedia tra l’autorità del vescovo locale e quella del Papa », osserva il teologo don Severino Dianich. «Le Conferenze episcopali, infatti, non hanno autorità sui singoli vescovi, salvo che non venga loro data dalla Santa Sede o non decidano all’unanimità».

ALESSANDRO BIANCHI/REUTERS

ALESSANDRO BIANCHI/REUTERS

 

L’altro nodo è che in Vaticano «la maggior parte dei curiali non ha nessuna esperienza pastorale e che siano loro a dirigere la vita pastorale nel mondo crea qualche problema», aggiunge don Guasco. La strada che sembrano aver intrapreso Francesco e il suo gruppo di consiglieri punta a un nuovo protagonismo del Sinodo dei vescovi. In più occasioni il Papa ha ribadito la necessità di valorizzare questo strumento. Nell’intervista a La Civiltà Cattolica lo aveva detto chiaramente: «Forse è il tempo di mutare la metodologia del Sinodo, perché quella attuale mi sembra statica. Questo potrà anche avere valore ecumenico, specialmente con i nostri fratelli ortodossi. Da loro si può imparare di più sul senso della collegialità episcopale e sulla tradizione della sinodalità. Lo sforzo di riflessione comune, guardando a come si governava la Chiesa nei primi secoli, prima della rottura tra Oriente e Occidente, darà frutti a suo tempo». E sull’aereo di ritorno da Rio, a proposito del «C8» aveva dichiarato: «Questi otto cardinali favoriscono la sinodalità, aiutano i diversi episcopati del mondo a esprimersi nello stesso governo della Chiesa».

Se le cose dovessero andare in porto, la nuova mappa dell’esercizio del potere vedrebbe la crescita del ruolo decisionale e progettuale del Sinodo e un depotenziamento dei dicasteri romani, cui spetterebbe un ruolo puramente esecutivo. D’altra parte, «il Sinodo è l’espressione più alta della collegialità dopo il Concilio ecumenico», sottolinea monsignor Lorenzo Baldisseri, neosegretario dell’organismo pontificio. Il modello da prendere a esempio potrebbe essere proprio quello del Sinodo ortodosso, che tra l’altro è un organismo permanente. «La Chiesa è guidata dal Papa e dal collegio, sub Petro e cum Petro», dice Baldisseri. «Il sub è stato fortemente sviluppato; ora, spiega il Papa, bisogna lavorare sul cum, sulla collegialità».

FABIO FRUSTACI/EIDON

FABIO FRUSTACI/EIDON

Dei tre livelli del Sinodo – assemblea, consiglio ordinario e segreteria – sarebbe proprio quello intermedio, formato da 15 persone (12 eletti e 3 scelti dal Papa) che andrebbe a rafforzare il suo ruolo, diventando punto di riferimento delle Chiese locali a Roma. «Il Papa vuole che i vescovi del mondo collaborino al governo della Chiesa, deve aumentare la loro rilevanza diretta», aggiunge il neosegretario, che proprio durante il «C8» di inizio ottobre ha presentato la sua proposta di lavoro per rendere più efficiente e dinamico l’organismo collegiale. E anche per semplificare le assemblee sinodali. Quando infatti si svolge un Sinodo, tra la stesura dei Lineamenta e quella dell’Instrumentum laboris, l’assembla e la pubblicazione del messaggio finale, passano più o meno cinque anni, intervallati dalla promulgazione di altre assisi straordinarie o continentali. Insomma, nulla vieta che le tre settimane di assemblea vengano diminuite e le fasi di elaborazione dei testi siano snellite. Dinamizzare i tempi secolari di Roma è uno degli obiettivi che ci si propone. «L’idea che il Sinodo diventi un organismo permanente riprende il modello orientale delle metropolie e dei patriarcati. Un’idea feconda di molte conseguenze positive», dice don Dianich. «Ci sarebbe una rappresentanza di tutto l’episcopato della Chiesa cattolica che costituisce un punto di riferimento, accanto al Papa e intorno al Papa, per tutte le Chiese. Sarebbe una forma di esercizio di mini-collegialità permanente».

Il teologo, che di recente ha pubblicato il volume Per una teologia del Papato, guardando le cose nel lungo periodo punterebbe sulla forte valorizzazione della collegialità episcopale regionale. Dianich parte dal presupposto, non tanto ipotetico, che un Concilio ecumenico, un’assemblea di 5 mila vescovi, sia oggi materialmente impossibile, anche se va considerato che il 50 per cento del collegio episcopale è formato da persone che non hanno una loro Chiesa e «questo a parer mio è un fenomeno grave, una deformazione». Indipendentemente da questo, resta il fatto che un Concilio ecumenico generale non può essere appuntamento frequente, mentre la collegialità deve essere esercizio quotidiano nella vita della Chiesa. In questo senso le collegialità regionali o (meglio, «continentali», suggerisce Dianich), sul modello degli antichi patriarcati, in cui il Concilio locale decida cose che investono le sue Chiese, potrebbe benissimo funzionare raccordandosi con il Papa attraverso l’ausilio del Sinodo. «Allora si realizzerebbe un’autentica vita collegiale dell’episcopato nel quotidiano». Restituire agli episcopati locali quello che è il loro nativo ruolo di governo delle loro Chiese porterebbe con sé la semplificazione degli organismi di Curia.

RADEK PIETRUSZKA/EPA/CORBIS

Un esempio? «Se in Giappone fanno una traduzione del Messale in giapponese, non sarà un organismo della Curia romana a dire se va bene o meno, perché è paradossale che i vescovi giapponesi non sappiano tradurre nella loro lingua! In questo caso un ufficio della Curia non ha più motivo di esistere! ». Inserita in questa prospettiva teologica, anche la discussione sulla trasformazione del Sinodo da organismo consultivo a deliberativo assume rilevanza diversa: «Di per sé il valore deliberativo nell’impianto di fondo della Chiesa cattolica difficilmente si realizza per rappresentanza di tipo puramente giuridico», dice Dianich. Il vero problema da considerare è l’episcopato nel suo valore sacramentale, laddove da un punto di vista teologico il vescovo è strettamente legato alla Chiesa che dovrà servire, sia come singola Chiesa locale, sia come insieme di Chiese di una certa regione. Ma se nell’antichità i vescovi venivano nominati dai Sinodi patriarcali, cioè regionali, oggi in Occidente le nomine sono sempre fatte dal Papa, e negli ultimi anni non di rado le ordinazioni sono celebrate a Roma.

Rimettere mano al sistema della nomina dei vescovi, decentralizzare e ripensare il modello di Chiesa, ridefinire il rapporto tra poteri di governo e organi esecutivi sono alcuni dei compiti del Consiglio dei cardinali. Ma quali resistenze potrebbe incontrare tale progetto? «Certo, la Curia, abituata a fare quello che vuole, un po’ si preoccupa. Il problema sarà fare in modo che i dicasteri accettino di trasformarsi in esecutori e di collaborare con questi altri organismi, senza bisticciare», dice Guasco. «Bisogna che i prefetti di Congregazione sappiano che hanno un servizio da rendere e non una carriera da fare. Finché non creiamo una cultura del servizio, pensando che il viceparroco e il cardinale svolgono ruoli diversi ma importanti allo stesso modo, sarà molto dura». Tra le resistenze, oltre a quelle romane, bisogna mettere in conto anche quelle delle Chiese locali. Guasco fa l’esempio di quanto accadde dopo il Vaticano II, quando fu chiesto alle Conferenze episcopali di preparare la ratio fundamentalis per gli studi in seminario. La maggioranza degli episcopati non la scrisse e la Curia fu costretta a stilarne una per tutti. «Insomma, Roma viene accusata di centralismo ma non sempre è colpa sua». E poi, aggiunge Dianich, «spesso il vescovo locale preferisce essere sottoposto soltanto al Papa, piuttosto che a un organismo collegiale nella sua regione». Insomma, le riforme richiederanno tempi lunghi e non riguarderanno soltanto le strutture di governo. Basti citare i nuovi organismi creati per la gestione delle finanze vaticane o il ruolo che è stato dato all’elemosiniere del Papa. Quando gli ha affidato il nuovo incarico, Bergoglio ha detto all’arcivescovo Konrad Krajewski: «Non sarai un vescovo da scrivania, né ti voglio vedere dietro di me durante le celebrazioni. Ti voglio sapere sempre tra la gente. Tu dovrai essere il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi». E poi lo ha spedito sul molo di Lampedusa ad accogliere i superstiti delle stragi di inizi di ottobre.

DONATELLA GIAGNORI/EIDON

Anche in campo liturgico il cambiamento non si è fatto attendere: dal velluto rosso che nel 2007 aveva fatto il suo ritorno nei paramenti papali, frutto – insieme ad altri segni liturgici – di un’ecclesiologia più vicina a una visione giuridico-amministrativa del ruolo del vescovo di Roma come sovrano, si è immediatamente ritornati a quella «nobile semplicità» voluta dalla riforma liturgica del Vaticano II. Quella scelta era frutto della preoccupazione di Benedetto XVI di esprimere continuità con la tradizione e finalizzata anche a creare un ponte con i Lefebvriani. Un «intermezzo barocco» che, di fatto, oggi sembra definitivamente tramontato, anche guardando la nomina dei nuovi consultori dell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche. La ventata di novità portata da Francesco sta creando enormi consensi e pure alcune resistenze. «La cosa più interessante di quest’uomo è che esercita il potere in modo naturale. Ci siamo tutti stupiti quando si è affacciato e ha detto “buonasera”, ma in fondo quando incontriamo la gente per strada non diciamo “sia lodato Gesù Cristo!”», conclude Guasco. «Il fatto che ci fossimo stupiti – di questo e di altro – vuol dire che vivevamo in una Chiesa dove la normalità non era più di casa. Era ora di riabituarci».

Vittoria Prisciandaro

Jesus n. 9 settembre 2013- Home Page